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girasole99
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da girasole99 »

scusatemi l'espressione ma grazie al **** che veniamo nell'europa Orientale, se i prezzi sono piu' bassi e la qualità di servizi no scarseggia è ovvio che ci sia sempre la richiesta.
tartaruga
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da tartaruga »

girasole99 ha scritto:scusatemi l'espressione ma grazie al **** che veniamo nell'europa Orientale, se i prezzi sono piu' bassi e la qualità di servizi no scarseggia è ovvio che ci sia sempre la richiesta.
esperessione unpo forte ma la condivido..
alina99
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da alina99 »

Se le donne non vogliono donare gli ovuli, se ne facciano tutti una ragione
Finora in Italia la fecondazione eterologa si sta rivelando un clamoroso flop. Tra le cause evidenti, la mancanza (quasi assoluta) di donne disponibili a donare i propri ovuli gratuitamente (come è noto, la legge 40/2004, art. 12, comma 6, vieta e sanziona la commercializzazione di gameti umani). Accade in Italia ma anche in tanti altri Paesi. Ora qualche "illuminato" vorrebbe introdurre anche nel nostro Paese la vendita degli ovociti, ma il buon senso della gente – e delle donne in particolare - ha già dato nei fatti la sua chiara risposta

Non è una bella storia quella balzata alle cronache in questi ultimi giorni, a proposito della presunta “predazioni” di ovuli, a danno di una giovane donna spagnola (ma forse anche di altre donne) che non aveva dato il proprio consenso, ad opera (secondo le accuse della depredata) del noto e discusso ginecologo Severino Antinori, con la complicità di alcune sue collaboratrici.
Non è certo questo il “luogo” per celebrare processi sommari, quindi lasciamo volentieri alla magistratura il compito che le è proprio, ovvero accertare la verità dei fatti e le eventuali responsabilità personali delle persone coinvolte nella vicenda.

Piuttosto, prendiamo spunto da quanto emerso finora e da alcuni commenti apparsi sui media, per fare qualche considerazione più generale su certi aspetti legati alle tecniche di fecondazione eterologa.
In estrema sintesi,

finora in Italia la fecondazione eterologa si sta rivelando un clamoroso flop.

Tra le cause evidenti, la mancanza (quasi assoluta) di donne disponibili a donare i propri ovuli gratuitamente (come è noto, la legge 40/2004, art. 12, comma 6, vieta e sanziona la commercializzazione di gameti umani). La donazione “disinteressata” di ovuli, dunque, non funziona nel nostro Paese – e, ad onor del vero, neanche in altri – perché nessuna donna, se non in rarissimi casi, accetta di sottoporsi a pesanti e rischiose procedure mediche per la raccolta dei propri ovociti, senza un congruo contraccambio economico. Cosa che si verifica regolarmente in altri Paesi, dove la legge lo consente.
Ecco allora che qualche commentatore “illuminato”, in questo giorni, ha pensato bene di rischiarare le menti obnubilate e ristrette della gente comune, spiegando (o almeno provandoci) che se in Italia avvengono fatti come quelli di cui è accusato Antinori, la vera colpa è proprio del vigente divieto di commercializzazione dei gameti. Un po’ come dire: e che doveva fare il povero Antinori, pressato dalla richiesta assillante di tante coppie in attesa di ricorrere alla fecondazione eterologa e all’asciutto di ovuli da fecondare ? In Italia, comprare non si possono, quindi… si può anche finire col perdere la testa ed abbandonarsi a “soluzioni alternative” a portata di laparoscopio!
Da qui la conclusione, ancor più “illuminata” di chi l’ha proferita: per evitare alla radice fattacci del genere, occorre cambiare la legge e permettere anche in Italia la compravendita dei gameti. In fondo, tutti ne avrebbero un tornaconto, chi vende e chi acquista. Brillante idea!
Ma allora, perché non allargare il ragionamento? Se è giusto commercializzare un gamete, che serve a “fare un figlio” – desiderio legittimo, ma non certo necessario alla sopravvivenza – tanto più si dovrebbe allora consentire la compravendita di organi (almeno quelli non necessari alla sopravvivenza) ai fini di trapianto – questo sì, quasi sempre necessario alla sopravvivenza.
Eppure quest’idea ripugna al senso comune, anzi in quasi tutto il mondo viene proibita e sanzionata dalla legge. E non a caso. Perché, nei fatti, è facile verificare che chi decide, in qualche parte del mondo, di mettere in vendita parti del proprio corpo (organi o gameti che siano), lo fa sempre e solo perché quasi costretto da una condizione di grave indigenza.
E se fosse vero il ragionamento “illuminato” di cui sopra,

