Disturbi in gravidanza
Re: Disturbi in gravidanza
Stitichezza o stipsi nei nove mesi di gravidanza
La stipsi o stitichezza è un disturbo molto frequente fin dai primi mesi di gravidanza. Ecco di cosa si tratta
Il progesterone (un ormone) rilassa anche i muscoli dell’intestino e ne rallenta i movimenti che gli consentono di svuotarsi, rendendo il transito delle feci (che tendono a divenire dure e secche per il maggiore assorbimento di acqua) più lento e difficoltoso e, spesso, meno frequente. Il disturbo tende a peggiorare con l’evolversi dalla gravidanza. Infatti, anche il progressivo aumento del volume dell’utero e la pressione esercitata sul tratto intestinale possono favorire la stitichezza. La stipsi può accentuare altri disturbi tipici della gravidanza, come le emorroidi (le varici dell’ano tendono a ingrossarsi a seguito degli sforzi effettuati per espellere le feci) e la tendenza al sovrappeso.
Che cosa fare
È consigliabile arricchire la dieta di alimenti contenenti molte fibre, come i cereali integrali, la frutta (mele cotte, prugne, kiwi maturi) e la verdura, che stimolano le funzioni intestinali. Prima dei pasti può essere utile bere un cucchiaino di olio extravergine di oliva. Occorre, poi, bere molta acqua, soprattutto di mattina a digiuno. Nel corso della giornata bisognerebbe riuscire a consumarne almeno un litro e mezzo. La stipsi si combatte anche con il movimento: la ginnastica e le lunghe passeggiate possono servire ad aumentare la motilità intestinale. Vanno, invece, evitati i lassativi. Nei casi più ostinati, il medico può prescrivere le supposte di glicerina o le pastiglie di carbone vegetale.
La stipsi o stitichezza è un disturbo molto frequente fin dai primi mesi di gravidanza. Ecco di cosa si tratta
Il progesterone (un ormone) rilassa anche i muscoli dell’intestino e ne rallenta i movimenti che gli consentono di svuotarsi, rendendo il transito delle feci (che tendono a divenire dure e secche per il maggiore assorbimento di acqua) più lento e difficoltoso e, spesso, meno frequente. Il disturbo tende a peggiorare con l’evolversi dalla gravidanza. Infatti, anche il progressivo aumento del volume dell’utero e la pressione esercitata sul tratto intestinale possono favorire la stitichezza. La stipsi può accentuare altri disturbi tipici della gravidanza, come le emorroidi (le varici dell’ano tendono a ingrossarsi a seguito degli sforzi effettuati per espellere le feci) e la tendenza al sovrappeso.
Che cosa fare
È consigliabile arricchire la dieta di alimenti contenenti molte fibre, come i cereali integrali, la frutta (mele cotte, prugne, kiwi maturi) e la verdura, che stimolano le funzioni intestinali. Prima dei pasti può essere utile bere un cucchiaino di olio extravergine di oliva. Occorre, poi, bere molta acqua, soprattutto di mattina a digiuno. Nel corso della giornata bisognerebbe riuscire a consumarne almeno un litro e mezzo. La stipsi si combatte anche con il movimento: la ginnastica e le lunghe passeggiate possono servire ad aumentare la motilità intestinale. Vanno, invece, evitati i lassativi. Nei casi più ostinati, il medico può prescrivere le supposte di glicerina o le pastiglie di carbone vegetale.
Re: Disturbi in gravidanza
nsonnia durante la gravidanza
I cambiamenti dei normali ritmi sonno-veglia variano a seconda del trimestre di gestazione e delle trasformazioni fisiche a essa correlate
Nel primo trimestre
Questo periodo è caratterizzato da un’incredibile sonnolenza diurna dovuta a un tasso di progesterone (ormone tipico della gravidanza) nel sangue più alto del normale e al sovraccarico di attività che la gestazione richiede all’organismo. Basta pensare che sin dalle prime settimane di attesa la circolazione sanguigna aumenta notevolmente coinvolgendo a un maggior lavoro il cuore, i polmoni e i reni. Questo super-lavoro porta la futura mamma a sentirsi sempre stanca e bisognosa di fare spesso un pisolino. La richiesta di sonno continuo durante il giorno, però, facilita la comparsa di insonnia durante le ore della notte. Riposare nei primi tre mesi, poi, non è facile a causa della tensione mammaria, dello stimolo frequente a fare la pipì e dalla nausea che a volte porta la gestante ad alzarsi per fronteggiare il problema.
Nel secondo trimestre
La situazione migliora: i livelli di progesterone si stabilizzano e anche la nausea di solito non tormenta più la futura mamma. L’organismo si è ormai abituato alla nuova condizione e la gestante deve approfittare di questo periodo, il più piacevole dell’attesa, per riposare bene.
Nel terzo trimestre
Negli ultimi tre mesi la situazione si fa più complicata e riposare serenamente diventa un’impresa. Il primo motivo è l’ingombro della pancia che costringe la donna ad adottare posizioni nelle quali non si trova a suo agio o in cui sente eccessivamente il peso del bambino non riuscendo di conseguenza ad addormentarsi.
