Disturbi in gravidanza
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sonoincerca
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Disturbi in gravidanza
Perdite di sangue in gravidanza – primo trimestre
Le perdite ematiche, cioè di sangue, possono avere diversi significati, a seconda dell’epoca gestazionale in cui insorgono. In ogni caso, bisogna sempre contattare il proprio ginecologo per verificarne l’origine
Non sempre devono destare preoccupazione, perché possono sì uscire dai genitali esterni, ma provenire da altre parti del corpo che non siano l’utero o la placenta: tracce rosse possono, infatti, indicare la presenza di un polipo, di varici o di emorroidi. In questi casi, dunque, non indicano affatto che qualcosa non va nella gravidanza. La cura da effettuare viene indicata dal ginecologo, dopo aver accertato con una visita di che disturbo si tratta.
Se, al contrario, le tracce ematiche derivano dall’utero, il loro significato cambia a seconda dell’epoca gestazionale. Nel primo trimestre di gravidanza possono essere indice di una lieve minaccia d’aborto: non indicano necessariamente che la gravidanza sta andando male, ma possono indicare che sta succedendo qualche cosa all’interno dell’utero, come contrazioni precoci da tenere sotto controllo. Appena ci si accorge di tracce rosse è, comunque, meglio avvertire il ginecologo, perché talvolta possono indicare un’interruzione spontanea della gestazione o una gravidanza extra-uterina (ma in questo caso la donna avverte anche forti dolori al ventre). Questo tipo di gravidanza si verifica quando l’ovulo non si impianta nell’utero ma in un’altra sede, come per esempio nelle tube di Falloppio, i condotti che collegano le ovaie all’utero. A volte invece sono del tutto innocue, quasi fossero un “ricordo” delle mestruazioni, e non indicano che qualcosa vada male nella gestazione. Si tratta di perdite fisiologiche. Solo il ginecologo, però, può individuare con certezza l’origine di queste perdite.
Nel secondo e terzo trimestre le perdite di sangue possono essere causate dalla placenta previa, cioè quando la placenta si posiziona molto in basso, ostruendo in parte o completamente lo sbocco uterino in vagina. Negli ultimi tre mesi dell’attesa può verificarsi un distacco della placenta e in questo caso si hanno perdite abbondanti e forti dolori all’utero, che si contrae. Se il disturbo è lieve e il ginecologo lo ritiene opportuno la donna può continuare a fare la vita di sempre. Al contrario, se il problema che ha causato le perdite è più serio, come nel caso di placenta previa, può essere necessario il riposo, anche assoluto a letto.
Al termine della gravidanza, si possono, infine, avere perdite di sangue a causa della dilatazione del collo dell’utero, che si prepara alla nascita del bambino. Bisogna contattare il ginecologo, perché il parto si sta avvicinando. Le perdite di sangue che non devono destare preoccupazione vengono dai genitali esterni, a causa di emorroidi o varici. Anche le normali perdite biancastre, inodori, sono innocue. In tutti gli altri casi, cioè se le perdite sono di colori diversi, causano bruciore o pruriti, hanno un cattivo odore o si tratta di sangue proveniente dall’utero, possono essere la spia di qualche problema. In ogni caso è sempre meglio contattare sempre il ginecologo, per capire l’origine delle perdite e intervenire in modo opportuno. Nel secondo/terzo trimestre se le perdite ematiche insorgono di notte bisogna recarsi subito al Pronto Soccorso, senza aspettare il giorno successivo per contattare il medico: è meglio farsi visitare in ospedale il prima possibile, dato che potrebbe trattarsi di una minaccia d’aborto o di un problema più serio.
Durante la gravidanza va osservata un’igiene intima scrupolosa ma non eccessiva: via libera ai lavaggi esterni, anche due volte al giorno, ma assolutamente sono da evitare le lavande vaginali. Se le perdite sono molto abbondanti da bagnare la biancheria intima recando disagio, la futura mamma può ricorrere agli assorbenti esterni. Sarebbe meglio però utilizzare quelli in puro cotone in vendita in farmacia, per non favorire la proliferazione dei batteri o dei funghi. La biancheria intima dovrebbe essere sempre di cotone: i tessuti sintetici, infatti, impediscono una corretta traspirazione creando anche un ambiente caldo umido ideale per la proliferazione di germi.
Le perdite ematiche, cioè di sangue, possono avere diversi significati, a seconda dell’epoca gestazionale in cui insorgono. In ogni caso, bisogna sempre contattare il proprio ginecologo per verificarne l’origine
Non sempre devono destare preoccupazione, perché possono sì uscire dai genitali esterni, ma provenire da altre parti del corpo che non siano l’utero o la placenta: tracce rosse possono, infatti, indicare la presenza di un polipo, di varici o di emorroidi. In questi casi, dunque, non indicano affatto che qualcosa non va nella gravidanza. La cura da effettuare viene indicata dal ginecologo, dopo aver accertato con una visita di che disturbo si tratta.
