Inquinamento ambientale. Stili di vita sbagliati, con abuso di alcol, fumo, droghe. L’età sempre più avanzata in cui oggi si decide di procreare. Malattie ereditarie o acquisite dell’apparato genitale. Sono alcune delle cause dell’infertilità maschile, che si può presentare come azoospermia, cioè assenza completa di gameti dal liquido seminale. Stiamo parlando di un problema che riguarda circa l’1% dei maschi italiani. Per loro, oggi, c’è una piccola speranza in più, viene dal Giappone e si chiama Rosi. Di cosa si tratta?
Rosi è l’acronimo di Round spermatid injection, ovvero iniezione di spermatidi rotondi, cellule che ancora non hanno compiuto fino in fondo il processo di maturazione a gamete maschile. Ovviamente, si tratta di materiale con il quale è più difficile ottenere una fecondazione. Ma ricercatori giapponesi dell’Institute of ART di Fukuoka e dell’Università di Kobe ci sono riusciti. Hanno prelevato ovociti da 76 donne di età compresa fra i 22 e i 46 anni e vi hanno iniettato spermatidi rotondi, bombardandoli successivamente con impulsi elettrici per favorirne l’attivazione: ebbene, 12 sono diventate madri di 14 bimbi sani nel periodo compreso fra settembre 2011 e marzo 2014. I risultati della ricerca sono stati pubblicati sulla prestigiosa rivista Proceedings of the National Academy of Sciences. Cliccando qui è possibile leggere l’articolo originale, in lingua inglese.
Rosi, in realtà, è una vecchia conoscenza, ma era stata progressivamente abbandonata come tecnica di fecondazione perché non particolarmente efficace, per usare un eufemismo. La ragione degli insuccessi passati, secondo gli studiosi giapponesi, risiedeva nella difficoltà di isolare gli spermatidi rotondi, che possono essere facilmente confusi con altre cellule presenti nei genitali maschili. Ma oggi, con lo sviluppo della tecnologia, è più difficile incappare in questo errore.

INFERTILITà MASCHILE, IL RITORNO DI ROSI
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