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Dieta in gravidanza

delissa
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Re: Dieta in gravidanza

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Come farne il pieno

Oltre che essere presenti in grandi quantità nel mirtillo, le antocianine sono contenute anche in tutti gli altri frutti e ortaggi dal colore blu–viola-rossastri come frutti di bosco (more, lamponi), uva, prugne, ciliegie, cavolo rosso e melanzane.

Qualche consiglio in più

· Stop al sale per evitare l’accumulo di liquidi e il ristagno sanguigno che porta a far gonfiare i piedi.

· Evitare i cibi in scatola, perché con la conservazione è sempre presente molto sale.

· Ridurre anche il consumo di prodotti da forno e soprattutto pizze, insaccati e formaggi stagionati in quanto alimenti molo salati.

· Bere molta acqua, aiutandosi anche con tisane, centrifugati di frutta fresca, senza zuccheri aggiunti.

· Abolire i cibi fritti e gli zuccheri raffinati contenuti in molti alimenti confezionati.
staff
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Re: Dieta in gravidanza

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Dimagrire velocemente dopo la gravidanza: ecco qualche rapido consiglio!
donne che per 9 mesi (o più!) hanno attraversato un periodo di gravidanza e del successivo parto, hanno certamente come priorità quella di riversare tutto il proprio amore e le proprie attenzioni sulla piccola creatura che è nata dal lieto evento. Tuttavia, è anche probabile che uno dei pensieri secondari sia: come posso dimagrire velocemente, ottenendo un rinnovato stato di forma perso durante la gravidanza?

In primo luogo, è bene partire da lontano. Guai a pensare che in gravidanza si debba mangiare a più non posso: è invece opportuno evitare di acquisire più chili del necessario, facendo attenzione a monitorare l’evoluzione del proprio peso e a far sì che si acquisiscano solamente i chili necessari (parlatene con il vostro medico curante: è probabile che possa dirvi che i chili in più sono compresi tra 10 e 13).

Se avete compiuto questa accortezza con costanza e serietà, siete già a buon punto. In più, c’è anche qualcos’altro che potete fare una volta che il bimbo è venuto al mondo: assumere un atteggiamento regolare nei confronti della vostra alimentazione, e accompagnare il tutto con una buona idratazione e con la possibilità di praticare dell’attività fisica.

Dunque, ricordate che per dimagrire velocemente è fortemente sconsigliato mettervi a rigida dieta: un comportamento che non solamente nuocerà al vostro benessere, ma potrebbe anche comportare qualche conseguenza negativa per il vostro bebè. Meglio invece avere una dieta equilibrata che passi attraverso tutti i pasti principali, a cominciare dalla prima colazione: un momento fondamentale per iniziare bene la giornata, e acquisire la prima dose di energie che vi daranno una mano nella gestione della vostra nuova condizione.

In tal senso, cercate di evitare un’incongrua assunzione di troppi dolci, biscotti e torte, e limitate il consumo di pane e pasta (pur non rinunciando certamente a tali alimenti!). Cercate di preferire un po’ di proteine in più a pranzo e a cena (vanno benissimo delle carni di tacchino o di pollo, che sono magre e possono essere facilmente condite con leggerezza) e mettete al bando cibi spazzature o bevande gassate e zuccherate. Ricordate inoltre che è bene mangiare molta frutta e molta verdura: alimenti sani e ricchi di elementi nutritivi, che potreste mangiare da sole anche durante gli snack mattutini e pomeridiani.

Ancora, per dimagrire velocemente è necessario arricchire il proprio comportamento quotidiano con della giusta idratazione: bevete pertanto non solamente quando ne avvertite la reale situazione, bensì cercate di anticipare tale bisogno attraverso l’assunzione di acqua minerale, durante l’intero arco della giornata.

Abbinate poi il tutto a un po’ di attività fisica. Non è necessario compiere delle maratone! È invece sufficiente un po’ di attività leggera per 20-30 minuti al giorno, da abbinare a qualche piacevole passeggiata, magari in compagnia del vostro nuovo compagno di avventure!