La presenza ingombrante del bebè pesa inoltre sia sulla vescica, provocando lo stimolo a urinare spesso, che sullo stomaco che viene compresso dando luogo ad una fastidiosa acidità. Infine, il piccolo si fa sentire spesso con calcetti e capriole che per quanto benvenuti dalla futura mamma, la fanno svegliare di soprassalto interrompendo il sonno.
I cambiamenti dei normali ritmi sonno-veglia variano a seconda del trimestre di gestazione e delle trasformazioni fisiche a essa correlate
Nel primo trimestre
Questo periodo è caratterizzato da un’incredibile sonnolenza diurna dovuta a un tasso di progesterone (ormone tipico della gravidanza) nel sangue più alto del normale e al sovraccarico di attività che la gestazione richiede all’organismo. Basta pensare che sin dalle prime settimane di attesa la circolazione sanguigna aumenta notevolmente coinvolgendo a un maggior lavoro il cuore, i polmoni e i reni. Questo super-lavoro porta la futura mamma a sentirsi sempre stanca e bisognosa di fare spesso un pisolino. La richiesta di sonno continuo durante il giorno, però, facilita la comparsa di insonnia durante le ore della notte. Riposare nei primi tre mesi, poi, non è facile a causa della tensione mammaria, dello stimolo frequente a fare la pipì e dalla nausea che a volte porta la gestante ad alzarsi per fronteggiare il problema.
Nel secondo trimestre
La situazione migliora: i livelli di progesterone si stabilizzano e anche la nausea di solito non tormenta più la futura mamma. L’organismo si è ormai abituato alla nuova condizione e la gestante deve approfittare di questo periodo, il più piacevole dell’attesa, per riposare bene.
Nel terzo trimestre
Negli ultimi tre mesi la situazione si fa più complicata e riposare serenamente diventa un’impresa. Il primo motivo è l’ingombro della pancia che costringe la donna ad adottare posizioni nelle quali non si trova a suo agio o in cui sente eccessivamente il peso del bambino non riuscendo di conseguenza ad addormentarsi.
La presenza ingombrante del bebè pesa inoltre sia sulla vescica, provocando lo stimolo a urinare spesso, che sullo stomaco che viene compresso dando luogo ad una fastidiosa acidità. Infine, il piccolo si fa sentire spesso con calcetti e capriole che per quanto benvenuti dalla futura mamma, la fanno svegliare di soprassalto interrompendo il sonno.
Re: Disturbi in gravidanza
Cause psicologiche e fisiche
A livello mentale
Sicuramente l’insonnia è causata da una componente psicologica legata all’ansia: attesa è, infatti, sinonimo di ansia, scatenata dal fatto di non conoscere qualcosa. Seppure “dolce”, l’attesa fa crescere nella futura mamma paure per la propria salute e per quella del nascituro, al timore di non essere all’altezza del nuovo ruolo, oppure alla paura di non saper affrontare il grande cambiamento a cui si sta andando incontro. Tante volte è sufficiente che il risultato di un esame sia fuori norma , che la mamma non percepisca i movimenti del piccolo nella pancia o che la data del parto si avvicini perché si materializzino delle preoccupazioni. Tutte queste ansie affiorano spesso di notte quando la mente si libera, dando luogo all’insonnia.
Di tipo fisico
I principali responsabili dell’insonnia della futura mamma sono i livelli particolarmente marcati di 4 ormoni:
progesterone: è l’ormone che ha il compito di favorire il rilassamento della parete muscolare dell’utero in modo da bloccarne le contrazioni e impedire che il feto venga espulso;
estrogeni: la loro funzione è quella di aumentare la velocità del flusso sanguigno nella placenta (organo che nutre e ossigena il feto) garantendo così il nutrimento al feto;
Hgc o gonadotropina corionica umana: è responsabile del mantenimento in vita del corpo luteo (ciò che rimane del follicolo) che ha la funzione di produrre estrogeni e progesteroni;
prolattina: prepara il seno al futuro allattamento stimolando la produzione di latte.
Gli ormoni caratteristici della gravidanza sono prodotti all’inizio dal corpo luteo gravidico, poi dalla placenta, fino ad essere infine prodotti dallo stesso feto. Anche i crampi dovuti alla carenza di minerali come il calcio, il magnesio e il potassio causano improvvisi risvegli della futura mamma durante la notte, la quale avverte forti contrazioni dei muscoli soprattutto a polpacci e cosce. Il gonfiore e il formicolio, che interessano mani e gambe, dovuti al rallentamento della circolazione, rendono difficile un buon riposo.
I rimedi da adottare
Stabilire un rituale all’insegna del relax può aiutare a conciliare il sonno: a seconda delle preferenze si può scegliere di bere un bicchiere di latte caldo col miele per coccolarsi, liberare la mente leggendo un libro, ascoltare musica rilassante, fare un pediluvio oppure guardare un film in tranquillità.
È bene consumare una cena leggera, evitando di assumere sostanze eccitanti come caffè e bevande a base di cola.
Riposare su un buon materasso è fondamentale: se è troppo rigido potrebbe causare un rallentamento del flusso sanguigno per l’eccessiva pressione del corpo; al contrario l’esagerata morbidezza potrebbe causare avvallamenti fastidiosi proprio nelle zone più delicate come collo e schiena. Tra quelli in vendita è meglio preferire quelli in lattice o a molle, con doghe in legno.
