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Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 19:12
da dementa
Bruciori di stomaco – 2° trimestre di gravidanza
Anche chi non ha mai avuto problemi di digestione, durante la gravidanza può facilmente soffrire di acidità e rigurgiti
Responsabile dei bruciori di stomaco è il reflusso gastroesofageo, che colpisce almeno la metà delle donne in attesa. Nei primi mesi della gravidanza, poi, tali malesseri possono anche avere un’origine nervosa. Con questo termine si intende la risalita nell’esofago (l’organo a forma di tubo che collega la gola con lo stomaco) di liquidi acidi provenienti dallo stomaco. Questo, però, non significa che sia presente una quantità eccessiva di acidi, ma piuttosto che c’è un errato funzionamento del cardias (la valvola che mette in comunicazione la parte inferiore dell’esofago con quella superiore dello stomaco). Quando si mangia, infatti, questa valvola si apre per far passare il cibo dall’esofago allo stomaco e si richiude subito dopo. Se questo meccanismo non si attua perfettamente e la valvola non si chiude, il cibo, mescolato agli acidi che servono per la digestione, risale nell’esofago producendo bruciore. Questo avviene perché, mentre le pareti gastriche sono ricoperte da una mucosa (tessuto di rivestimento interno) resistente agli acidi, lo stesso non si può dire per l’esofago, che, quindi, in assenza di questa protezione si infiamma e “brucia”, determinando la pirosi gastrica, quella cioè che viene comunemente indicata come “bruciore di stomaco”.
Le cause del reflusso gastroesofageo

Il reflusso gastroesofageo può avere molte cause e la gravidanza è indubbiamente un fattore dii rischio. La colpa è soprattutto dell’assetto ormonale che si viene a costituire nell’organismo femminile e, con il passare dei mesi, della crescita del feto.

Il cambiamento degli ormoni

Nei primi mesi di gestazione l’organismo della futura mamma produce alti livelli di un particolare ormone, il progesterone, che serve per favorire l’impianto dell’ovulo fecondato nell’utero e garantire il buon andamento della gravidanza. Tale, ormone, infatti, ha il compito di rilassare la muscolatura involontaria di cui sono costituiti la maggior parte degli organi interni, comprese le tube di Falloppio, i canalini che collegano l’ovaio all’utero. In questo modo cedono più facilmente al passaggio dell’ovulo fecondato verso l’utero, favorendone l’annidamento. Inoltre, sempre grazie al progesterone, l’utero si rilassa parzialmente, trattenendo meglio il feto al suo interno. A rilassarsi non è solo questa muscolatura, ma anche quella gastrointestinale. Di conseguenza lo stomaco si contrae meno e il cibo permane più tempo al suo interno. Allo stesso modo si rilassa anche la muscolatura dell’esofago e il cardias, che può non riuscire più a chiudersi come dovrebbe: tutto ciò favorisce il reflusso di parte del contenuto acido dello stomaco nell’esofago e nella gola. Infine, sempre per l’azione degli ormoni, aumenta la quantità di succhi gastrici prodotti.

L’ingombro dell’utero

Con il passare dei mesi di gravidanza, in particolare a partire dall’ultimo trimestre, il feto cresce e con esso anche l’utero, che finisce per comprimere tutti gli organi circostanti, stomaco compreso, che viene “spinto” verso l’alto. Anche il cardias viene compresso verso l’alto e, già rilassato per l’azione del progesterone, può facilmente aprirsi, lasciando passare più facilmente i succhi gastrici dallo stomaco all’esofago.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 19:13
da dementa
Quando compare

In genere, la pirosi gastrica si avverte dopo i pasti o se ci si sdraia subito dopo aver mangiato e può perdurare per un tempo variabile da pochi minuti a qualche ora. Al bruciore si può associare anche comparsa di rigurgito: il materiale refluisce dallo stomaco fino alla bocca, dove si avverte una fastidiosa sensazione di liquido, accompagnata da sapore acido o amaro. Altrettanto frequente è la salivazione eccessiva, che rappresenta un sistema difensivo messo in atto dall’organismo. La saliva, infatti, contiene bicarbonato, che ha la peculiarità di neutralizzare l’acido gastrico. Per questo, quando il materiale acido ripercorre l’esofago fino ad arrivare in bocca, il corpo si attiva per difendere la mucosa boccale ed esofagea producendo più saliva del solito.
Si risolve dopo il parto