Se, al contrario, le tracce ematiche derivano dall’utero, il loro significato cambia a seconda dell’epoca gestazionale. Nel primo trimestre di gravidanza possono essere indice di una lieve minaccia d’aborto: non indicano necessariamente che la gravidanza sta andando male, ma possono indicare che sta succedendo qualche cosa all’interno dell’utero, come contrazioni precoci da tenere sotto controllo. Appena ci si accorge di tracce rosse è, comunque, meglio avvertire il ginecologo, perché talvolta possono indicare un’interruzione spontanea della gestazione o una gravidanza extra-uterina (ma in questo caso la donna avverte anche forti dolori al ventre). Questo tipo di gravidanza si verifica quando l’ovulo non si impianta nell’utero ma in un’altra sede, come per esempio nelle tube di Falloppio, i condotti che collegano le ovaie all’utero. A volte invece sono del tutto innocue, quasi fossero un “ricordo” delle mestruazioni, e non indicano che qualcosa vada male nella gestazione. Si tratta di perdite fisiologiche. Solo il ginecologo, però, può individuare con certezza l’origine di queste perdite.
Nel secondo e terzo trimestre le perdite di sangue possono essere causate dalla placenta previa, cioè quando la placenta si posiziona molto in basso, ostruendo in parte o completamente lo sbocco uterino in vagina. Negli ultimi tre mesi dell’attesa può verificarsi un distacco della placenta e in questo caso si hanno perdite abbondanti e forti dolori all’utero, che si contrae. Se il disturbo è lieve e il ginecologo lo ritiene opportuno la donna può continuare a fare la vita di sempre. Al contrario, se il problema che ha causato le perdite è più serio, come nel caso di placenta previa, può essere necessario il riposo, anche assoluto a letto.
Al termine della gravidanza, si possono, infine, avere perdite di sangue a causa della dilatazione del collo dell’utero, che si prepara alla nascita del bambino. Bisogna contattare il ginecologo, perché il parto si sta avvicinando. Le perdite di sangue che non devono destare preoccupazione vengono dai genitali esterni, a causa di emorroidi o varici. Anche le normali perdite biancastre, inodori, sono innocue. In tutti gli altri casi, cioè se le perdite sono di colori diversi, causano bruciore o pruriti, hanno un cattivo odore o si tratta di sangue proveniente dall’utero, possono essere la spia di qualche problema. In ogni caso è sempre meglio contattare sempre il ginecologo, per capire l’origine delle perdite e intervenire in modo opportuno. Nel secondo/terzo trimestre se le perdite ematiche insorgono di notte bisogna recarsi subito al Pronto Soccorso, senza aspettare il giorno successivo per contattare il medico: è meglio farsi visitare in ospedale il prima possibile, dato che potrebbe trattarsi di una minaccia d’aborto o di un problema più serio.
Durante la gravidanza va osservata un’igiene intima scrupolosa ma non eccessiva: via libera ai lavaggi esterni, anche due volte al giorno, ma assolutamente sono da evitare le lavande vaginali. Se le perdite sono molto abbondanti da bagnare la biancheria intima recando disagio, la futura mamma può ricorrere agli assorbenti esterni. Sarebbe meglio però utilizzare quelli in puro cotone in vendita in farmacia, per non favorire la proliferazione dei batteri o dei funghi. La biancheria intima dovrebbe essere sempre di cotone: i tessuti sintetici, infatti, impediscono una corretta traspirazione creando anche un ambiente caldo umido ideale per la proliferazione di germi.
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sonoincerca
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Re: Disturbi in gravidanza
Nausea, alterazioni di gusto e scialorrea in gravidanza – primo trimestre
Secrezioni salivari, motilità dell'intestino e cambiamenti di gusto dovuti agli ormoni, sono solo alcuni dei cambiamenti che possono interessare la mamma nel primo trimestre di gravidanza
Tra i vari cambiamenti del primo trimestre, nella futura mamma può verificarsi anche un’alterazione del gusto, per cui cibi prima molto graditi possono all’improvviso risultare fastidiosi. In questo cambiamento sono coinvolti diversi fattori: ecco i principali.
Gli ormoni
I cambiamenti di gusto di questo periodo sono dovuti soprattutto agli ormoni della gravidanza (in primo luogo, all’Hcg, la gonadotropina corionica umana), prodotti dal primo giorno dopo l’annidamento dell’ovulo in utero, che avviene circa una settimana dopo la fecondazione da parte dello spermatozoo.
Le secrezioni salivari
Responsabile del cambiamento del gusto può essere anche una variazione della secrezione delle ghiandole salivari, che provoca una maggior produzione di saliva, fino ad arrivare, in rari casi, alla scialorrea, un disturbo a seguito del quale la donna non riesce a deglutire la saliva prodotta in eccesso.
L’apparato digerente
La modificazione del gusto può dipendere anche da un cambiamento della motilità dell’apparato digerente, quindi dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino. In pratica, si verifica un rallentamento della motilità di tutto l’apparato, che si manifesta sia con il bruciore di stomaco (il cibo, rimanendo più a lungo in quest’organo, richiama più acidi) sia con un rallentamento dei movimenti dell’intestino e quindi con la stitichezza.
Secrezioni salivari, motilità dell'intestino e cambiamenti di gusto dovuti agli ormoni, sono solo alcuni dei cambiamenti che possono interessare la mamma nel primo trimestre di gravidanza
Tra i vari cambiamenti del primo trimestre, nella futura mamma può verificarsi anche un’alterazione del gusto, per cui cibi prima molto graditi possono all’improvviso risultare fastidiosi. In questo cambiamento sono coinvolti diversi fattori: ecco i principali.
Gli ormoni
I cambiamenti di gusto di questo periodo sono dovuti soprattutto agli ormoni della gravidanza (in primo luogo, all’Hcg, la gonadotropina corionica umana), prodotti dal primo giorno dopo l’annidamento dell’ovulo in utero, che avviene circa una settimana dopo la fecondazione da parte dello spermatozoo.
