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swimma
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Iscritto il: 28 giu 2015, 13:17

Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da swimma »

Ovviamente ai fini della compilazione dei modelli di dichiarazione dei redditi (730 o Unico), se la documentazione sanitaria è in lingua originale, va corredata da una traduzione in italiano; in particolare, se la documentazione è redatta in inglese, francese, tedesco o spagnolo, la traduzione può essere eseguita a cura del contribuente e da lui sottoscritta.
Detraibilità spese per crioconservazione oviciti

Nella circolare n. 17/E del 2015, l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata sulla detraibiità delle spese relative alla crioconservazione degli ovociti effettuata nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita.

Alla domanda se tali spese possono rientrare tra le spese sanitarie detraibili, vediamo la risposta.

L’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR elenca le spese sanitarie per le quali spetta una detrazione dall’IRPEF. E quindi quando una spesa rientra tra le spese sanitarie detraibili del quadro E – Oneri e Spese del Modello 730 ad esempio. Secondo la norma infatti, dall’imposta lorda è possibile detrarre un importo pari al 19 per cento delle spese sanitarie, per la parte che eccede euro 129,11, costituite esclusivamente dalle spese mediche e di assistenza specifica, diverse da quelle indicate nell’articolo 10, comma 1, lettera b), e dalle spese chirurgiche, per prestazioni specialistiche e per protesi dentarie e sanitarie in genere.

In merito all’individuazione delle spese sanitarie detraibili, occorre fare riferimento, come più volte ribadito, ai provvedimenti del Ministero della Salute che contengono l’elenco delle specialità farmaceutiche, delle protesi e delle prestazioni specialistiche.

Per quanto riguarda la crioconservazione degli ovociti, la disciplina di riferimento è recata dalla legge 19 febbraio 2004, n. 40, istituita al fine di favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dalla infertilità umana.

In merito alla possibilità di ricondurre nell’ambito dell’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR, e quindi tra le spese sanitarie detraibili nel 730 o Unico nella misura del 19%, le spese sostenute per la crioconservazione degli ovociti, il Ministero della Salute, interpellato sul punto, ha precisato che la prestazione di crioconservazione degli ovociti effettuata nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita ha finalità sia di cura che di prevenzione per la tutela della salute della donna.

Il Ministero della Salute ha precisato, altresì, che ad oggi la crioconservazione permette di preservare la fertilità di un individuo, maschio o femmina, in tutti quei casi in cui vi è un rischio importante di perderla: patologie tumorali, chemioterapia e radioterapia, patologie autoimmuni, urologiche e ginecologiche.

Nello specifico, la crioconservazione degli ovociti può essere effettuata anche al di fuori della procreazione medicalmente assistita per altri scopi, quali, ad esempio, quelli strettamente conservativi, diretti a garantire la disponibilità di ovociti per una futura gravidanza.

Il trattamento di crioconservazione degli ovociti deve essere effettuato solo nelle strutture autorizzate per la procreazione medicalmente assistita, iscritte nell’apposito registro nazionale istituito presso l’Istituto superiore di sanità.

Sulla base del parere fornito dal Ministero della Salute, l’Agenzia delle Entrate ritiene che le spese per prestazioni di crioconservazione di ovociti rientrino tra le spese sanitarie detraibili ai sensi dell’art. 15, comma 1, lett. c), del TUIR.

Per la detrazione necessaria la fattura. Per poter fruire della detrazione è necessario che dalla fattura del centro presso cui è eseguita la prestazione sanitaria, rientrante fra quelli autorizzati per la procreazione medicalmente assistita, risulti la descrizione della prestazione stessa.
Detraibilità spese per crioconservazione degli embrioni

Nella circolare n. 18/E del 6 maggio 2016, l’Agenzia delle Entrate si è pronunciata anche sulla crioconservazione degli embrioni, come quella degli ovociti, è disciplinata dalla legge n. 40 del 2004, recante norme in materia di procreazione medicalmente assistita.