Quando il reflusso gastroesofageo dipende dalla gravidanza, generalmente ha caratteristiche transitorie, per cui scompare una volta avvenuto il parto. Ciò non toglie che il bruciore e gli altri sintomi siano fastidiosi e, a volte, possano contribuire a peggiorare nausee e vomiti tipici dei nove mesi. Per questo è consigliabile seguire qualche semplice accorgimento a tavola e nello stile di vita per limitare il problema. Solo nei casi più tenaci e sempre su consiglio del medico può essere necessario ricorrere ai farmaci in grado di contrastare il reflusso.
Gli accorgimenti da seguire

Curare l’alimentazione La prevenzione del reflusso comincia a tavola. Innanzitutto è importante mangiare poco e spesso, masticando accuratamente: in questo modo si limita la produzione di succhi gastrici che sono all’origine del bruciore. Altrettanto importante è evitare alcuni tipi di alimenti: piatti grassi, elaborati, spaziati, cioccolato, bibite gassate, aglio, cipolla e alcol, per esempio, contribuiscono a rilassare il cardias, favorendo la risalita del materiale proveniente dallo stomaco, mentre altri alimenti possono aumentare la quantità di succhi gastrici e, quindi, irritare le pareti gastrointestinali (per esempio, agrumi, pomodori, caffè). Sono da preferire, invece, i cibi contenenti calcio e, in particolare, il latte, capace di tamponare l’acido e, quindi, lenire il bruciore. È, infine, molto importante bere molto, ma meglio se lontano dai pasti, per evitare che troppi liquidi dilatino lo stomaco, favorendo il reflusso.

Abolire il fumo Il fumo di sigaretta nuoce allo sviluppo del feto e quuindi andrebbe eliminato del tutto. Inoltre, la nicotina, una volta entrata nell’organismo, rilassa i muscoli del cardias, aumenta la produzione di acido nello stomaco e riduce la produzione di prostaglandine (sostanze naturali che normalmente stimolano i muscoli di stomaco e intestino e riducono la produzione di acido) e di bicarbonato, che riveste le pareti dello stomaco e neutralizza l’azione dell’acido.

Non coricarsi dopo mangiato È sempre sconsigliato coricarsi subito dopo i pasti: meglio aspettare almeno un’ora, e comunque è bene dormire con il sostegno di uno o più cuscini, perché la posizione semisdraiata aiuta a non far risalire i succhi gastrici.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 19:13
da dementa
Se servono i farmaci

Durante la gravidanza si tende a evitare l’uso di farmaci e anche nel caso del reflusso il ricorso a essi va lasciato solo ai casi di estrema necessità, cioè nel caso in cui la modifica delle abitudini di vita non sia sufficiente a contrastare il reflusso e la futura mamma corra il rischio di andare incontro all’esofagite (l’infiammazione dell’esofago). La valutazione se prescrivere un farmaco spetta comunque solo al medico.

I farmaci di norma prescritti per questa situazione sono gli alginati. Si tratta di medicinali a base di sodio alginato (estratto da alcuni tipi di alghe) che, a contatto con il contenuto acido dello stomaco, diventa un gel e forma, così, una barriera che blocca il reflusso in modo meccanico..

In alternativa si può fare ricorso agli antiacidi a base di sali di alluminio che possono essere utilizzati anche in gravidanza, a patto di non abusarne (anche perché il loro uso eccessivo può scatenare nell’organismo una reazione opposta, cioè di maggiore produzione degli acidi gastrici).

