La pressione sanguigna in gravidanza.
Inviato: 22 ott 2015, 23:45
Pressione bassa.
É normale in gravidanza ma......
In gravidanza, una lieve ipotensione (pressione bassa) è un fenomeno naturale. Il sistema cardiocircolatorio, (relativo alla circolazione sangue), subisce notevoli variazioni che influenzano anche la pressione e provoca una lieve diminuzione. In genere l'abbassamento della pressione è così minimo da non creare problemi. Nelle donne che prima della gestazione già soffrivano di ipotensione, però, un ulteriore calo della pressione può causare fastidiosi disturbi, come affaticabilità, vertigini, capogiri. Vediamo cosa determina il calo della pressione ed entro quali limiti questo è normale, come controllare i propri valori e che cosa fare per prevenire il rischio di una diminuzione eccessiva, considerato che un ulteriore abbassamento può essere causato anche da altri fattori.
Si misura con due strumenti.
Normalmente, per la misurazione ci si avvale di due strumenti (lo sfigmomanometro e lo stetoscopio) e di una persona, anche se esistono apparecchi elettronici sofisticati e costosi che possono comunque essere utilizzati se si è da soli.
Lo sfigmomanometro.
É costituito da un bracciale gonfiabile che viene posizionato intorno al braccio e da un rilevatore di pressione dotato di una scala numerata su un quadrante circolare o una colonna di mercurio. I valori numerici da 0 a 300 esprimono la pressione arteriosa misurata in millimetri di mercurio. Lo sfigmomanometro è poco ingombrante e può essere usato anche da chi non ha "pratica": si acquista in farmacia o in un negozio di articoli sanitari (costa dalle 30-40.000 lire fino alle 100-200.000 lire per i tipi più sofisticati).
Lo stetoscopio.
É uno strumento che serve a rilevare, attraverso l'auscultazione, la pulsazione provocata dal passaggio del sangue attraverso i vasi. Una volta posizionato il bracciale intorno al braccio e il fonendoscopio nella piega del gomito dove decorre, abbastanza superficialmente, l'arteria omerale (il vaso da cui viene rilevata la pressione), con una apposita pompetta insuffla aria nel bracciale, finché non si ascolta in successione dapprima la comparsa, poi la scomparsa della pulsazione dell'arteria: questo significa che nel bracciale in questo momento esiste una pressione superiore a quella del paziente. Allora, si comincerà a far sgonfiare lentamente il bracciale, utilizzando l'apposita valvola, finché non ricompare la pulsazione: in questo preciso istante, i valori corrispondenti della lancetta o della colonnina di mercurio daranno l'indicazione della pressione arteriosa massima. Continuando a far sgonfiare il bracciale, la pulsazione diventerà sempre più debole fino a scomparire. Il valore corrispondente all'ultima pulsazioni udibile corrisponderà alla pressione arteriosa minima.
La differenza tra la massima e la minima.
La pressione è determinata da due fattori contrapposti: in pratica, è il rapporto tra la forza con cui il cuore si contrae spingendo il sangue nei vasi sanguigni (arterie e vene, sono i più grossi, e i capillari, i più sottili) nei quali scorre e la resistenza a questo flusso di sangue esercitata dalle pareti degli stessi vasi. Il continuo variare di questo rapporto (maggiore o minore contrazione cardiaca e maggiore o minore dilatazione dei vasi sanguigni) fa si che la pressione arteriosa non sia mai perfettamente uguale, variando da un individuo all'altro e anche nello stesso soggetto, da un'ora all'altra nell'arco della giornata. La pressione arteriosa è quella che riveste maggiore importanza. Se ne rilevano due valori: la massima (o pressione sistolica), determinata dalla contrazione del cuore, e la minima (o pressione diastolica), quella costantemente presente tra una contrazione cardiaca e l'altra. Per questo motivo, elevati valori della pressione diastolica sono più temibili di elevati valori di quella sistolica (è più pericolosa una minima alta anziché una massima elevata).
Che cosa accade durante l'attesa.
La pressione arteriosa obbedisce ad un delicato sistema di regolazione che tende a mantenerla entro valori costanti. Durante la gravidanza, però, va incontro frequentemente ad un abbassamento. Questo accade perché nei mesi dell'attesa nell'organismo della donna si verificano una serie di variazioni a carico degli ormoni e del sistema cardiovascolare. Un buono stato di salute di mamma e bebè è segnalato dai seguenti valori: da 70 a 90 per la minima e da 120 a 140 per la massima. Valori inferiori indicano un abbassamento, che va però considerato come un fatto positivo: significa, infatti, che il cuore e vasi sanguigni non sono sottoposti a un sovraccarico. I valori-limite della pressione bassa sono soggettivi; in generale, però, quando la massima è superiore a 100/110, la futura mamma non avverte nessun disturbo. Al disotto di questa soglia, invece, possono comparire alcuni sintomi quali la perdita dell'equilibrio, la sensazione di testa vuota, le vertigini, annebbiamento della vista, la sudorazione fredda e talvolta anche la nausea.
