Sono in attesa da un bel po' di tempo, ma ultimamente mi si sta presentando - per una serie di motivi pratici e psicologici - un concreto problema: aspettare ancora? (chissà, forse davvero ormai non manca molto) o "elaborare il lutto adottivo" (definitivo), che solo a pensarci mi strazia? E, dunque, rinunciare?
Oggettivamente, a partire da pochi mesi dopo aver dato il mandato, la nostra vita è cambiata per molti aspetti in peggio: economicamente e dal punto di vista della salute (una patologia cronica che evolverà in modo invalidante - nel peggiore dei casi mortale), del carico di lavoro (massimo) e del tempo (minimo) per sé e per la famiglia per mio marito; concretamente riguardo ai nostri genitori, che all'epoca erano solo "grandi" ora sono da assistere e seguire, reduci da tumori devastanti; io ho cambiato lavoro e quello che doveva essere l'inizio positivo di una nuova vita si è rivelato un incubo: mobbing, ricorsi in tribunale (stressanti dal punto di vista psicologico e costosi) etc.
Risultato: a cinque anni da quando abbiamo iniziato il percorso adottivo (eravamo così "giovani"...

Sto entrando nell'ordine di idee - quello che di solito ci dicono "gli altri" - che forse questo figlio o figlia non era per noi, che dobbiamo (devo) elaborare un altro lutto, definitivo.
Visto da fuori, si può dire: siete solo stanchi, passerà. Può darsi. Ma non è meglio abituarsi all'idea che a noi non toccava, punto e basta, così si soffre di meno?