Esistono infine farmaci antisecretivi (H2 antagonisti e inibitori della pompa protonica) utili per bloccare più o meno completamente la produzione gastrica di acido, ma che, proprio per la loro azione incisiva, difficilmente vengono prescritti in gravidanza.
A volte l’acidità è di origine nervosa

La pirosi gastrica può rappresentare il sintomo del reflusso, ma, anche se più raramente, può essere il solo disturbo presente, in particolare nei primi mesi di gravidanza. In questo caso al bruciore, nella zona dell’epigastrio (la regione sovra-ombelicale verso sinistra), che si avverte solitamente durante e dopo i pasti, non si accompagnano altri sintomi. Può succedere nelle donne particolarmente sensibili agli acidi gastrici, per cui, nonostante la barriera della mucosa gastrica e l’effetto “tampone” del cibo, avvertono bruciore. Spesso, poi, sono proprio lo stress della gravidanza o anche l’assunzione di alcuni cibi (come quelli piccanti o speziati) a determinare l’aumento della produzione di succhi gastrici, che le normali difese dello stomaco non riescono contrastare, e a provocare il bruciore. Per tamponare l’eccesso di secrezione acida e contrastare, così, anche il bruciore, può bastare modificare le abitudini alimentari.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 23:01
da kleo
Iperemesi e nausea, sintomi e differenze – 2° trimestre
Può capitare che la futura mamma soffra di un problema più serio (l'iperemesi gravidica) che può causare conseguenze alla sua salute
Si parla di iperemesi quando la nausea è accompagnata anche da vomito intenso e da perdita di peso significativa tali da mettere a rischio la gravidanza. Ecco come distinguere la semplice nausea, anche se molto fastidiosa, dall’ipermesi.
È nausea se:

si verificano episodi di nausea e di vomito ma sporadicamente e non creano problemi per mangiare e bere ed effettuare le normali attività quotidiane, anche se causano un po’ di malessere;
il disturbo solitamente viene superato dopo il primo trimestre di gravidanza,seguendo alcune semplici regole alimentari;
la perdita di peso di solito non supera i due chili, due chili e mezzo (mentre diventa preoccupante se supera i cinque chili).

È iperemesi gravidica se:

gli episodi di nausea e vomito sono ripetuti e talmente violenti da impedire di mangiare e di bere, con il rischio di disidratazione;
la futura mamma è costretta a stare quasi sempre a letto; soffre di dolori addominali, iperacidità, esofagite da reflusso, disidratazione;
il vomito (che in questo caso è molto frequente) può contenere sangue o bile; sia vomito sia nausea possono proseguire ben oltre il primo trimestre anche fino al parto;
i farmaci e le cure comuni non risolvono il problema;
la perdita di peso è notevole: arriva anche a nove chili e oltre (dai 400 ai 900 etti la settimana).

Le cure più adatte

È importante intervenire subito prima che le condizioni della futura mamma siano troppo serie da pregiudicare la sua salute e quella del feto. È necessario il ricovero ospedaliero immediato. Per aiutare il fisico debilitato, la donna viene tenuta a riposo, nutrita e idratata con flebo endovenose contenenti glucosio ed elettroliti. Vomito e nausea sono tenuti sotto controllo con farmaci antiemetici.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 23:02
da kleo
Gonfiori e gambe pesanti in gravidanza
La sensazione di pesantezza e tensione alle gambe è un segnale caratteristico della stasi venosa, il rallentamento del flusso sanguigno dalla periferia dell’organismo, cioè dai piedi verso il cuore
Le vene sono dotate di valvole naturali che consentono un flusso unidirezionale, dal basso verso l’alto, creando una pressione sufficiente a contrastare la forza di gravità. Quando le vene perdono tono ed elasticità, il sangue anziché risalire, ristagna a lungo all’interno dei capillari (i canalini più periferici del sistema circolatorio). Inoltre una parte fuoriesce e si accumula nei tessuti, provocando il gonfiore delle gambe. Si può così innescare un circolo vizioso: maggiore è la stasi venosa, più si determina lo sfiancamento della vena (cioè l’indebolimento e la dilatazione) e la difficoltà di risalita verso l’alto del sangue. Si parla, a questo punto, di insufficienza venosa, una malattia delle gambe caratterizzata da:

gonfiori, soprattutto la sera, localizzati in particolare ai polpacci e alle caviglie;
crampi muscolari notturni;
capillari (vasi sanguigni sottilissimi) dilatati, di colore viola o bluastro;
vene varicose (vene visibili e in rilievo).

