Per superare la paura del parto è utile scegliere l’ospedale che ci fa sentire a nostro agio, frequentare i corsi preparto, condividere le proprie ansie con il ginecologo di fiducia e avere la consapevolezza che non esiste un modo ‘giusto’ o ‘sbagliato’ di partorire.
Fino all’ultimo trimestre il problema non si pone perché il parto è visto come un evento ancora lontano. E poi si è distratte da tanti altri pensieri: la preoccupazione per le visite e gli esami da fare, la diagnosi prenatale, i disturbi dei vari mesi. Ad un certo punto, però, ci si accorge che la data si avvicina e scatta la paura: come sarà il parto? Sentirò dolore? Sarò brava a spingere? E se qualcosa va storto?
La paura del parto è in realtà una paura normale, perché è normale che tutte ce l’abbiano: “Se si tratta del primo parto, c’è l’incognita di non sapere a che cosa si va incontro” commenta la psicologa e psicoterapeuta Sara Piattino. “Se invece di parti ce ne sono già stati e l’esperienza non è stata delle migliori, a spaventare è il ricordo del passato. In entrambi i casi, il parto viene percepito intimamente come un ostacolo da superare, qualcosa di pericoloso. Una paura che persiste nonostante i progressi della medicina e che viene clinicamente denominata tocofobia”. Come superare, allora, la tocofobia?
Non pensare troppo all'imprevedibile
È vero: come in tutti gli eventi della vita, compreso attraversare la strada, anche in gravidanza o durante il parto a un certo punto qualcosa potrebbe andare storto. Questo però non significa che dobbiamo rimanere bloccati dalla paura. "Sappiamo tutti che per il fatto stesso di vivere siamo esposti a qualche rischio, eppure continuiamo a farlo serenamente: ecco, è lo stesso atteggiamento che dovremmo avere anche nei confronti del parto" consiglia Melissa Pozzo, psicologa presso l'Unità di ginecologia e ostetricia dell'Ospedale Sacco di Milano.
Questo non significa negare che possa esistere qualche rischio, ma semplicemente accettarlo come fatto della vita. "E intanto, l'invito è a prendersi cura di sé. Scegliendo il medico che dà più fiducia, affidandosi alle sue cure, prestando attenzione al proprio stile di vita e al proprio benessere. Insomma, cercando di stare bene".
Dolore: c'è, ma si può superare
Uno dei principali timori delle partorienti è quello che il dolore sia talmente intenso e duri così tanto che non si riesca a sopportare. “È vero, il dolore del parto è intenso e poco prevedibile: non si sa come sarà né quanto durerà, anche perché ogni parto è un’esperienza a sé” osserva Irene Cetin, Direttore dell'Unità di ginecologia e ostetricia all’Ospedale Sacco di Milano.
Ad alimentare questa paura ci si mettono spesso i racconti terrorizzanti di chi ha già partorito, che pare ci prenda gusto ad accentuare i toni. “Si sente di travagli durati giorni, poi magari si scopre che per buona parte si trattava di contrazioni preparatorie, non così insopportabili” prosegue la Cetin. “Si tenga presente che il limite massimo di un travaglio di parto è 8-10 ore, ma si tratta di un limite massimo, non della durata media!”
Per accettare l’idea del dolore, si potrebbe dire teoricamente che fa parte dell’esperienza ancestrale di tutte le donne e ripetersi che se ce l’hanno fatta tutte, ce la faremo anche noi. Ma per essere più concrete, è meglio sapere che ci sono varie tecniche per alleviare il dolore: quelle naturali, che vanno dalla possibilità di cambiare a piacimento le posizioni del travaglio al parto in acqua, e quelle farmacologiche di analgesia, come l’epidurale o il protossido d’azoto. Fondamentale quindi informarsi sulle opportunità offerte dalla struttura dove si intende partorire e scegliere quella che si sente più congeniale.
Paura del parto: come affrontarla
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donnaregina
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- Iscritto il: 29 mag 2015, 09:07
Re: Paura del parto: come affrontarla
Circondati di persone positive
Nel gestire le proprie paure gioca un ruolo fondamentale la fiducia nelle persone che ci assisteranno. Se ci dà sicurezza partorire nel luogo in cui lavora il ginecologo o l’ostetrica che ci hanno seguite per nove mesi, valutiamo la possibilità di partorire lì, perché durante il parto potrebbe essere di grande conforto vedere un volto amico e che conosce bene i nostri timori e le nostre ansie. Così come scegliamo accuratamente la persona che vorremo accanto a noi durante il travaglio: il partner, la mamma, la sorella o l’amica del cuore. In quel momento abbiamo bisogno di persone positive, in grado di sostenerci, di farci sentire a nostro agio e darci fiducia che possiamo farcela.
“Spesso per esempio i primi a chiedere il cesareo sono i papà, che mal gestiscono l’attesa e l’impotenza di vedere la propria donna soffrire senza poter fare nulla per alleviarle il dolore. Chiedendo il cesareo, pensano di risolvere subito il problema” sottolinea Pozzo.
Non aver paura di far male al bambino!