É normale in gravidanza ma......
In gravidanza, una lieve ipotensione (pressione bassa) è un fenomeno naturale. Il sistema cardiocircolatorio, (relativo alla circolazione sangue), subisce notevoli variazioni che influenzano anche la pressione e provoca una lieve diminuzione. In genere l'abbassamento della pressione è così minimo da non creare problemi. Nelle donne che prima della gestazione già soffrivano di ipotensione, però, un ulteriore calo della pressione può causare fastidiosi disturbi, come affaticabilità, vertigini, capogiri. Vediamo cosa determina il calo della pressione ed entro quali limiti questo è normale, come controllare i propri valori e che cosa fare per prevenire il rischio di una diminuzione eccessiva, considerato che un ulteriore abbassamento può essere causato anche da altri fattori.
Si misura con due strumenti.
Normalmente, per la misurazione ci si avvale di due strumenti (lo sfigmomanometro e lo stetoscopio) e di una persona, anche se esistono apparecchi elettronici sofisticati e costosi che possono comunque essere utilizzati se si è da soli.
Lo sfigmomanometro.
É costituito da un bracciale gonfiabile che viene posizionato intorno al braccio e da un rilevatore di pressione dotato di una scala numerata su un quadrante circolare o una colonna di mercurio. I valori numerici da 0 a 300 esprimono la pressione arteriosa misurata in millimetri di mercurio. Lo sfigmomanometro è poco ingombrante e può essere usato anche da chi non ha "pratica": si acquista in farmacia o in un negozio di articoli sanitari (costa dalle 30-40.000 lire fino alle 100-200.000 lire per i tipi più sofisticati).
Lo stetoscopio.
É uno strumento che serve a rilevare, attraverso l'auscultazione, la pulsazione provocata dal passaggio del sangue attraverso i vasi. Una volta posizionato il bracciale intorno al braccio e il fonendoscopio nella piega del gomito dove decorre, abbastanza superficialmente, l'arteria omerale (il vaso da cui viene rilevata la pressione), con una apposita pompetta insuffla aria nel bracciale, finché non si ascolta in successione dapprima la comparsa, poi la scomparsa della pulsazione dell'arteria: questo significa che nel bracciale in questo momento esiste una pressione superiore a quella del paziente. Allora, si comincerà a far sgonfiare lentamente il bracciale, utilizzando l'apposita valvola, finché non ricompare la pulsazione: in questo preciso istante, i valori corrispondenti della lancetta o della colonnina di mercurio daranno l'indicazione della pressione arteriosa massima. Continuando a far sgonfiare il bracciale, la pulsazione diventerà sempre più debole fino a scomparire. Il valore corrispondente all'ultima pulsazioni udibile corrisponderà alla pressione arteriosa minima.
La differenza tra la massima e la minima.
La pressione è determinata da due fattori contrapposti: in pratica, è il rapporto tra la forza con cui il cuore si contrae spingendo il sangue nei vasi sanguigni (arterie e vene, sono i più grossi, e i capillari, i più sottili) nei quali scorre e la resistenza a questo flusso di sangue esercitata dalle pareti degli stessi vasi. Il continuo variare di questo rapporto (maggiore o minore contrazione cardiaca e maggiore o minore dilatazione dei vasi sanguigni) fa si che la pressione arteriosa non sia mai perfettamente uguale, variando da un individuo all'altro e anche nello stesso soggetto, da un'ora all'altra nell'arco della giornata. La pressione arteriosa è quella che riveste maggiore importanza. Se ne rilevano due valori: la massima (o pressione sistolica), determinata dalla contrazione del cuore, e la minima (o pressione diastolica), quella costantemente presente tra una contrazione cardiaca e l'altra. Per questo motivo, elevati valori della pressione diastolica sono più temibili di elevati valori di quella sistolica (è più pericolosa una minima alta anziché una massima elevata).
Che cosa accade durante l'attesa.
La pressione arteriosa obbedisce ad un delicato sistema di regolazione che tende a mantenerla entro valori costanti. Durante la gravidanza, però, va incontro frequentemente ad un abbassamento. Questo accade perché nei mesi dell'attesa nell'organismo della donna si verificano una serie di variazioni a carico degli ormoni e del sistema cardiovascolare. Un buono stato di salute di mamma e bebè è segnalato dai seguenti valori: da 70 a 90 per la minima e da 120 a 140 per la massima. Valori inferiori indicano un abbassamento, che va però considerato come un fatto positivo: significa, infatti, che il cuore e vasi sanguigni non sono sottoposti a un sovraccarico. I valori-limite della pressione bassa sono soggettivi; in generale, però, quando la massima è superiore a 100/110, la futura mamma non avverte nessun disturbo. Al disotto di questa soglia, invece, possono comparire alcuni sintomi quali la perdita dell'equilibrio, la sensazione di testa vuota, le vertigini, annebbiamento della vista, la sudorazione fredda e talvolta anche la nausea.