Naturalmente, prima di far tutto ciò, parlatene con il vostro medico di fiducia, e ascoltate i suoi consigli per cercare di arrivare e di consolidare un migliore stato di benessere, e ritrovare quanto prima il vostro peso forma.
staff
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Re: Dieta in gravidanza

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Omega 3 in gravidanza: nessun effetto sul bimbo?
L’aumento dell’assunzione di acidi omega 3 in gravidanza non avrebbe effetti positivi sulle capacità cognitive. Questi i risultati controcorrente di un recente studio
L’aumento dell’assunzione degli acidi grassi omega 3 in gravidanza per migliorare lo sviluppo cerebrale del feto non avrebbe effetti positivi sulle capacità cognitive o linguistiche dei bambini, misurate all’età di quattro anni. Lo studio, presentato durante il Pediatric Academic Societies Annual Meeting, è stato pubblicato sulla rivista Jama. Ed è controcorrente rispetto a vari altri studi precedenti sullo stesso tema.

Prima uno studio a 18 mesi

La ricerca è stata condotta dagli scienziati del South Australian Health and Medical Research Institute di Adelaide, Australia. In un primo studio, sempre sugli effetti dell’assunzione di acidi grassi omega 3 in gravidanza, gli scienziati avevano scoperto che i punteggi medi nei test cognitivi, linguistici e motori non erano differenti tra i bambini a 18 mesi di età le cui madri avevano preso integratori oppure no.

Poi a 4 anni

Nello studio di follow-up, cioè eseguito a distanza di tempo con analisi delle stesse caratteristiche, all’età di 4 anni non c’erano significative differenze tra il gruppo dei bambini le cui madri avevano assunto acidi grassi omega 3 (Dha) in gravidanza (composto da 313 soggetti) e il gruppo di controllo, formato da 333 bambini.

Perché benefici in gravidanza

Gli acidi grassi omega 3, in particolare il Dha, sono costituenti importanti delle membrane di organi specializzati, come il cervello e la retina, dei quali influenza lo sviluppo e la funzionalità. Per questo l’assunzione di livelli adeguati di Dha durante la gravidanza e l’allattamento è da tempo considerato importante per garantire lo sviluppo fetale e la crescita corretta del bambino. Così vengono in genere prescritti anche integratori in gravidanza e durante l’allattamento. Almeno fino a questo studio, che per la prima volta mette in discussione gli effetti positivi di questa integrazione.
staff
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Re: Dieta in gravidanza

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Dieta gravidanza: fai il pieno di cibi rossi, blu e viola per i capillari
Polifenoli e antocianine… sono loro che colorano i cibi. E hanno un ruolo importantissimo nella prevenzione dei problemi di circolazione. Ideali per la dieta in gravidanza
La dieta in gravidanza deve essere varia, equilibrata e completa. In più, ricca di alimenti colorati. Ecco perché

I cibi rossi, blu e viola

Non devono mai mancare nella dieta in gravidanza. Sono ricchi di polifenoli, potenti antiossidanti, e antocianine, i pigmenti benefici che danno la colorazione alla frutta e la verdura. Frutti di bosco, fragole, melanzane, ciliegie, uva nera, arance, prugne, cavolo rosso e tanti altri cibi colorati sono indispensabili nella dieta di tutti i giorni, ma soprattutto in gravidanza, perché ci aiutano a restare sani, in forma e fanno particolarmente bene alla circolazione sanguigna.

Effetto protettivo prolungato

Una ricerca italiana, appena pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha dimostrato l’effetto protettivo di una dieta ricca di polifenoli. Sono stati analizzati 86 adulti sovrappeso o obesi a elevato rischio cardiovascolare. Il campione è stato poi suddiviso in quattro gruppi, ciascuno dei quali ha seguito per otto settimane una dieta normocalorica diversa, in particolare:

Nel primo gruppo era ricca di polifenoli (caffè, tè verde decaffeinati, cioccolato fondente, carciofi, cipolle, spinaci, rucola olio extra vergine d’oliva erano le fonti principali)

Nel secondo gruppo era ricca di omega 3 (grassi buoni provenienti dai pesci, soprattutto salmone, dentice e alici)

Nel terzo gruppo era ricca sia di polifenoli sia di omega 3

Nel quarto gruppo (quello di controllo) era povera sia di polifenoli sia di omega 3.