Spesso dietro la paura del parto c’è l'idea che, se non siamo ‘brave’ a condurre il travaglio e a spingere nel modo giusto, possiamo arrecare danni al bambino. “E’ una paura infondata” spiega Irene Cetin, “perché non è certo la donna che può arrecare danni a suo figlio e, se insorgono problemi, sono causati da fattori indipendenti dal suo maggiore o minore impegno. In ogni caso, oggi abbiamo gli strumenti idonei per accorgerci tempestivamente di una sofferenza fetale e di intervenire di conseguenza”.
Non tenerti tutto dentro
E’ importante non nascondere le proprie paure ma esternarle: con i nostri cari, con altre future mamme, ma soprattutto con l’ostetrica o il ginecologo che ci stanno seguendo: sentirsi capite, ricevere la parola giusta al momento giusto possono smontare in un colpo solo tante paure.
“L’ansia non deve essere censurata o bloccata ma è importante farla fluire aprendosi ed esprimendo le paure più recondite” evidenzia Piattino. “Bisogna superare il muro delle resistenze, non si deve esitare a parlarne al proprio medico curante o al ginecologo. In presenza di problematiche o blocchi particolari, poi, non rifiutare un supporto psicologico al fine di stemperare ansia e preoccupazioni, combattere i pensieri ossessivi e rimuginativi e vivere una gravidanza e un parto armoniosi”.
Frequenta il corso preparto
Il corso preparto aiuta tantissimo ad attenuare le paure, chiarire dubbi, chiedere consigli. E per questo bisognerebbe scegliere un corso che non si limiti a dare informazioni teoriche, ma lasci spazio al dialogo ed al confronto. Non solo: il corso offre l’opportunità di visitare il reparto, prendere confidenza con gli ambienti e le persone che ci circonderanno e quindi riconoscerli come familiari al momento di andare a partorire.
“Nella pratica quotidiana riscontriamo che quando la donna per vari motivi è costretta a partorire in una struttura diversa da quella scelta (se per esempio si trova in viaggio ed il bambino ha deciso di nascere prima), mostra di avere più paura, proprio perché tutto è nuovo ed estraneo: l’ignoto mette sempre ansia” sottolinea Irene Cetin.
Nel gestire le proprie paure gioca un ruolo fondamentale la fiducia nelle persone che ci assisteranno. Se ci dà sicurezza partorire nel luogo in cui lavora il ginecologo o l’ostetrica che ci hanno seguite per nove mesi, valutiamo la possibilità di partorire lì, perché durante il parto potrebbe essere di grande conforto vedere un volto amico e che conosce bene i nostri timori e le nostre ansie. Così come scegliamo accuratamente la persona che vorremo accanto a noi durante il travaglio: il partner, la mamma, la sorella o l’amica del cuore. In quel momento abbiamo bisogno di persone positive, in grado di sostenerci, di farci sentire a nostro agio e darci fiducia che possiamo farcela.
“Spesso per esempio i primi a chiedere il cesareo sono i papà, che mal gestiscono l’attesa e l’impotenza di vedere la propria donna soffrire senza poter fare nulla per alleviarle il dolore. Chiedendo il cesareo, pensano di risolvere subito il problema” sottolinea Pozzo.
Non aver paura di far male al bambino!
Spesso dietro la paura del parto c’è l'idea che, se non siamo ‘brave’ a condurre il travaglio e a spingere nel modo giusto, possiamo arrecare danni al bambino. “E’ una paura infondata” spiega Irene Cetin, “perché non è certo la donna che può arrecare danni a suo figlio e, se insorgono problemi, sono causati da fattori indipendenti dal suo maggiore o minore impegno. In ogni caso, oggi abbiamo gli strumenti idonei per accorgerci tempestivamente di una sofferenza fetale e di intervenire di conseguenza”.
Non tenerti tutto dentro
E’ importante non nascondere le proprie paure ma esternarle: con i nostri cari, con altre future mamme, ma soprattutto con l’ostetrica o il ginecologo che ci stanno seguendo: sentirsi capite, ricevere la parola giusta al momento giusto possono smontare in un colpo solo tante paure.
“L’ansia non deve essere censurata o bloccata ma è importante farla fluire aprendosi ed esprimendo le paure più recondite” evidenzia Piattino. “Bisogna superare il muro delle resistenze, non si deve esitare a parlarne al proprio medico curante o al ginecologo. In presenza di problematiche o blocchi particolari, poi, non rifiutare un supporto psicologico al fine di stemperare ansia e preoccupazioni, combattere i pensieri ossessivi e rimuginativi e vivere una gravidanza e un parto armoniosi”.
Frequenta il corso preparto
Il corso preparto aiuta tantissimo ad attenuare le paure, chiarire dubbi, chiedere consigli. E per questo bisognerebbe scegliere un corso che non si limiti a dare informazioni teoriche, ma lasci spazio al dialogo ed al confronto. Non solo: il corso offre l’opportunità di visitare il reparto, prendere confidenza con gli ambienti e le persone che ci circonderanno e quindi riconoscerli come familiari al momento di andare a partorire.
“Nella pratica quotidiana riscontriamo che quando la donna per vari motivi è costretta a partorire in una struttura diversa da quella scelta (se per esempio si trova in viaggio ed il bambino ha deciso di nascere prima), mostra di avere più paura, proprio perché tutto è nuovo ed estraneo: l’ignoto mette sempre ansia” sottolinea Irene Cetin.