russurrogate.com

Aborti spontanei ripetuti

Rispondi
civettanera
Messaggi: 823
Iscritto il: 31 lug 2014, 15:01

Aborti spontanei ripetuti

Messaggio da civettanera »

Si parla di aborto ripetuto quando la donna ha avuto almeno tre gravidanze consecutive finite male nel primo trimestre: in questo caso, è indispensabile effettuare gli accertamenti necessari per stabilire le cause e l'opportuna terapia.

L'aborto nel primo trimestre ha una frequenza del 10% nelle donne fino a 30 anni, del 15%, oltre i 30 e oltre il 20% dopo i 40. Nella maggior parte dei casi, questo andamento statistico è lo specchio della progressiva difficoltà che ha l'ovulo della donna fecondato dallo spermatozoo di disgiungersi in 23 parti identiche con 23 cromosomi ognuna.

Le cellule umane hanno 46 cromosomi, 23 ereditati dalla mamma e 23 dal papà. Gli spermatozoi hanno solo 23 cromosomi, mentre l'ovulo ne ha 46: alla fecondazione, possiamo immaginare che l'ovulo si “apra” come una cerniera lampo con 23 “dentini” per parte.

Ma se l'apertura non è completa e l'incastro non è perfetto, risultano dei cromosomi in eccesso: la natura, perciò, interrompe la gravidanza con un aborto spontaneo che, di fatto, serve a impedire alla mamma e all'embrione non sano di impegnarsi nel lungo percorso di una gestazione. L'unica anomalia del numero degli cromosomi che permette di avere figli che sopravvivono è la trisomia 21 o Sindrome di Down.

LE CAUSE DEGLI ABORTI SPONTANEI

Le anomalie cromosomiche spontanee sono causa dell'80% di aborti. Non comportano alcuni rischio per la salute della donna né per gravidanze future che, statisticamente, dopo un certo numero di tentativi potranno decorrere felicemente.

Purtroppo, nella maggior parte dei casi di aborto ricorrente non è possibile sapere se l'embrione fosse cromosomicamente normale oppure no, perché l'evento può essere avvenuto in casa o in un'altra situazione in cui non è recuperabile il tessuto abortivo e perché comunque l'esame è complesso, costoso e non tutti gli ospedali sono in grado di eseguirlo.

E' perciò compito del medico prescrivere gli esami e gli accertamenti necessari per indagare le eventuali varie cause che possono rendere più probabile il rischio di aborto. Si tratta di:

* Anomalie cromosomiche della donna o del partner - Si accertano con un esame chiamato mappa cromosomica, effettuato mediante prelievo di sangue. Il rischio di predisposizione a un'anomalia è intorno al 3 per mille;

* Malformazioni dell'utero - La cavità uterina della donna si forma alla fine del primo trimestre della vita fetale con l'appaiamento di due corpi a forma di corna. In una donna su 300 la fusione è incompleta (utero bicorne) oppure l'utero è sbilanciato o, ancora, presenta un setto che lo divide in due: in questi casi c'è un maggiore rischio abortivo. La diagnosi si fa con una isteroscopia, cioè l'introduzione di un sottilissimo strumento ottico, senza alcun fastidio, attraverso la vagina per osservare la cavità uterina. L'esame può essere completato da una biopsia, cioè il prelievo di una quantità di tessuto delle pareti uterine grande come un chicco di riso per escludere la presenza di un'infezione capace di disturbare l'impianto e la prosecuzione della gravidanza nelle prime fasi. La necessità di un eventuale intervento chirurgico (metroplastica, a volte possibile anche attraverso un'isteroscopia) per correggere la situazione può essere stabilita solo caso per caso.

* Disturbi del sistema immunitario - La donna con un sistema immunitario eccessivamente aggressivo è a rischio di aborto perché esso, durante la gravidanza, può “attaccare” l'embrione che possiede anche antigeni che derivano dalla componente paterna, rendendo più difficile il meccanismo di impianto e prosecuzione della gravidanza. Per sapere se c'è una predisposizione autoimmune basta un prelievo di sangue che rivela, per esempio, se la donna ha anticorpi antitiroidei o contro una struttura lipidica detta cardiolipina (indicatore di aumento del rischio di aborto, trombosi arteriose e venose). Individuato il problema specifico, la terapia è farmacologica.
Rispondi

Torna a “Diagnosi”