com’è che l’Italia figura tra i Paesi al mondo col maggior tasso di donazioni (gratuite) d’organi a fine di trapianto? Come mai questa generosità solidale non si riscontra anche per la donazione di ovuli?

Se lo chiedano – con onestà intellettuale – coloro che pensano di risolvere la carenza di ovuli per la fecondazione eterologa, rendendo legale la commercializzazione di parti del corpo umano, fossero anche minuscoli ovociti!
Del resto, il buon senso della gente – e delle donne in particolare – ha già dato nei fatti la sua chiara risposta. Se ne facciano una ragione gli “illuminati” di turno!
robi24ma
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da robi24ma »

Infertilità, PMA & co(sti)
Aumenta l’età ed è più stabile la condizione professionale, per entrambi i partner delle coppie che si sottopongono alla procreazione medialmente assistita. Coppie che, dopo tre anni circa di tentativi per ottenere una gravidanza, scanditi da un tempo pari, in media, ai primi quindici mesi di dubbi e domande relativi alla difficoltà di concepire un figlio e dai successivi dieci mesi (minimo) prima di rivolgersi a un medico, in genere il ginecologo di fiducia, hanno un livello d’istruzione più alto e una condizione professionale più certa.

Per metà di loro, e sono sempre di meno rispetto a una ricerca precedente, effettuata nel 2008, la diagnosi di infertilità ha una causa specifica, e per le restanti, il motivo rimane inspiegato: il percorso diagnostico è articolato, soprattutto per le coppie del Sud e delle Isole, in cui l’individuazione della ragione dell’infertilità è sempre meno definita.

Eterogeno, invece, nell’intera penisola, il protrarsi dei tempi di attesa per accedere al trattamento: meno di tre mesi per le coppie che si sono rivolte a un centro privato, fino ai sei per quelle che hanno optato per uno convenzionato e oltre gli undici per quelle che hanno scelto una struttura pubblica.

La scelta, per la maggior parte dei pazienti intervistati nell’indagine “Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in PMA”, realizzata dal Censis, è stata condizionata dalla buona fama, e, in percentuali decisamente inferiori, perché è vicino casa o perché lo ha consigliato il medico curante. Ma c’è, pure, chi è stato orientato dai risultati delle ricerche su internet o perché economicamente più conveniente.

Che sia la FIVET omologa, quella a cui fa ricorso il 60,9 per cento delle coppie, o l’ICSI omologa per il 42,3 per cento del campione (ma non è trascurabile la percentuale di coloro che effettuano la crioconservazione dei gameti o il crio-transfer da scongelamento), il costo non è per tutti accessibile. Sebbene, soprattutto al Nord, le cure siano sostenute dal costo del ticket, il 35,4 per cento delle coppie ha pagato di tasca propria, principalmente al Centro, al Sud e nelle Isole, spendendo, occhio e croce, quattromila euro.

Ma tant’è. Loro, in linea di massima, sono soddisfatte. Meno dal punto di vista degli aspetti psicologici e relazionali sia per le difficoltà legate alla complessità del percorso, in cui è frequente l’assenza di un unico riferimento che possa guidare la coppia nel tempo, sia per l’incapacità dei centri, dove è riscontrabile una carenza informativa, di dare risposte alle problematiche di un vissuto così intimo.

E se il primo tentativo fallisce, fonte di frustrazione che impatta notevolmente nel vissuto della coppie, il 65,4 per cento di queste intende riprovarci e solo il 31 per cento contempla la possibilità della strada dell’adozione, che diventa, invece, sempre più concreta all’aumentare del grado di istruzione.