Il sonno con il pancione può essere favorito da determinate posizioni:
sdraiate sulla schiena con la testa appoggiata a un cuscino di media altezza, in modo da permettere alla cassa toracica la massima espansione;
su un fianco, meglio se quello sinistro, con le gambe rannicchiate, in modo da non far gravare il peso del piccolo sulla schiena della mamma. Questa posizione, inoltre, evita anche che venga compressa la vena cava inferiore (che riporta il sangue dalle gambe al cuore).
A livello mentale
Sicuramente l’insonnia è causata da una componente psicologica legata all’ansia: attesa è, infatti, sinonimo di ansia, scatenata dal fatto di non conoscere qualcosa. Seppure “dolce”, l’attesa fa crescere nella futura mamma paure per la propria salute e per quella del nascituro, al timore di non essere all’altezza del nuovo ruolo, oppure alla paura di non saper affrontare il grande cambiamento a cui si sta andando incontro. Tante volte è sufficiente che il risultato di un esame sia fuori norma , che la mamma non percepisca i movimenti del piccolo nella pancia o che la data del parto si avvicini perché si materializzino delle preoccupazioni. Tutte queste ansie affiorano spesso di notte quando la mente si libera, dando luogo all’insonnia.
Di tipo fisico
I principali responsabili dell’insonnia della futura mamma sono i livelli particolarmente marcati di 4 ormoni:
progesterone: è l’ormone che ha il compito di favorire il rilassamento della parete muscolare dell’utero in modo da bloccarne le contrazioni e impedire che il feto venga espulso;
estrogeni: la loro funzione è quella di aumentare la velocità del flusso sanguigno nella placenta (organo che nutre e ossigena il feto) garantendo così il nutrimento al feto;
Hgc o gonadotropina corionica umana: è responsabile del mantenimento in vita del corpo luteo (ciò che rimane del follicolo) che ha la funzione di produrre estrogeni e progesteroni;
prolattina: prepara il seno al futuro allattamento stimolando la produzione di latte.
Gli ormoni caratteristici della gravidanza sono prodotti all’inizio dal corpo luteo gravidico, poi dalla placenta, fino ad essere infine prodotti dallo stesso feto. Anche i crampi dovuti alla carenza di minerali come il calcio, il magnesio e il potassio causano improvvisi risvegli della futura mamma durante la notte, la quale avverte forti contrazioni dei muscoli soprattutto a polpacci e cosce. Il gonfiore e il formicolio, che interessano mani e gambe, dovuti al rallentamento della circolazione, rendono difficile un buon riposo.
I rimedi da adottare
Stabilire un rituale all’insegna del relax può aiutare a conciliare il sonno: a seconda delle preferenze si può scegliere di bere un bicchiere di latte caldo col miele per coccolarsi, liberare la mente leggendo un libro, ascoltare musica rilassante, fare un pediluvio oppure guardare un film in tranquillità.
È bene consumare una cena leggera, evitando di assumere sostanze eccitanti come caffè e bevande a base di cola.
Riposare su un buon materasso è fondamentale: se è troppo rigido potrebbe causare un rallentamento del flusso sanguigno per l’eccessiva pressione del corpo; al contrario l’esagerata morbidezza potrebbe causare avvallamenti fastidiosi proprio nelle zone più delicate come collo e schiena. Tra quelli in vendita è meglio preferire quelli in lattice o a molle, con doghe in legno.
Il sonno con il pancione può essere favorito da determinate posizioni:
sdraiate sulla schiena con la testa appoggiata a un cuscino di media altezza, in modo da permettere alla cassa toracica la massima espansione;
su un fianco, meglio se quello sinistro, con le gambe rannicchiate, in modo da non far gravare il peso del piccolo sulla schiena della mamma. Questa posizione, inoltre, evita anche che venga compressa la vena cava inferiore (che riporta il sangue dalle gambe al cuore).
Re: Disturbi in gravidanza
Consumare alimenti “alleati del riposo” come i cereali integrali, ricchi di carboidrati complessi noti per le proprietà soporifere. Le banane sono molto importanti oltre che per combattere i crampi notturni, grazie all’alto contenuto di potassio, anche per la loro dose di serotonina, sostanza chimica coinvolta nel processo biochimico che induce il sonno. Il latte e lo yogurt, infine, contengono sostanze simili alla morfina che possono attenuare dolori e ansia. Possono essere d’aiuto i rimedi fitoterapici (camomilla, melissa e tiglio) sotto forma di tisane o di gocce (da prendere però sempre dopo avere consultato il ginecologo). È anche importante cercare di andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora, in modo da stabilire un regolare ritmo veglia/sonno. Una moderata attività fisica durante il giorno (se non vi sono controindicazioni), come un po’ di nuoto o una lunga passeggiata, aiuta a riposare meglio. Per alleviare il peso del pancione e combattere l’acidità di stomaco è consigliato dormire con un cuscino in più dietro la schiena. È importante imparare a rilassarsi respirando profondamente e a godersi l’intimità col proprio bambino. Anche frequentare un corso di preparazione al parto per condividere paure, dubbi e domande con le altre gestanti aiuta senz’altro a essere più serene, a tutto vantaggio del sonno notturno.
Re: Disturbi in gravidanza
Capillari evidenti durante la gravidanza. Cosa fare?