Che cosa succede in gravidanza

Si calcola che quasi la metà delle future mamme vada incontro, nell’arco dei nove mesi, a problemi vascolari alle gambe (presenza di gonfiore o capillari visibili). Quasi sempre i disturbi, le cui cause si possono distinguere in base al periodo di gestazione durante il quale si manifestano, svaniscono una volta nato il bebè.

Nel primo trimestre Nella maggioranza dei casi, le varici (dilatazioni venose) tipiche della gravidanza compaiono nei primi tre mesi. L’origine è ormonale: l’accresciuta presenza di produzione di progesterone e di estrogeni (ormoni tipici della gravidanza) favorisce la dilatazione delle vene facendogli perdere l’elasticità. In questo modo il sangue non riesce del tutto a risalire il suo corso naturale, dagli arti inferiori al cuore.

Nel secondo trimestre I disturbi alle gambe diventano più intensi a partire dal quarto mese, perché aumenta la quantità di sangue in circolo per le esigenze nutritive del feto. L’incremento di volume di sangue sottopone a stress ulteriore le vene, dilatandole e rendendo più difficoltoso il ritorno venoso.

Nel terzo trimestre Nei tre mesi immediatamente precedenti al parto, a incidere sulla circolazione del sangue interviene l’ingrossamento dell’utero che comprime le vene del bacino (dette iliache), passaggio obbligato del sangue proveniente dagli arti inferiori, ostacolandone la risalita al cuore.
Il caldo accentua il problema

Con l’arrivo della stagione estiva i disturbi alle gambe tendono ad accentuarsi, in quanto anche la temperatura elevata fa dilatare i vasi sanguigni, acuendo il gonfiore. Pertanto la futura mamma, già esposta a questo problema a causa della gravidanza, risente del problema in maniera più marcata.

Per rimediare, è utile eseguire spugnature di acqua fredda partendo dai piedi e risalendo verso le cosce: il cambio improvviso di temperatura costringe i capillari dilatati a restringersi, ripristinando in questo modo la corretta circolazione del sangue.
Come agiscono i prodotti antifatica

Anche se si tratta di un fenomeno tipico della gravidanza, la sensazione di pesantezza alle gambe può risultare davvero fastidiosa. Per stare meglio, è possibile ricorrere a prodotti specifici da applicare quotidianamente sulle gambe con un leggero massaggio. Si tratta di cosmetici che possono essere utilizzati anche nei nove mesi di gravidanza, in quanto sono a base di sostanze vegetali che non danneggiano il feto.

Questi prodotti antifatica, disponibili in gel, crema o anche in spray, aiutano a ritrovare la leggerezza grazie alle sostanze naturali che contengono, come l’escina (un derivato dell’ippocastano con potere antinfiammatorio) in grado di sostenere il tono dei tessuti venosi e migliorare la circolazione sanguigna periferica, e il mentolo, che assicura un’azione rinfrescante e rivitalizzante.

Per assicurare efficacia a questi trattamenti è necessaria un’applicazione corretta: bisogna spalmare il prodotto su tutta la gamba e praticare un leggero massaggio, partendo dal basso verso l’alto (cioè dal piede verso la coscia) con il palmo delle mani, così da favorire la risalita del sangue.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 23:02
da kleo
Qualche consiglio utile

Quando si avvertono pesantezza e gonfiore alle gambe, significa che in quel momento l’organismo ha una ridotta capacità di pompare dal basso verso l’alto il sangue che così ristagna negli arti inferiori. Per ripristinare il giusto flusso si possono adottare piccoli accorgimenti, come per esempio:

tenere le gambe sollevate: se il lavoro costringe a stare molto tempo in piedi, senza muoversi, o troppo a lungo sedute, la sera a casa è preferibile tenere le gambe sollevate in modo da facilitare il ritorno venoso e migliorare la circolazione. È bene anche dormire con un cuscino sotto i piedi;
fare attività fisica: il movimento, in genere, migliora la circolazione sanguigna e aiuta a sgonfiare le gambe. L’attività fisica, infatti, stimola l’azione di pompa muscolare, cioè la pressione che i muscoli esercitano sulle vene, così da far risalire il sangue dal basso verso l’alto. Tra le attività più indicate per la salute delle gambe in gravidanza, ci sono il nuoto, la bicicletta e le passeggiate a piedi. L’importante è una pratica del movimento costante e regolare, per almeno mezz’ora al giorno. Quando ci si trova al mare, inoltre, è consigliabile camminare tenendo le gambe in acqua, così da sfruttare il benefico effetto delle onde;
evitare le abitudini sbagliate: una posizione da abolire è quella con le gambe accavallate, che ostacola la risalita del sangue dai piedi al cuore. Per non rallentare la circolazione è necessario alzarsi e camminare ogni mezz’ora per qualche minuto;
vestire comode: per non intralciare dall’esterno la circolazione sanguigna è bene evitare gli abiti attillati che stringono le gambe o l’addome. Pantaloni larghi e abiti morbidi sono l’ideale durante la gravidanza soprattutto in estate, quando il caldo fa dilatare le vene e rallenta il ritorno venoso.
usare scarpe con tacco medio: la calzatura ideale ha un tacco di circa tre-quattro centimetri, mentre quelle troppo alte o troppo basse, non aiutano la circolazione. In estate, poi, è bene evitare di indossare le scarpe da ginnastica tutto il giorno, in quanto possono creare un ambiente caldo-umido che favorisce la dilatazione delle vene;
seguire una dieta equilibrata: alle gambe fa bene anche una alimentazione sana e regolare. Più precisamente, è consigliabile consumare abbondanti quantità di verdura e frutta. Il regolare consumo di fibre, aiuta anche a prevenire la stitichezza che è un fattore indiretto di rischio per le gambe (“sforzarsi” fa dilatare le vene). È importante anche condire le verdure crude con succo di limone in modo da rendere più elastici i vasi sanguigni. Il limone, infatti, è un ottimo tonificante e fluidifica il sangue nelle vene.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 23:32
da topa
Stanchezza e sonnolenza durante la gravidanza
La stanchezza, in genere accompagnata da un senso di sonnolenza, corrisponde a uno dei tipici segnali di riconoscimento dell’inizio di una gravidanza così come la nausea e le classiche “voglie”
Si tratta di un disturbo del tutto naturale, connesso soprattutto al sovraccarico di lavoro cui l’organismo della futura mamma viene sottoposto per garantire il graduale sviluppo del feto.

Il primo trimestre rappresenta di solito la fase in cui si manifesta in modo più evidente in quanto il corpo della donna deve ancora abituarsi ai profondi cambiamenti messi in atto a partire dal concepimento e appunto fa “più fatica”.

Con l’inizio del secondo trimestre, invece, per effetto del progressivo adattamento alla nuova condizione, nella maggior parte dei casi la stanchezza tende a ridursi notevolmente o a scomparire del tutto.
Perché non si dorme bene

A cominciare dal quinto mese, però, il maggior volume raggiunto dall’utero favorisce i disturbi del sonno, rendendo più difficoltoso l’addormentamento, soprattutto se si è abituate a dormire a pancia in giù. In questo periodo aumentano inoltre i movimenti fetali che si moltiplicano proprio durante le ore notturne arrivando in alcuni casi a svegliare la donna: di giorno, al contrario, il piccolo tende a dormire di più in quanto “cullato” dal corpo in movimento della futura mamma.

Se infine, come capita di frequente, sono presenti anche disturbi come la nausea, i bruciori di stomaco, l’aumentata frequenza della necessità di urinare, il mal di schiena o le difficoltà circolatorie, la regolarità del sonno finirà inevitabilmente per essere ulteriormente ostacolata con l’effetto di aumentare il senso di stanchezza durante il giorno.

In particolare il senso di sonnolenza che tende spesso a comparire durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane è dovuto anche all’alterazione dei ritmi del sonno notturno, un’altra condizione molto comune nei nove mesi.