E la metà delle coppie ammette che il problema dell’infertilità sia un pensiero costante, motivo di disagio sia a causa della medicalizzazione di alcuni aspetti della vita intima, vedi la sessualità, sia per la sensazione di percepirsi diversi dagli altri e per la scarsa comprensione da parte dei familiari e degli amici più vicini. Quelli stessi che, però, scendono in piazza per difendere la possibilità di selezionare l’embrione.
claudy55
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da claudy55 »

Fecondazione assistita, genitori sempre più vecchi. Il 35% delle coppie paga di tasca propria

Spesa fino a 5.200 euro. Il resto versa il ticket o si rivolge a strutture pubbliche senza esborso. Aumenta l'età media dei futuri mama e papà
CON UN LAVORO più stabile e qualche anno in più sia per l’uomo che per la donna. Sono alcuni dei mutamenti più significativi nel profilo delle coppie che si sottopongono alla fecondazione assistita e che emergono dalla ricerca Diventare genitori oggi: il punto di vista delle coppie in Pma, realizzata dal Censis in collaborazione con la Fondazione Ibsa a otto anni di distanza dalla prima ricerca sul tema. L’indagine è stata realizzata su un campione di 361 coppie seguite da 23 centri per il trattamento dell’infertilità situati in varie regioni. Un problema, quello dell’infertilità, che secondo le ultime stime fornite dall’Organizzazione mondiale della sanità, riguarda il 15% circa delle coppie dei paesi industrializzati avanzati.

L'identikit degli aspiranti genitori. Rispetto all’ultima indagine condotta dal Censis otto anni fa, aumenta l’età del partner maschile (che passa da 37,7 anni nel 2008 a 39,8 anni nel 2016) e femminile (da 35,3 anni a 36,7 anni) e la condizione professionale è più stabile per entrambi. "Le coppie attualmente impegnate in un percorso di Pma cominciano sempre più tardi a cercare una gravidanza, come dimostra l’incremento dell’età media dei partner, il che va direttamente a influire sulle possibilità di successo delle tecniche: la percentuale di gravidanze sulle coppie trattate, considerando tutte le tecniche, è attestata intorno al 22%", ha detto Ketty Vaccaro, responsabile dell’area Welfare e Salute del Censis. E oltre una coppia su tre paga di tasca propria, spendendo fino a 5.200 euro. "Il messaggio che la fertilità non è una questione privata ma un bene sociale e che ha una scadenza va dato agli adolescenti altrimenti diventa tardi ed inutile", ha commentato Giulia Scaravelli, responsabile del Registro Nazionale della Pma dell'Istituto Superiore di Sanità.

Quando inizia il percorso medico. Si tratta di coppie che cercano di avere un figlio mediamente da poco meno di quattro anni. I primi dubbi sulla capacità di ottenere una gravidanza sono intervenuti dopo 15,5 mesi di tentativi, un tempo più lungo rispetto ai 12,2 mesi di media nel 2008 e sono le donne più giovani a essersi interrogate per prime sulle difficoltà incontrate, mentre per le donne più avanti negli anni sembra essere data per scontata qualche difficoltà in più. Si incrementa, inoltre, il tempo che si lascia trascorrere tra i primi dubbi e la scelta di rivolgersi a un medico (10,9 mesi contro i 9,2 mesi indicati nella precedente indagine). Guardando all’intero percorso, dal primo contatto con il medico al ricorso al primo centro di Pma, in media trascorre poco più di un anno (12,7 mesi), circa 6 mesi in meno rispetto agli ultimi dati. In ogni caso, anche in quest’ultima indagine rimane confermato che le coppie meno istruite sono arrivate ai centri di Pma dopo un percorso decisamente più lungo rispetto a quelle con un livello di istruzione più alto.

