Continuiamo il nostro viaggio nelle problematiche che legano gli aborti spontanei a uno specifico quadro immunologico. Anche in questo caso, lo studio e la conoscenza dei motivi per i quali non si riesce a portare a compimento una gravidanza, ha permesso di sviluppare tecniche e terapie per portare al successo le tecniche di procreazione medicalmente assistita.
Al centro della nostra attenzione, questa volta ci saranno i difetti di coagulazione.
Mentre, da tempo, è noto che durante la gravidanza il sangue della donna diventa più viscoso, solo da poco di è visto che questo processo è più pronunciato in alcune donne rispetto ad altre. Se nei vasi sanguigni placentari si formano coaguli di sangue il flusso ematico al feto diminuisce e ciò può determinare sia un aborto o, se la gravidanza procede, la nascita di un bambino più piccolo rispetto ai parametri di normalità.
Aborti ripetuti, fallimenti in cicli di fecondazione in vitro, endometriosi e tutto ciò che provoca lesioni dei tessuti può portare alla formazione di anticorpi anti-fosfolipidi. I fosfolipidi sono molecole importanti presenti sulla membrana di tutte le cellule, e gli anticorpi contro queste molecole possono sconvolgere la funzione delle cellule, causare infiammazione e provocare una rapida coagulazione del sangue.
Grazie a una ricerca su pazienti con malattie autoimmuni, che presentano spesso lesioni nei tessuti che inducono la produzione di anticorpi antifosfolipidi, è stato possibile scoprirli. Quando il test per rilevare la presenza di questo anticorpo è positivo, la maggior parte delle persone pensano di avere il lupus. Tuttavia, nella maggior parte dei casi questo anticorpo è il prodotto di fecondazione in vitro fallita o di aborti spontanei ricorrenti.

Seconda puntata: difetti di coaugulazione
Re: Seconda puntata: difetti di coaugulazione
Oggi, nel 22% delle donne che hanno aborti spontanei ricorrenti è possibile riscontrare la presenza di questi anticorpi. L’incidenza di questo problema aumenta del 15% a ogni gravidanza fallita. Si tratta di una conseguenza significativa di infertilità, fallimenti di impianto e di aborto ricorrente.
Gli anticorpi antifosfolipidi, provocano la coagulazione del sangue più facilmente. Le donne con una storia di aborti spontanei ricorrenti, positive al lupus anticoagulante e/o anticorpi anticardiolipina, possono essere affette da sindrome da anticorpi antifosfolipidi primaria (PAPS). In uno studio recente si è visto che il 15% delle donne con una storia di aborti spontanei ricorrenti ha la PAPS. Nelle gravidanze in cui non viene somministrato alcun trattamento farmacologico, le donne con PAPS hanno un tasso del 90% di abortire spontaneamente.
Di contro, sempre nello stesso studio, si è visto che donne con PAPS, con gli opportuni trattamente farmacologici, hanno una probabilità del 70% di portare a termine una gravidanza.
Gli anticorpi antifosfolipidi possono ridurre o addirittura impedire il legame tra la placenta e l’utero. Inoltre, la produzione di anticorpi contro questi fosfolipidi impedisce la differenziazione del citotrofoblasto in sinciziotrofoblasto, indispensabile per lo sviluppo del feto.
Concludendo, con una diagnosi preventiva efficace e una terapia farmacologica adeguata, afferma il dottor Scotto, si può davvero fare tanto per aumentare in modo considerevole le percentuali di successo. Naturalmente, affidatevi sempre ad esperti di chiara fama e specchiata onestà, poiché in questo, come in molti altri casi, l’esperienza è il farmaco più importante per chi ha scelto la procreazione medicalmente assistita.
Gli anticorpi antifosfolipidi, provocano la coagulazione del sangue più facilmente. Le donne con una storia di aborti spontanei ricorrenti, positive al lupus anticoagulante e/o anticorpi anticardiolipina, possono essere affette da sindrome da anticorpi antifosfolipidi primaria (PAPS). In uno studio recente si è visto che il 15% delle donne con una storia di aborti spontanei ricorrenti ha la PAPS. Nelle gravidanze in cui non viene somministrato alcun trattamento farmacologico, le donne con PAPS hanno un tasso del 90% di abortire spontaneamente.
Di contro, sempre nello stesso studio, si è visto che donne con PAPS, con gli opportuni trattamente farmacologici, hanno una probabilità del 70% di portare a termine una gravidanza.
Gli anticorpi antifosfolipidi possono ridurre o addirittura impedire il legame tra la placenta e l’utero. Inoltre, la produzione di anticorpi contro questi fosfolipidi impedisce la differenziazione del citotrofoblasto in sinciziotrofoblasto, indispensabile per lo sviluppo del feto.
Concludendo, con una diagnosi preventiva efficace e una terapia farmacologica adeguata, afferma il dottor Scotto, si può davvero fare tanto per aumentare in modo considerevole le percentuali di successo. Naturalmente, affidatevi sempre ad esperti di chiara fama e specchiata onestà, poiché in questo, come in molti altri casi, l’esperienza è il farmaco più importante per chi ha scelto la procreazione medicalmente assistita.