Le secrezioni salivari
Responsabile del cambiamento del gusto può essere anche una variazione della secrezione delle ghiandole salivari, che provoca una maggior produzione di saliva, fino ad arrivare, in rari casi, alla scialorrea, un disturbo a seguito del quale la donna non riesce a deglutire la saliva prodotta in eccesso.
L’apparato digerente
La modificazione del gusto può dipendere anche da un cambiamento della motilità dell’apparato digerente, quindi dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino. In pratica, si verifica un rallentamento della motilità di tutto l’apparato, che si manifesta sia con il bruciore di stomaco (il cibo, rimanendo più a lungo in quest’organo, richiama più acidi) sia con un rallentamento dei movimenti dell’intestino e quindi con la stitichezza.
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barchetta99
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Re: Disturbi in gravidanza
Cause di vomito e nausea nel primo trimestre di gravidanza
La nausea è uno dei primi sintomi della gravidanza per oltre la metà delle donne. Si calcola, infatti, che ne soffra un'elevata percentuale di future mamme, tra il 50 e il 65 per cento
Può comparire nei giorni successivi al concepimento; più spesso si manifesta intorno alla 5a o alla 6a settimana e tende a scomparire con la fine del primo trimestre, intorno alla 12a o alla 13a settimana. L’intensità varia a seconda dei casi. Spesso la nausea è accompagnata da episodi di vomito e da altri fenomeni come la sudorazione, il pallore, l’eccessiva salivazione, la spossatezza e un senso di malessere generale. Questo disturbo può insorgere in diversi momenti della giornata e ripetersi più volte nel corso della stessa. Di solito, il senso di nausea si presenta in forma più accentuata al mattino, perché durante il digiuno notturno si prolunga il ristagno dei liquidi nello stomaco.
Tante cause
Non sono ancora chiare le ragioni per cui alcune donne soffrano di questo disturbo e altre no. Gli studi hanno dimostrato che sono diversi i fattori all’origine del senso di nausea in gravidanza.
Le variazioni ormonali
La nausea e il vomito sono fenomeni legati ai mutamenti ormonali che coinvolgono l’organismo della futura mamma soprattutto nel primo trimestre della gravidanza. Si tratta, in particolare, dell’azione di tre sostanze: il progesterone, estrogeni e l’ormone lattogeno placentare. Gli alti livelli di questi ormoni sovvertono il metabolismo della gestante in maniera improvvisa determinando mutamenti utili ai fini della gravidanza, ma che possono avere effetti collaterali, tra cui appunto la nausea. In genere, dopo la 14a-16a settimana, la produzione degli ormoni si stabilizza su un livello (detto “plateau”), e questi disturbi, nella maggior parte dei casi, scompaiono.
L’acidità gastrica
Durante la gravidanza aumenta l’acidità gastrica: si produce, cioè, una maggiore quantità di succhi gastrici e, nello stesso tempo, lo stomaco è più lento a espellerli, per effetto soprattutto del progesterone che rilassa tutti i muscoli dell’organismo. Il ristagno di questi liquidi insieme al rallentamento dello svuotamento gastrico inducono alla nausea e al vomito. In termini medici si parla di reflusso gastroesofageo: una piccola quota di succhi gastrici riesce a “risalire” dallo stomaco all’esofago (l’organo a forma di tubo che collega lo stomaco alla gola), la cui mucosa (tessuto di rivestimento interno), priva delle adeguate protezioni, viene così irritata causando dolore bruciante.
La nausea è uno dei primi sintomi della gravidanza per oltre la metà delle donne. Si calcola, infatti, che ne soffra un'elevata percentuale di future mamme, tra il 50 e il 65 per cento
Può comparire nei giorni successivi al concepimento; più spesso si manifesta intorno alla 5a o alla 6a settimana e tende a scomparire con la fine del primo trimestre, intorno alla 12a o alla 13a settimana. L’intensità varia a seconda dei casi. Spesso la nausea è accompagnata da episodi di vomito e da altri fenomeni come la sudorazione, il pallore, l’eccessiva salivazione, la spossatezza e un senso di malessere generale. Questo disturbo può insorgere in diversi momenti della giornata e ripetersi più volte nel corso della stessa. Di solito, il senso di nausea si presenta in forma più accentuata al mattino, perché durante il digiuno notturno si prolunga il ristagno dei liquidi nello stomaco.
Tante cause
Non sono ancora chiare le ragioni per cui alcune donne soffrano di questo disturbo e altre no. Gli studi hanno dimostrato che sono diversi i fattori all’origine del senso di nausea in gravidanza.
Le variazioni ormonali
La nausea e il vomito sono fenomeni legati ai mutamenti ormonali che coinvolgono l’organismo della futura mamma soprattutto nel primo trimestre della gravidanza. Si tratta, in particolare, dell’azione di tre sostanze: il progesterone, estrogeni e l’ormone lattogeno placentare. Gli alti livelli di questi ormoni sovvertono il metabolismo della gestante in maniera improvvisa determinando mutamenti utili ai fini della gravidanza, ma che possono avere effetti collaterali, tra cui appunto la nausea. In genere, dopo la 14a-16a settimana, la produzione degli ormoni si stabilizza su un livello (detto “plateau”), e questi disturbi, nella maggior parte dei casi, scompaiono.