A chi si rivolgono. Il professionista a cui la coppia si è rivolta la prima volta è nella grande parte dei casi il ginecologo (72,5%), il 13,6% indica invece di essersi rivolto direttamente allo specialista di un centro di Pma, una percentuale raddoppiata rispetto al 7,1% dell’ultima indagine. Una percentuale ridotta, invece, fa riferimento all’andrologo o urologo (6,2%) e al medico di medicina generale (5,8%). "A guidare la scelta non dovrebbe essere la fama del centro, ma piuttosto la capacità dei ginecologi di instaurare un rapporto empatico con le coppie, il livello di tecnologia di cui il centro dispone, la qualità del laboratorio e il numero di embriologi che non dovrebbe mai essere inferiore a dieci", ha spiegato Filippo Maria Ubaldi, direttore del Centro Genera della Clinica Valle Giulia di Roma
claudy55
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da claudy55 »

Le cause dell'infertilità. Solo al 55% delle coppie intervistate è stato diagnosticato un problema connesso a una causa specifica mentre per ben il 35,3% la causa di infertilità rimane inspiegata e per il 9,7% delle coppie il medico ha dei dubbi sulle possibili cause. Rispetto al 2008 c’è una diminuzione significativa (circa 9 punti percentuali) delle coppie a cui è stata diagnosticata una causa specifica dell’infertilità.

Come si sceglie il centro di Pma. A guidare gli aspiranti genitori nella scelta del centro a cui affidarsi spicca la fama per gli ottimi risultati della struttura, che rappresenta il criterio principalmente seguito dalle coppie (38,6%), in particolare al Centro Italia (42,9%) e tra chi ha livelli alti di istruzione (45,1%). Inoltre, il 18,9% riconosce di aver scelto il centro perché vicino alla propria abitazione e con percentuali più ridotte si fa riferimento anche al parere ottenuto da altre coppie in cura presso il centro scelto, alla presenza nella struttura del proprio medico curante e alla dotazione tecnologica più adeguata. Il centro presso cui le coppie si trovano attualmente in cura rappresenta per il 72,2% del campione l’unico al quale si sono rivolti per sottoporsi alla Pma, una percentuale più bassa di quella rilevata nel 2008 (76% circa), a indicazione che è un numero più ampio di coppie a frequentare più di un centro di Pma.

Quali trattamenti fanno. Il 60,9% delle coppie dichiara di effettuare la Fivet omologa (il 2,6% eterologa). Il 42,3% è invece sottoposto a Icsi omologa (l’1,7% eterologa). Una percentuale più bassa effettua la crioconservazione dei gameti e il Crio-transfer da scongelamento (rispettivamente il 2% e il 5%).

I tempi di attesa. Circa un terzo (33%) del campione ha atteso meno di tre mesi prima di iniziare la terapia, in particolare le coppie che si sono rivolte a centri privati (49%); il 26% ha atteso tra i 3 e i 6 mesi e si tratta più frequentemente di pazienti in cura presso strutture private convenzionate (41%), il 24% ha iniziato i trattamenti trascorsi da 6 a 11 mesi dal momento in cui si è rivolto al centro, in particolare le coppie in cura presso centri pubblici e privati convenzionati (rispettivamente il 32% e il 28%). Il 17% ha atteso un anno e oltre prima di accedere ai trattamenti, una percentuale che sale al 29% tra chi si è rivolto al pubblico. "Manca la volontà politica di rendere fruibili a tutti le tecniche di procreazione assistita che oggi sono disponibili. Perciò, bisogna investire sul Welfare e sulla Sanità per risolvere il problema dell'accesso anche economico. Ora c'è bisogno di una legge che renda applicabile ciò che di fatto è già applicato nella Pma dopo la caduta ddi quasi tutti i divieti della Legge 40", ha commentato sul problema dell'attesa Filomena Gallo, segretario nazionale dell'Associazione Luca Coscioni e presidente dell'Associazione Amica Cicogna.

I costi. Quasi la metà del campione ha avuto accesso alla Pma pagando il ticket (49%), quota che tra le coppie residenti a Nord sale al 59%. Il 35% ha invece avuto accesso ai trattamenti pagando interamente di tasca propria, in particolare i residenti al Centro Italia (67%) e del Sud e Isole (51%), aree in cui è più ampia la concentrazione di strutture private.
"Anche i dati del nostro Registro confermano che l'accesso alle cure di Pma è molto iniquo a seconda della regione in cui si abita, dato che si evince sia guardando al numero di centri pubblici disponibili sia al numero di bambini nati dopo le cure mediche", ha spiegato ancora Scaravelli.