I capillari, o teleangectasie, sono sottili vene poste sotto lo strato superficiale della pelle. Possono evidenziarsi attraverso un reticolo violaceo soprattutto sulle gambe e sul viso
Il fenomeno dei capillari evidenti tende a intensificarsi a causa delle modificazioni indotte dalla gravidanza. Il sistema circolatorio della futura mamma, infatti, viene sovraccaricato di lavoro a causa dell’aumento di volume del sangue necessario alla crescita del feto; inoltre, vene e capillari tendono a dilatarsi per effetto degli estrogeni, gli ormoni tipici dell’attesa. La comparsa di capillari evidenti o un’accentuazione del disturbo possono essere favoriti dalla predisposizione familiare della futura mamma, cioè se parenti stretti soffrono dello stesso problema. Anche un eccessivo accumulo di peso, aumentando i problemi connessi alla circolazione, favorisce il ristagno del sangue nei capillari o nelle vene. Di norma, il disturbo tende a scomparire in modo spontaneo dopo il parto con il ritorno alla normalità delle funzioni dell’organismo materno. In caso contrario, a seconda dell’entità del problema, il medico indicherà la cura più adeguata per risolverlo. In genere sono consigliati i trattamenti con il laser o la scleroterapia).
Che cosa fare
La futura mamma può prevenire il disturbo svolgendo una moderata ma costante attività fisica che favorisce la circolazione sanguigna. Particolarmente indicate sono le passeggiate e il nuoto che, grazie alla bassa temperatura dell’acqua, svolge anche un’azione tonificante sulle vene. Nei nove mesi è bene evitare, invece, l’esposizione prolungata al sole e le fonti di calore eccessive. Le alte temperature, infatti, favoriscono la dilatazione venosa accentuando i disturbi a essa connessi. Per questo motivo in gravidanza è, per esempio, sconsigliata la ceretta a caldo per depilarsi.
I capillari, o teleangectasie, sono sottili vene poste sotto lo strato superficiale della pelle. Possono evidenziarsi attraverso un reticolo violaceo soprattutto sulle gambe e sul viso
Il fenomeno dei capillari evidenti tende a intensificarsi a causa delle modificazioni indotte dalla gravidanza. Il sistema circolatorio della futura mamma, infatti, viene sovraccaricato di lavoro a causa dell’aumento di volume del sangue necessario alla crescita del feto; inoltre, vene e capillari tendono a dilatarsi per effetto degli estrogeni, gli ormoni tipici dell’attesa. La comparsa di capillari evidenti o un’accentuazione del disturbo possono essere favoriti dalla predisposizione familiare della futura mamma, cioè se parenti stretti soffrono dello stesso problema. Anche un eccessivo accumulo di peso, aumentando i problemi connessi alla circolazione, favorisce il ristagno del sangue nei capillari o nelle vene. Di norma, il disturbo tende a scomparire in modo spontaneo dopo il parto con il ritorno alla normalità delle funzioni dell’organismo materno. In caso contrario, a seconda dell’entità del problema, il medico indicherà la cura più adeguata per risolverlo. In genere sono consigliati i trattamenti con il laser o la scleroterapia).
Che cosa fare
La futura mamma può prevenire il disturbo svolgendo una moderata ma costante attività fisica che favorisce la circolazione sanguigna. Particolarmente indicate sono le passeggiate e il nuoto che, grazie alla bassa temperatura dell’acqua, svolge anche un’azione tonificante sulle vene. Nei nove mesi è bene evitare, invece, l’esposizione prolungata al sole e le fonti di calore eccessive. Le alte temperature, infatti, favoriscono la dilatazione venosa accentuando i disturbi a essa connessi. Per questo motivo in gravidanza è, per esempio, sconsigliata la ceretta a caldo per depilarsi.
Re: Disturbi in gravidanza
Sbalzi d’umore durante la gravidanza
Subire improvvise variazioni d’umore e, in generale, essere più “sensibile” è del tutto normale per la donna in attesa. Ecco di cosa si tratta e cosa fare in questi casi
L’euforia al pensiero della nuova vita che l’aspetta, spesso, si scontra con il timore di non essere in grado di affrontare tutte le responsabilità e le trasformazioni che essa comporta. Anche assistere alla progressiva modificazione del proprio corpo può suscitare insicurezze e ansia legate, per esempio, al senso di perdita della propria femminilità e alla paura di non piacere più al proprio partner.
A tutto ciò si aggiungono gli effetti della rivoluzione ormonale nell’organismo della futura mamma. La produzione degli ormoni tipici della gravidanza, attivata a partire dal concepimento, influisce, infatti, anche sul sistema nervoso, producendo effetti simili a quelli che si manifestano nella fase premestruale. Il superlavoro cui è sottoposto il suo corpo, infine, rende la futura mamma più affaticabile, scatenando in lei un senso di debolezza e fragilità.
Che cosa fare
È importante essere più consapevoli di ciò che sta accadendo nel proprio corpo e imparare a condividere le proprie emozioni e paure. In questo senso i corsi di preparazione al parto possono essere di grande aiuto: frequentandoli, la futura mamma ha l’opportunità di confrontarsi con altre donne nel suo stesso stato, e avere una risposta ai tanti dubbi da parte delle ostetriche, dei ginecologi e dei pediatri.
