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SONO INCINTA: QUANDO DIRLO AL DATORE?

Inviato: 05 giu 2016, 17:58
da preziosa
Una comunicazione che talvolta si teme di dare: le modalità
La legge non stabilisce un momento preciso per dire al datore di lavoro che si è in attesa di un bebè. Prassi ed educazione consigliano però di informare per tempo, sia per permettere l’organizzazione dell’assenza, sia per godere dei benefici e delle tutele previste per le donne in gravidanza.



Come e perché dirlo, le tutele

Conoscere i propri diritti fa vivere con più serenità il momento della comunicazione della gravidanza al proprio datore di lavoro. Rosa Maria Amorevole, consigliera di parità dell’Emilia Romagna, spiega cosa prevede la legge: “Da un punto di vista puramente giuridico una donna non ha l’obbligo di informare della propria gravidanza con un termine minimo di preavviso rispetto all’inizio del congedo di maternità. È comunque consigliabile farlo con anticipo: pur rispettando i tempi e i desideri di ognuna – per esempio, il compimento del terzo mese o l’esito di alcuni esami prenatali – è buona prassi informare i vertici dell’azienda in modo che abbiano il tempo di organizzare l’assenza della dipendente”. È sufficiente una comunicazione verbale ma, se il contratto lo prevede o per sentirsi più sicure, è possibile inviare una lettera raccomandata con ricevuta di ritorno.

“La comunicazione dell’attesa”, continua Amorevole, “diventa ancora più importante quando la lavoratrice svolge un lavoro potenzialmente incompatibile con il suo stato – per esempio se prevede il sollevamento di pesi – o quando l’ambiente di lavoro non è salubre e può mettere a rischio la gravidanza o la salute della donna e del bambino. In queste situazioni la legge prevede la maternità anticipata se il datore di lavoro non può trasferire la lavoratrice ad altro servizio”.

Informare l’azienda è utile anche per essere esonerate dal lavoro notturno, dagli straordinari e dalle trasferte (dall’accertamento della gravidanza fino a un anno di età del bambino). Rimane comunque garantito, a prescindere dalla comunicazione o meno dalla gravidanza, il diritto ad assentarsi per le visite mediche, assicurato a tutti i lavoratori.

La maternità è quindi tutelata per legge fin dai primi mesi dell’attesa: è da ricordare che una lavoratrice a tempo indeterminato non può essere licenziata fino al compimento del primo anno di vita del bambino.



Timori ancora presenti

Spesso, però, il momento della comunicazione della gravidanza al proprio datore di lavoro è vissuto con ansia: a volte, infatti, vengono messe in atto vere e proprie azioni di discriminazione. “Purtroppo si viene ancora a conoscenza di casi in cui questa notizia porta a un inasprimento dei rapporti. Generalmente la situazione è più critica nelle imprese con pochi dipendenti, perché la sostituzione è più complicata”, spiega Amorevole. “Quando il clima diventa insostenibile, per la comparsa di stress e ansia, il consiglio è di rivolgersi al proprio medico per valutare se ci sono gli estremi per una astensione anticipata dal lavoro. Se ci sono le prove del comportamento scorretto della dirigenza vale la pena contattare una consigliera di parità o un sindacato per cercare una conciliazione o far partire un’azione legale.

Il timore di queste ripercussioni non deve però portare la futura mamma a nascondere la gravidanza: se l’attesa non viene comunicata entro l’inizio previsto per il congedo di maternità, la donna può essere licenziata”. Infine, Amorevole pone l’accento su un tema di particolare attualità: “Per chi non ha un contratto a tempo indeterminato i diritti cambiano e si riducono. La vera sfida è quella di offrire garanzie analoghe per tutte le lavoratrici, indipendentemente dalla tipologia lavorativa della mamma”.