Per il 14% i costi sono stati sostenuti interamente dal Sistema sanitario regionale. Tra chi ha sostenuto la spesa di tasca propria, il costo dell’ultimo ciclo di Pma si è aggirato intorno ai 4.000 euro (4.200 al Nord, 5.200 al Centro Italia e 2.900 al Sud e Isole). Riguardo alla spesa per il ticket, le coppie in cura presso centri pubblici e privati convenzionati indicano di aver pagato in media 340 euro. "Sono coppie privilegiate sotto il profilo sociale ed economico, il che fa supporre che l’accesso al percorso sia difficile, se non precluso, a chi ha meno risorse e livelli di istruzione più bassi. Per queste coppie il percorso di Pma appare più lungo e complesso ed è comunque fortemente differenziato a livello territoriale, anche a causa di una offerta caratterizzata dalla prevalenza di strutture private, ha commentato Vaccaro.
claudy55
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da claudy55 »

Gli aspetti critici. Anche se il livello di soddisfazione dichiarato dalle coppie nei confronti dei centri di Pma è abbastanza buono (48%), l’indagine ha evidenziato alcuni aspetti problematici. Ad esempio, il 41% dichiara di aver avuto difficoltà d’accesso legate alle liste d’attesa (soprattutto al Nord) e ai costi economici (specie al Centro-Sud). Internet non rappresenta la fonte primaria di informazione circa la possibilità di sottoporsi alla Pma ma una coppia su due (52%) sceglie la rete per leggere esperienze di altre coppie che hanno intrapreso un percorso di procreazione assistita e confrontarsi con esse. Un’esigenza che nasce anche dal fatto che per l’82% delle coppie la frustrazione derivante dai tentativi di concepimento falliti ha un impatto negativo sul vissuto quotidiano.

La reazione di fronte al fallimento. Che succede, se il tentativo di diventare genitori fallisce? Il 75,5% delle coppie in cui la partner ha fino a 34 anni, decide di riprovarci andando all’estero per accedere a tecniche di fatto di difficile accesso, come l’eterologa, o per trovare centri migliori. percentuale che scende al 54,9% se la donna ha 40 anni e oltre. Solo il 31% ha effettivamente contemplato la possibilità di adottare un bambino, mentre la grande parte (69%) risponde di non aver valutato questa possibilità.

Cosa pensano della Legge 40. Qual è l’opinione delle coppie che vivono in prima persona le esperienze “disciplinate” dalla Legge 40/2004? Quasi la totalità delle coppie è d’accordo nel sostenere che nel nostro paese era necessaria una legge che regolamentasse un tema così delicato (93%), così come il 90% pensa che sia giusto che esista una legge che tuteli i diritti dell’embrione. Inoltre, oggi solo il 27% pensa che la legge metta in secondo piano la salute delle donne. Quasi la totalità delle coppie ritiene, inoltre, giusta la possibilità di selezionare l’embrione per eliminare situazioni di gravi malattie (90%).

Fecondazione eterologa e utero in affitto. Circa l’81% pensa che la fecondazione eterologa dovrebbe effettivamente essere disponibile per tutti, mentre il campione intervistato appare diviso sulla possibilità di ricorrere all’utero in affitto: infatti, è il 46% a ritenere che la legge dovrebbe eliminare le restrizioni al ricorso a questa pratica. Infine, il 45% ritiene che la legge dovrebbe consentire l’accesso alle tecniche anche ai single e il 42% anche alle coppie omosessuali, un dato che testimonia un’apertura verso un significato di genitorialità che va oltre l’idea di famiglia tradizionale
tartaruga
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da tartaruga »