È fondamentale anche ottenere l’appoggio e la comprensione del proprio partner. La futura mamma non dovrebbe pretendere troppo da se stessa e vivere i limiti imposti dalla gravidanza come un’occasione per volersi più bene, senza sensi di colpa.
Subire improvvise variazioni d’umore e, in generale, essere più “sensibile” è del tutto normale per la donna in attesa. Ecco di cosa si tratta e cosa fare in questi casi
L’euforia al pensiero della nuova vita che l’aspetta, spesso, si scontra con il timore di non essere in grado di affrontare tutte le responsabilità e le trasformazioni che essa comporta. Anche assistere alla progressiva modificazione del proprio corpo può suscitare insicurezze e ansia legate, per esempio, al senso di perdita della propria femminilità e alla paura di non piacere più al proprio partner.
A tutto ciò si aggiungono gli effetti della rivoluzione ormonale nell’organismo della futura mamma. La produzione degli ormoni tipici della gravidanza, attivata a partire dal concepimento, influisce, infatti, anche sul sistema nervoso, producendo effetti simili a quelli che si manifestano nella fase premestruale. Il superlavoro cui è sottoposto il suo corpo, infine, rende la futura mamma più affaticabile, scatenando in lei un senso di debolezza e fragilità.
Che cosa fare
È importante essere più consapevoli di ciò che sta accadendo nel proprio corpo e imparare a condividere le proprie emozioni e paure. In questo senso i corsi di preparazione al parto possono essere di grande aiuto: frequentandoli, la futura mamma ha l’opportunità di confrontarsi con altre donne nel suo stesso stato, e avere una risposta ai tanti dubbi da parte delle ostetriche, dei ginecologi e dei pediatri.
È fondamentale anche ottenere l’appoggio e la comprensione del proprio partner. La futura mamma non dovrebbe pretendere troppo da se stessa e vivere i limiti imposti dalla gravidanza come un’occasione per volersi più bene, senza sensi di colpa.
Re: Disturbi in gravidanza
Svenimenti durante i nove mesi di gravidanza
La sensazione di capogiro o mancamento fa parte delle normali reazioni dell’organismo materno al superlavoro cui è sottoposto
Nel corso dei nove mesi, il volume del sangue aumenta per soddisfare il fabbisogno del feto, il cuore triplica il suo lavoro, la pressione sanguigna e il livello dello zucchero nel sangue (glicemia) tendono ad abbassarsi, favorendo la comparsa degli svenimenti. Il disturbo compare più spesso quando si sta in piedi per troppo tempo o quando ci si alza di scatto dopo essere state a lungo sdraiate o sedute. Il ristagno di sangue nelle gambe che ne consegue, determina, infatti, un rallentamento del ritorno venoso, cioè del flusso sanguigno dal basso verso l’alto.
Che cosa fare
Per prevenire il disturbo basta adottare una serie di semplici precauzioni. Vediamone alcune tra le più efficaci:
evitare di stare troppo a lungo in piedi, di alzarsi bruscamente dopo essere state sedute o sdraiate per lunghi periodi, oppure dopo avere fatto un bagno caldo (che tende ad abbassare la pressione);
non stare a digiuno troppo a lungo e portare sempre con sé una caramella o dello zucchero (serve per ristabilire la glicemia, cioè il livello di zucchero nel sangue) o una liquirizia (contiene una sostanza che alza lievemente la pressione);
evitare i luoghi troppo affollati o caldi ed, eventualmente, cercare un posto dove potersi sedere mentre, per esempio, si aspetta l’autobus o si è in coda a uno sportello.
Occorre sdraiarsi subito quando ci si sente mancare, (meglio se sul fianco sinistro, spiegare perché) o, se non è possibile, sedersi chinando la testa tra le gambe per favorire il riflusso del sangue. Se il disturbo è molto frequente, il medico dovrà accertare che non si tratti di una vera anemia, cioè di un disturbo dovuto a una ridotta concentrazione di emoglobina nel sangue, da curare con integratori a base di ferro e vitamina B, o di un problema più serio.
La sensazione di capogiro o mancamento fa parte delle normali reazioni dell’organismo materno al superlavoro cui è sottoposto
Nel corso dei nove mesi, il volume del sangue aumenta per soddisfare il fabbisogno del feto, il cuore triplica il suo lavoro, la pressione sanguigna e il livello dello zucchero nel sangue (glicemia) tendono ad abbassarsi, favorendo la comparsa degli svenimenti. Il disturbo compare più spesso quando si sta in piedi per troppo tempo o quando ci si alza di scatto dopo essere state a lungo sdraiate o sedute. Il ristagno di sangue nelle gambe che ne consegue, determina, infatti, un rallentamento del ritorno venoso, cioè del flusso sanguigno dal basso verso l’alto.
Che cosa fare
Per prevenire il disturbo basta adottare una serie di semplici precauzioni. Vediamone alcune tra le più efficaci:
evitare di stare troppo a lungo in piedi, di alzarsi bruscamente dopo essere state sedute o sdraiate per lunghi periodi, oppure dopo avere fatto un bagno caldo (che tende ad abbassare la pressione);
non stare a digiuno troppo a lungo e portare sempre con sé una caramella o dello zucchero (serve per ristabilire la glicemia, cioè il livello di zucchero nel sangue) o una liquirizia (contiene una sostanza che alza lievemente la pressione);
evitare i luoghi troppo affollati o caldi ed, eventualmente, cercare un posto dove potersi sedere mentre, per esempio, si aspetta l’autobus o si è in coda a uno sportello.