Le indicazioni delle procedure e delle tecniche di procreazione medicalmente assistita sono contenute nelle linee guida aggiornate, da ultimo, con decreto del Ministro della Salute del 1° luglio del 2015, anche per tener conto della sentenza della Corte Costituzionale 1° aprile 2009, n. 151 – relativa all’applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita sugli embrioni – e della più recente sentenza della medesima Corte 9 aprile 2014, n. 162, relativa alle tecniche di fecondazione eterologa.
swimma
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da swimma »

Il Ministero della Salute ha riconosciuto la natura sanitaria alle prestazioni di crioconservazione degli embrioni “ove ricorrano nell’ambito di un percorso di procreazione medicalmente assistita con finalità di cura o di preservazione della fertilità dell’individuo, maschio o femmina, e in tutti i casi in cui vi sia un rischio importante di perderla: patologie tumorali, chemioterapia e radioterapia, patologie immuni, urologiche e ginecologiche.”.

Sulla base del parere fornito dal Ministero della Salute, l’Agenzia delle Entrate ha confermato che le spese per prestazioni di crioconservazione degli embrioni rientrino tra le spese sanitarie detraibili ai sensi dell’articolo 15, comma 1, lett. c), del TUIR, nelle ipotesi sopra indicate.

Anche per poter fruire della detrazione, è necessario che la prestazione sia documentata dalla fattura emessa da un centro rientrante fra quelli autorizzati per la procreazione medicalmente assistita.
Crioconservazione degli ovociti e degli embrioni all’estero

In merito alla detraibilità delle spese relative alle prestazioni di crioconservazione degli ovociti e degli embrioni effettuate all’estero, l’Agenzia delle Entrate nella circolare n. 18/E del 2016 sostiene che tali spese “rappresentando che le spese mediche sostenute all’estero sono soggette allo stesso regime fiscale di quelle analoghe sostenute in Italia”.

E sulla base di tale principio, il Ministero della Salute ha chiarito che è possibile riconoscere carattere sanitario alle prestazioni di crioconservazione degli ovociti, dei gameti e degli embrioni effettuate all’estero per finalità di cura, previste nel percorso di procreazione medicalmente assistita, previa presentazione delle specifiche relative alle prestazioni come disciplinate dalla legge n. 40 del 2004 e dalle linee guida.

Per quanto concerne la documentazione relativa alle spese sostenute, il Ministero della Salute ha precisato, altresì, che dovrà essere rilasciata da una struttura di procreazione medicalmente assistita autorizzata dall’Autorità competente del Paese estero secondo le normative vigenti.

In base a tali chiarimenti, le prestazioni di crioconservazione degli ovociti e degli embrioni effettuate all’estero sono ammesse in detrazione, allo stesso titolo di quelle sostenute in Italia, ai sensi dell’articolo 15, comma 1, lett. c), del TUIR, solo se eseguite per le finalità consentite in Italia e attestate da una struttura estera specificamente autorizzata ovvero da un medico specializzato italiano.

Ovviamente ai fini della compilazione dei modelli di dichiarazione dei redditi (730 o Unico), se la documentazione sanitaria è in lingua originale, va corredata da una traduzione in italiano; in particolare, se la documentazione è redatta in inglese, francese, tedesco o spagnolo, la traduzione può essere eseguita a cura del contribuente e da lui sottoscritta.
puffetta
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da puffetta »