Fecondazione: Gallo, azioni legali contro Regioni senza centri pubblici
Roma, 27 mag. (AdnKronos Salute) - "Procederemo contro le 4 Regioni che non hanno ancora recepito il documento della Conferenza Stato-Regioni per la fecondazione assistita eterologa. E anche, singolarmente, per far sì che le coppie infertili ricevano un rimborso dei costi sostenuti per le cure effettuate privatamente, laddove nella loro Regione non esistono centri pubblici che garantiscano la procreazione medicalmente assistita". A dirlo all'AdnKronos Salute Filomena Gallo, avvocato e segretario dell'associazione Luca Coscioni, che interverrà oggi a Roma al 1° Convegno internazionale 'La tutela della salute riproduttiva', organizzato da Pamegeiss, la società scientifica di genetica e infertilità dei Paesi del Mediterraneo.

"Le 4 Regioni inadempienti - ricorda Gallo - sono Campania, Calabria, Basilicata e Puglia, e ci sono problemi per l'eterologa, ma anche per l'omologa. Si tratta di Regioni in piano di rientro e potremmo comprendere la motivazione per cui non vengono offerte le tecniche di Pma. Ma di fatto ci sono cittadini bloccati, che non possono nemmeno rivolgersi a centri pubblici di altre Regioni perché sono stati bloccati anche i rimborsi delle prestazioni effettuate lontano dal luogo di residenza. E' come se un malato di cancro non potesse andare in ospedale a curarsi e nemmeno viaggiare in un'altra Regione per avere assistenza, perché l'infertilità e la sterilità sono a tutti gli effetti delle malattie. Il principio di uguaglianza non viene rispettato. Urge un immediato aggiornamento dei Livelli essenziali di assistenza, che da un anno giacciono in Stato-Regioni".

Come già fatto in passato per altre questioni riguardanti la Pma, "agiremo legalmente contro le Regioni che non recepiscono il documento e poi agiremo per ogni singolo caso che ce lo richiederà per un rimborso dei cicli effettuati nel privato, in assenza di offerta pubblica. E pensiamo che dovrebbe essere previsto anche il rimborso delle prestazioni effettuate all'estero, sulla base della normativa transfrontaliera. Non esiste giustificazione di rientro economico: un Paese che non pensa alla salute dei propri cittadini è un Paese che non investe nel futuro".
robi24ma
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da robi24ma »

Salute riproduttiva, tutela a macchia di leopardo


Il diritto di avere un figlio utilizzando tecniche di procreazione medicalmente assistita (Pma)«è negato alle coppie di Campania, Basilicata, Calabria e Puglia». A denunciarlo è Filomena Gallo, segretario nazionale dell’associazione Luca Coscioni, nel corso del convegno sulla Tutela della salute riproduttiva, organizzato venerdì 27 maggio a Roma da Pamegeiss, Società scientifica di genetica e infertilità dei Paesi del Mediterraneo. «Ciò accade – precisa Gallo - nelle Regioni commissariate e in dissesto economico, che disponendo di meno fondi, non hanno risorse da investire nel settore». Pertanto la fecondazione assistita, sia essa omologa o eterologa, «non viene rimborsata dallo Stato, ma resta a carico dei pazienti».

L’Italia presenta una situazione a macchia di leopardo anche per quanto riguarda i limiti di età fissati per l’accesso alle tecniche di Pma in convenzione, molto diversi da Regione a Regione, con liste d’attesa durante le quali, spesso, scadono i termini previsti. «La Conferenza delle Regioni ha introdotto a settembre 2014 il limite di 43 anni per l’accesso alla fecondazione sia omologa che eterologa, che non è contemplato dalla legge 40 del 2004 e che prevede anche il pagamento di un ticket nel pubblico quanto nel privato convenzionato» ricorda il professore di Biodiritto Gianni Baldini. «Alcune Regioni hanno ritenuto di alzare questo limite, come per esempio il Veneto che lo ha portato a 50 anni» aggiunge. Ma il tetto oscilla dai 45 anni in Emilia Romagna ai 43 del Lazio. Il costo medio di una fecondazione omologa o eterologa in un centro pubblico è di 3 mila euro, mentre nelle strutture private può arrivare a superare i 10 mila.

