Fecondazione eterologa: ecco i limiti più discussi
Inviato: 24 feb 2015, 09:39
Fecondazione eterologa: ecco i limiti più discussi
Troppi i paletti imposti alla fecondazione eterologa secondo molti esperti. E ci sono già domande di revisione
Тon accenna a placarsi il dibattito iniziato subito dopo che la Consulta ha dato il via libera alla fecondazione eterologa anche in Italia. Gli ultimi a intervenire sono stati ginecologici, esperti di diritto ed associazioni, secondo cui al momento sono stati imposti troppi paletti. Vediamo i punti più discussi.
Solo alle coppie infertili
Innanzitutto, la legge 40/2004, che regolamenta la procreazione medicalmente assistita (Pma) e dunque anche la fecondazione eterologa, stabilisce che le uniche a poter intraprendere questa strada sono le coppie infertili in età potenzialmente fertile, maggiorenni e di sesso diverso. Quindi, la donazione di gameti è preclusa alle donne single e alle coppie omosessuali.
La donna deve avere meno di 43 anni
In secondo luogo, le linee guida sulla fecondazione eterologa prevedono che la tecnica sia offerta (gratuitamente o dietro pagamento di un ticket) dal servizio sanitario regionale solo alle donne che hanno meno di 43 anni. La ragione? Le scarse risorse economiche. Questa, però, secondo gli esperti è una grave discriminazione. “Questo limite è incostituzionale perché discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all’età, anche alla luce del fatto che la legge madre, tra i requisiti, prevede un’età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva, in considerazione del fatto che vi è differenza tra donna e donna. La discriminazione effettuata è insomma gravissima: proviamo a immaginare se trasferissimo questo limite e la relativa giustificazione alle altre patologie. Sarebbe come prevedere che un malato di cancro possa accedere alla chemio se ha meno di 50 anni altrimenti no, meglio risparmiare quei soldi pubblici” ha affermato l’avvocato Filomena Gallo, docente di Legislazione ed etica nelle biotecnologie in campo umano dell’Università di Teramo.
Troppi i paletti imposti alla fecondazione eterologa secondo molti esperti. E ci sono già domande di revisione
Тon accenna a placarsi il dibattito iniziato subito dopo che la Consulta ha dato il via libera alla fecondazione eterologa anche in Italia. Gli ultimi a intervenire sono stati ginecologici, esperti di diritto ed associazioni, secondo cui al momento sono stati imposti troppi paletti. Vediamo i punti più discussi.
Solo alle coppie infertili
Innanzitutto, la legge 40/2004, che regolamenta la procreazione medicalmente assistita (Pma) e dunque anche la fecondazione eterologa, stabilisce che le uniche a poter intraprendere questa strada sono le coppie infertili in età potenzialmente fertile, maggiorenni e di sesso diverso. Quindi, la donazione di gameti è preclusa alle donne single e alle coppie omosessuali.
La donna deve avere meno di 43 anni
In secondo luogo, le linee guida sulla fecondazione eterologa prevedono che la tecnica sia offerta (gratuitamente o dietro pagamento di un ticket) dal servizio sanitario regionale solo alle donne che hanno meno di 43 anni. La ragione? Le scarse risorse economiche. Questa, però, secondo gli esperti è una grave discriminazione. “Questo limite è incostituzionale perché discrimina in base alla gravità dello stato di infertilità e all’età, anche alla luce del fatto che la legge madre, tra i requisiti, prevede un’età potenzialmente fertile, non indicando quella definitiva, in considerazione del fatto che vi è differenza tra donna e donna. La discriminazione effettuata è insomma gravissima: proviamo a immaginare se trasferissimo questo limite e la relativa giustificazione alle altre patologie. Sarebbe come prevedere che un malato di cancro possa accedere alla chemio se ha meno di 50 anni altrimenti no, meglio risparmiare quei soldi pubblici” ha affermato l’avvocato Filomena Gallo, docente di Legislazione ed etica nelle biotecnologie in campo umano dell’Università di Teramo.