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Tiroide, cosa può succedere a seconda dell’età

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diavolettabuona
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Tiroide, cosa può succedere a seconda dell’età

Messaggio da diavolettabuona »

La tiroide è una ghiandola molto piccola, ma fondamentale. Se non funziona correttamente, ne risente tutto l’organismo e a tutte le età
Piccolissima, ma capace di mettere “sottosopra” gli equilibri dell’organismo. È la tiroide, cioè quella ghiandola a farfalla posta alla base del collo, importante per molte funzioni dell’organismo.

Ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso e di quello sessuale, regola il metabolismo e la temperatura del corpo, interviene nello sviluppo dello scheletro, influisce sul ritmo sonno-veglia e sulla salute della pelle e dei capelli, «Il suo è un ruolo di centralina», spiega Paolo Vitti, Presidente della Società italiana di endocrinologia. «Quando non funziona correttamente, dunque, ne risente tutto il corpo, e a tutte le età».

QUANDO LA TIROIDE PUÒ DARE PROBLEMI NEI BAMBINI

Per il benessere dei più piccoli la parola d’ordine è: sostituire il sale normale con quello iodato. Questo vale per tutta la famiglia, a cominciare dai bambini. La carenza di iodio infatti, è la maggiore causa di malattie tiroidee e in particolare di gozzo, problema che affligge a tutt’oggi il 12 percento della popolazione italiana. A parte il sale addizionato, questo minerale è contenuto in alcuni pesci di mare, come palombo, acciughe, baccalà, merluzzo e sogliola, nel riso integrale, nelle bietole e nelle carote, nelle uova, per citare alcune delle fonti più importanti.

COSA PUÒ ACCADERE IN GRAVIDANZA

I controlli della funzionalità tiroidea diventano un obbligo durante la gravidanza. La ragione? Durante i nove mesi la tiroide ha un surplus di lavoro che può agire da start e far scatenare un problema in chi è già predisposta a soffrirne. Può quindi iniziare a funzionare troppo rispetto alle esigenze dell’organismo, oppure poco.

In gravidanza, inoltre, possono dare segno di sé anche i noduli. Sono più a rischio le donne che hanno in famiglia dei precedenti e in sette casi su dieci quelle che ne hanno già sofferto con la gravidanza precedente. Le cure non sono necessariamente a base di farmaci. La decisione viene presa caso per caso dal ginecologo insieme allo specialista in endocrinologia.

PRIMA DEI 50 ANNI

Battito cardiaco accelerato, nervosismo, difficoltà a prendere sonno, aumento della sensibilità al caldo, mestruazioni irregolari. Sono i sintomi tipici dell’ipertiroidismo, il disturbo di solito più frequente in età fertile. In pratica, la tiroide funziona troppo rispetto alle esigenze dell’organismo.

Per averne la conferma però è necessaria un’analisi del sangue per verificare i valori dei due ormoni che produce la tiroide, cioè FT3 e FT4, e dell’ormone TSH. Se gli esami confermano che la tiroide sta funzionando troppo, si riporta “nei ranghi” con un farmaco anti-tiroideo, da assumere per tutta la vita.

DOPO I 50 ANNI

Sonnolenza e stanchezza anche dopo aver dormito tutta la notte, pelle ruvida e secca, aumennto della sensibilità al freddo, rallentamento dei battiti cardiaci, perdita di memoria, tono basso dell’umore. Eccoli, i sintomi caratteristici dell’ipotiroidismo. Vale a dire, della tiroide che sta funzionando poco.

Il primo controllo, come per l’ipertiroidismo, consiste nell’analisi del sangue. Cambia invece la cura. Per riequilibrare l’attività della tiroide, infatti, in questo caso viene prescritto un farmaco a base di levotiroxina, che va preso anche qui pressoché per sempre.

A TUTTE LE ETÀ

Attenzione alla sensazione di fastidio al collo o di “soffocamento”, oppure di avere un “nodo” in gola che rende difficile deglutire il cibo, o a improvvisi cali di voce che non sono giustificati da un colpo di freddo. Possono essere i segnali della presenza di un nodulo; oggi ne soffre una donna su quattro con un picco soprattutto nella fascia d’età tra i 30 e i 50 anni.