Dai dati dell’Istituto superiore di sanità risuta che i centri Pma in Italia sono 358 (di cui solo la metà sono pubblici o privati convenzionati), con il maggior numero di strutture al Nord: 64 in Lombardia, 43 in Campania (quasi tutte private), nel Lazio 41 (per la maggior parte private), 38 in Veneto e in Sicilia (quasi tutte private), 27 in Piemonte. Seguono Emilia Romagna e Toscana (22 a regione), Puglia (14), Liguria (10), Calabria (8), Trentino (6), Friuli, Abruzzo e Marche (5 a Regione), Sardegna (3), Umbria, Basilicata e Molise (2 a regione) e Valle d’Aosta (1).
swimma
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da swimma »

Procreazione assistita, crioconservazione embrioni e oviciti: detraibilità delle spese
Le spese per la procreazione medicalmente assistita, crioconservazione embrioni e oviciti, sostenute anche all’estero, rientrano tra le spese sanitarie detraibili nel 730 o Unico PF. Spetta quindi una detraibilità del 19% della spesa, oltre una franchigia di 129,11 euro. Vediamo tutte le indicazioni dell’Agenzia delle Entrate pubblicate in apposite circolari.
L’Agenzia delle Entrate in proprie circolari ha ammesso tra le spese sanitarie detraibili anche le spese per la procreazione medicalmente assistita, la crioconservazione degli embrioni e degli oviciti. Le spese sostenute, anche all’estero, sono detraibili se il contribuente si fa rilasciare apposita fattura.

La detrazione spettante per le spese per la procreazione medicalmente assistita, la crioconservazione degli embrioni e degli oviciti è del 19%, oltre una franchigia di 129,11 euro. Sono infatti da considerarsi tra le spese mediche e sanitarie detraibili nel quadro E – Oneri e Spese del modello 730, al rigo E1 che riguarda appunto le spese sanitarie.

L’esistenza della franchigia di 129,11 euro fa presupporre che ai fini della detrazione il contribuente deve considerare solo le spese sostenute oltre tale soglia, oltre la quale infatti è possibile recuperare, o meglio “scaricare” nel 730 o nell’Unico PF, il 19%, ossia 19 euro ogni 100 euro di spesa sostenuta.

Vediamo ora le tre risposte dell’Agenzia delle Entrate nelle circolari e che riguardano la procreazione medicalmente assistita (PMA) con trattamento di di iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI), la crioconservazione degli embrioni e degli oviciti.
Procreazione medicalmente assistita detraibile

L’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 18/E del 6 maggio 2016 è intervenuta chiarendo che le spese per l’intervento all’estero in ambito della procreazione medicalmente assistita (PMA) sono detraibili nella dichiarazione dei redditi in quanto sono considerate spese sanitarie detraibili.

Nella circolare è stato chiarito se le spese relative al trattamento di iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI), nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA), effettuato all’estero, siano detraibili.

L’Agenzia delle Entrate, tenuto conto del parere fornito dal Ministero della Salute in merito alle spese relative alle prestazioni di crioconservazione degli ovociti e degli embrioni effettuate all’estero per le finalità di cura previste nel percorso di procreazione medicalmente assistita (di cui parleremo in seguito), ritiene che anche le spese sostenute per il trattamento di iniezione intracitoplasmatica dello spermatozoo (ICSI), nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA), effettuato all’estero sono ammesse in detrazione, ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett c), del TUIR.

In materia di Procreazione medicalmente assistita (PMA) la disciplina di riferimento è, infatti, recata dalla legge n. 40 del 2004, istituita al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità, nonché dalle relative linee guida aggiornate con decreto del Ministro della Salute 1° luglio 2015.

La documentazione da presentare per la detrazione delle spese sostenute dovrà, anche in questo caso, essere rilasciata da una struttura di procreazione medicalmente assistita autorizzata dall’Autorità competente del Paese estero secondo le normative vigenti, così come precisato dal Ministero della Salute con il citato parere. Dalla stessa documentazione, ovvero da dichiarazione di un medico specializzato italiano, dovrà risultare che la prestazione è conforme ai trattamenti consentiti dalla normativa italiana.
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