ETEROLOGA: FACCIAMO IL PUNTO

… e purtroppo non è un punto esclamativo, ma interrogativo: quando finirà questa trafila infinita? A due anni dalla sentenza con cui la Corte Costituzionale ha dato il via libera al ricorso alla fecondazione eterologa (9 aprile 2014), la situazione sembra rimasta allo stadio di allora. Un’inchiesta recentemente condotta dall’Associazione Luca Coscioni, che si batte per la libertà di ricerca scientifica, rende conto di una realtà difficile, in cui gli aspiranti genitori si barcamenano tra centri privati, viaggi all’estero e ricerche sul web.
In tutta Italia è ancora molto difficoltoso accedere alla fecondazione eterologa. Il Ministero non si è mosso e solo alcune Regioni hanno previsto un sostegno per le coppie
Mentre, dunque, in teoria in tutta Italia è possibile accedere a questa tecnica di fecondazione nelle strutture pubbliche, in pratica non è affatto così. Se, infatti, la Corte Costituzionale aveva ritenuto che il divieto determinasse una violazione del principio di uguaglianza sotto il profilo economico, e quindi ci si aspettava un intervento da parte del Ministero della Salute per garantire uniformità su tutto il territorio nazionale, di fatto non è andata come auspicato. Il Ministero non si è mosso e solo alcune Regioni hanno previsto un sostegno per le coppie
“Confermo in pieno i risultati pubblicati dall’Associazione Coscioni”, dice Maria Paola Costantini, legale di Cittadinanzattiva a Roma, che da anni segue le coppie nella battaglia per il diritto alla procreazione assistita. “Quasi tutte le Regioni hanno recepito la delibera della Conferenza delle Regioni. Pochissime, però, sono state finora in grado di renderla operativa: Toscana, Emilia-Romagna, Friuli-Venezia Giulia e, proprio recentemente, il Lazio. In queste Regioni il servizio è accessibile con un ticket il cui costo può variare dai 500 ai 2.000 euro. Il Sud è completamente scoperto. La Lombardia poi, unica regione in Italia, ha stabilito che la prestazione non sia coperta dal Servizio Sanitario Regionale, ma sia a carico del cittadino: un costo che va dai 4.000 euro in su. Su questa decisione, il Consiglio di Stato e poi il Tar (Tribunale amministrativo regionale) della Lombardia si sono pronunciati e quest’ultimo ha annullato la delibera in cui si escludeva un sostegno regionale. Ma la Regione ha fatto ricorso e la situazione è ancora in stand by”
“Il problema principale è che in Italia è difficile trovare donatori di seme e, ancor più, donatrici di ovociti. Le Regioni faticano a emettere bandi per il reperimento di gameti. I nostri centri quindi sono costretti ad acquistare gameti all’estero, e molte Regioni non hanno i fondi per farlo. Alla base di questa difficoltà c’è una questione culturale: a causa della legge 40, da noi l’apertura all’eterologa è arrivata con 10 anni di ritardo rispetto a Paesi, come per esempio la Spagna, dove donatrici e donatori sono numerosi e dove tuttora molte coppie italiane si recano per cercare una soluzione. E la trovano, magari pagando un caro prezzo, ma sempre meno degli 8.000 euro che può arrivare a chiedere una struttura privata in Italia”.
puffetta
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da puffetta »

“Soltanto se la Regione garantisce il diritto all’eterologa come servizio pubblico. Di fatto, per ora è possibile solo in alcune Asl dell’Emilia-Romagna, perché vi sono lunghe liste di attesa. Ad alcune coppie è stato riconosciuto il rimborso in via amministrativa. La situazione diventa paradossale anche per le coppie che vogliono rimanere in Italia: al problema delle liste di attesa si aggiunge il fatto che non sempre si può effettuare l’eterologa in un’altra Regione, se la Regione di appartenenza non ha previsto il sostegno regionale. È stato il caso delle coppie del Lazio che, nei primi mesi dell’anno, non riuscivano ad andare nei centri della Toscana perché era stata bloccata la mobilità sanitaria, in quanto la fecondazione eterologa non era prevista nel piano regionale laziale. Ora, fortunatamente, la mobilità è stata ripristinata, ma i centri toscani non sempre sono in grado di soddisfare la domanda”.
“Perché non ci sono direttive da parte delle strutture sanitarie pubbliche. A Roma e nel Lazio stiamo cercando di promuovere attività di orientamento nelle Case della Salute, ma si tratta ancora di iniziative sporadiche. Dovrebbe essere lo Stato a farsi carico di un’adeguata informazione sulla procreazione assistita: le coppie invece si ritrovano isolate, cercano soluzioni e consigli su Internet e finiscono per trovarci anche i donatori”.

