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francesina
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da francesina »

MENO VIAGGI VERSO L’ESTERO, MOLTI DA UNA REGIONE ALL’ALTRA

Con gli anni però la situazione in Italia è migliorata. Il turismo procreativo è in forte diminuzione per Gianaroli e lo vedremo con i nuovi dati del ministero sul 2014 e sul 2015. I primi sono già stati consegnati alla ministra Lorenzin dall’Iss che li raccoglie. Ormai in Italia nessuna tecnica è vietata (a parte la surrogata) e anche gli standard «qualitativi e quantitativi sono di livello assistenziale medio-alti come il resto dei paesi avanzati e l’offerta dei servizi è ampia» precisa il ginecologo. Dovremo assistere anche a una diminuzione delle gravidanze gemellari che in alcune regioni nel 2013 hanno raggiunto quote alte con un rischio di salute per le mamme e per i feti. Grazie a uno dei divieti caduti con sentenza della Corte Costituzionale si possono trasferire un minor numero di embrioni. nel 2013 in Campania il 26% di gravidanze da fecondazione sono state gemellari, in Valle d’Aosta il 31%, in Friuli Venezia Giulia il 24%.



LE LISTE D’ATTESA

Il problema delle liste d’attesa rimane un rompicapo per i pazienti e per i medici della sanità pubblica. Da una ricerca presentata in occasione della nona giornata dell’andrologia e della medicina della riproduzione e coordinata dal professor Rocco Rago, direttore del centro di sterilità dell’ospedale Pertini di Roma (riaperto dopo lo scandalo dello scambio di embrioni) le liste d’attesa per un trattamento di Pma omologa possono arrivare fino a 2 anni: in media 5 mesi al nord, 9 nel centro e 18 al sud. E questa situazione complica ulteriormente la possibilità di rimanere incinta: «Il 60% delle coppie che arriva da noi è nell’età calante della vita riproduttiva, se aspettano, le tecniche diventano sempre meno efficaci: un conto è trattare una 38enne, un conto una 40enne. La lista d’attesa deve essere dichiarata nei centri pubblici, in quelli privati invece solitamente non c’è» spiega Gianaroli.



I CONTROLLI GRATUITI OFFERTI DA ONDA

Importante per le donne e per la loro fertilità è mantenersi in salute: viviamo più degli uomini ma ci ammaliamo di più. Per questo l’associazione Onda in occasione della giornata della salute della donna ha organizzato controlli gratuiti in 180 ospedali da oggi fino a giovedì prossimo. Le aree specialistiche per cui si possono effettuare visite gratuite sono oltre alla ginecologia, sono diabetologia, dietologia e nutrizione, endocrinologia, malattie cardiovascolari, malattie metaboliche dell’osso, neurologia, oncologia, reumatologia, senologia e violenza di genere. In alcune strutture i posti sono già esauriti, in altre invece non è necessario prenotare. Tutte le informazioni sono consultabili al seguente link.
robi24ma
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da robi24ma »

Eterologa. “In Italia diritto di pochi. E il pubblico è praticamente inaccessibile”. L’inchiesta dell’Ass. Coscioni
La denuncia nella videoinchiesta ‘Il seme della discordia’. “Tra ostacoli burocratici, mancanza di donatori e resistenze politiche, l'accesso all’eterologa nel nostro Paese resta ancora un diritto per pochi, mentre sono sempre di più coloro che ricorrono a metodi "fai-da-te"”.
“Sono trascorsi già due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa previsto dalla legge 40, eppure l’applicazione di tali tecniche nel pubblico è pressoché nulla. Tra ostacoli burocratici, mancanza di donatori e resistenze politiche, l'accesso all’eterologa nel nostro Paese resta ancora un diritto per pochi, mentre sono sempre di più coloro che ricorrono a metodi "fai-da-te"”. È questo il quadro allarmante che emerge dalla videoinchiesta dell’Associazione Luca Coscioni "Il seme della discordia”, realizzata da Elvira Zaccari e Filippo Poltronieri per FaiNotizia, il format di inchieste partecipative di Radio Radicale.

