Contrazioni di braxton hicks, movimenti fetali
Inviato: 03 mar 2017, 22:54
Da qualche tempo (un mese) ho contrazioni di Braxton Hicks.
All'inizio erano sporadiche (una al giorno), ultimamente si sono fatte più frequenti, tanto che mi sono allarmata.
Ora su Internet (siti prevalentemente americani) scopro che queste contrazioni sono del tutto normali e hanno luogo per tutta la gravidanza anche se spesso non vengono avvertire che durante l'ultimo mese.
Pare che spesso siano dovute al fatto che l'utero si prepara al parto, anche se a volte è sufficiente il movimento del bimbo o un sollecito (una carezza sulla pancia, una posizione sbagliata o tenuta troppo a lungo, un orgasmo) a farle partire.
Io devo essere molto sensibile, perché ogni scusa è buona.
Ho idea che nel mio caso anziché sentire i suoi movimenti io percepisca le reazioni dell'utero a questi.
Non so perché i medici tendano a terrorizzarci invece di rincuorarci dicendoci che quello che ci succede è quasi sempre normale e fisiologico.
A me hanno detto chiaramente: "Non dovrebbe succedere" raccomandandomi di prendere il Buscopan se le contrazioni si fanno troppo lunghe.
Non riesco a capire.
C'è qualcuna che ha avuto esperienza di medici non terroristi che l'hanno abituata a un rapporto più naturale con il corpo e le sue metamorfosi.
Certo, non sono felicissima di avere queste contrazioni.
Preferirei sentire la bambina come la sentono tante donne, percependo i movimenti e i calcetti, ma sono un po' meno fortunata.
Oltretutto, un milione di volte poggiando le mani sulla pancia ho sentito botte sospette, ma non ho mai avuto la certezza che mossero movimenti fetali e non intestinali.
Sto imparando a perfezionare la capacità di ascolto, ma mi manca una guida.
Credo che i medici dovrebbero adottare un approccio un tantino più all'antica e meno da obitorio.
Trattarci come persone e insegnarci questo percorso anziché farcelo vivere come una sorta di malattia.
Non siamo pezzi di carne da conservare, siamo persone con un mondo emotivo enormemente delicato in questa fase.
Avremmo bisogno di punti di riferimento, non di pastiglie e appuntamenti mensili.
Di consigli, non di richieste al curante.
Di calore, non professionalità asettica.
Di spiegazioni chiare, non di indicazioni nebulose e prive di contesto.
Io non ho ancora avuto il bene di ricevere un foglietto con le linee guida per l'alimentazione in gravidanza o con l'elenco dei farmaci concessi durante la gestazione.
All'inizio erano sporadiche (una al giorno), ultimamente si sono fatte più frequenti, tanto che mi sono allarmata.
Ora su Internet (siti prevalentemente americani) scopro che queste contrazioni sono del tutto normali e hanno luogo per tutta la gravidanza anche se spesso non vengono avvertire che durante l'ultimo mese.
Pare che spesso siano dovute al fatto che l'utero si prepara al parto, anche se a volte è sufficiente il movimento del bimbo o un sollecito (una carezza sulla pancia, una posizione sbagliata o tenuta troppo a lungo, un orgasmo) a farle partire.
Io devo essere molto sensibile, perché ogni scusa è buona.
Ho idea che nel mio caso anziché sentire i suoi movimenti io percepisca le reazioni dell'utero a questi.
Non so perché i medici tendano a terrorizzarci invece di rincuorarci dicendoci che quello che ci succede è quasi sempre normale e fisiologico.
A me hanno detto chiaramente: "Non dovrebbe succedere" raccomandandomi di prendere il Buscopan se le contrazioni si fanno troppo lunghe.
Non riesco a capire.
C'è qualcuna che ha avuto esperienza di medici non terroristi che l'hanno abituata a un rapporto più naturale con il corpo e le sue metamorfosi.
Certo, non sono felicissima di avere queste contrazioni.
Preferirei sentire la bambina come la sentono tante donne, percependo i movimenti e i calcetti, ma sono un po' meno fortunata.
Oltretutto, un milione di volte poggiando le mani sulla pancia ho sentito botte sospette, ma non ho mai avuto la certezza che mossero movimenti fetali e non intestinali.
Sto imparando a perfezionare la capacità di ascolto, ma mi manca una guida.
Credo che i medici dovrebbero adottare un approccio un tantino più all'antica e meno da obitorio.
Trattarci come persone e insegnarci questo percorso anziché farcelo vivere come una sorta di malattia.
Non siamo pezzi di carne da conservare, siamo persone con un mondo emotivo enormemente delicato in questa fase.
Avremmo bisogno di punti di riferimento, non di pastiglie e appuntamenti mensili.
Di consigli, non di richieste al curante.
Di calore, non professionalità asettica.
Di spiegazioni chiare, non di indicazioni nebulose e prive di contesto.
Io non ho ancora avuto il bene di ricevere un foglietto con le linee guida per l'alimentazione in gravidanza o con l'elenco dei farmaci concessi durante la gestazione.