L’acidità gastrica
Durante la gravidanza aumenta l’acidità gastrica: si produce, cioè, una maggiore quantità di succhi gastrici e, nello stesso tempo, lo stomaco è più lento a espellerli, per effetto soprattutto del progesterone che rilassa tutti i muscoli dell’organismo. Il ristagno di questi liquidi insieme al rallentamento dello svuotamento gastrico inducono alla nausea e al vomito. In termini medici si parla di reflusso gastroesofageo: una piccola quota di succhi gastrici riesce a “risalire” dallo stomaco all’esofago (l’organo a forma di tubo che collega lo stomaco alla gola), la cui mucosa (tessuto di rivestimento interno), priva delle adeguate protezioni, viene così irritata causando dolore bruciante.
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barchetta99
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Re: Disturbi in gravidanza
L’ingombro dell’utero
Anche se generalmente la nausea e il vomito si estinguono dopo la 12a o la 13a settimana, in alcuni casi questi disturbi possono insorgere nuovamente nel terzo trimestre. In questa fase responsabile dei disturbi è l’utero ingrossato che tende a premere contro lo stomaco che viene spinto verso l’alto.
I fattori psicologici
I cambiamenti fisiologici (cioè normale) dell’organismo della futura mamma non rappresentano l’unica spiegazione all’origine della nausea durante la gravidanza, soprattutto se questo disturbo persiste dopo il primo trimestre. L’attesa di un bebè è un momento della vita della donna in cui viene messa in gioco l’intera persona, sia dal punto di vista fisico, con cambiamenti fisiologici dell’organismo, sia dal punto di vista psico-sociale. La nausea può essere una reazione nervosa al cambiamento che la gravidanza porta con sé.
Chi rischia di più
Le donne molto magre sono più predisposte delle altre alla nausea perché il loro fisico è meno preparato all’aumento improvviso degli estrogeni che si produce nel corpo nel primo trimestre di gravidanza. Al contrario, le donne più robuste hanno più estrogeni circolanti e subiscono in misura minore l’impatto dell’inondazione ormonale. Anche le donne molto giovani e le primipare (cioè quelle che affrontano la loro prima gravidanza) sono più esposte a questo disturbo. Anche obesità e sovrappeso possono associarsi facilmente alla nausea e al vomito in gravidanza.
Anche se generalmente la nausea e il vomito si estinguono dopo la 12a o la 13a settimana, in alcuni casi questi disturbi possono insorgere nuovamente nel terzo trimestre. In questa fase responsabile dei disturbi è l’utero ingrossato che tende a premere contro lo stomaco che viene spinto verso l’alto.
I fattori psicologici
I cambiamenti fisiologici (cioè normale) dell’organismo della futura mamma non rappresentano l’unica spiegazione all’origine della nausea durante la gravidanza, soprattutto se questo disturbo persiste dopo il primo trimestre. L’attesa di un bebè è un momento della vita della donna in cui viene messa in gioco l’intera persona, sia dal punto di vista fisico, con cambiamenti fisiologici dell’organismo, sia dal punto di vista psico-sociale. La nausea può essere una reazione nervosa al cambiamento che la gravidanza porta con sé.
Chi rischia di più
Le donne molto magre sono più predisposte delle altre alla nausea perché il loro fisico è meno preparato all’aumento improvviso degli estrogeni che si produce nel corpo nel primo trimestre di gravidanza. Al contrario, le donne più robuste hanno più estrogeni circolanti e subiscono in misura minore l’impatto dell’inondazione ormonale. Anche le donne molto giovani e le primipare (cioè quelle che affrontano la loro prima gravidanza) sono più esposte a questo disturbo. Anche obesità e sovrappeso possono associarsi facilmente alla nausea e al vomito in gravidanza.
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barchetta99
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Re: Disturbi in gravidanza
Nausea, alterazioni di gusto e scialorrea in gravidanza – primo trimestre
Secrezioni salivari, motilità dell'intestino e cambiamenti di gusto dovuti agli ormoni, sono solo alcuni dei cambiamenti che possono interessare la mamma nel primo trimestre di gravidanza
Tra i vari cambiamenti del primo trimestre, nella futura mamma può verificarsi anche un’alterazione del gusto, per cui cibi prima molto graditi possono all’improvviso risultare fastidiosi. In questo cambiamento sono coinvolti diversi fattori: ecco i principali.
Gli ormoni
I cambiamenti di gusto di questo periodo sono dovuti soprattutto agli ormoni della gravidanza (in primo luogo, all’Hcg, la gonadotropina corionica umana), prodotti dal primo giorno dopo l’annidamento dell’ovulo in utero, che avviene circa una settimana dopo la fecondazione da parte dello spermatozoo.
Le secrezioni salivari
Responsabile del cambiamento del gusto può essere anche una variazione della secrezione delle ghiandole salivari, che provoca una maggior produzione di saliva, fino ad arrivare, in rari casi, alla scialorrea, un disturbo a seguito del quale la donna non riesce a deglutire la saliva prodotta in eccesso.
L’apparato digerente
La modificazione del gusto può dipendere anche da un cambiamento della motilità dell’apparato digerente, quindi dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino. In pratica, si verifica un rallentamento della motilità di tutto l’apparato, che si manifesta sia con il bruciore di stomaco (il cibo, rimanendo più a lungo in quest’organo, richiama più acidi) sia con un rallentamento dei movimenti dell’intestino e quindi con la stitichezza.
Secrezioni salivari, motilità dell'intestino e cambiamenti di gusto dovuti agli ormoni, sono solo alcuni dei cambiamenti che possono interessare la mamma nel primo trimestre di gravidanza
Tra i vari cambiamenti del primo trimestre, nella futura mamma può verificarsi anche un’alterazione del gusto, per cui cibi prima molto graditi possono all’improvviso risultare fastidiosi. In questo cambiamento sono coinvolti diversi fattori: ecco i principali.