Con la dieta ricca di omega 3, dopo il pasto diminuiva la produzione di “lipoproteine aterogene” (strutture costituite da grassi e proteine che veicolano i grassi nel sangue e la cui alterazione, dopo il pasto, è un fattore per l’aterosclerosi) e l’effetto era ancora più marcato nel gruppo di partecipanti allo studio che aveva seguito anche la dieta ricca in polifenoli. Inoltre questo tipo di alimentazione diminuiva anche lo stress ossidativo, che svolge un ruolo importante nell’invecchiamento cellulare e nella progressione dell’aterosclerosi.

La dieta mediterranea: l’alleata più efficace del benessere

Prima di questo studio, la riduzione del rischio cardiovascolare tipica dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo si spiegava con il consueto consumo di olio extravergine di oliva, invece che di grassi animali, caratteristici della dieta nord-europea e americana. Questa ricerca invece afferma, invece, che la dieta mediterranea promuove la buona salute grazie a più fattori nutrizionali, tra cui i polifenoli, presenti soprattutto in frutta e verdura. Ma li troviamo anche nell’olio extra vergine, nel vino rosso, nel caffè e nel cioccolato.

Come farne il pieno

Per poter sfruttare al meglio le proprietà salutari dei polifenoli e delle antocianine (ma anche di tutti gli altri pigmenti colorati) è raccomandabile l’uso di alimenti freschi, crudi, maturi, soprattutto sotto forma di succhi centrifugati: la trasformazione in succo, infatti, rompe le membrane cellulari facilitando l’assimilazione delle sostanze.

Circolazione difficoltosa in gravidanza

In alcune donne, già durante i primi mesi di gestazione, possono farsi evidenti alcuni capillari (vasi sanguigni sottilissimi) a causa di una minore resistenza delle loro pareti. La tendenza a perdere tono ed elasticità è provocata, per lo più, dai cambiamenti ormonali tipici della gravidanza. La prevenzione di questi disturbi può cominciare già a tavola.
sognomio
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Re: Dieta in gravidanza

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Gravidanza: le conseguenze dell’uso di alcol sono sottovalutate?
Un recente studio dimostra che il consumo di alcol durante la gravidanza provoca molto più danni di quanto si pensi comunemente. Ecco perché
Alcol e gravidanza non sono certo un binomio vincente. Già la ragione e il buon senso suggeriscono che bere grandi quantitativi di alcolici durante i nove mesi non è l’ideale. E studi ed esperti non fanno altro che confermarlo. Tuttavia, sembra che le conseguenze sulla salute del bebè siano sottostimate. L’allarme arriva da una ricerca condotta da un team di esperti americani, della University of California e del Svetlana Popova del Centre for Addiction and Mental Health (CAMH), pubblicata sull’International Journal of Alcohol and Drug Research.

Danni sottovalutati

Secondo gli autori, in quasi tutto il mondo il Disturbo dello Spettro Fetale Alcolico o FASD (dall’inglese Fetal Alcohol Spectrum Disorders) è sottovalutato, non ben riconosciuto e sotto diagnosticato. Ma di che cosa si tratta esattamente? Per FASD si intende un insieme di disturbi e malattie, di diversa entità, che colpiscono i bimbi nati da mamme che hanno consumato alcol durante la gravidanza.

Le conseguenze sui bambini

I FASD comprendono conseguenze sia tipo fisico sia di tipo cognitivo e comportamentale, che possono comparire a breve o a lungo termine. La malattia più grave correlata all’esposizione all’alcol durante la via prenatale è la Sindrome Alcolica Fetale (FAS). Essa si caratterizza per la presenza di dismorfismi facciali, un ritardo della crescita e anomalie nello sviluppo neurologico del sistema nervoso centrale.