Occorre sdraiarsi subito quando ci si sente mancare, (meglio se sul fianco sinistro, spiegare perché) o, se non è possibile, sedersi chinando la testa tra le gambe per favorire il riflusso del sangue. Se il disturbo è molto frequente, il medico dovrà accertare che non si tratti di una vera anemia, cioè di un disturbo dovuto a una ridotta concentrazione di emoglobina nel sangue, da curare con integratori a base di ferro e vitamina B, o di un problema più serio.
Re: Disturbi in gravidanza
I crampi in gravidanza
Nel corso dell’attesa, soprattutto a partire dal settimo-ottavo mese, potrà capitare di avere dei crampi più spesso del solito
I crampi sono contrazioni improvvise e involontarie di un muscolo o di una fascia di muscoli che suscitano una sensazione di dolore acuta e ben localizzata (una fitta). Nella maggior parte dei casi colpiscono gli arti inferiori e, più precisamente, cosce, polpacci e piedi che durante l’episodio si irrigidiscono, arrivando anche a cambiare forma. Di solito, durano meno di un minuto e scompaiono in modo spontaneo senza alcuna conseguenza, però possono essere molto fastidiosi in particolare se si verificano durante le ore notturne.
Perché sono più frequenti
L’aumento dell’incidenza dei crampi in gravidanza si deve principalmente alla carenza di sali minerali caratteristica di questa fase: una parte di essi (in particolare potassio, calcio, sodio e magnesio) viene infatti utilizzata per lo sviluppo del feto e, considerando che tra le funzioni di queste sostanze rientra quella di garantire il corretto funzionamento della muscolatura, la loro riduzione può associarsi a crampi più frequenti.
Un altro fattore di cui tener conto è il rallentamento della circolazione sanguigna della futura mamma: la più alta concentrazione di progesterone (ormone tipico della gravidanza) determina un generale rilassamento di organi e tessuti e una dilatazione delle vene che tende a ostacolare il ritorno venoso (dal basso verso l’alto), inoltre nell’ultimo trimestre la pressione crescente dell’utero ingrossato non fa che accentuare le difficoltà circolatorie con l’effetto di favorire la comparsa di crampi.
Così passano più in fretta
Se il crampo colpisce la coscia, fatti aiutare dal partner che deve sollevarti la gamba tesa con una mano e praticare con l’altra un vigoroso massaggio sull’area dolorante, seguendo un movimento che va dal basso verso l’alto al fine di riscaldare e rilassare il muscolo contratto.
Nel caso si tratti del polpaccio occorre invece appoggiare il piede a una superficie fredda stringendo con forza la caviglia con una mano mentre con l’altra si massaggia il muscolo finché il crampo non passa. Laddove, infine, l’episodio interessi un piede può essere utile piegarlo in avanti e all’indietro tenendo contemporaneamente l’alluce tirato verso il corpo.
È importante eseguire tutti i movimenti indicati con lentezza evitando eventuali scatti che potrebbero intensificare la sensazione di dolore. Molto efficace in generale risulta anche l’applicazione di calore sulla zona colpita dal crampo allo scopo di riattivare la circolazione sanguigna (per esempio appoggiandovi un asciugamano imbevuto di acqua calda e poi ben strizzato).
Come prevenirli
Prima di tutto, per compensare la carenza di sali minerali determinata dall’assorbimento di queste preziose sostanze da parte del feto, è consigliabile aumentarne il consumo grazie a una dieta ricca di alimenti ad alto contenuto di potassio e magnesio (come ortaggi a foglie verdi, pomodori, patate, legumi freschi, banane, kiwi, frutta secca e lievito di birra) e di calcio (soprattutto in latte e derivati ma anche in carne e pesce). È fondamentale, inoltre, praticare con costanza un’attività fisica adeguata alla gravidanza come, per esempio, il nuoto o le lunghe camminate (meglio se prima di coricarsi) che aiutano a prevenire le difficoltà circolatorie e a mantenere efficiente la fibra muscolare.
Nel corso dell’attesa, soprattutto a partire dal settimo-ottavo mese, potrà capitare di avere dei crampi più spesso del solito
I crampi sono contrazioni improvvise e involontarie di un muscolo o di una fascia di muscoli che suscitano una sensazione di dolore acuta e ben localizzata (una fitta). Nella maggior parte dei casi colpiscono gli arti inferiori e, più precisamente, cosce, polpacci e piedi che durante l’episodio si irrigidiscono, arrivando anche a cambiare forma. Di solito, durano meno di un minuto e scompaiono in modo spontaneo senza alcuna conseguenza, però possono essere molto fastidiosi in particolare se si verificano durante le ore notturne.
Perché sono più frequenti
L’aumento dell’incidenza dei crampi in gravidanza si deve principalmente alla carenza di sali minerali caratteristica di questa fase: una parte di essi (in particolare potassio, calcio, sodio e magnesio) viene infatti utilizzata per lo sviluppo del feto e, considerando che tra le funzioni di queste sostanze rientra quella di garantire il corretto funzionamento della muscolatura, la loro riduzione può associarsi a crampi più frequenti.