L’inserimento della fecondazione eterologa nei Lea sembra dunque ancora un miraggio?

“Noi continuiamo a richiederlo, il ministro della Salute Beatrice Lorenzin lo ha promesso due anni fa, ma a tutt’oggi la situazione è ferma. Noto d’altro canto che alcune malattie rare sono state inserite nei Lea (Livelli essenziali di assistenza)… ma la stessa fecondazione omologa non è stata finora inclusa: figuriamoci l’eterologa. È un processo politico, ed è molto, molto lento”.
mokabita
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da mokabita »

Eterologa, Gallo: Roccella cerca solo pretesti per fermare la tecnica
Davvero incomprensibile la ripetitività delle dichiarazioni di Eugenia Roccella in merito alla donazione dei gameti. E' da quando la Consulta ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa che reitera sempre lo stesso errore.
Un rimborso al pari di quello dato in tutta Europa alle donatrici al di sotto dei 1200 euro non è commercializzazione; per configurare commercializzazione ci vorrebbero molti zero in più.
Mi stupisce che una come la Roccella, così attaccata al termine 'vita' - di meno al suo senso intrinseco - possa pensare che l'ovulo di una donna abbia una etichetta di 1200 euro. La donna decide di donare con un ovulo la vita ad un bambino che non ha prezzo e lo fa anche sottoponendosi ad un complicato percorso di stimolazione ormonale che non ha prezzo. Ricordiamo anche che prima di essere idonei ad una donazione esiste un colloquio con degli psicologi che valutano l'effettiva volontà e le motivazioni del gesto. Il Ministero della Salute faccia campagne informative sulla donazione come previsto nei suoi compiti. Le coppie sterili con noi chiedono solo di poter essere liberi di avere una gravidanza nella piena legalità in Italia, richieste fatte fin dai referendum del 2005 e che i giudici della Corte costituzionale affermano cancellando il divieto della legge 40. Chi non è d'accordo non farà mai l'eterologa ma chi vuole farlo oggi può in piena legalità.
http://www.associazionelucacoscioni.it/ ... la-tecnica
prezzemolina
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Re: ARTICOLI & NEWS

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Procreazione medicalmente assistita, relazione al Parlamento 2016
Trasmessa al Parlamento il 30 giugno 2016 la Relazione annuale sullo stato di attuazione della Legge 40/2004 in materia di Procreazione Medicalmente Assistita (PMA), relativamente all’attività centri PMA nell’anno 2014 e all’utilizzo dei finanziamenti (artt. 2 e 18) nell’anno 2015.

Il quadro generale offre poche variazioni rispetto alla situazione dell’anno precedente.

Si conferma la tendenza secondo cui il maggior numero dei trattamenti di fecondazione assistita viene effettuato nei centri pubblici e privati convenzionati, pur essendo questi centri in numero inferiore ai centri privati.

Emerge un andamento differente fra tecniche di inseminazione semplice – per le quali diminuiscono coppie, cicli di trattamento, gravidanze e nati – e tecniche di fecondazione di II e III livello, per le quali aumentano il numero dei cicli, delle gravidanze e dei nati. Tali incrementi sono dovuti all’aumento degli stessi parametri soprattutto per le tecniche da scongelamento. Il totale dei nati vivi con tutte le tecniche – 12.658 – rappresenta il 2,5% del totale dei nati in Italia nel 2014.

La percentuale di gravidanze per ciclo resta sostanzialmente stabile: 10,0% per inseminazione semplice, 19,4% per tecniche a fresco di II e III livello. Restano costanti le gravidanze gemellari, mentre i parti trigemini sono l’1,2%, il doppio della media europea, pari allo 0,6% (European Society Human Reproduction and Embriology ESHRE 2011), con una variabilità fra i centri fra lo 0 e il 14,6%.

Costante la perdita di informazioni rispetto agli esiti delle gravidanze (perdita al follow up): nel 2014 non si ha notizie dell’esito dell’11,8% delle gravidanze accertate (11,4% nel 2013).