40 anni di studi non bastano

“Uno dei motivi del mancato riconoscimento del FASD è che, nonostante più di quaranta anni di prove, il disturbo non è ufficialmente riconosciuto come patologia diagnosticabile dai professionisti. Solo dopo molti sforzi è stato inserito nel manuale DSM-5 (manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali) del 2013, ma soltanto nell’appendice come condizione da approfondire ulteriormente” hanno spiegato gli autori. Per questo, è essenziale sensibilizzare la popolazione sugli effetti negativi del consumo di alcol in gravidanza e dedicare maggiore attenzione alla prevenzione, trattamento e cura del FASD.
sognomio
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Re: Dieta in gravidanza

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Un’alimentazione sana riduce il rischio di parto prematuro
Parti prematuri: molta frutta, verdura e cereali integrali in dolce attesa sembrerebbero influire positivamente nel diminuirne il rischio
Il parto prematuro, come è noto, può portare complicanze al neonato. Ecco quindi che individuare strategie di prevenzione diventa molto importante per limitarne il rischio. Una di queste strategie sembrerebbe dipendere dall’alimentazione della futura mamma. Infatti, seguire una dieta sana durante i 9 mesi ridurrebbe il rischio di parto prematuro. È quanto emerge da una ricerca dell’Università di Goteborg in Svezia, pubblicata sulla rivista British Medical Journal.
Analizzate 66.000 mamme

Il campione di mamme, che hanno partorito tra il 2002 e il 2008, è stato suddiviso in tre gruppi, a seconda della dieta seguita. Un gruppo seguiva una dieta caratterizzata da più vegetali, frutta, olio, pane ricco di fibre e pollo, un altro una dieta con snack salati e dolci, dessert, carne lavorata e pane bianco e il terzo gruppo un’alimentazione comprendente patate, verdure cotte, pesce, latte magro. Dei 66.000 casi analizzati, 3505 parti sarebbero stati prematuri.
Quando i parti prematuri diminuiscono

Secondo questo studio, le donne che avrebbero avuto meno parti prematuri (cioè precedenti alle 37 settimane di gravidanza) sarebbero state quelle che seguivano una dieta più ricca di frutta, verdure, cereali integrali e che bevevano molta acqua. È anche emerso che questo risultato sarebbe più marcato nelle donne alla prima gravidanza. È la prima volta che una ricerca evidenzierebbe un legame statisticamente significativo fra sane abitudini alimentari e una ridotta probabilità di avere un parto prematuro.
miracle
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Re: Dieta in gravidanza

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Parto prematuro: fra le cause anche la dieta della mamma?
Parto prematuro: un recente studio dimostra che ciò che la gestante mangia durante i nove mesi di gravidanza può aumentare il rischio. Ecco come
Le cause del parto prematuro non sono ancora completamente chiare. Probabilmente entrano in gioco tanti fattori diversi, molte dei quali sconosciuti. Un ruolo importante potrebbe essere ricoperto dell’alimentazione della futura mamma. È quanto svela un recente studio condotto da un team di ricercatori svedesi, di diversi istituti, e pubblicato sul British Medical Journal (BMJ).

Sotto esame oltre 90 mila donne

Gli autori hanno esaminato i dati di un altro studio, il Norwegian Mother and Child Cohort Study, che fra il 1999 e il 2008 ha arruolato oltre 90 mila donne incinte. In particolare, si sono concentrati sui dati di 66 mila donne che hanno avuto un figlio fra il 2002 e il 2008. Lo scopo era capire in quanti casi si fosse verificato un parto prematuro e per quali ragioni. Le donne analizzate non erano affette da diabete, avevano avuto un solo figlio e avevano compilato un questionario che riguardava l’alimentazione seguita durante i primi quattro-cinque mesi di gestazione.