L'inchiesta è stata presentata oggi in una conferenza stampa alla Camera dei deputati dagli autori e dal segretario dell’Associazione Coscioni, Filomena Gallo.

“A 2 anni dalla cancellazione – ha detto Gallo - del divieto di applicazione di tecniche eterologhe la situazione in Italia è di una gravità assoluta. Nonostante tutte le strutture autorizzate ad applicare la fecondazione assistita, sia pubbliche che private, possano procedere già dal maggio 2014, di fatto l'eterologa in Italia è applicata solo in pochi centri pubblici e con lunghissime liste di attesa. Il principio di garanzia di accesso alle cure non è rispettato e ciò a causa della mancanza di volontà politica. E’ bene ricordare infatti che, sebbene a dicembre del 2014 il ministro della Salute abbia annunciato l'aggiornamento dei LEA, fermi al 2001, a oggi non c’è stato alcun aggiornamento e non ci sono fondi per eseguire le tecniche di PMA a carico del SSN nelle strutture pubbliche. Da maggio del 2014 nessuna campagna informativa è stata predisposta dal ministero sulla donazione di gameti. Sempre il ministro della Salute ha poi consentito che il Centro Nazionale Trapianti violasse per tre mesi l'anonimato dei pochi donatori e delle famiglie che hanno avuto accesso a queste tecniche, senza prendere alcun provvedimento”.

“Come Associazione Luca Coscioni - ha aggiunto - stiamo procedendo sia con diffide per interruzione di servizio nei confronti delle aziende ospedaliere che non garantiscono l'applicazione dell'eterologa, anche attivando convenzioni con l'estero per il reperimento di gameti, sia con azioni nei confronti delle istituzioni responsabili per il rimborso delle cure, che in assenza di servizio pubblico vedranno l'accesso nelle strutture private. Alla vigilia della prima Giornata nazionale della salute della donna promossa dal Ministero, chiediamo al governo come intenda garantire la salute delle donne e delle coppie che non riescono ad accedere a trattamenti medici per responsabilità dello stesso Ministro della salute, che in due anni non è riuscito, nell'aggiornamento delle linee guida, neppure a indicare il numero di donazioni per donatore sul modello francese e inglese, come indicato nella sentenza della Corte Costituzionale che ha cancellato il divieto di eterologa. Il ministro della Salute è il ministro di tutti i cittadini, fertili e non, non può applicare politiche che rendono impossibile per tante persone accedere a trattamenti medici, che potrebbero far nascere bambini e anche nuove famiglie. Sono violati diritti fondamentali”, ha concluso Filomena Gallo.

Ad aprire la conferenza stampa la testimonianza toccante di Maria Elena, 44enne di Padova (Leggi storia), che ha raccontato la propria esperienza, difficile ed embleamatica, con la fecondazione eterologa.
grazia99
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da grazia99 »

purtroppo la situazione non e' cambiata in questi 2 anni dopo l'abolizione..
Jolissa
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da Jolissa »

Nuova tecnica di fecondazione assistita con fecondazione in dispositivo intrauterino
È stata studiata una tecnica di fecondazione assistita, che supera il concetto di in vitro perché tutto si svolge direttamente nell’utero materno. Si chiama AneVivo. È stata sviluppata dall'azienda svizzera Anecova e selezionata come tecnologia pionieristica nel 2008 dal Forum Economico Mondiale. Come funziona? Consiste nell'introduzione degli ovuli e degli spermatozoi, uniti in un dispositivo intrauterino, per fare in modo che la fecondazione e il posteriore sviluppo embrionale avvengano nell'utero.
Il secondo step prevede che il device venga rimosso e si proceda alla selezione degli embrioni più idonei, che verranno introdotti nuovamente nell’utero materno. Ivi Bilbao è stata una delle prime cliniche a utilizzare questa tecnica e proprio qui è nato il primo bambino. Daniela Galliano, direttrice del primo centro italiano Ivi, a Roma, ha commentato:


"Questo metodo permette la fecondazione dell'embrione e lo sviluppo, fin dalle prime ore, nell'ambiente più idoneo, nelle stesse condizioni di luce, temperatura e nutrienti in cui si troverebbe se fosse stato concepito in forma naturale. E da un punto di vista psicologico tutto ciò permette ai genitori di essere maggiormente partecipi al processo di procreazione assistita".
ambrosia
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Messaggio da ambrosia »