A favorire la comparsa di insonnia in gravidanza contribuiscono le variazioni ormonali, e più precisamente il più elevato livello di progesterone (ormone caratteristico dell’attesa) presente nel sangue della gestante, e la modificazione della funzionalità tiroidea: tra i vari effetti indotti da questi cambiamenti rientra appunto la riduzione della quantità di sonno non Rem (dall’acronimo Rapid Eyes Movement, riferito al rapido movimento oculare che si registra mentre essa è in corso) corrispondente alla fase più profonda e riposante del sonno.
Quali rimedi adottare

Assecondare il bisogno di riposo che esprime il tuo corpo interrompendo quanto prima l’attività in cui sei impegnata per un breve riposino (anche solo 10-15 minuti possono essere sufficienti per recuperare le energie). Ritardare troppo questo “stacco” non fa che aumentare la nostra stanchezza rendendo più difficile il suo superamento;
meglio evitare i sonnellini troppo lunghi nelle ore del tardo pomeriggio perché rischiano di rendere più difficile la fase dell’addormentamento serale;
rilassarsi “staccando” la concentrazione dall’attività che si sta svolgendo, per esempio ascoltando della musica o leggendo una rivista comodamente sedute in poltrona o sdraiate sul divano;
la sera è consigliabile consumare una cena leggera avendo cura, prima di andare a letto, di svolgere un’attività che favorisca la comparsa del sonno: fare una passeggiata, bere un bicchiere di latte tiepido o una camomilla, fare un bagno caldo e rilassante.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 23:33
da topa
Anemia in gravidanza, sintomi e controlli
Durante la gravidanza è molto importante che nell’organismo materno non vengano a mancare alcune sostanze fondamentali, come il ferro, l'acido folico e la vitamina B12
Tra le più importanti c’è sicuramente il ferro, necessario per produrre emoglobina, la sostanza contenuta nei globuli rossi (cellule del sangue) che trasporta l’ossigeno a tutte le cellule dell’organismo. Nei nove mesi, infatti, aumenta il fabbisogno giornaliero di questo minerale perché:

il sangue materno diventa più fluido e al suo interno aumenta il numero dei globuli rossi. L’organismo della futura mamma perciò ha bisogno di una maggior quota di ferro per la sintesi dell’emoglobina. Questo processo inizia già dopo poche settimane di gravidanza;
il bimbo nel pancione utilizza il ferro della mamma per produrre i propri globuli rossi e, di conseguenza, la quantità di ferro di cui dispone normalmente la donna può diventare insufficiente.

Secondo i Larn, Livelli di assunzione raccomandati dei nutrienti, il fabbisogno giornaliero di questo minerale per le donne in età fertile è di circa 18 mg. Durante l’attesa la dose aumenta a 30 mg. In questo periodo una carenza di ferro nel sangue può provocare una forma di anemia, detta sideropenica.
I segnali se manca il ferro

Sentirsi in debito di energia è piuttosto normale in gravidanza, visto il superlavoro cui è sottoposto l’organismo nei nove mesi, ma se ci si sente spesso esauste o sull’orlo di uno svenimento, la causa potrebbe essere una carenza di ferro. Ecco quali sono i campanelli d’allarme più significativi che indicano l’anemia:

pallore;
spossatezza;
difficoltà a concentrarsi;
mal di testa e tachicardia (aumento dei battiti cardiaci);
unghie fragili.

Per determinare che all’origine di questi disturbi vi sia effettivamente un’anemia, occorre eseguire delle analisi del sangue per valutare il livello di emoglobina.
I controlli da eseguire

Se sospetta una carenza di ferro, il ginecologo prescriverà alla futura mamma un esame del sangue in modo da appurare se l’anemia è presente. L’esame, detto emocromo, permette in particolare di misurare la concentrazione di emoglobina nel sangue: la soglia limite è di 11.5 mg/100 cc, pertanto un valore inferiore a 10 mg/100 cc indica una situazione di carenza di ferro e richiede una cura adeguata. È possibile poi controllare il livello di riserve del ferro attraverso altre analisi come:

la transferrina: sostanza che trasporta il ferro all’interno delle cellule;
la ferritina: proteina presente nelle cellule, dove è contenuta la riserva di ferro;
la sideremia: la concentrazione di ferro nel sangue.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 10 nov 2015, 23:33
da topa
Possono comparire altre carenze