Tre gruppi alimentari

Dall’analisi dei risultati è emerso che 3.505 donne del campione considerato, pari al 5,3% del totale, hanno avuto un parto prematuro. Si è visto, inoltre, che le mamme considerate avevano seguito una dieta molto diversa nel corso dell’attesa. Gli studiosi, in base al regime alimentare adottato, hanno diviso le gestanti in tre gruppi. Le “prudenti” avevano consumato le quantità raccomandate dagli esperti di frutta e verdura, oli vegetali, cereali integrali, pollame, pane integrale o ricco di fibre e bevevano principalmente acqua. Il gruppo “occidentale” non aveva disdegnato snack dolci e salati, pane bianco, dessert, prodotti trasformati a base di carne. Il modello “tradizionale”, infine, aveva previsto pasti a base di patate lesse, pesce, sughi, verdure cotte, latte a basso contenuto di grassi.

Premiata la prudenza

Secondo lo studio, il modello alimentare che si associava al minor rischio di parto prematuro, specie fra le donne al primo figlio, era quello “prudente”. Ad avere le probabilità maggiori di gravidanze “brevi”, invece, erano le donne del gruppo “occidentale”.
miracle
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Re: Dieta in gravidanza

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Gravidanza: rischio di parto prematuro per chi beve alcol
Gravidanza a rischio: anche in piccole quantità, l’alcol danneggia il feto e induce un parto prematuro. I risultati di uno studio e i consigli degli esperti
L’assunzione di alcol in gravidanza, secondo un recente studio, è collegata al doppio del rischio di parto prematuro. Il lavoro è stato condotto su 1.264 donne e pubblicato sul Journal of epidemiology e community health. Sul legame tra alcol e gravidanza, le opinioni si dividono. Alcuni esperti ritengono che il rischio per il bebè in arrivo sia basso, se il consumo è modesto. Altri ritengono che il bicchierino sia sempre da sconsigliare, a prescindere dalle quantità.

Quali danni provoca

L’alcol in gravidanza ha un’azione tossica sul feto, anche a dosi moderate: attraversa la placenta e arriva al bambino a una concentrazione quasi equivalente a quella della madre. Il nascituro non è provvisto degli enzimi deputati al metabolismo delle sostanze alcoliche, che pertanto danneggiano il suo cervello e i tessuti in via di sviluppo. Ciò si traduce in un aumentato rischio di malformazioni e ritardo mentale, proporzionale alle dosi di alcol assimilate. Non trascurabile anche il pericolo di carenze vitaminiche, con effetti sulla crescita. Alla nascita, il bambino rischia di presentare i sintomi della sindrome conclamata fetoalcolica, molto pericolosa e irreversibile.

Pericoli già prima della gravidanza

Siccome la maggior parte degli organi vitali si forma nei primi 10-15 giorni dopo il concepimento (e quindi spesso prima di sapere di essere incinta), sarebbe bene rinunciare al bicchierino anche se si sta programmando la gravidanza. Durante l’attesa, i periodi più pericolosi sono il primo e il terzo trimestre. A chi non vuole astenersi, il Ministero della salute britannico raccomanda di non superare il mezzo litro alla settimana.
staff
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Re: Dieta in gravidanza

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Autismo: meno rischi se si abbassa il cloruro in gravidanza
Un farmaco che riduce i livelli di cloruro in gravidanza può abbassare il rischio che il bimbo soffra di autismo
Non sono note le cause dell’autismo, disturbo dello sviluppo caratterizzato da gravi difficoltà comunicative e sociali, comportamenti ripetitivi e routine rigide. Si sa però che nella genesi della malattia è coinvolto un neurotrasmettitore del cervello, il Gaba. Normalmente, durante la gravidanza, il Gaba eccita i neuroni del cervello del feto ma, dopo la nascita, cessa la sua azione, grazie all’azione dell’ossitocina materna liberata durante il parto. In presenza di autismo questa interruzione non avviene e i neuroni restano ipereccitati.