Gli ormoni
I cambiamenti di gusto di questo periodo sono dovuti soprattutto agli ormoni della gravidanza (in primo luogo, all’Hcg, la gonadotropina corionica umana), prodotti dal primo giorno dopo l’annidamento dell’ovulo in utero, che avviene circa una settimana dopo la fecondazione da parte dello spermatozoo.
Le secrezioni salivari
Responsabile del cambiamento del gusto può essere anche una variazione della secrezione delle ghiandole salivari, che provoca una maggior produzione di saliva, fino ad arrivare, in rari casi, alla scialorrea, un disturbo a seguito del quale la donna non riesce a deglutire la saliva prodotta in eccesso.
L’apparato digerente
La modificazione del gusto può dipendere anche da un cambiamento della motilità dell’apparato digerente, quindi dell’esofago, dello stomaco e dell’intestino. In pratica, si verifica un rallentamento della motilità di tutto l’apparato, che si manifesta sia con il bruciore di stomaco (il cibo, rimanendo più a lungo in quest’organo, richiama più acidi) sia con un rallentamento dei movimenti dell’intestino e quindi con la stitichezza.
Re: Disturbi in gravidanza
Stanchezza e sonnolenza durante la gravidanza
La stanchezza, in genere accompagnata da un senso di sonnolenza, corrisponde a uno dei tipici segnali di riconoscimento dell’inizio di una gravidanza così come la nausea e le classiche “voglie”
Si tratta di un disturbo del tutto naturale, connesso soprattutto al sovraccarico di lavoro cui l’organismo della futura mamma viene sottoposto per garantire il graduale sviluppo del feto.
Il primo trimestre rappresenta di solito la fase in cui si manifesta in modo più evidente in quanto il corpo della donna deve ancora abituarsi ai profondi cambiamenti messi in atto a partire dal concepimento e appunto fa “più fatica”.
Con l’inizio del secondo trimestre, invece, per effetto del progressivo adattamento alla nuova condizione, nella maggior parte dei casi la stanchezza tende a ridursi notevolmente o a scomparire del tutto.
Perché non si dorme bene
A cominciare dal quinto mese, però, il maggior volume raggiunto dall’utero favorisce i disturbi del sonno, rendendo più difficoltoso l’addormentamento, soprattutto se si è abituate a dormire a pancia in giù. In questo periodo aumentano inoltre i movimenti fetali che si moltiplicano proprio durante le ore notturne arrivando in alcuni casi a svegliare la donna: di giorno, al contrario, il piccolo tende a dormire di più in quanto “cullato” dal corpo in movimento della futura mamma.
Se infine, come capita di frequente, sono presenti anche disturbi come la nausea, i bruciori di stomaco, l’aumentata frequenza della necessità di urinare, il mal di schiena o le difficoltà circolatorie, la regolarità del sonno finirà inevitabilmente per essere ulteriormente ostacolata con l’effetto di aumentare il senso di stanchezza durante il giorno.
In particolare il senso di sonnolenza che tende spesso a comparire durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane è dovuto anche all’alterazione dei ritmi del sonno notturno, un’altra condizione molto comune nei nove mesi.
A favorire la comparsa di insonnia in gravidanza contribuiscono le variazioni ormonali, e più precisamente il più elevato livello di progesterone (ormone caratteristico dell’attesa) presente nel sangue della gestante, e la modificazione della funzionalità tiroidea: tra i vari effetti indotti da questi cambiamenti rientra appunto la riduzione della quantità di sonno non Rem (dall’acronimo Rapid Eyes Movement, riferito al rapido movimento oculare che si registra mentre essa è in corso) corrispondente alla fase più profonda e riposante del sonno.
Quali rimedi adottare
Assecondare il bisogno di riposo che esprime il tuo corpo interrompendo quanto prima l’attività in cui sei impegnata per un breve riposino (anche solo 10-15 minuti possono essere sufficienti per recuperare le energie). Ritardare troppo questo “stacco” non fa che aumentare la nostra stanchezza rendendo più difficile il suo superamento;
meglio evitare i sonnellini troppo lunghi nelle ore del tardo pomeriggio perché rischiano di rendere più difficile la fase dell’addormentamento serale;
rilassarsi “staccando” la concentrazione dall’attività che si sta svolgendo, per esempio ascoltando della musica o leggendo una rivista comodamente sedute in poltrona o sdraiate sul divano;
la sera è consigliabile consumare una cena leggera avendo cura, prima di andare a letto, di svolgere un’attività che favorisca la comparsa del sonno: fare una passeggiata, bere un bicchiere di latte tiepido o una camomilla, fare un bagno caldo e rilassante.
La stanchezza, in genere accompagnata da un senso di sonnolenza, corrisponde a uno dei tipici segnali di riconoscimento dell’inizio di una gravidanza così come la nausea e le classiche “voglie”
Si tratta di un disturbo del tutto naturale, connesso soprattutto al sovraccarico di lavoro cui l’organismo della futura mamma viene sottoposto per garantire il graduale sviluppo del feto.
Il primo trimestre rappresenta di solito la fase in cui si manifesta in modo più evidente in quanto il corpo della donna deve ancora abituarsi ai profondi cambiamenti messi in atto a partire dal concepimento e appunto fa “più fatica”.