Aumenta del 29,9% il numero degli embrioni crioconservati, aumenta il numero di cicli con congelamento di embrioni mentre continua a diminuire quello dei cicli di congelamento degli ovociti.

Continua il trend in aumento dell’età delle donne che accedono alla PMA, che è 36,7 anni per le tecniche a fresco di II e III livello, e della percentuale di donne che vi accedono con oltre 40 anni, che è del 32,9%. L’accesso alle tecniche di PMA di donne in età sempre più avanzata è dovuto alla tendenza per cui, nel nostro Paese, si ricerca un figlio in un’età sempre più elevata, quando la fertilità è ridotta e anche l’efficacia delle tecniche di PMA è limitata. Ad esempio per le tecniche a fresco di II e III livello la percentuale di gravidanze per ciclo iniziato, da 43 anni in su, è del 5,3%, gravidanze che hanno un esito negativo nel 49,5% dei casi.

Ricordiamo inoltre che nell’aprile 2014 con la sentenza 162 la Corte Costituzionale ha rimosso il divieto di applicazione di tecniche di PMA di tipo eterologo e, sono state avviate le procedure per adattare e completare il quadro normativo di riferimento. Nell’anno 2014, quindi, l’applicazione di queste tecniche ha avuto luogo per un periodo limitato e i dati raccolti, relativi a 236 cicli iniziati, non consentono di fare valutazioni epidemiologiche.

Infine, per sensibilizzare e rendere consapevoli i cittadini sul ruolo della fertilità nella loro vita, sulla sua durata e su come proteggerla evitando comportamenti che possono metterla a rischio, questo Ministero ha proposto a maggio 2015 il Piano Nazionale per la Fertilità, che ha come slogan “Difendi la tua fertilità, prepara una culla nel tuo futuro”.

Il Piano vuole collocare la fertilità al centro delle politiche sanitarie ed educative del nostro Paese. Inoltre il Piano prevede il coinvolgimento dei professionisti sanitari per promuovere interventi di prevenzione e diagnosi precoce delle malattie dell'apparato riproduttivo e intervenire, ove possibile, per ripristinare la fertilità naturale o indirizzare alle tecniche di PMA, quanto più precocemente, così da aumentare le possibilità di successo delle tecniche stesse.

Le tecniche di PMA rappresentano sicuramente un’opportunità importante per il trattamento della sterilità, ma non sono in grado di dare un bambino a tutti.

Il prossimo 22 settembre verrà celebrato il primo “Fertility Day”, Giornata Nazionale di informazione e formazione sulla Fertilità, un’occasione per richiamare l’attenzione di tutta l’opinione pubblica sul tema attraverso occasioni d’incontro sul tema della fertilità con i giovani, gli insegnanti, le famiglie, i medici, con coinvolgimento di Sindaci e Comuni, Ordini dei Medici, Società Scientifiche, Farmacie, Scuole.

“Mi auguro - ha dichiarato il Ministro Beatrice Lorenzin - che le azioni del Piano Nazionale per la Fertilità e in particolare la giornata del 22 settembre prossimo, in cui sarà celebrato il primo Fertility Day, possano avviare processi in grado di aumentare l’attenzione e la cura della propria fertilità e di condurre alla diagnosi di infertilità, ed agli eventuali trattamenti con l’aiuto della Medicina per le donne e per gli uomini che non riescono ad avere bambini, prima che sia troppo tardi, per favorire un aumento della natalità nel nostro Paese”.
topa
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da topa »

Dalla fecondazione eterologa all'endometriosi, ecco i nuovi Lea

Le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale dovra' garantire in tutte le regioni.
Da tutte le prestazioni di procreazione medicalmente assistita (Pma), compresa l'eterologa, che fino ad oggi erano erogate solo in regime di ricovero, all'endometriosi, patologia che secondo le stime colpisce circa tre milioni di persone in Italia: sono tante le prestazioni sanitarie che vengono inserite nei nuovi Livelli essenziali di assistenza, le prestazioni che il Servizio sanitario nazionale dovra' garantire in tutte le regioni. Viene rivisto profondamente l'elenco delle prestazioni di genetica, e' introdotta la consulenza genetica e sono inserite prestazioni di elevatissimo contenuto tecnologico (Adroterapia) o di tecnologia recente, come la radioterapia stereotassica.

