Dove nascere è più dolce.
Inviato: 14 ott 2015, 20:31
Parto dolce, parto attivo, parto naturale: la terminologia è varia, ma la prassi è unica, tanto semplice in teoria quanto difficile da mettere in atto. L'obiettivo è quello di permettere alla donna di mettere al mondo il suo bambino restando protagonista di quest'avventura unica. Naturalmente tutto ciò è possibile se la gravidanza e il parto non sono a rischio di complicazioni. Gli interventi e le tecniche chirurgiche, spesso superflui, vengono limitati ai casi in cui si rendono strettamente necessari. Non solo: non si forzano i tempi dettati dalla natura e si cerca di garantire alla gestante un ambiente che protegga la sua intimità. Questa metodica favorisce anche una venuta al mondo appunto dolce: si lascia il bebè con la mamma già dalle prime ore di vita e il bimbo può succhiare al seno da subito. Tutto ciò richiede tempo, attenzione e una grande esperienza. Ecco perché in molti ospedali si preferisce il parto medicalizzato, che prevede il ricorso a farmaci e a tecniche che accelerano il travaglio. Ma vediamo invece come e dove è possibile partorire in modo naturale.
Nell'acqua (clicca qui per un'approfondimento).
La vasca per il parto è piuttosto ampia: e rettangolare (misura in genere 180 centimetri per 160 e ha una profondità di circa 80 centimetri). In questo modo, il pancione è sempre all'interno dell'acqua, a prescindere dalla posizione della donna. L'acqua, ha una temperatura di 37 gradi, rilassa e, durante il travaglio riducendo la forza di gravità, attenua la fatica. Inoltre, il liquido funziona come un massaggio e accelera le doglie. Non sempre però si partorisce nell'acqua: in alcuni ospedali si ritiene che sia bene che la donna trascorra il travaglio in acqua, ma esca per partorire. Questo perché il contrasto tra la forza di gravità durante l'immersione (ridotta) e quelle che si ristabilisce fuori dell'acqua (normale) favorisce la discesa del bebè nella fase espulsiva. In molti ospedali si opta per far svolgere anche il parto in acqua perché l'esperienza delle ostetriche suggerisce che questo sia meno faticoso per la donna e meno traumatico per il bebè.
Con la musica.
Il parto dolce e mirato a rispettare anche il benessere del piccolo: per questo, quando la testolina affiora si provvede creare la penombra perché il bambino non abbia un impatto traumatico con la luce. Gli operatori parlano a bassa voce e spesso viene messa una musica di sottofondo. Viene data alla gestante anche la possibilità di ascoltare una musica a lei gradita durante il travaglio, sempre che non desideri. Il bambino dopo il parto viene appoggiato sul ventre della mamma prima ancora del taglio del cordone ombelicale. Quest'ultima operazione in molti ospedali viene fatta e seguire al papà (se lo vuole). Se il piccolo sta bene, grazie a questi accorgimenti sentirà meno il trauma del passaggio dal mondo caldo e buio del pancione a quello esterno. L'ostetrica svolge un ruolo fondamentale: è lei che segue l'andamento del travaglio e del parto ed esegue le manovre necessari per far uscire bambino. Inoltre l'ostetrica è in grado di dare alla donna l'indispensabile sostegno psicologico. Il medico interviene soltanto se l'ostetrica rileva qualche problema che deve essere affrontato dal ginecologo.
Con il rooming in.
Il rooming in è un tipo di organizzazione che consente alla mamma di tenere con sè il neonato sin dall'uscita dalla sala parto e per tutta la durata della degenza. Questa modalità può essere adottata sia se sono previste stanzette singole sia se ci sono camere per più puerpere. Il "rooming in" viene offerto da quasi tutte le strutture: soltanto in alcuni casi, se le caratteristiche architettoniche non lo permettono (spesso l'ospedale ha solo stanze a più letti) si provvede almeno a soddisfare l'esigenza dell'allattamento a richiesta: il bebè viene portato alla mamma ogni qualvolta manifesti di volere la poppata.
Nella camera familiare.
Viene detta stanza familiare, ma anche stanza rosa o azzurra a seconda del colore delle pareti. Si tratta di un locale dell'ospedale arredato come una camera da letto casalinga: in genere, c'è un grande letto a una piazza e mezza, tappeti, cuscini e quadri alle pareti. È previsto un salottino dove il papà può sedersi; in molte strutture la vasca con l'acqua si trova all'interno della stessa stanza familiare. La neomamma vi trascorre le prime ore di vita con il bebè e può avere sempre vicino il proprio compagno. La stanza familiare, proprio perché non ricorda l'ambiente ospedaliero, permette alla donna di travagliare in un ambiente caldo e accogliente, sentendosi quasi come a casa, seppure con alle spalle la struttura medica per qualsiasi evenienza.
Libertà di movimento.
Camminando o accovacciate.