Pochi donatori, ospedali in difficoltà
Ecco come si importano i gameti

Fecondazione eterologa: il ricorso alla condivisione degli ovociti in eccesso di chi si sottopone all’omologa
L’eterologa in Italia

Qual è il problema della fecondazione eterologa in Italia? È sempre lo stesso. A due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014 che cancella il divieto di fecondazione eterologa dalla legge 40, mancano donatrici di ovuli. Gli ospedali pubblici, tranne rari casi, annaspano: i cicli eseguiti, secondo le stime, non arrivano a 500, la metà al Careggi di Firenze. Anche per i centri privati i numeri dell’eterologa restano bassi: i cicli finora eseguiti superano di poco i mille. Così avere un figlio con la fecondazione eterologa in Italia resta un’odissea.

Gli ovociti

Perché servono gli ovociti? Con la fecondazione eterologa, alle coppie viene riconosciuto il diritto di fare un figlio con ovociti e spermatozoi che non appartengono a uno dei due partner. Il 70% delle richieste proviene dalle donne. Ma il loro desiderio di avere un bambino con gli spermatozoi del proprio compagno e gli ovuli donati da un’altra si ferma davanti all’assenza di donazioni.
Le donazioni

Perché mancano donazioni? Non è un caso che manchi chi a titolo volontario e gratuito regali i propri ovociti: le norme non ammettono nessun rimborso spese per il tempo investito nelle procedure mediche e non sono neppure riconosciuti dal servizio sanitario gli esami e i controlli necessari per sottoporsi all’espianto (tranne che in Toscana). Difficile trovare chi, a tali condizioni, può accettare di sottoporsi a cure ormonali pesanti e a entrare in sala operatoria per aiutare un’altra donna ad avere un figlio.

Ostacolo aggirato

In che modo viene aggirato l’ostacolo? Per reperire gli ovuli gli ospedali italiani che eseguono la fecondazione eterologa oggi seguono principalmente due strade: l’egg sharing (condivisione di ovociti) oppure l’acquisizione degli ovuli da banche estere.

L’egg sharing

In che cosa consiste la condivisione di ovociti? Con l’egg sharing una donna che si sottopone alla fecondazione omologa (in cui gli ovuli sono suoi e gli spermatozoi del compagno) regala gli ovuli in eccesso a un’altra. Gli ospedali principali che in Italia utilizzano l’egg sharing sono il Sant’Orsola di Bologna e l’ospedale Cervesi di Cattolica

Le banche estere

Per gli ospedali è possibile procurarsi ovuli in banche estere? È possibile acquisirli, ma non acquistarli. Non ci può essere nessun passaggio di denaro. Il mercato di gameti è vietato dalla legge. Uno dei primi ospedali a rivolgersi a banche estere è stato il Careggi di Firenze, pioniere a livello nazionale, dove sono nati già 15 bambini con la fecondazione eterologa. Oggi altri centri stanno seguendo il suo esempio, come l’ospedale di Udine.

Le condizioni

A quali con condizioni gli ospedali possono procurarsi ovuli all’estero? I centri fornitori devono garantire la tracciabilità dei campioni biologici. Ogni coppia deve essere abbinata a una donatrice, che viene appositamente stimolata. Per l’abbinamento vanno seguiti criteri come il rispetto dell’etnia e del gruppo sanguigno.

Le pratiche illegali

Quali sono le pratiche illegali? Non possono essere pagate le donatrici. Non possono essere reperiti ovuli all’estero senza la tracciabilità della loro provenienza e condizioni di sicurezza del trasporto. Né possono essere prelevati ovuli contro la volontà delle pazienti, come — secondo le accuse della Procura — ha fatto il ginecologo Severino Antinori.
tartaruga
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Messaggio da tartaruga »

Eterologa. Lorenzin: “Sentenza Consulta non è immediatamente esecutiva”. Gallo (Ass. Coscioni): “Non cerchi scuse”
Il ministro della Salute, commentando l'arresto del noto ginecologo Severino Antinori, ha ricordato come la sentenza della Consulta avesse bisogno di molti interventi di adeguamento normativo, "che abbiamo fatto subito e completamente per quanto riguarda le nostre competenze". Pronta la replica della segretaria dell'Associazione Luca Coscioni: "La sentenza era ed è immediatamente esecutiva, Lorenzin si impegni per il rispetto della legge".