Bisogna allora rivolgersi all’endocrinologo e senza timore. In nove casi su dieci, infatti, sono sempre benigni. Ma anche in quei rari casi di tumore, oggi è possibile eseguire interventi più rispettosi dell’anatomia della zona. Tutto questo, ovviamente, se la diagnosi è precoce. Per una prima conferma del sospetto di noduli non sono necessari esami invasivi. Sono sufficienti l’esame del sangue per controllare gli ormoni che produce la tiroide e un’ecografia.

Piccolissima, ma capace di mettere “sottosopra” gli equilibri dell’organismo. È la tiroide, cioè quella ghiandola a farfalla posta alla base del collo, importante per molte funzioni dell’organismo.

Ha un ruolo fondamentale nello sviluppo del sistema nervoso e di quello sessuale, regola il metabolismo e la temperatura del corpo, interviene nello sviluppo dello scheletro, influisce sul ritmo sonno-veglia e sulla salute della pelle e dei capelli, «Il suo è un ruolo di centralina», spiega Paolo Vitti, Presidente della Società italiana di endocrinologia. «Quando non funziona correttamente, dunque, ne risente tutto il corpo, e a tutte le età».

Per questo il tema della settimana mondiale della tiroide, che si terrà dal 23 al 27 maggio 2016, è “la tiroide dal bambino all’anziano”. Per l'occasione, in tutta Italia saranno organizzate diverse iniziative di screening e incontri informativi.

QUANDO LA TIROIDE PUÒ DARE PROBLEMI NEI BAMBINI

Per il benessere dei più piccoli la parola d’ordine è: sostituire il sale normale con quello iodato. Questo vale per tutta la famiglia, a cominciare dai bambini. La carenza di iodio infatti, è la maggiore causa di malattie tiroidee e in particolare di gozzo, problema che affligge a tutt’oggi il 12 percento della popolazione italiana. A parte il sale addizionato, questo minerale è contenuto in alcuni pesci di mare, come palombo, acciughe, baccalà, merluzzo e sogliola, nel riso integrale, nelle bietole e nelle carote, nelle uova, per citare alcune delle fonti più importanti.
diavolettabuona
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Re: Tiroide, cosa può succedere a seconda dell’età

Messaggio da diavolettabuona »

Consumare sale iodato riduce i problemi alla tiroide

La tiroide è una piccola ghiandola alla base del collo: un suo cattivo funzionamento può pregiudicare seriamente lo stato di salute.
Il buon funzionamento della ghiandola tiroidea dipende dalla disponibilità di iodio: l’eccesso o la mancanza di iodio determinano malfunzionamenti che talvolta potrebbero rivelarsi anche gravi, tanto che, proprio con l’obiettivo di prevenire l’insorgenza di tali patologie, durante la settimana della tiroide si è insistito molto sull’importanza di consumare regolarmente sale iodato.


Lo iodio è un microelemento che l’organismo umano non sa sintetizzare autonomamente, ma che va introdotto con l’alimentazione: gli alimenti che contengono iodio non sono numerosissimi e l’assorbimento di tale elemento varia anche in base all’area geografica di allevamento o di coltivazione del cibo in questione.

I cibi più ricchi di iodio sono i crostacei, il pesce di mare fresco, mentre ne contengono quantità molto minori cibi come le uova, la carne, il latte, il pesce d’acqua dolce, i cereali, i legumi, la frutta e la verdura.


Se lo iodio manca, si possono instaurare una serie di problematiche denominate “disturbi da carenza iodica”, la più nota delle quali è sicuramente il gozzo, termine con il quale si indica un aumento del volume della ghiandola tiroidea. La mancanza di iodio è inoltre particolarmente sentita in età fetale e neonatale, quando la carenza può purtroppo determinare danni permanenti.

Non è un caso che il più comune disturbo endocrinologico delle donne in età fertile e in gravidanza sia proprio a livello tiroideo: in gravidanza infatti, parte dello iodio materno viene utilizzato dal feto, pertanto quando la gestante dispone di una cattiva funzionalità tiroidea o di una carenza di iodio, possono verificarsi delle ripercussioni sulla salute del feto, in particolare sullo sviluppo delle funzioni cognitive.


Assumere sale iodato è un modo semplice ed efficace per prevenire le patologie tiroidee: le linee guida internazionali consigliano di assumere non più di tre o cinque grammi di sodio al giorno, per limitare l’incidenza di problemi cardiovascolari e ipertensione.