Di acido folico L’acido folico (folato), o vitamina B9, non viene prodotta dall’organismo ma deve essere assunta con il cibo e assorbita dalla flora batterica intestinale. Il fabbisogno quotidiano in condizioni normali è di circa 0,2 mg. La mancanza di acido folico genera un particolare tipo di anemia detta megaloblastica per cui i globuli rossi sono più grandi della norma, ma hanno una vita molto breve. Negli ultimi decenni, l’acido folico è stato riconosciuto come essenziale nella prevenzione delle malformazioni neonatali, particolarmente di quelle a carico del tubo neurale, che si possono originare nelle prime fasi dello sviluppo embrionale. Durante la gravidanza, quindi, il fabbisogno di folato si raddoppia a 0,4 mg perché il feto utilizza le riserve materne. Anche se il suo ruolo non è conosciuto nei dettagli, infatti, la vitamina B9 è essenziale per la sintesi del Dna (la molecola responsabile della trasmissione dei caratteri ereditari), delle proteine e per la formazione dell’emoglobina, ed è particolarmente importante per i tessuti che vanno incontro a processi di proliferazione e differenziazione, come, appunto, i tessuti embrionali. La carenza di acido folico nelle prime fasi della gravidanza aumenta fortemente il rischio di malformazione del feto, in particolare di difetti del tubo neurale (Dtn) associati a spina bifida o anencefalia. In generale, una carenza di folati può dare luogo con più facilità ad alcuni disturbi seri (ritardo di crescita intrauterina, parto prematuro, lesioni placentari). Per far fronte alla carenza di acido folico, si può ricorrere a specifici integratori, oppure arricchire l’alimentazione con verdure a foglia verde, legumi, uova (specialmente il tuorlo).

Di vitamina B12 È necessaria soprattutto nella produzione di globuli rossi, una sua carenza determina una forma di anemia detta megaloblastica. La vitamina B12 è presente in dose minima in tutti gli alimenti di origine animale (come il latte e il formaggio), ma sono la carne, e in particolare il fegato, e il pesce a esserne particolarmente ricchi. È assente nei vegetali. Il livello medio di assunzione nell’adulto è di 2 mg/giorno. Questa quantità aumenta del 20 per cento in gravidanza e del 50 per cento durante l’allattamento.
L’importanza dell’alimentazione

In genere il 70 per cento delle anemie delle future mamme è determinato da abitudini alimentari scorrette, che non assicurano il giusto apporto di ferro. In natura esistono due tipi di ferro: il ferro eme, presente nella carne e nel pesce, e il ferro non-eme, contenuto nei vegetali e nelle uova. L’organismo assorbe circa il 30-40 per cento del ferro eme e solo il 2-10 per cento di quello non-eme. È importante quindi avere un’alimentazione che comprenda ogni giorno una porzione di carne o pesce. L’assorbimento di ferro dei cibi aumenta se questi sono assunti insieme a:

vitamina C, presente negli agrumi, uva, kiwi, peperoni e patate;
fruttosio, contenuto nella frutta e nelle spremute di agrumi;
acido folico, contenuto nel fegato, ortaggi verdi come asparagi, spinaci
vitamina B12 presente nella carne e nel pesce.

Al contrario l’assorbimento di ferro è basso se assunto insieme a:

crusca;
tè;
caffè.