15 MAG - Botta e risposta a distanza tra il ministro della Salute Beatrice Lorenzin e la segretaria dell'Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, sulla fecondazione eterologa. Il ministro Lorenzin, commentando l'arresto del noto ginecologo Severino Antinori, avvenuto nei giorni scorsi, con l'accusa di aver prelevato ovuli ad una ragazza contro la sua volontà, ha commentato: "Riguardo alla fecondazione eterologa fin dall’inizio abbiamo detto che la sentenza della Consulta non era immediatamente esecutiva, ma aveva bisogno di molti interventi di adeguamento normativo, che abbiamo fatto subito e completamente per quanto riguarda le nostre competenze». Il riferimento è alla direttiva europea 17 del 2006, che regola proprio la donazione di gameti per l’eterologa, e che da noi resta ancora al palo.

Pronta la replica di Gallo: "Contrariamente a quanto afferma il ministro Lorenzin, la sentenza della Consulta sulla fecondazione eterologa era ed è immediatamente esecutiva, il ministero però non ha fatto nulla perché lo fosse nei fatti. Nei due anni trascorsi dalla sentenza sono state applicate tecniche eterologhe nel pubblico e nel privato. Indipendentemente dalle azioni di governo che, quando ci sono state, hanno solo determinato la violazione dell'anonimato dei donatori, come emerso da comunicazione del Garante Privacy rispetto all'operato del Centro Nazionale Trapianti dell'Iss".

"Il ministro, quindi, non trovi scuse per camuffare la mancanza di volontà politica. Si adoperi invece perché ci siano campagne informative, Lea aggiornati per consentire copertura a tutte le tecniche di fecondazione assistita. Le norme comunitarie base per garantire tracciabilità e sicurezza sono state già recepite. Le nuove direttive comunitarie che verranno da recepire non determinano un blocco delle tecniche, il nostro paese ha piena copertura normativa anche per la donazione di gameti, la Corte Costituzionale lo conferma. È nostro interesse garantire nel nostro paese la legalità comunitaria e il rispetto dei diritti, ma che tutto ciò non diventi un pretesto per giustificare l'assenza di volontà politica", conclude Gallo.
alina99
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Messaggio da alina99 »

Mille in coda per avere un figlio ma solo trecento ce la fanno

Il centro dell’Usl, a Oderzo, non riesce a dare risposta a tutte le richieste giunte da coppie sterili Il dg Benazzi ha un piano: «Assumo un biologo in più e creo sinergie con l’équipe di Conegliano»
TREVISO. Ci voglio quasi tre anni per avere un figlio. È il tempo medio di attesa per una fecondazione omologa – quindi fatta adoperando il seme e l'ovulo della coppia di aspiranti genitori – all'ospedale di Oderzo, sede del Centro per la procreazione medicalmente assistita “Gianluigi Beltrame” dell'Usl 9. Criticità che non sono cosa nuova per la struttura, dove il calo delle risorse economiche e la carenza di personale cozzano con le circa 1.200 richieste di fecondazione omologa che pervengono annualmente da uomini e donne con problemi di fertilità.

L’iter troppo lungo. Impossibile far fronte a una simile domanda con una sola biologa a tempo pieno, affiancata da quattro medici e uno psicologo di supporto. In questo momento quel che si riesce a fare al “Gianluigi Beltrame” è scritto nei dati forniti dalla direzione sanitaria, che parlano di una media di 120 coppie che vanno alla prima visita dopo aver atteso 15 mesi. E questo è solo il primo passo per diventare mamme e papà.