Usare il sale iodato nella stessa quantità indicata dalle linee guida, consente di raggiungere una quantità giornaliera di iodio pari a 90-150 microgrammi, una quantità più che sufficiente per garantire un apporto adeguato di questo fondamentale micronutriente.


«In condizioni particolari, può essere utile il consumo di integratori contenenti iodio, disponibili in farmacia – aggiunge la dottoressa Sabrina Corbetta, responsabile dell’Unità operativa di endocrinologia presso l’IRCCS Policlinico San Donato – In soggetti con una malattia tiroidea già presente però, il consumo di iodio può peggiorare la disfunzione ormonale. Pertanto, se l’assunzione di iodio è fondamentale per la prevenzione, è bene prestare attenzione quando invece la malattia tiroidea è in già in atto».
Gina
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Re: Tiroide, cosa può succedere a seconda dell’età

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Ipotiroidismo e Ipertiroidismo: come riconoscerli

Quando la tiroide funziona poco o troppo si fa sentire con diversi sintomi: Starbene ne ha parlato con l’endocrinologo
Quando la tiroide funziona poco o troppo si fa sentire con diversi sintomi. I due principali disturbi che interessano l’attività della tiroide, la ghiandola posta al centro del collo, sono l'ipertiroidismo e l'ipotiroidismo. Ne abbiamo parlato con Marcello Navazio, specialista in endocrinologia.

«Il prefisso “ipo” indica che la tiroide secerne gli ormoni tiroidei in quantità insufficiente, al contrario, ipertiroidismo implica un'eccessiva produzione di ormoni tiroidei», spiega l'endocrinologo.


L'IMPORTANZA DEI SINTOMI

Ai primi sentori che qualcosa nel proprio organismo non funzioni a dovere è bene rivolgersi al medico. «Se i disturbi della tiroide vengono trascurati, la sintomatologia si aggrava gradualmente con conseguenze su tutti gli organi interessati: dall’apparato gastroenterico a quello cardiovascolare, da quello nervoso a quello riproduttivo» puntualizza Navazio.


I SINTOMI DELL'IPOTIROIDISMO

I sintomi che fanno sospettare una tiroide “lenta” sono: l’ingrossamento del collo, la stanchezza eccessiva, l’ipomnesia (cioè la difficoltà a ricordare), il bradipsichismo (ovvero il rallentamento di tutte le attività cognitive), i crampi muscolari, la bradicardia, l’ipercolesterolemia, la sensazione di freddo, l’aumento immotivato di peso, la stipsi ostinata e le irregolarità mestruali.


I SINTOMI DELL'IPERTIROIDISMO

L’ipertiroidismo, spia di una tiroide “accelerata” si manifesta sempre attraverso l’ingrossamento del collo, ma a differenza dell’ipotiroidismo subentrano sintomi quali: nervosismo, irritabilità, tachicardia, stanchezza muscolare, ipercinesia (ovvero movimenti involontari e non coordinati dei muscoli), intolleranza al caldo, sudorazione aumentata, dimagrimento nonostante iperfagia (cioè l'aumento della sensazione di fame o dell'appetito), diarrea, irregolarità mestruali.


Prestare attenzione a questi sintomi è molto importante perché aiuteranno il medico a effettuare una prima diagnosi sul funzionamento della tiroide. Dopo una prima visita lo specialista prescriverà delle analisi di laboratorio (degli esami del sangue) per valutare il dosaggio ormonale. Successivamente si procederà con eventuali ulteriori accertamenti che convalideranno o escluderanno la diagnosi di ipertiroidismo o l'ipotiroidismo.

«Il controllo della funzione tiroidea con il semplice dosaggio del TSH è una misura da adottare nel corso di esami di routine (anche per la possibilità di ipotiroidismi borderline asintomatici), in gravidanza ed anche in presenza di sintomi sospetti per disfunzione di tale ghiandola», aggiunge l’endocrinologo.


LE CAUSE

Quando insorge l’ipotiroidismo? «Esistono forme congenite ma non ci sono limiti di età per l'insorgenza, anche se alcune forme autoimmuni aumentano con l'avanzare degli anni e sono più frequenti nelle donne».

E l’ipertiroidismo, invece? «È più frequente nel sesso femminile, e spesso si manifesta fra i 40 e i 60 anni».