Con i nuovi Lea nasce anche il nuovo nomenclatore dell'assistenza protesica, che risale al 1999. Sono introdotti gli ausili informatici e di comunicazione, cosi' come le attrezzature domotiche, le carrozzine con sistema di verticalizzazione e quelle per grandi e complesse disabilita'. Il nuovo nomenclatore introduce anche gli arti artificiali a tecnologia avanzata ed i sistemi di riconoscimento vocale. Viene anche rivisto profondamente l'elenco delle malattie rare, che vede l'inserimento di oltre 110 nuove entita' tra singole malattie rare e gruppi di malattie. Ad esempio, sono inserite nell'elenco la sarcoidosi, la sclerosi sistemica progressiva e la miastenia grave.

Anche l'elenco delle malattie croniche e' oggetto di una ampia integrazione: sono introdotte sei nuove patologie, ovvero la sindrome di talidomide, l'osteomelite cronica, le patologie renali croniche, il rene policistico autosomico dominante. L'endometriosi negli stadi clinici 'moderato' e 'grave', la broncopneumopatia cronico ostruttiva negli stadi clinici 'moderato', 'grave' e 'molto grave'. Vengono inoltre spostate tra le malattie croniche alcune patologie gia' esenti come malattie rare; ad esempio la celiachia e la sindrome di Down.
Per quanto riguarda il capitolo dei vaccini, sono introdotti l'anti-papillomavirus, l'anti-pneumococco e l'anti-meningococco. E' prevista anche l'introduzione dello screening neonatale per la sordita' congenita e la cataratta congenita.

Infine, tra le novita', c'e' anche un capitolo dedicato ai disturbi dello spettro autistico, che prevede nel percorso di diagnosi, cura e trattamento, l'impiego di metodi e strumenti basate sulle piu' avanzate evidenze scientifiche disponibili.
minuminu
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da minuminu »

Ricerche su eterologa, in Italia nati 12.658 bebè nel 2014
I bebè nati con eterologa e fecondazione assistita secondo le ricerche sul 2015

L’abbattimento del divieto di accedere alla tecnica della fecondazione eterologa in Italia è stato reso possibile il 9 aprile 2014 quando, nel nostro Paese, si è finalmente espressa la Corte che ha giudicato incoercibile il diritto ad avere figli. In questo modo, è stata smantellata parte della Legge 40/2004 che vietava, alle coppie infertili, il ricorso alla tecnica di fecondazione eterologa nel nostro paese, con conseguenze allarmanti: le coppie con problemi di infertilità erano infatti costrette a fare riferimento a cliniche straniere per ottenere una gravidanza. Da recenti ricerche effettuate sulla fecondazione eterologa è emerso che in Italia, nel 2014, sono nati 12.658 bebè.
Cosa emerge da ricerche su eterologa nel Belpaese

I bambini nati nel 2014 con la tecnica della fecondazione assistita sono stati il 2,5 per cento del totale: è quanto emerge dalla Relazione sull’attuazione della legge 40 in materia di procreazione medicalmente assistita che ha analizzato il numero di nascite nel 2014 in seguito al debellamento di quella parte della Legge 40/2004 che determinava un divieto per le coppie infertili di accedere alla fecondazione eterologa.
Ricerche su eterologa


In Italia, grazie all’abbattimento di quella parte della Legge 40, è oggi possibile per le coppie con problemi di infertilità avere un figlio, grazie all’uso di ovociti e seme che provengono da donatori, facendo riferimento ad uno dei tanti centri autorizzati (in totale 362 tra pubblici e privati, anche convenzionati) sparsi per le varie regioni. Con alcune eccezioni: le regioni più adempienti sono quelle di Lombardia, Lazio, Campania, Sicilia e Veneto.