Con l’inizio del secondo trimestre, invece, per effetto del progressivo adattamento alla nuova condizione, nella maggior parte dei casi la stanchezza tende a ridursi notevolmente o a scomparire del tutto.
Perché non si dorme bene
A cominciare dal quinto mese, però, il maggior volume raggiunto dall’utero favorisce i disturbi del sonno, rendendo più difficoltoso l’addormentamento, soprattutto se si è abituate a dormire a pancia in giù. In questo periodo aumentano inoltre i movimenti fetali che si moltiplicano proprio durante le ore notturne arrivando in alcuni casi a svegliare la donna: di giorno, al contrario, il piccolo tende a dormire di più in quanto “cullato” dal corpo in movimento della futura mamma.
Se infine, come capita di frequente, sono presenti anche disturbi come la nausea, i bruciori di stomaco, l’aumentata frequenza della necessità di urinare, il mal di schiena o le difficoltà circolatorie, la regolarità del sonno finirà inevitabilmente per essere ulteriormente ostacolata con l’effetto di aumentare il senso di stanchezza durante il giorno.
In particolare il senso di sonnolenza che tende spesso a comparire durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane è dovuto anche all’alterazione dei ritmi del sonno notturno, un’altra condizione molto comune nei nove mesi.
A favorire la comparsa di insonnia in gravidanza contribuiscono le variazioni ormonali, e più precisamente il più elevato livello di progesterone (ormone caratteristico dell’attesa) presente nel sangue della gestante, e la modificazione della funzionalità tiroidea: tra i vari effetti indotti da questi cambiamenti rientra appunto la riduzione della quantità di sonno non Rem (dall’acronimo Rapid Eyes Movement, riferito al rapido movimento oculare che si registra mentre essa è in corso) corrispondente alla fase più profonda e riposante del sonno.
Quali rimedi adottare
Assecondare il bisogno di riposo che esprime il tuo corpo interrompendo quanto prima l’attività in cui sei impegnata per un breve riposino (anche solo 10-15 minuti possono essere sufficienti per recuperare le energie). Ritardare troppo questo “stacco” non fa che aumentare la nostra stanchezza rendendo più difficile il suo superamento;
meglio evitare i sonnellini troppo lunghi nelle ore del tardo pomeriggio perché rischiano di rendere più difficile la fase dell’addormentamento serale;
rilassarsi “staccando” la concentrazione dall’attività che si sta svolgendo, per esempio ascoltando della musica o leggendo una rivista comodamente sedute in poltrona o sdraiate sul divano;
la sera è consigliabile consumare una cena leggera avendo cura, prima di andare a letto, di svolgere un’attività che favorisca la comparsa del sonno: fare una passeggiata, bere un bicchiere di latte tiepido o una camomilla, fare un bagno caldo e rilassante.
Re: Disturbi in gravidanza
Perdite bianche nei primi mesi di gravidanza
Perdite vaginali di colore biancastro, inodori e dalla consistenza piuttosto liquida, si manifestano in quasi tutte le donne in gravidanza e vengono dette leucorrea gravidica
Questo normale fenomeno è determinato principalmente da due fattori: una maggiore stimolazione da parte degli estrogeni (ormoni) delle secrezioni delle ghiandole del collo (la parte bassa) dell’utero e della mucosa vaginale (tessuto di rivestimento interno); l’aumento del flusso di sangue alla vagina: l’apparato genitale durante l’attesa è, infatti, molto vascolarizzato, il che che determina un aumento del trasudato vaginale. Le perdite di questo tipo sono in genere normali e innocue e si possono presentare durante tutti i nove mesi: fanno la loro comparsa nel primo trimestre di gestazione e possono anche ripresentarsi nelle gravidanze successive. Anche se in linea di massima non occorre preoccuparsi, potrai rassicurarti con un controllo dal ginecologo.
Se queste perdite, però, si presentano molto liquide e abbondanti e la futura mamma è al termine della gravidanza, bisogna fare attenzione: potrebbe trattarsi invece di liquido amniotico, fuoriuscito, per esempio, a causa di una precoce rottura del sacco amniotico. In questo caso occorre contattare immediatamente il ginecologo.
Qualche volta accade che le perdite vaginali si presentino particolarmente abbondanti e dare disturbi come bruciore, arrossamenti, prurito o avere un cattivo odore: questi segnali possono indicare la presenza di una vaginite (infezione ai genitali interni). Alla base di questo problema possono esserci diversi fattori, ma i più comuni sono funghi, come, per esempio, la Candida albicans, e batteri, come la Gardnerella.
Nel primo caso si parla di vaginite da candida, nel secondo di vaginosi batterica: sono i due tipi di infezioni più diffuse. La vaginite da Candida è la più frequente durante la gestazione, perché la situazione ormonale gravidica, cioè i livelli elevati di progesterone, determinano un ambiente che favorisce la crescita di questo fungo. Questo tipo di vaginite può comparire anche più volte nella stessa gestazione, non è nociva né per l’andamento della gravidanza né per la salute della mamma e del bambino, ma è molto fastidiosa. Le perdite sono dense, simile a latte cagliato.
L’altro tipo di vaginite, detta vaginosi batterica, è causata dal fatto che durante i nove mesi viene alterato il normale equilibrio della flora batterica vaginale, a causa della presenza di alcuni batteri. Questo disturbo provoca perdite dense molto abbondanti e maleodoranti, pur non causando bruciore né prurito. La vaginosi batterica, che può comparire in qualsiasi epoca gestazionale, va tenuta sotto controllo perché può essere associata a un alto rischio di parto prematuro. In presenza di questi disturbi il ginecologo oltre a indicare la cura per stare meglio, può consigliare alla donna l’esecuzione di un tampone vaginale, un esame che consiste nel mettere in coltura un po’ di secrezione prelevata dalla vagina, al fine di individuare il germe responsabile dell’infezione e indicare la cura più adeguata.