LE CURE

In entrambi i casi le cure non sono definitive e vanno vagliate caso per caso. «Nel caso dell’ipotiroidismo, talvolta, se la tiroide recupera la sua funzionalità, si guarisce ma nella quasi totalità dei casi si dipende tutta la vita dalla terapia sostitutiva con levotiroxina», spiega il medico.

«In caso di ipertiroidismo, la terapia cambia in relazione alle cause di origine dell'iperfunzione tiroidea: si può intervenire con i farmaci, con l’intervento chirurgico oppure con la terapia radiometabolica. Ma l'inevitabile esito in ipotiroidismo richiede la terapia sostitutiva con levotiroxina per tutta la vita».
Gina
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Re: Tiroide, cosa può succedere a seconda dell’età

Messaggio da Gina »

Il trattamento dell’ipotiroidismo

L’ipotiroidismo è una condizione molto comune: la terapia, benché apparentemente semplice, ha qualche insidia
L’ipotiroidismo è una condizione patologica causata da uno scarso funzionamento della ghiandola tiroide, con inadeguata produzione dell’ormone tiroideo e conseguente rallentamento di tutte le funzioni metaboliche regolate da questo ormone.

Si stima che circa il 2% della popolazione soffra di questo disturbo in maniera conclamata, mentre un altro 10% sia affetto da una forma lieve ovvero subclinica. Non a caso, circa la metà dei pazienti con ipotiroidismo non sanno di esserne affetti.

L’ipotiroidismo può manifestarsi con una sintomatologia più o meno accentuata a seconda di quanto è grave la carenza di ormone: si può avvertire una sensazione cronica di freddo, ci possono essere dei vuoti di memoria, un umore tendenzialmente depresso, la pelle può diventare secca, le pulsazioni cardiache rallentare e nelle donne fertili si possono osservare irregolarità mestruali fino all’amenorrea.

La sintomatologia però è piuttosto aspecifica, motivo per cui molti pazienti non sanno di essere malati.

Le persone più a rischio ipotiroidismo sono quelle che hanno una familiarità per i disturbi tiroidei e quelle in età avanzata: le donne sviluppano questa patologia più degli uomini, come pure sono fattori di rischio per la condizione il soffrire di un’altra patologia su base autoimmune come il diabete, l’essere affetti da celiachia o vitiligine, la gravidanza, il post-partum e l’età menopausale.

L’ipotiroidismo è una condizione che non si può prevenire, ma che di solito riconosce una base autoimmune, ovvero ad un certo punto della vita, per motivi sconosciuti, si innescano tutta una serie di cambiamenti che determinano una riduzione nella normale secrezione dell’ormone tiroideo, condizione che prende il nome di tiroidite di Hashimoto.

Poiché non esiste prevenzione, prima si effettua diagnosi della condizione, minori saranno le ripercussioni sulla salute.
Gina
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Re: Tiroide, cosa può succedere a seconda dell’età

Messaggio da Gina »

Una volta fatta diagnosi di ipotiroidismo, per ristabilire il benessere clinico e far rientrare nella norma i parametri ematici relativi alla tiroide, bisogna assumere la levotiroxina (L-T4), l’ormone sintetico della tiroide.

Tale farmaco va assunto a digiuno ovvero 60 minuti prima della colazione, anche se nella pratica clinica si accetta anche solo un intervallo di 30 minuti prima dell’assunzione del farmaco: questa terapia deve essere fatta a vita e incontra molte difficoltà a essere seguita adeguatamente da chi è affetto dalla patologia.

Per decenni L-T4 è stato disponibile solo in compresse da ingoiare, mentre oggi sono disponibili anche formulazioni in forma liquida o in capsule soft-gel.

Un recente studio italiano ha dimostrato che l’assorbimento della LT4 può essere influenzato negativamente da altri farmaci che vanno assunti a digiuno, da alcuni alimenti o dal mancato rispetto del digiuno: in tutti questi casi la forma liquida della L-T4 garantisce un miglior assorbimento del farmaco anche in presenza di variabili che renderebbero difficili il ripristino del benessere del paziente.
kinderina
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Iscritto il: 19 feb 2016, 11:39

Re: Tiroide, cosa può succedere a seconda dell’età

Messaggio da kinderina »

ciao ragazze, soffro di endometriosi e sto iniziando il percorso di ovodonazione in questa lcinica.
ho sentito dire spesso che l'endometriosi è legata anche all'ipertiroidismo e viceversa. sapete in che modo? secodno voi, l'una è causa dell'altra?
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