Quando servono gli integratori

Entro un certo limite (10g/100ml) l’anemia è un fattore naturale in gravidanza e non crea disagi particolari né alla futura mamma né al feto. Ma se i valori sono inferiori alla norma e la futura mamma accusa quei disturbi tipici dell’anemia (stanchezza, pallore, debolezza, giramenti di testa, svenimenti), il ginecologo può prescrivere l’uso di integratori a base di ferro, disponibili in diversi tipi di preparazione farmaceutica. L’assunzione di ferro, però, può provocare qualche fastidio, come mal di stomaco, mal di testa, nausea, stitichezza o diarrea. L’eventuale comparsa di questi sintomi va sottoposta all’attenzione del ginecologo.
3 consigli in più

Mangiare alimenti che contengono ferro almeno una volta al giorno. Per questo occorre ricordare che il ferro è contenuto soprattutto nella carne, nelle uova, negli spinaci, nel pesce e in piccola quantità anche nel latte.
Privilegiare sempre la frutta e la verdura crude, perché oltre al ferro contengono anche l’acido folico, che si deteriora invece facilmente con il calore e la cottura.
Condire le pietanze preferibilmente con succo di limone, in cui è presente la vitamina C, sostanza in grado di potenziare le capacità di assorbimento del ferro da parte dell’organismo.

Re: Disturbi in gravidanza

Inviato: 11 nov 2015, 22:22
da barbara2015
Mal di schiena in gravidanza
Questo disturbo colpisce spesso la futura mamma, soprattutto a partire dal quarto mese. I motivi vanno ricercati nei cambiamenti ormonali tipici della gravidanza e nell’aumento di peso
Lo scheletro rappresenta la struttura di sostegno del nostro corpo, insieme con i legamenti e le articolazioni, ed è sorretto, messo in movimento e allineato dai muscoli che lo avvolgono.

Rispetto al corpo dell’uomo, quello della donna è predisposto ad accogliere una gravidanza: le ossa del bacino sono più larghe, più leggere e più lisce proprio per permettere il passaggio del bambino al momento del parto. La colonna vertebrale è la parte che risente maggiormente delle modificazioni della gravidanza, a causa soprattutto dello spostamento del baricentro in avanti che la futura mamma attua, man mano che la pancia cresce, per mantenersi meglio in equilibrio.

La colonna vertebrale è composta da 24 ossa (le vertebre), divise in cervicali (del collo: in numero di 7), dorsali (del torace: in tutto 12), lombari (cioè della parte bassa della schiena: in tutto 5). Le vertebre lombari sono saldate tra loro in un osso (detto sacro) che forma la parte posteriore del bacino e termina con il coccige. Tra una vertebra e l’altra è interposto un disco di tessuto fibroso e della cartilagine dal nome di “disco intervertebrale” che assolve una funzione di “cuscinetto” per ammortizzare e armonizzare i movimenti della colonna. All’interno si trova il midollo spinale (parte del sistema nervoso) da cui si diramano i nervi diretti ai muscoli e agli organi del corpo.
È frequente nei nove mesi

Il mal di schiena o, meglio, i dolori alla regione lombo sacrale (la parte bassa della schiena) possono presentarsi in qualsiasi momento dei nove mesi, anche se sono più frequenti dal secondo trimestre in poi. Le cause di questi dolori sono principalmente:

Gli ormoni dell’attesa (progesterone e relaxina) che hanno un effetto rilassante sui muscoli e sui legamenti in vista del parto.
Il peso del pancione che, crescendo, costringe la colonna vertebrale a uno sforzo continuo e ad assumere una postura diversa da quella normale (cioè inarcata in avanti). Di conseguenza, i muscoli dell’addome e della schiena si contraggono, provocando indolenzimento o dolore all’altezza dei reni.
L’appianamento del bacino che si verifica in gravidanza: ciò comporta una ulteriore accentuazione della lordosi lombare (cioè la curvatura in avanti). Questa lordosi è determinata anche dall’accrescimento dell’addome in avanti, che porta la futura mamma a inarcare la schiena nel tentativo di mantenersi meglio in equilibrio.

Per alleviare il dolore alla schiena, è importante che la futura mamma si sforzi di mantenere una posizione corretta della schiena (per esempio, non piegando le spalle né in avanti né troppo indietro), pratichi con costanza gli esercizi di ginnastica per rafforzare la muscolatura della colonna vertebrale e dorma su materassi ridigi. Bisogna poi evitare di portare tacchi troppo alti e sottili.