In tutte le strutture ospedaliere dove si privilegia il parto dolce si permette alla donna di assumere la posizione che preferisce sia durante il travaglio sia durante il parto. In questi ospedali, infatti, spesso si partorisce su un letto normale (non quello da parto) o accovacciate su un apposito sgabello, o ancora, nell'acqua. La salute della mamma e del bambino e comunque sotto controllo, perché tramite il cardiotocografo (apparecchio che rileva il battito del cuore del feto e l'intensità delle contrazioni) si verifica periodicamente che tutto proceda bene. In molti ospedali, invece, la donna viene collegata al cardiotocografo tutta la durata del travaglio e del parto, costringendola a stare sempre sdraiata.
Nell'acqua (clicca qui per un'approfondimento).
La vasca per il parto è piuttosto ampia: e rettangolare (misura in genere 180 centimetri per 160 e ha una profondità di circa 80 centimetri). In questo modo, il pancione è sempre all'interno dell'acqua, a prescindere dalla posizione della donna. L'acqua, ha una temperatura di 37 gradi, rilassa e, durante il travaglio riducendo la forza di gravità, attenua la fatica. Inoltre, il liquido funziona come un massaggio e accelera le doglie. Non sempre però si partorisce nell'acqua: in alcuni ospedali si ritiene che sia bene che la donna trascorra il travaglio in acqua, ma esca per partorire. Questo perché il contrasto tra la forza di gravità durante l'immersione (ridotta) e quelle che si ristabilisce fuori dell'acqua (normale) favorisce la discesa del bebè nella fase espulsiva. In molti ospedali si opta per far svolgere anche il parto in acqua perché l'esperienza delle ostetriche suggerisce che questo sia meno faticoso per la donna e meno traumatico per il bebè.
Con la musica.
Il parto dolce e mirato a rispettare anche il benessere del piccolo: per questo, quando la testolina affiora si provvede creare la penombra perché il bambino non abbia un impatto traumatico con la luce. Gli operatori parlano a bassa voce e spesso viene messa una musica di sottofondo. Viene data alla gestante anche la possibilità di ascoltare una musica a lei gradita durante il travaglio, sempre che non desideri. Il bambino dopo il parto viene appoggiato sul ventre della mamma prima ancora del taglio del cordone ombelicale. Quest'ultima operazione in molti ospedali viene fatta e seguire al papà (se lo vuole). Se il piccolo sta bene, grazie a questi accorgimenti sentirà meno il trauma del passaggio dal mondo caldo e buio del pancione a quello esterno. L'ostetrica svolge un ruolo fondamentale: è lei che segue l'andamento del travaglio e del parto ed esegue le manovre necessari per far uscire bambino. Inoltre l'ostetrica è in grado di dare alla donna l'indispensabile sostegno psicologico. Il medico interviene soltanto se l'ostetrica rileva qualche problema che deve essere affrontato dal ginecologo.
Con il rooming in.
Il rooming in è un tipo di organizzazione che consente alla mamma di tenere con sè il neonato sin dall'uscita dalla sala parto e per tutta la durata della degenza. Questa modalità può essere adottata sia se sono previste stanzette singole sia se ci sono camere per più puerpere. Il "rooming in" viene offerto da quasi tutte le strutture: soltanto in alcuni casi, se le caratteristiche architettoniche non lo permettono (spesso l'ospedale ha solo stanze a più letti) si provvede almeno a soddisfare l'esigenza dell'allattamento a richiesta: il bebè viene portato alla mamma ogni qualvolta manifesti di volere la poppata.
Nella camera familiare.
Viene detta stanza familiare, ma anche stanza rosa o azzurra a seconda del colore delle pareti. Si tratta di un locale dell'ospedale arredato come una camera da letto casalinga: in genere, c'è un grande letto a una piazza e mezza, tappeti, cuscini e quadri alle pareti. È previsto un salottino dove il papà può sedersi; in molte strutture la vasca con l'acqua si trova all'interno della stessa stanza familiare. La neomamma vi trascorre le prime ore di vita con il bebè e può avere sempre vicino il proprio compagno. La stanza familiare, proprio perché non ricorda l'ambiente ospedaliero, permette alla donna di travagliare in un ambiente caldo e accogliente, sentendosi quasi come a casa, seppure con alle spalle la struttura medica per qualsiasi evenienza.
Libertà di movimento.
Camminando o accovacciate.
In tutte le strutture ospedaliere dove si privilegia il parto dolce si permette alla donna di assumere la posizione che preferisce sia durante il travaglio sia durante il parto. In questi ospedali, infatti, spesso si partorisce su un letto normale (non quello da parto) o accovacciate su un apposito sgabello, o ancora, nell'acqua. La salute della mamma e del bambino e comunque sotto controllo, perché tramite il cardiotocografo (apparecchio che rileva il battito del cuore del feto e l'intensità delle contrazioni) si verifica periodicamente che tutto proceda bene. In molti ospedali, invece, la donna viene collegata al cardiotocografo tutta la durata del travaglio e del parto, costringendola a stare sempre sdraiata.