Dopo il consulto, se si viene giudicati idonei, l'iter procede in modo altrettanto lento. Ci vogliono altri 15 mesi per arrivare al primo ciclo di trattamenti con il trasferimento del materiale biologico nell'utero della donna. Tradotto in cifre il sogno di provare ad avere un figlio si concretizza, dopo una lunga attesa, per 26 donne ogni mese. Sono così suddivise: 8 di loro effettuano cicli di inseminazione intrauterina semplice, una metodica ambulatoriale con cui il seme maschile viene depositato dopo un trattamento nell'apparato genitale femminile; nei restanti 18 casi si tratta invece di interventi più complessi quali la Fivet e Icsi. La prima è la fertilizzazione di ovulo e spermatozoo in vitro con successivo impianto, la seconda è una tecnica che permette di fecondare l'ovulo tramite la microiniezione di uno spermatozoo selezionato in precedenza.

Pochi interventi. Lavorando a questo ritmo il centro opitergino riesce a svolgere circa 312 pratiche all'anno, pari a un quarto delle 1.200 domande iniziali, alle quali va aggiunto l'arretrato delle annate precedenti. Tuttavia, la percentuale di successo è incoraggiante: si attesta attorno al 35 per cento (un buon risultato viste le forze a disposizione) che può competere con gli esiti di procreazione medicalmente assistita (pma) dei migliori centri d'Italia.

La proposta. Ora però, l'Usl 9 punta a fare di più per le sue coppie. «Le difficoltà sull'omologa ci sono e con esse la migrazione dei pazienti verso il Friuli Venezia Giulia», conferma Francesco Benazzi, direttore generale dell'Usl 9. Qualcosa però si sta muovendo: l'azienda sanitaria trevigiana intende rimediare ai disagi con l'assunzione di un biologo dedicato e l'individuazione di una strategia su scala provinciale per seguire gli utenti che soffrono di infertilità. Nei prossimi mesi si cercherà di accelerare la presa in carico delle coppie alla ricerca di una gravidanza, dato che il tempo è una variabile fondamentale per il buon esito della pratica (la fertilità è inversamente proporzionale all'età che avanza). «Abbiamo chiesto alla Regione di poter assumere un nuovo biologo per seguire tutto il processo», spiega il dg Benazzi. Il passaggio è cruciale perché il biologo è una figura strategica per il buon funzionamento dei centri di pma. A lui competono le selezioni dei gameti, la fecondazione in vitro e il successivo impianto. Senza infoltire l'organico del centro di Oderzo l'attività continuerà a funzionare a rilento.

Conegliano e Oderzo. Accanto alla nuova professionalità da introdurre, la strategia del numero uno della sanità trevigiana, è già proiettata a ragionare in un'ottica territoriale ad ampio raggio. «Una volta che si attiverà l'Usl provinciale indicheremo due poli di riferimento per la procreazione medicalmente assistita: Conegliano che, con l'équipe del dottor Andrea Baffoni, è già molto forte in questo campo e Oderzo (con l'Ostetricia e Ginecologia diretti dal primario Roberto Baccichet) che sta rafforzando il servizio. Attraverso la sinergia tra le due realtà risponderemo in modo
più rapido alle domande, indirizzando i cittadini dove si fa prima». Mobile sarà anche il nuovo biologo: se autorizzato dalla Regione, andrà in appoggio ai due centri trevigiani di Usl 7 e Usl 9 a seconda delle necessità. Insomma, si ragiona in un’ottica di Usl provinciale.
gaia
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Re: ARTICOLI & NEWS

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Dove e come nasce il mercato nero degli ovuli
La vicenda dell’arresto per “furto di ovuli” del noto ginecologo Severino Antinori, riaccende l’attenzione sullo stato della fecondazione eterologa in Italia.

A due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale (era l’aprile del 2014) che l’ha resa possibile anche nel nostro Paese cancellando il divieto stabilito dalla legge 40, le cose per le coppie che vogliono ricorrervi non sono molto cambiate rispetto al passato.

La verità è che mancano i gameti, ovuli e semi dei donatori esterni. E così gli ospedali pubblici e i centri privati annaspano: in due anni, secondo le stime, sarebbero stati eseguiti in tutto poco più di 1500 cicli (500 nei nosocomi e 1000 nei laboratori privati).