Nella relazione sono emersi i primi dati importanti sull’uso dell’eterologa in Italia: a partire da aprile 2014, infatti, nel Belpaese è stato possibile ottenere 246 cicli di fecondazione eterologa, 94 gravidanze e 50 bambini nati.
bonbon
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Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da bonbon »

Legge 40 sulla procreazione assistita: cosa rimane in vigore?
La Consulta l’ha stravolta: sì alla fecondazione eterologa e più possibilità di impianto e conservazione degli embrioni. Ma in alcune Regioni si paga troppo.



È l’ultima spiaggia per molte coppie che desiderano un figlio ma non riescono ad averlo in modo, per così dire, tradizionale. La procreazione medicalmente assistita (Pma) è regolamentata in Italia dalla legge 40 del 2004 che ha subìto una trentina di modifiche, tra interventi dei governi e della magistratura. Interventi che hanno, in parte, alterato alcuni dei capisaldi della legge originaria.




Com’era la legge 40 sulla procreazione assistita

Al momento della sua approvazione dal Governo di centrodestra guidato da Silvio Berlusconi, la legge 40 definiva la procreazione assistita come «l’insieme degli artifici medico-chirurgici finalizzati al favorire la soluzione dei problemi riproduttivi derivanti dalla sterilità o dall’infertilità umana, qualora non vi siano altri metodi efficaci per rimuovere le cause di sterilità o di infertilità». Tra i primi problemi posti da questo concetto, dunque, c’è quello di ricorrere al Servizio sanitario nazionale per usufruire della relativa copertura. In pratica, una coppia potrebbe sempre dire che l’infertilità è una malattia come tante altre e, di conseguenza, la sanità pubblica se ne deve fare carico.

Tant’è: la legge afferma, poi, che lo Stato «promuove ricerche sulle cause patologiche, psicologiche, ambientali e sociali dei fenomeni della sterilità e dell’infertilità e favorisce gli interventi necessari per rimuoverle nonché per ridurne l’incidenza». Attenzione, però: nel rispetto «di tutti i soggetti coinvolti, compreso il concepito». Questione etica non da poco.

Nella sua versione originale, la legge 40 stabiliva che alle tecniche di procreazione assistita potessero accedere «coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile, entrambi viventi» e vietava espressamente il ricorso a tecniche di fecondazione eterologa, così come l’eugenetica. Che cos’è l’eugenetica? Già suona male il termine, figuriamoci il significato: non è altro che la tecnica volta al miglioramento della specie umana. Qualcuno potrebbe pensare che, da certi punti di vista, non guasterebbe, soprattutto se servisse ad evitare ogni impulso criminale. Ma nel caso specifico della procreazione assistita non è permesso.

Scorrendo ancora la legge del 2004, si può vedere che veniva vietata la crioconservazione degli embrioni, cioè di mettere gli embrioni in freezer per ridurre il loro soprannumero. La tecnica era, però, consentita per temporanea e documentata causa di forza maggiore, non prevedibile al momento della fecondazione.




Legge 40: l’intervento della Consulta

La Corte Costituzionale è intervenuta più volte a proposito della legge 40 sulla procreazione assistita. E non proprio per complimentarsi con chi l’ha scritta, anzi. Già nel 2009 [1], cioè 5 anni dopo l’approvazione della legge, la Consulta ha dichiarato parzialmente illegittimi gli articoli che prevedevano:

il limite di produzione di tre embrioni;
l’obbligo di un unico e contemporaneo impianto;
l’articolo relativo alla crioconservazione degli embrioni nella parte in cui non viene contemplato che il trasferimento di tali embrioni nell’utero della futura mamma «da realizzare non appena possibile» venga effettuato senza pregiudizio per la salute della donna.

La Consulta, in questa sentenza, accoglieva anche il pronunciamento del Tar del Lazio [2] con cui veniva dichiarato illegittimo il divieto di diagnosi preimpianto previsto nel 2004 dal decreto del Governo, a meno che quella diagnosi non avesse finalità eugenetiche.