Un farmaco può essere risolutore

Un gruppo di ricerca francese dell’Aix-Marseille University di Marsiglia ha di recente scoperto che somministrando alla futura mamma il bumetanide, un farmaco diuretico che abbassa i livelli di cloruro, si riduce il rischio che il nascituro sia affetto da autismo. Il bumetanide è un principio attivo utilizzato in cardiologia per il trattamento dell’ipertensione arteriosa e, in generale, contro gli edemi.

La ricerca in laboratorio

Lo studio è stato condotto sui topi e ha rilevato che, nei soggetti autistici, il cloruro si accumula dentro i neuroni in concentrazioni più elevate. Riportando i livelli di cloruro al limite appropriato, si riesce a ripristinare l’”interruttore” naturale del Gaba. Somministrando il trattamento un giorno prima della nascita, i bambini non sviluppano tratti di autismo.
In breve

COLPISCE UN BAMBINO OGNI 100

L’autismo è un tipo di disturbo pervasivo (o generalizzato) dello sviluppo e rientra nella categoria dei “disturbi dello spettro autistico”. Colpisce un 1 bambino su 100-150; è quindi uno dei disturbi dello sviluppo più frequenti.
staff
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Re: Dieta in gravidanza

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Meno carne rossa per evitare il diabete gestazionale
Per limitare il rischio di diabete gestazionale è importante seguire una dieta con ridotte quantità di carne rossa fin dall’inizio della gravidanza
Secondo uno studio dell’Università di Adelaide, in Australia, pubblicato sulla rivista Evidence-Based Nursing, esiste un forte legame tra un elevato consumo di carne rossa e la possibilità di sviluppare il diabete gestazionale. L’indagine si basa sulla raccolta di dati forniti da numerosi studi internazionali i quali hanno collegato il consumo di carni rosse al diabete di tipo 2. La stessa relazione, secondo l’epidemiologa perinatale Philippa Middleton, è stata individuata anche con il diabete che può svilupparsi durante la gravidanza. Saranno necessarie altre ricerche per meglio comprendere il funzionamento di questo legame fra diabete gestazionale e consumo di carni rosse.

Meglio cambiare dieta

Le carni rosse dovrebbero essere limitate il più possibile, soprattutto da quelle donne che rischiano il diabete per predisposizione individuale o perché sono in sovrappeso. Ricerche recenti effettuate negli Stati Uniti hanno dimostrato che alimenti sicuri per l’alimentazione delle donne in gravidanza sono il pesce e il pollame, mentre verdure e proteine non animali sono associate a una diminuzione del rischio di diabete gestazionale. Addirittura mangiare una porzione di noci al giorno sembra poter ridurre questo rischio del 40%. La carenza di ferro che può verificarsi in gravidanza, si può contrastare con altri alimenti che ne sono ricchi come gli spinaci e tutti i vegetali di colore verde, meglio ancora con aggiunta di succo di limone che aumenterebbe la biodisponibilità del minerale. Molti altri alimenti vegetali sono vere miniere di ferro: le prugne secche e il loro succo, le lenticchie, i fagioli bianchi, la soia, l’alga spirulina, il concentrato di pomodoro e perfino il cioccolato fondente.

L’esercizio fisico aiuta

L’attività fisica in gravidanza è importante, perché il movimento, bruciando gli zuccheri in eccesso, aiuta a tenere basso il livello di glicemia e a limitare l’aumento di peso. Perché sia efficace, però, deve avere un’intensità leggera o moderata ed essere praticata almeno 3 volte alla settimana. È utile scegliere fin dall’inizio un’attività che possa essere portata avanti per l’intero periodo della gravidanza.

In breve

IL DIABETE IN GRAVIDANZA

L’incidenza del diabete gestazionale è aumentata sensibilmente negli ultimi anni, probabilmente a causa delle mutate abitudini alimentari e dell’innalzamento dell’età media delle gestanti. Il diabete gestazionale scompare nella maggior parte dei casi dopo la gravidanza: la placenta viene espulsa e la produzione di ormoni, compresa l’insulina, si normalizza. Per le donne che ne hanno sofferto, però, rimane alto il rischio di sviluppare il diabete mellito nell’arco di 10-20 anni.
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