Il miraggio dell’eterologa
Numeri bassi che non riescono a stare dietro alle migliaia di richieste e che rendono in Italia l’accesso all’eterologa ancora un miraggio per molti.

“Il problema è, tra l’altro, che non è mai stata fatta nel nostro Paese alcuna campagna di sensibilizzazione e non c’è mai stata, al di là delle promesse del Ministro, una reale informazione sulla questione della donazione dei gameti”, attacca Andrea Borini, presidente della Società Italiana di preservazione della Fertilità e responsabile clinico e scientifico del centro privato Tecnobios Procreazione. Il risultato è quello che testimoniano i numeri e i fatti: “Sempre più Regioni, lo ha già fatto la Toscana, il Friuli e adesso anche l’Emilia Romagna, si rivolgono ai centri esteri per acquisire i gameti”, spiega a Consumatrici Borini.

Gameti dall’estero
In effetti è di questi giorni l’annuncio da parte della Regione Emilia del lancio di un bando al fine di individuare la banca dei semi estera con cui avviare una convenzione. “Abbiamo previsto una serie di requisiti e di caratteristiche molto stringenti a cui dovranno corrispondere le banche interessante” – ha detto Licia Petropulacos, direttore generale Sanità e politiche sociali della Regione – “Ad esempio i donatori e le donatrici non devono assolutamente ricevere una remunerazione per il loro gesto. Ovviamente alle banche estere verranno corrisposti dei soldi, come avviene già per l’acquisizione di midollo osseo, l’importante è che i donatori non lo facciano per soldi”.



Donazione gratis e spese a carico
È questo un altro punto dirimente della questione. In Italia è severamente vietato dalla legge retribuire chi dona e fin qui il divieto ha anche un senso. Il problema, però, è che da noi non è possibile neanche prevedere una qualche forma di rimborso spese, cosa che invece è ammessa in altri Paesi. Ancora Borini: “La Spagna prevede un rimborso di circa 1100 euro, negli Usa non è possibile riconoscere ai donatori meno di 1500 dollari. Da noi invece se, per esempio, una donna di Torino decidesse di donare ovuli nel mio centro di Bologna, il treno per arrivare dovrebbe pagarselo da sola e lo stesso vale per il vitto e per l’alloggio. E bisogna considerare che l’ovulodonazione non è esattamente come donare il sangue: ci sono gli esami preliminari da fare, i cicli di stimolazione ormonale e poi l’estrazione degli ovuli che è comunque un intervento chirurgico”. Difficile trovare chi, a tali condizioni, accetti di entrare in sala operatoria per aiutare un’altra donna ad avere un figlio.



Il mercato nero degli ovuli
È questo stato di cose che alimenta, necessariamente, un mercato nero degli ovuli. I mille euro in busta chiusa che, stando alle accuse, nella clinica di Antinori (la Matris di Milano) venivano passati sottobanco alle giovani donne che, spinte spesso dalle difficoltà economiche, erano disposte a diventare donatrici. Loro sì a pagamento.
delissa
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Re: ARTICOLI & NEWS

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Caso Antinori, 10 mila le coppie italiane alla ricerca di ovuli all'estero
Sempre più quelli che vanno all'estero per il cosiddetto «turismo riproduttivo». Le mete più spesso raggiunte sono i paesi dell’Est dove la «richiesta economica» è mediamente più bassa
Avrebbe trasportato gli ovuli in valigia, alcune volte avrebbe offerto mille euro per prelevarli, altre li avrebbe addirittura estratti senza il consenso delle donne. In base a queste accuse Severino Antinori, il ginecologo all’avanguardia sulla fecondazione assistita in Italia, è stato arrestato il 13 maggio scorso a Roma.



ANTINORI
Da sempre sostenitore della gravidanza a tutte le età, Antinori aveva conquistato le prime pagine dei quotidiani la prima volta nel 1994, dopo aver fatto partorire una donna di 63 anni, in quel periodo la più anziana del mondo. Da quel momento il suo operato è stato al centro di numerose polemiche. Fino all'accusa, che ha portato al suo arresto al sequestro della clinica Mastris di Milano, di aver prelevato ovuli a una infermiera spagnola 24enne, contro la sua volontà.

