Infertilità maschile: a rischio quattro uomini su dieci
Inviato: 24 ago 2015, 11:14
Continua a calare la fertilità maschile. Dimezzata nella seconda metà del secolo scorso, la concentrazione media degli spermatozoi negli anni 2000 è diminuita di circa il 15%. «Stimiamo che circa quattro uomini su dieci nella fascia di età 20 – 45 anni potrebbero avere una bassa qualità del seme, quindi problemi ad avere un figlio»
Infatti, secondo quanto emerge da uno studio danese presentato all’ultimo congresso Eshre (European Society of Human Reproduction Embryology) solamente un uomo su quattro avrebbe una qualità del seme ritenuta ottima; la qualità sarebbe discreta per il 20-30% e questo potrebbe richiedere più tempo per arrivare ad un concepimento; mentre per il 10-15% sarebbe appena sufficiente, ovvero al limite con problemi di infertilità.
ricerca medica«Secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la concentrazione normale degli spermatozoi è di 15 milioni per millilitro; al di sotto di questa soglia si inizia a parlare di oligospermia, quindi di possibili problemi nell’arrivare ad una gravidanza», prosegue Bellavia. «Partendo da questi valori è importante che si presti una maggiore attenzione alla salute riproduttiva nell’uomo attraverso delle campagne di sensibilizzazione mirate».
La qualità del seme maschile dipende da diversi fattori. «Sono molti gli elementi che possono influire negativamente sulla concentrazione media degli spermatozoi o sulla loro motilità. Tra le cause che hanno portato all’abbassamento della qualità ci sono i fattori ambientali. Viviamo oggi in ambienti decisamente più inquinati e, rispetto a qualche decennio fa, siamo soggetti più facilmente a venire a contatto con sostanze chimiche dannose. Alcune plastiche, pesticidi e nitrati sono i cosiddetti perturbatori endocrini che possono provocare dei disturbi della fertilità. La tesi delle cause ambientali è sostenuta anche da diversi studi di migrazione: chi si sposta da un luogo ad un altro tende ad assumere le medesime problematiche rilevate negli indigeni», continua Bellavia. «Anche la libertà sessuale rappresenta un fattore causale in quanto porta ad una maggiore diffusione di infezioni che possono danneggiare la fertilità maschile. Non certo ultimi, errati stili di vita – come per esempio il fumo – portano ad un peggioramento della qualità del seme, abbassando i tradizionali parametri di concentrazione e motilità degli spermatozoi».
Infatti, secondo quanto emerge da uno studio danese presentato all’ultimo congresso Eshre (European Society of Human Reproduction Embryology) solamente un uomo su quattro avrebbe una qualità del seme ritenuta ottima; la qualità sarebbe discreta per il 20-30% e questo potrebbe richiedere più tempo per arrivare ad un concepimento; mentre per il 10-15% sarebbe appena sufficiente, ovvero al limite con problemi di infertilità.
ricerca medica«Secondo gli standard dell’Organizzazione Mondiale della Sanità la concentrazione normale degli spermatozoi è di 15 milioni per millilitro; al di sotto di questa soglia si inizia a parlare di oligospermia, quindi di possibili problemi nell’arrivare ad una gravidanza», prosegue Bellavia. «Partendo da questi valori è importante che si presti una maggiore attenzione alla salute riproduttiva nell’uomo attraverso delle campagne di sensibilizzazione mirate».
La qualità del seme maschile dipende da diversi fattori. «Sono molti gli elementi che possono influire negativamente sulla concentrazione media degli spermatozoi o sulla loro motilità. Tra le cause che hanno portato all’abbassamento della qualità ci sono i fattori ambientali. Viviamo oggi in ambienti decisamente più inquinati e, rispetto a qualche decennio fa, siamo soggetti più facilmente a venire a contatto con sostanze chimiche dannose. Alcune plastiche, pesticidi e nitrati sono i cosiddetti perturbatori endocrini che possono provocare dei disturbi della fertilità. La tesi delle cause ambientali è sostenuta anche da diversi studi di migrazione: chi si sposta da un luogo ad un altro tende ad assumere le medesime problematiche rilevate negli indigeni», continua Bellavia. «Anche la libertà sessuale rappresenta un fattore causale in quanto porta ad una maggiore diffusione di infezioni che possono danneggiare la fertilità maschile. Non certo ultimi, errati stili di vita – come per esempio il fumo – portano ad un peggioramento della qualità del seme, abbassando i tradizionali parametri di concentrazione e motilità degli spermatozoi».