Un altro fattore di cui tener conto è il rallentamento della circolazione sanguigna della futura mamma: la più alta concentrazione di progesterone (ormone tipico della gravidanza) determina un generale rilassamento di organi e tessuti e una dilatazione delle vene che tende a ostacolare il ritorno venoso (dal basso verso l’alto), inoltre nell’ultimo trimestre la pressione crescente dell’utero ingrossato non fa che accentuare le difficoltà circolatorie con l’effetto di favorire la comparsa di crampi.
Così passano più in fretta
Se il crampo colpisce la coscia, fatti aiutare dal partner che deve sollevarti la gamba tesa con una mano e praticare con l’altra un vigoroso massaggio sull’area dolorante, seguendo un movimento che va dal basso verso l’alto al fine di riscaldare e rilassare il muscolo contratto.
Nel caso si tratti del polpaccio occorre invece appoggiare il piede a una superficie fredda stringendo con forza la caviglia con una mano mentre con l’altra si massaggia il muscolo finché il crampo non passa. Laddove, infine, l’episodio interessi un piede può essere utile piegarlo in avanti e all’indietro tenendo contemporaneamente l’alluce tirato verso il corpo.
È importante eseguire tutti i movimenti indicati con lentezza evitando eventuali scatti che potrebbero intensificare la sensazione di dolore. Molto efficace in generale risulta anche l’applicazione di calore sulla zona colpita dal crampo allo scopo di riattivare la circolazione sanguigna (per esempio appoggiandovi un asciugamano imbevuto di acqua calda e poi ben strizzato).
Come prevenirli
Prima di tutto, per compensare la carenza di sali minerali determinata dall’assorbimento di queste preziose sostanze da parte del feto, è consigliabile aumentarne il consumo grazie a una dieta ricca di alimenti ad alto contenuto di potassio e magnesio (come ortaggi a foglie verdi, pomodori, patate, legumi freschi, banane, kiwi, frutta secca e lievito di birra) e di calcio (soprattutto in latte e derivati ma anche in carne e pesce). È fondamentale, inoltre, praticare con costanza un’attività fisica adeguata alla gravidanza come, per esempio, il nuoto o le lunghe camminate (meglio se prima di coricarsi) che aiutano a prevenire le difficoltà circolatorie e a mantenere efficiente la fibra muscolare.
Re: Disturbi in gravidanza
Rischio aborto: perché è più elevato nel primo trimestre?
I primi tre mesi di gravidanza sono i più critici, perché tutto si deve avviare in modo perfetto. Durante questo periodo il rischio aborto è alto, ma poi per fortuna cala…
Non è un caso che molte future mamme annuncino di aspettare un bimbo solo alla fine del primo trimestre. Quindi, una volta che il rischio aborto è diminuito notevolmente. Il primo trimestre corrisponde infatti a una fase particolarmente critica della gravidanza, in cui purtroppo basta poco per vedersi concretizzare il rischio aborto.
Il rischio aborto è legato all’annidamento dell’uovo
Il primo trimestre è il periodo in cui si verificano alcuni dei passaggi più delicati della gestazione che comprendono l’annidamento dell’uovo fecondato nella parete interna dell’utero (endometrio) e l’organogenesi, ovvero la formazione strutturale degli organi del feto. Qualunque condizione che complichi tali processi potrebbe determinare effetti anche molto seri: proprio in questo periodo di fatto il rischio di aborti spontanei o danni al nascituro risulta più alto e ciò comporta un parallelo aumento delle precauzioni che la gestante deve seguire a scopo preventivo, come sottoporsi agli esami di controllo.
Problemi dell’embrione
Vi sono poi diversi e poco riconoscibili fattori responsabili di aborto spontaneo nel primo trimestre che, di solito, si collegano ad alterazioni cromosomiche del feto e, meno di frequente, a problemi della gestante (per esempio anomalie dell’utero e della placenta, malattie infettive, età a rischio: sotto i 20 e sopra i 35 anni).
Meno pericoli dal secondo trimestre
Una volta iniziato il secondo trimestre, invece, le probabilità di interruzione della gravidanza, così come quelle di complicanze fetali, si abbassano drasticamente: un cambiamento che deriva principalmente dal fatto che il feto risulta ormai quasi del tutto formato e quindi capace di affrontare con maggiore forza e resistenza gli eventuali problemi che si dovessero manifestare nel rimanente tempo dell’attesa.
n breve
LE PRECAUZIONI DA SEGUIRE NEL PRIMO TRIMESTRE
Proprio tenendo conto della delicatezza e dell’importanza dei processi che si verificano all’interno dell’utero durante il primo trimestre, è fondamentale seguire con attenzione particolare alcune precauzioni. Innanzitutto è essenziale ridurre il più possibile i rischi legati all’effetto di agenti esterni potenzialmente dannosi quali:
> fumo, alcool, droghe e farmaci;
> esami medici invasivi e radiografie;
> stili di vita inadatti;
> infezioni come la rosolia e la toxoplasmosi, pericolose se contratte nel corso della gravidanza.
I primi tre mesi di gravidanza sono i più critici, perché tutto si deve avviare in modo perfetto. Durante questo periodo il rischio aborto è alto, ma poi per fortuna cala…
Non è un caso che molte future mamme annuncino di aspettare un bimbo solo alla fine del primo trimestre. Quindi, una volta che il rischio aborto è diminuito notevolmente. Il primo trimestre corrisponde infatti a una fase particolarmente critica della gravidanza, in cui purtroppo basta poco per vedersi concretizzare il rischio aborto.