Perdite vaginali di colore biancastro, inodori e dalla consistenza piuttosto liquida, si manifestano in quasi tutte le donne in gravidanza e vengono dette leucorrea gravidica
Questo normale fenomeno è determinato principalmente da due fattori: una maggiore stimolazione da parte degli estrogeni (ormoni) delle secrezioni delle ghiandole del collo (la parte bassa) dell’utero e della mucosa vaginale (tessuto di rivestimento interno); l’aumento del flusso di sangue alla vagina: l’apparato genitale durante l’attesa è, infatti, molto vascolarizzato, il che che determina un aumento del trasudato vaginale. Le perdite di questo tipo sono in genere normali e innocue e si possono presentare durante tutti i nove mesi: fanno la loro comparsa nel primo trimestre di gestazione e possono anche ripresentarsi nelle gravidanze successive. Anche se in linea di massima non occorre preoccuparsi, potrai rassicurarti con un controllo dal ginecologo.
Se queste perdite, però, si presentano molto liquide e abbondanti e la futura mamma è al termine della gravidanza, bisogna fare attenzione: potrebbe trattarsi invece di liquido amniotico, fuoriuscito, per esempio, a causa di una precoce rottura del sacco amniotico. In questo caso occorre contattare immediatamente il ginecologo.
Qualche volta accade che le perdite vaginali si presentino particolarmente abbondanti e dare disturbi come bruciore, arrossamenti, prurito o avere un cattivo odore: questi segnali possono indicare la presenza di una vaginite (infezione ai genitali interni). Alla base di questo problema possono esserci diversi fattori, ma i più comuni sono funghi, come, per esempio, la Candida albicans, e batteri, come la Gardnerella.
Nel primo caso si parla di vaginite da candida, nel secondo di vaginosi batterica: sono i due tipi di infezioni più diffuse. La vaginite da Candida è la più frequente durante la gestazione, perché la situazione ormonale gravidica, cioè i livelli elevati di progesterone, determinano un ambiente che favorisce la crescita di questo fungo. Questo tipo di vaginite può comparire anche più volte nella stessa gestazione, non è nociva né per l’andamento della gravidanza né per la salute della mamma e del bambino, ma è molto fastidiosa. Le perdite sono dense, simile a latte cagliato.
L’altro tipo di vaginite, detta vaginosi batterica, è causata dal fatto che durante i nove mesi viene alterato il normale equilibrio della flora batterica vaginale, a causa della presenza di alcuni batteri. Questo disturbo provoca perdite dense molto abbondanti e maleodoranti, pur non causando bruciore né prurito. La vaginosi batterica, che può comparire in qualsiasi epoca gestazionale, va tenuta sotto controllo perché può essere associata a un alto rischio di parto prematuro. In presenza di questi disturbi il ginecologo oltre a indicare la cura per stare meglio, può consigliare alla donna l’esecuzione di un tampone vaginale, un esame che consiste nel mettere in coltura un po’ di secrezione prelevata dalla vagina, al fine di individuare il germe responsabile dell’infezione e indicare la cura più adeguata.
Re: Disturbi in gravidanza
Un forte campanello d’allarme deve essere considerata la presenza di perdite di muco, simile a quello prodotto nel corso dell’ovulazione, ma molto più denso. Infatti, questo tipo di perdita può associarsi a una dilatazione del collo dell’utero. Se compare verso la fine della gravidanza questo fenomeno è da considerarsi normale: si tratta di perdite di tappo mucoso, che compaiono proprio nei giorni che precedono il parto e sono legate alle normali modificazioni del collo dell’utero, che si prepara alla nascita del bimbo. Se, invece, queste perdite di muco compaiono per esempio nel secondo trimestre di gravidanza, quando l’utero al contrario deve essere ben chiuso, possono essere indice di una dilatazione del collo dell’utero precoce, che potrebbe compromettere l’andamento della gravidanza: per questo motivo vanno tenute sotto controllo e segnalate subito al ginecologo.
Re: Disturbi in gravidanza
Aria nella pancia nel terzo mese di gravidanza
Si tratta di un disturbo fastidioso. Ecco alcuni suggerimenti per porvi rimedio
Intorno al terzo mese di gravidanza la futura mamma può avvertire alcuni movimenti nella pancia: non si tratta di quelli fetali però, perché è troppo presto, bensì può trattarsi molto probabilmente di presenza di gas nell’intestino. Questo fenomeno è determinato dal progesterone, un ormone dall’azione rilassante su tutta la muscolatura, compresa quella dell’intestino, provocando un rallentamento generale dell’attività di quest’organo, che comporta una maggiore produzione di succhi gastrici e di gas. Per questo, la futura mamma può avvertire flatulenza o un fastidioso bisogno di espellere aria come per digerire.
Che cosa fare
Evitare di sdraiarsi subito dopo mangiato: coricandosi si rallenta la digestione.
Eliminare dalla dieta i cibi produttori di gas, come i fagioli, le cipolle, i cavoli, i broccoletti, i fritti e i dolciumi in genere.
Non fare pasti abbondanti e frettolosi perché sovraccaricano l’apparato digerente e aggravano la sensazione di gonfiore.