La Corte si è espressa anche nel 2014, a seguito del ricorso incidentale presentato dai tribunali di Milano, Catania e Firenze, dichiarando illegittima la parte della legge 40 sulla procreazione assistita in cui si vieta il ricorso a un donatore esterno di ovuli o spermatozoi in casi di infertilità assoluta. Secondo i giudici, questo divieto si scontra con gli articoli 2, 3, 29, 31, 32, e 117 della Costituzione e con gli articoli 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali.
bonbon
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Iscritto il: 26 mag 2015, 12:47

Re: ARTICOLI & NEWS

Messaggio da bonbon »

Non è finita. Nel 2015, dopo un ricorso incidentale del Tribunale di Napoli, la Consulta hanno dichiarato illegittimo l’articolo che sanzionava penalmente la condotta dell’operatore medico volta a consentire il trasferimento nell’utero della donna dei soli embrioni sani o portatori sani di malattie genetiche. Secondo i giudici, questo concetto rappresenta una violazione del principio di ragionevolezza nonché del diritto al rispetto della vita privata e familiare. Resta, però, in vigore la parte della norma che vieta la soppressione degli embrioni malati e non inutilizzabili, in quanto non possono essere trattati come un mero materiale biologico.




Procreazione assistita: il decreto Lorenzin

Sempre nel 2015, l’allora ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, firma un decreto sulla procreazione assistita [3] che introduce:

l’accesso alle tecniche di fecondazione eterologa;
la valutazione clinica, il più attenta possibile, del rapporto rischi-benefici;
l’accesso alle tecniche alle coppie cosiddette sierodiscordanti; in pratica a quelle coppie in cui uno dei due sia portatore di una malattia virale sessualmente trasmissibile, come l’epatite B o C oppure l’Hiv. La novità risiede nel fatto che prima l’accesso era previsto soltanto per l’uomo e non per la donna;
le indicazioni dettagliate nella cartella clinica circa i trattamenti eseguiti e le motivazioni in base alle quali si decide sia il numero di embrioni da generare sia quello degli embrioni eventualmente non trasferiti ma da conservare.




La fecondazione assistita eterologa

La fecondazione eterologa, dunque, è ammessa in Italia dal 2014, grazie alla sentenza della Corte Costituzionale, riportata anche dal decreto Lorenzin del 2015. Tuttavia, non mancano i problemi per le coppie che vogliono servirsi di questa pratica per avere un figlio, dal momento che la sanità pubblica è materia delle Regioni e che sono proprio questi enti a decidere l’orientamento da seguire in materia. In Italia, sono solo tre gli ospedali pubblici a cui ci si può rivolgere: in Toscana al Careggi di Firenze, in Friuli Venezia Giulia al Santa Maria degli Angeli di Pordenone ed in Emilia Romagna al Sant’Orsola di Bologna.

Nelle altre regioni si rischia di dover pagare la fecondazione eterologa di tasca propria, sborsando dai 2.000 ai 10.000 euro, a seconda dei tentativi. Viene in mente una piccola curiosità: i nostri anziani, una volta, nel loro gergo, non parlavano di “concepire” un figlio ma di “comprare” un figlio. Siamo lì.




Come avviene la procreazione assistita

Per completezza, riportiamo le tecniche di procreazione assistita. Esistono tre livelli. Il primo riguarda l’inseminazione semplice. Avviene nel corpo della donna dopo una stimolazione ovarica ed il potenziamento degli spermatozoi.

Le tecniche di secondo e terzo livello consistono in una fecondazione esterna al corpo della donna, cioè in vitro. Una volta fecondato l’ovulo, l’embrione (precedentemente congelato o non congelato) viene reimpiantato nell’utero. Quelle di terzo livello prevedono un intervento endoscopico grazie al quale si inietta o un singolo spermatozoo oppure migliaia di spermatozoi per favorire la fecondazione.
http://www.laleggepertutti.it/142478_le ... -in-vigore
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