Il rischio aborto è legato all’annidamento dell’uovo
Il primo trimestre è il periodo in cui si verificano alcuni dei passaggi più delicati della gestazione che comprendono l’annidamento dell’uovo fecondato nella parete interna dell’utero (endometrio) e l’organogenesi, ovvero la formazione strutturale degli organi del feto. Qualunque condizione che complichi tali processi potrebbe determinare effetti anche molto seri: proprio in questo periodo di fatto il rischio di aborti spontanei o danni al nascituro risulta più alto e ciò comporta un parallelo aumento delle precauzioni che la gestante deve seguire a scopo preventivo, come sottoporsi agli esami di controllo.
Problemi dell’embrione
Vi sono poi diversi e poco riconoscibili fattori responsabili di aborto spontaneo nel primo trimestre che, di solito, si collegano ad alterazioni cromosomiche del feto e, meno di frequente, a problemi della gestante (per esempio anomalie dell’utero e della placenta, malattie infettive, età a rischio: sotto i 20 e sopra i 35 anni).
Meno pericoli dal secondo trimestre
Una volta iniziato il secondo trimestre, invece, le probabilità di interruzione della gravidanza, così come quelle di complicanze fetali, si abbassano drasticamente: un cambiamento che deriva principalmente dal fatto che il feto risulta ormai quasi del tutto formato e quindi capace di affrontare con maggiore forza e resistenza gli eventuali problemi che si dovessero manifestare nel rimanente tempo dell’attesa.
n breve
LE PRECAUZIONI DA SEGUIRE NEL PRIMO TRIMESTRE
Proprio tenendo conto della delicatezza e dell’importanza dei processi che si verificano all’interno dell’utero durante il primo trimestre, è fondamentale seguire con attenzione particolare alcune precauzioni. Innanzitutto è essenziale ridurre il più possibile i rischi legati all’effetto di agenti esterni potenzialmente dannosi quali:
> fumo, alcool, droghe e farmaci;
> esami medici invasivi e radiografie;
> stili di vita inadatti;
> infezioni come la rosolia e la toxoplasmosi, pericolose se contratte nel corso della gravidanza.
Re: Disturbi in gravidanza
Il prurito durante la gravidanza – 2° trimestre
Si tratta di un disturbo tipico dell’attesa ed è causato dalla tensione cui è sottoposta la pelle della futura mamma nel corso della gravidanza
È soprattutto la zona dell’addome a subire un notevole stiramento, proprio a partire da questo mese: è possibile, quindi, avvertire un fastidioso prurito localizzato maggiormente in questa zona del corpo.
Che cosa fare
Non grattarsi: sebbene talvolta il prurito sia forte, è meglio resistere alla tentazione di grattarsi perché le unghie possono provocare lesioni sulla pelle e favorire infezioni.
Idratare la pelle, facendo uso di creme e oli emollienti per rendere la cute più elastica e ridurre la sensazione di tensione.
Indossare abiti in fibre naturali: i tessuti sintetici, fanno aumentare la sudorazione e potrebbero incrementare la sensazione di prurito.
Un rimedio naturale
È possibile ricorrere ai rimedi naturali per alleviare il prurito, optando per i sistemi omeopatici o fitoterapici, che sono a base di erbe calmanti come la valeriana, la passiflora e la camomilla. Anche il classico bagno serale in acqua tiepida è molto indicato per rinfrescare la cute e idratarla, soprattutto se nell’acqua vi si diluisce un cucchiaio di amido o di estratti di avena sativa, che svolgono un’azione lenitiva e calmante. Dopo il bagno è consigliato spalmare sul corpo, o le zone che danno maggiore prurito, il talco mentolato dalle proprietà rinfrescanti.
Si tratta di un disturbo tipico dell’attesa ed è causato dalla tensione cui è sottoposta la pelle della futura mamma nel corso della gravidanza
È soprattutto la zona dell’addome a subire un notevole stiramento, proprio a partire da questo mese: è possibile, quindi, avvertire un fastidioso prurito localizzato maggiormente in questa zona del corpo.
Che cosa fare
Non grattarsi: sebbene talvolta il prurito sia forte, è meglio resistere alla tentazione di grattarsi perché le unghie possono provocare lesioni sulla pelle e favorire infezioni.
Idratare la pelle, facendo uso di creme e oli emollienti per rendere la cute più elastica e ridurre la sensazione di tensione.
Indossare abiti in fibre naturali: i tessuti sintetici, fanno aumentare la sudorazione e potrebbero incrementare la sensazione di prurito.
Un rimedio naturale
È possibile ricorrere ai rimedi naturali per alleviare il prurito, optando per i sistemi omeopatici o fitoterapici, che sono a base di erbe calmanti come la valeriana, la passiflora e la camomilla. Anche il classico bagno serale in acqua tiepida è molto indicato per rinfrescare la cute e idratarla, soprattutto se nell’acqua vi si diluisce un cucchiaio di amido o di estratti di avena sativa, che svolgono un’azione lenitiva e calmante. Dopo il bagno è consigliato spalmare sul corpo, o le zone che danno maggiore prurito, il talco mentolato dalle proprietà rinfrescanti.