Ancora ostacoli per l’eterologa, le coppie italiane costrett
Inviato: 08 lug 2015, 21:57
Ancora ostacoli per l’eterologa, le coppie italiane costrette all’esilio
Previsto il divieto di scelta del fenotipo del donatore. La psicologa: «Non è eugenetica, ma un modo per evitare la roulette, già permesso all’estero»
A inizio luglio, un anno e tre mesi dopo la sentenza della Consulta sull’incostituzionalità della legge 40, il ministero della Salute ha approvato le linee guida sul funzionamento della fecondazione eterologa nel nostro Paese. Con un divieto di non poco conto (oltre a quelli che già si conoscevano, come il divieto di accesso per le coppie omosessuali): «Al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche», non si possono scegliere «particolari caratteristiche fenotipiche del donatore» di seme. Che significa: non si può scegliere un donatore o una donatrice mora anziché bionda. Cosa che in molti Paesi, dalla Svizzera alla Spagna, invece è permesso, potendo individuare i donatori compatibili con le caratteristiche fenotipiche dei genitori. E non per avere un figlio più bello, ma per far sì che l’aspetto del donatore, e quindi anche quello del figlio futuro, non sia troppo lontano da quello del padre e delle madre. In parole povere: se i genitori sono biondi, si eviterà un donatore pakistano con i capelli neri.
«La formulazione delle linee guida è piuttosto ambigua», dice Annalisa Scanu, psicologa e psicoterapeuta coordinatrice del gruppo di ricerca e intervento sulla procreazione medicalmente assistita dell’Aippi (Associazione italiana di psicoterapia psicoanalitica dell’infanzia, adolescenza e famiglia). «Cosa significa? Che non si possono scegliere colore di occhi e capelli, altezza, quoziente intellettivo o curriculum vitae del donatore? Oppure che verrà fatto un abbinamento casuale, a prescindere dal fenotipo, gruppo etnico, peso, taglia ecc.?».
Nei centri spagnoli, ai quali negli ultimi dieci anni di divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40 del 2004 si sono rivolti molti italiani, non è prevista la scelta del fenotipo. Ma i donatori sono abbinati ai riceventi in base al fenotipo. La stessa cosa accade nelle cliniche svizzere. L’abbinamento, d’altronde, era stato proposto anche nel documento della conferenza delle Regioni del 4 settembre 2014. «Non è possibile per i pazienti scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore, al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche», si legge. «In considerazione del fatto che la fecondazione eterologa si pone per la coppia come un progetto riproduttivo di genitorialità per mezzo dell’ottenimento di una gravidanza, il centro deve ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente».
«Non si tratta dunque di eugenetica», dice Annalisa Scanu, «ma di evitare una “roulette” che sembra avere la funzione di far demordere una certa quota di aspiranti genitori e rischia di creare una disparità di trattamento tra chi potrà permettersi l’eterologa all’estero e chi dovrà rivolgersi ai centri italiani». Proprio come è accaduto dal 2004 in poi, con 4mila famiglie all’anno in partenza per “esilio procreativo”, di cui la metà per accedere all’eterologa.
Previsto il divieto di scelta del fenotipo del donatore. La psicologa: «Non è eugenetica, ma un modo per evitare la roulette, già permesso all’estero»
A inizio luglio, un anno e tre mesi dopo la sentenza della Consulta sull’incostituzionalità della legge 40, il ministero della Salute ha approvato le linee guida sul funzionamento della fecondazione eterologa nel nostro Paese. Con un divieto di non poco conto (oltre a quelli che già si conoscevano, come il divieto di accesso per le coppie omosessuali): «Al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche», non si possono scegliere «particolari caratteristiche fenotipiche del donatore» di seme. Che significa: non si può scegliere un donatore o una donatrice mora anziché bionda. Cosa che in molti Paesi, dalla Svizzera alla Spagna, invece è permesso, potendo individuare i donatori compatibili con le caratteristiche fenotipiche dei genitori. E non per avere un figlio più bello, ma per far sì che l’aspetto del donatore, e quindi anche quello del figlio futuro, non sia troppo lontano da quello del padre e delle madre. In parole povere: se i genitori sono biondi, si eviterà un donatore pakistano con i capelli neri.
«La formulazione delle linee guida è piuttosto ambigua», dice Annalisa Scanu, psicologa e psicoterapeuta coordinatrice del gruppo di ricerca e intervento sulla procreazione medicalmente assistita dell’Aippi (Associazione italiana di psicoterapia psicoanalitica dell’infanzia, adolescenza e famiglia). «Cosa significa? Che non si possono scegliere colore di occhi e capelli, altezza, quoziente intellettivo o curriculum vitae del donatore? Oppure che verrà fatto un abbinamento casuale, a prescindere dal fenotipo, gruppo etnico, peso, taglia ecc.?».
Nei centri spagnoli, ai quali negli ultimi dieci anni di divieto di fecondazione eterologa imposto dalla legge 40 del 2004 si sono rivolti molti italiani, non è prevista la scelta del fenotipo. Ma i donatori sono abbinati ai riceventi in base al fenotipo. La stessa cosa accade nelle cliniche svizzere. L’abbinamento, d’altronde, era stato proposto anche nel documento della conferenza delle Regioni del 4 settembre 2014. «Non è possibile per i pazienti scegliere particolari caratteristiche fenotipiche del donatore, al fine di evitare illegittime selezioni eugenetiche», si legge. «In considerazione del fatto che la fecondazione eterologa si pone per la coppia come un progetto riproduttivo di genitorialità per mezzo dell’ottenimento di una gravidanza, il centro deve ragionevolmente assicurare la compatibilità delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore con quelle della coppia ricevente».
«Non si tratta dunque di eugenetica», dice Annalisa Scanu, «ma di evitare una “roulette” che sembra avere la funzione di far demordere una certa quota di aspiranti genitori e rischia di creare una disparità di trattamento tra chi potrà permettersi l’eterologa all’estero e chi dovrà rivolgersi ai centri italiani». Proprio come è accaduto dal 2004 in poi, con 4mila famiglie all’anno in partenza per “esilio procreativo”, di cui la metà per accedere all’eterologa.