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EPIDURALE: QUANDO è DAVVERO NECESSARIA

Inviato: 04 set 2015, 22:20
da palmina
La partoanalgesia epidurale non sempre è una scelta materna per togliere o ridurre il dolore del travaglio e del parto: 10-15 volte su 100 è una vera e propria prescrizione medica che serve a ridurre i rischi di complicanze quando la mamma è affetta da alcune patologie. Ce lo spiega Maria Grazia Frigo, responsabile dell’Unità Operativa di Anestesia Ostetrica dell’Ospedale Fatebenefratelli all’Isola Tiberina di Roma.



Se è il ginecologo a prescriverla

Il dolore, l’ansia e lo stress attivano delle risposte che possono avere effetti negativi in caso di malattie insorte in gravidanza o preesistenti e aggravatesi durante i nove mesi. “Per esempio, nel caso di patologie cardiologiche o di ipertensione, l’epidurale è utile perché tende ad abbassare la pressione evitando pericolosi picchi”, spiega l’esperta. “La partoanalgesia è indicata anche in caso di diabete: in questo caso spesso si induce il parto con ossitocina e il travaglio può essere particolarmente doloroso e impegnativo”. Ancora: una grave miopia con precedente distacco di retina è un’indicazione a intervenire con il farmaco analgesico per evitare alla mamma sforzi eccessivi soprattutto durante il momento delle spinte. Vi è poi il caso in cui il piccolo ha assunto nel pancione una posizione non particolarmente favorevole: la sua presentazione cioè è occipito-posteriore. In pratica, la schiena del bambino è rivolta verso quella della mamma, anziché verso l’addome e in questo caso il travaglio risulta più lungo e doloroso. L’epidurale diventa un valido aiuto non solo per la riduzione del dolore, ma anche perché migliora l’irrorazione sanguigna della placenta, garantendo un miglior apporto di ossigeno al piccolo. Inoltre può consente di evitare un cesareo, spesso praticato in questi casi. Altre situazioni in cui è consigliata la partoanalgesia sono patologie come l’epilessia, un bambino di grandi dimensioni, o alterazioni della contrattilità dell’utero.



Per vincere la paura

Talvolta l’analgesia peridurale è un’ancora di salvezza per quelle mamme che pensano al momento del parto non con una normale ansia, ma con vero e proprio terrore. Si chiama tocofobia ed è un disagio psicologico abbastanza diffuso. “Per evitare il cesareo, che è l’opzione più richiesta in questi casi ma che è pur sempre un intervento chirurgico, proponiamo la partoanalgesia”, osserva la dottoressa Frigo. Una paura incontrollata infatti, oltre a segnare psicologicamente la donna aumentando il rischio di depressione post partum, innesca una serie di reazioni fisiche (produzione di cortisolo, adrenalina e altri ormoni) che interferiscono con la fisiologia del travaglio, complicandone l’andamento. Un rischio che non vale la pena correre.



Qualche dato recente

In Italia partoriscono con l’epidurale solo due donne su dieci. È quanto rivela una recente indagine della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti). Dalla ricerca emerge che solamente il 41% dei punti nascita pratica la partoanalgesia, nonostante dal 2008 sia entrata nei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) e sia quindi una prestazione che spetterebbe di diritto alle mamme in travaglio. In altri Paesi si tratta di una pratica diffusissima: in Francia, per esempio, già nel 2003 l’epidurale era praticata nel 75% dei parti.