ACIDO FOLICO - Quando, quanto e perché
Inviato: 24 feb 2016, 11:28
Cos'è
L'acido folico o acido pteroilmonoglutammico, è una vitamina del gruppo B, la vitamina B9, costituita da tre componenti: pteridina, acido p-aminobenzoico ed acido glutammico.
(Vedere il documento relativo: "Struttura Acido Folico").
L' acido folico e folati vengono spesso usati come sinonimi, preferendo generalmente la prima definizione. In effetti folati è il termine generico per indicare tutti i composti con attività vitaminica che funzionano nelle reazioni di trasferimento dell'unità monocarboniosa nel metabolismo degli acidi nucleici e degli aminoacidi.
Negli ultimi decenni, si è evidenziata l'efficacia dell'acido folico nella prevenzione di alcune malformazioni congenite, in particolare di quelle a carico del tubo neurale, che originano nelle prime fasi dello sviluppo embrionale.
A cosa serve
I folati agiscono come cofattori di enzimi coinvolti nella sintesi di DNA e RNA e insieme alla vitamina B12, sono coinvolti nella donazione di gruppi metilici nel ciclo della metilazione e quindi nella regolazione dell'espressione genica.
L'apporto di acido folico è essenziale perché l'organismo umano non è in grado di sintetizzare p-aminobenzoico o di attaccare il glutammato alla pteridina. L'acido folico svolge il ruolo di coenzima dopo essere stato ridotto ad acido tetraidrofoico, forma attiva di folato nell'organismo (Figura 1).
L'acido tetraidrofolico svolge un ruolo un importante nel metabolismo degli amminoacidi e nella sintesi degli acidi nucleici nonché nella formazione delle cellule del sangue e di alcuni costituenti del tessuto nervoso. Da esso originano i coenzimi folici, coinvolti in almeno due processi biologici importanti: la biosintesi delle basi puriniche e pirimidiniche e il ciclo della metilazione.
In carenza di folati può verificarsi un accumulo di omocisteina per mancanza diretta o indiretta di metiltratraidrofolato. Le cellule che si dividono rapidamente sono particolarmente vulnerabili ad una mancanza di folati o di B12. Tale deficit determina una difettosa sintesi di DNA nelle cellule che si dividono, particolarmente evidente nel midollo osseo (anemia megaloblastica) e nell'embrione (incremento del rischio di malformazioni congenite). La carenza di folati è uno dei deficit vitaminici più comuni e può essere conseguente a inadeguata introduzione, aumentato fabbisogno, alterato assorbimento e metabolismo o assunzione di farmaci.
Nei paesi sviluppati, il deficit nutrizionale di folati si incontra soprattutto nei gruppi economicamente meno privilegiati, come ad esempio gli anziani.
Le richieste di folati aumentano in caso di gravidanza, allattamento e prematurità.
Alcune malattie alterano l'assorbimento dell'acido folico, come la celiachia o la malattia di Crohn, gastrite atrofica.
Stati carenziali di acido folico, spesso subclinici e asintomatici, si verificano in seguito a trattamenti con alcuni tipi di farmaci, ad esempio chemioterapici antiblastici, come il metotrexate, ma anche con anticonvulsivanti come la difenilidantoina e la carbamazepina, contraccettivi orali o chemioterapici antitubercolari.
Mutazioni della metionina sintetasi ed in modo particolare della 5,10-metilentetraidrofolato reduttasi (MTHFR) sono oggi ritenute le più frequenti cause dell'alterato metabolismo dei folati e della conseguente iperomocisteinemia.
Il gene più studiato fino ad oggi è il gene MTHFR, localizzato sul cromosoma 1 (1p36.3).
Sono stati descritti due polimorfismi di questo gene che rendono l'enzima meno efficiente in vitro: C677T e A1298C.
Il polimorfismo C677T è più frequente sia in omozigosi (TT) sia in eterozigoti (TC) tra i soggetti con spina bifida. Una meta-analisi ha indicato che l'odds ratio (OR) per l'associazione di questo polimorfismo con la spina bifida è, per i soggetti affetti con genotipo TT (15studi) di 1,75 (1,41-2,18) e di 1,16 (0,99-1,35) per quelli con genotipo TC.
In Italia tale polimorfismo è molto più frequente che in altre popolazioni e il genotipo omozigote mutato (TT) ha una prevalenza variabile, con gradiente nord-sud, del 15-25%.
Il difetto genetico più comune è rappresentato dalla mutazione 677C T del gene MTHFR.
L'attività dell' enzima risulta ridotta di 50-70% in soggetti omozigoti.
L'omozigosi C677T è risultata associata a un rischio di DTN pari a 5,9% (IC 95% 2,2-12,6) per le madri che non avevano assunto vitamine e folati (in periodo periconcezionale e in gravidanza) e ad un rischio di 1,2 %(IC 95% 0,3-4,3) per madri che ne avevano fatto uso. Varianti di altri enzimi del ciclo dei folati e vitamine (B6 e B12) possono influenzare i livelli di omocisteina con conseguente aumentato rischio di malformazioni congenite.
Il fabbisogno giornaliero per gli individui sani è di circa 0,2 mg; durante la gravidanza il fabbisogno giornaliero raddoppia (0,4 mg), dal momento che il feto attinge dalle risorse materne per il proprio sviluppo.