L'ACCUSA
La vittima avrebbe chiesto ad Antinori un parere su una sua cisti ovarica. In risposta è stata sottoposta a una terapia ormonale, poi sedata e operata contro la sua volontà. Al risveglio, la donna si sarebbe resa conto dell'accaduto e avrebbe chiamato il 112, in un momento di assenza del medico. In ospedale le sono state riscontrate ecchimosi sul corpo, lasciate dai lacci utilizzati per bloccarla al lettino.

L’INTERVENTO
Ma in cosa consiste l’estrazione degli ovuli? Lo abbiamo chiesto a Silvia, che si è sottoposta all’intervento, all’interno di una clinica a Barcellona. «Dopo un ciclo di terapia ormonale, eseguita attraverso iniezioni quotidiane, ero pronta all’estrazione degli ovuli. I medici hanno monitorato con diverse ecografie le dimensioni dei follicoli presenti e mi hanno comunicato il giorno in cui si sarebbe svolto l’intervento, definito pick-up».

IL COSTO? 6 MILA EURO
L’intervento si svolge in day hospital e ha un costo totale che in media si aggira intorno ai seimila euro, estrazione e inserimento successivo degli ovuli fecondati. «Quando mi hanno sedata non sapevo esattamente quanti ovuli avrebbero estratto, solo dopo circa 45 minuti, quando mi sono risvegliata e sono stata accompagnata nella mia stanza per riposarmi, la dottoressa che aveva eseguito il mio intervento mi ha comunicato che l’estrazione era andata molto bene: 7 ovuli».

«DOLORI AL VENTRE»
Gli ovuli vengono fecondati il giorno stesso e dopo circa 72 ore possono essere impiantati nell’utero della donna. In un numero massimo di tre, come previsto dalla legge spagnola. «Per tutta la giornata dell’intervento sono stata a letto, mi era difficile stare in piedi, il ventre era indolenzito. Con la testa ho pensato di continuo che in quel laboratorio forse stavano prendendo vita ben sette miei figli». Silvia si è poi sottoposta all’inserimento di due embrioni, i restanti cinque che sono stati fecondati, saranno custoditi per due anni, gratuitamente, dalla clinica a cui lei si è rivolta. Scaduto il termine starà a lei decidere se donarli gratuitamente, congelarli a pagamento per altro tempo o tentare una nuova gravidanza.
delissa
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Iscritto il: 11 giu 2015, 22:44

Re: ARTICOLI & NEWS

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IL TRAFFICO DI OVULI
In Italia sono trascorsi due anni dalla sentenza della Corte Costituzionale del 9 aprile 2014, che cancella il divieto di fecondazione eterologa dalla legge 40. Mancano però ad oggi le donatrici. In base ai dati, i cicli eseguiti negli ospedali pubblici non superano i 500 mentre nelle strutture private il numero si aggira intorno ai mille. Nella maggior parte dei casi, gli ospedali italiani si rivolgono alle banche estere, dove è possibile acquisire ovuli ma non acquistarli. La donazione è ammessa solo a titolo volontario e quindi gratuito, le norme non prevedono nessun rimborso spese per il tempo investito nelle procedure mediche così come non sono riconosciuti dal servizio sanitario gli esami e i controlli necessari per sottoporsi all’espianto.

10 MILA COPPIE ITALIANE
Secondo una ricerca dell'Eshre (European society of human reproduction and embryology) ogni anno almeno 10mila coppie italiane, si rivolgono a cliniche estere per il cosiddetto «turismo riproduttivo». Nel 2010 il nostro paese aveva il primato in Europa (il 31%) per i viaggi ai centri esteri di procreazione assistita. Le mete più spesso raggiunte sono i paesi dell’Est dove la «richiesta economica» è mediamente più bassa, rispetto a paesi come la Spagna e la Danimarca. Proprio in Romania è stato negli anni scorsi portato alla luce un ingente traffico di ovociti a cui facevano ricorso moltissimi italiani, britannici e israeliani. Un business da centinaia di migliaia di euro, che, stando a quanto racconta la cronaca di questi giorni, ha trovato ampio spazio anche in Italia.
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