Assumere un antiacido a base di magnesio, su indicazione del ginecologo, se il disturbo è molto fastidioso e associato a bruciore di stomaco.
Si tratta di un disturbo fastidioso. Ecco alcuni suggerimenti per porvi rimedio
Intorno al terzo mese di gravidanza la futura mamma può avvertire alcuni movimenti nella pancia: non si tratta di quelli fetali però, perché è troppo presto, bensì può trattarsi molto probabilmente di presenza di gas nell’intestino. Questo fenomeno è determinato dal progesterone, un ormone dall’azione rilassante su tutta la muscolatura, compresa quella dell’intestino, provocando un rallentamento generale dell’attività di quest’organo, che comporta una maggiore produzione di succhi gastrici e di gas. Per questo, la futura mamma può avvertire flatulenza o un fastidioso bisogno di espellere aria come per digerire.
Che cosa fare
Evitare di sdraiarsi subito dopo mangiato: coricandosi si rallenta la digestione.
Eliminare dalla dieta i cibi produttori di gas, come i fagioli, le cipolle, i cavoli, i broccoletti, i fritti e i dolciumi in genere.
Non fare pasti abbondanti e frettolosi perché sovraccaricano l’apparato digerente e aggravano la sensazione di gonfiore.
Assumere un antiacido a base di magnesio, su indicazione del ginecologo, se il disturbo è molto fastidioso e associato a bruciore di stomaco.
Re: Disturbi in gravidanza
Stimolo a fare pipì di frequente durante la gravidanza
Lo stimolo a fare pipì è un disturbo molto frequente, soprattutto all’inizio e alla fine della gravidanza
Tra il secondo e il terzo mese l’utero inizia a premere sulla vescica favorendo lo stimolo a fare pipì; il disturbo si riduce quando l’utero si innalza dallo scavo pelvico, per ricomparire negli ultimi mesi quando il bimbo ricomincia a spingere sulla vescica. Nel corso dei nove mesi può anche capitare di avere piccole perdite involontarie di urina. In genere, ciò avviene mentre si effettua uno sforzo anche lieve (per esempio una corsa o uno starnuto). Anche il progesterone, un ormone della gravidanza, contribuisce a provocare questo disturbo, oltre alla pressione e al peso dell’utero. Quest’ormone, infatti, rilassa i muscoli del pavimento pelvico (l’insieme di muscoli che sostiene intestino, vescica e utero) che, talvolta, non riesce a controllare la fuoriuscita di pipì.
Che cosa fare
È bene svuotare la vescica non appena si avverte anche un leggero stimolo. Ciò aiuta a evitare eventuali perdite involontarie di gocce di pipì. Può essere utile utilizzare assorbenti sottili per non bagnare la biancheria intima. È importante eseguire fin dall’inizio della gravidanza la ginnastica per rinforzare il pavimento pelvico. Un esercizio utile consiste nella contrazione dei muscoli della vagina e può essere effettuato in qualsiasi posizione (sdraiate, sedute o in piedi), alternando contrazioni a rilasciamenti dei muscoli, per almeno 5 minuti al giorno. Un metodo semplice per individuare i muscoli in questione è quello di fare la pipì “a intermittenza”: si inizia a urinare, si smette per qualche secondo e poi si riprende. Questo esercizio, però, va eseguito solo una volta, esclusivamente per individuare i muscoli giusti. In gravidanza, infatti, è meglio evitare di trattenere la pipì, perché questa pratica può facilitare la comparsa di cistite, cioè l’infiammazione della vescica.
Lo stimolo a fare pipì è un disturbo molto frequente, soprattutto all’inizio e alla fine della gravidanza
Tra il secondo e il terzo mese l’utero inizia a premere sulla vescica favorendo lo stimolo a fare pipì; il disturbo si riduce quando l’utero si innalza dallo scavo pelvico, per ricomparire negli ultimi mesi quando il bimbo ricomincia a spingere sulla vescica. Nel corso dei nove mesi può anche capitare di avere piccole perdite involontarie di urina. In genere, ciò avviene mentre si effettua uno sforzo anche lieve (per esempio una corsa o uno starnuto). Anche il progesterone, un ormone della gravidanza, contribuisce a provocare questo disturbo, oltre alla pressione e al peso dell’utero. Quest’ormone, infatti, rilassa i muscoli del pavimento pelvico (l’insieme di muscoli che sostiene intestino, vescica e utero) che, talvolta, non riesce a controllare la fuoriuscita di pipì.
Che cosa fare
È bene svuotare la vescica non appena si avverte anche un leggero stimolo. Ciò aiuta a evitare eventuali perdite involontarie di gocce di pipì. Può essere utile utilizzare assorbenti sottili per non bagnare la biancheria intima. È importante eseguire fin dall’inizio della gravidanza la ginnastica per rinforzare il pavimento pelvico. Un esercizio utile consiste nella contrazione dei muscoli della vagina e può essere effettuato in qualsiasi posizione (sdraiate, sedute o in piedi), alternando contrazioni a rilasciamenti dei muscoli, per almeno 5 minuti al giorno. Un metodo semplice per individuare i muscoli in questione è quello di fare la pipì “a intermittenza”: si inizia a urinare, si smette per qualche secondo e poi si riprende. Questo esercizio, però, va eseguito solo una volta, esclusivamente per individuare i muscoli giusti. In gravidanza, infatti, è meglio evitare di trattenere la pipì, perché questa pratica può facilitare la comparsa di cistite, cioè l’infiammazione della vescica.