L'acido folico o acido pteroilmonoglutammico, è una vitamina del gruppo B, la vitamina B9, costituita da tre componenti: pteridina, acido p-aminobenzoico ed acido glutammico.
(Vedere il documento relativo: "Struttura Acido Folico").
L' acido folico e folati vengono spesso usati come sinonimi, preferendo generalmente la prima definizione. In effetti folati è il termine generico per indicare tutti i composti con attività vitaminica che funzionano nelle reazioni di trasferimento dell'unità monocarboniosa nel metabolismo degli acidi nucleici e degli aminoacidi.
Negli ultimi decenni, si è evidenziata l'efficacia dell'acido folico nella prevenzione di alcune malformazioni congenite, in particolare di quelle a carico del tubo neurale, che originano nelle prime fasi dello sviluppo embrionale.
A cosa serve
I folati agiscono come cofattori di enzimi coinvolti nella sintesi di DNA e RNA e insieme alla vitamina B12, sono coinvolti nella donazione di gruppi metilici nel ciclo della metilazione e quindi nella regolazione dell'espressione genica.
L'apporto di acido folico è essenziale perché l'organismo umano non è in grado di sintetizzare p-aminobenzoico o di attaccare il glutammato alla pteridina. L'acido folico svolge il ruolo di coenzima dopo essere stato ridotto ad acido tetraidrofoico, forma attiva di folato nell'organismo (Figura 1).
L'acido tetraidrofolico svolge un ruolo un importante nel metabolismo degli amminoacidi e nella sintesi degli acidi nucleici nonché nella formazione delle cellule del sangue e di alcuni costituenti del tessuto nervoso. Da esso originano i coenzimi folici, coinvolti in almeno due processi biologici importanti: la biosintesi delle basi puriniche e pirimidiniche e il ciclo della metilazione.
In carenza di folati può verificarsi un accumulo di omocisteina per mancanza diretta o indiretta di metiltratraidrofolato. Le cellule che si dividono rapidamente sono particolarmente vulnerabili ad una mancanza di folati o di B12. Tale deficit determina una difettosa sintesi di DNA nelle cellule che si dividono, particolarmente evidente nel midollo osseo (anemia megaloblastica) e nell'embrione (incremento del rischio di malformazioni congenite). La carenza di folati è uno dei deficit vitaminici più comuni e può essere conseguente a inadeguata introduzione, aumentato fabbisogno, alterato assorbimento e metabolismo o assunzione di farmaci.
Nei paesi sviluppati, il deficit nutrizionale di folati si incontra soprattutto nei gruppi economicamente meno privilegiati, come ad esempio gli anziani.
Le richieste di folati aumentano in caso di gravidanza, allattamento e prematurità.
Alcune malattie alterano l'assorbimento dell'acido folico, come la celiachia o la malattia di Crohn, gastrite atrofica.
Stati carenziali di acido folico, spesso subclinici e asintomatici, si verificano in seguito a trattamenti con alcuni tipi di farmaci, ad esempio chemioterapici antiblastici, come il metotrexate, ma anche con anticonvulsivanti come la difenilidantoina e la carbamazepina, contraccettivi orali o chemioterapici antitubercolari.
Mutazioni della metionina sintetasi ed in modo particolare della 5,10-metilentetraidrofolato reduttasi (MTHFR) sono oggi ritenute le più frequenti cause dell'alterato metabolismo dei folati e della conseguente iperomocisteinemia.
Il gene più studiato fino ad oggi è il gene MTHFR, localizzato sul cromosoma 1 (1p36.3).
Sono stati descritti due polimorfismi di questo gene che rendono l'enzima meno efficiente in vitro: C677T e A1298C.
Il polimorfismo C677T è più frequente sia in omozigosi (TT) sia in eterozigoti (TC) tra i soggetti con spina bifida. Una meta-analisi ha indicato che l'odds ratio (OR) per l'associazione di questo polimorfismo con la spina bifida è, per i soggetti affetti con genotipo TT (15studi) di 1,75 (1,41-2,18) e di 1,16 (0,99-1,35) per quelli con genotipo TC.
In Italia tale polimorfismo è molto più frequente che in altre popolazioni e il genotipo omozigote mutato (TT) ha una prevalenza variabile, con gradiente nord-sud, del 15-25%.
Il difetto genetico più comune è rappresentato dalla mutazione 677C T del gene MTHFR.
L'attività dell' enzima risulta ridotta di 50-70% in soggetti omozigoti.
L'omozigosi C677T è risultata associata a un rischio di DTN pari a 5,9% (IC 95% 2,2-12,6) per le madri che non avevano assunto vitamine e folati (in periodo periconcezionale e in gravidanza) e ad un rischio di 1,2 %(IC 95% 0,3-4,3) per madri che ne avevano fatto uso. Varianti di altri enzimi del ciclo dei folati e vitamine (B6 e B12) possono influenzare i livelli di omocisteina con conseguente aumentato rischio di malformazioni congenite.
Il fabbisogno giornaliero per gli individui sani è di circa 0,2 mg; durante la gravidanza il fabbisogno giornaliero raddoppia (0,4 mg), dal momento che il feto attinge dalle risorse materne per il proprio sviluppo.