Dieta in gravidanza
Dieta in gravidanza
Dieta in gravidanza: attenzione alla malnutrizione
Abituate a regimi alimentari troppo rigidi per non prendere troppi chili di troppo, molte future mamme rischiano di mettere a rischio la propria salute e quella del bambino. Vediamo perché
Non più di un chilo al mese. Questo il monito dei ginecologi per le donne in gravidanza. Ma attenzione. Un’ossessione per la dieta può portare a una malnutrizione per il bimbo.
Sbagliati gli eccessi
Tenere sotto controllo regolarmente l’alimentazione non è una questione di linea, ma di benessere per il bimbo e la madre. L’insorgere di eventuali carenze può, infatti, causare problemi di salute per il nascituro. Insomma, è sbagliato mangiare per due ma è altrettanto sbagliato non mangiare abbastanza per apportare le sostanze nutritive necessarie allo sviluppo del feto. Non bisogna, quindi, imporsi eccessive privazioni per evitare complicazioni durante la gravidanza e malnutrizione al bambino. A raccomandarlo è stato il professor Andrea Pezzana, docente di Nutrizione clinica e preventiva.
A rischio non solo i Paesi poveri
Il problema della malnutrizione “per difetto” riguarda paradossalmente anche i Paesi ricchi ed evoluti e non solo i Paesi poveri. Le donne con la dieta introducono sostanze nutritive per quantità inferiori al necessario per la paura di ingrassare troppo e non di riuscire a smaltire dopo il parto i chili di troppo.
No a diete strette e “fai da te”
“Nei Paesi del sud del Pianeta un miliardo di persone deve far fronte alla carenza di cibo, mentre nei Paesi ricchi spesso le donne seguono un’alimentazione troppo restrittiva per non aumentare troppo di peso, o seguono una dieta “fai da te”, con cibi di scarsa qualità. – spiega il professor Pezzana -. Il rischio è di andare incontro a carenze di micronutrienti e sali minerali”.
L’alimentazione in gravidanza
Lo studioso evidenzia l’importanza di nutrirsi in modo adeguato, soprattutto durante i primi tre mesi di gravidanza, quando “non è certo il momento di sottoporsi a diete restrittive o di controllare il peso. Se poi ci si affida a diete improvvisate si rischia la carenza di elementi importanti per la funzionalità degli organi e lo sviluppo del bambino nel pancione”.
Abituate a regimi alimentari troppo rigidi per non prendere troppi chili di troppo, molte future mamme rischiano di mettere a rischio la propria salute e quella del bambino. Vediamo perché
Non più di un chilo al mese. Questo il monito dei ginecologi per le donne in gravidanza. Ma attenzione. Un’ossessione per la dieta può portare a una malnutrizione per il bimbo.
Sbagliati gli eccessi
Tenere sotto controllo regolarmente l’alimentazione non è una questione di linea, ma di benessere per il bimbo e la madre. L’insorgere di eventuali carenze può, infatti, causare problemi di salute per il nascituro. Insomma, è sbagliato mangiare per due ma è altrettanto sbagliato non mangiare abbastanza per apportare le sostanze nutritive necessarie allo sviluppo del feto. Non bisogna, quindi, imporsi eccessive privazioni per evitare complicazioni durante la gravidanza e malnutrizione al bambino. A raccomandarlo è stato il professor Andrea Pezzana, docente di Nutrizione clinica e preventiva.
A rischio non solo i Paesi poveri
Il problema della malnutrizione “per difetto” riguarda paradossalmente anche i Paesi ricchi ed evoluti e non solo i Paesi poveri. Le donne con la dieta introducono sostanze nutritive per quantità inferiori al necessario per la paura di ingrassare troppo e non di riuscire a smaltire dopo il parto i chili di troppo.
No a diete strette e “fai da te”
“Nei Paesi del sud del Pianeta un miliardo di persone deve far fronte alla carenza di cibo, mentre nei Paesi ricchi spesso le donne seguono un’alimentazione troppo restrittiva per non aumentare troppo di peso, o seguono una dieta “fai da te”, con cibi di scarsa qualità. – spiega il professor Pezzana -. Il rischio è di andare incontro a carenze di micronutrienti e sali minerali”.
L’alimentazione in gravidanza
Lo studioso evidenzia l’importanza di nutrirsi in modo adeguato, soprattutto durante i primi tre mesi di gravidanza, quando “non è certo il momento di sottoporsi a diete restrittive o di controllare il peso. Se poi ci si affida a diete improvvisate si rischia la carenza di elementi importanti per la funzionalità degli organi e lo sviluppo del bambino nel pancione”.
Re: Dieta in gravidanza
Dieta mediterranea promossa anche in gravidanza
Gli alimenti cardine della dieta mediterranea come pasta, pane, frutta, verdura, legumi, olio extravergine d’oliva e pesce non devono mai mancare a tavola, soprattutto quando si aspetta un bebè
Anche in gravidanza la dieta migliore da seguire è la dieta mediterranea. È salutare sia per la futura mamma sia per il bimbo nel pancione. La conferma arriva dalla nota ginecologa Alessandra Kustermann. Consumare gli alimenti del nostro modello nutrizionale riconosciuto dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’Umanità”, infatti, assicura il giusto apporto di tutti i principi nutritivi necessari alla gestante e al corretto sviluppo del feto, evitando le più frequenti malattie causate dalla cattiva alimentazione.
Sì all’acido folico
Resta, tuttavia, consigliato a tutte le donne l’acido folico “in fase preconcezionale” perché aiuta a prevenire alcune malformazioni congenite del feto, in particolare quelle legate a un non corretto sviluppo del midollo spinale (parte del sistema nervoso centrale del feto) come la spina bifida e l’anencefalia.
Benefici per il cuore
Fu Ancel Keys, un biologo nutrizionista americano, a dimostrare scientificamente per la prima volta i benefici della dieta mediterranea. Dedicò tutta la sua vita professionale a studiare modelli alimentari in relazione con la salute delle popolazioni. Questo gli permise di arrivare alla conclusione scientifica che un sistema alimentare a base di pane, pasta, frutta, verdura, legumi, olio extravergine d’oliva, pesce e un moderato consumo di uova, prodotti lattiero caseari, carne (meglio quella bianca) tipico dei paesi mediterranei è fortemente protettivo nei confronti dell’insorgenza di patologie cardiovascolari. L’autore del celebre libro “Eat Well and Stay Well” ovvero “Mangiare bene e stare bene” morì nel 2004 a 100 anni, dopo aver vissuto più di 20 anni a Pioppi (un paese del Cilento dove cominciò i suoi studi), nutrendosi proprio di dieta mediterranea!
Gli alimenti cardine della dieta mediterranea come pasta, pane, frutta, verdura, legumi, olio extravergine d’oliva e pesce non devono mai mancare a tavola, soprattutto quando si aspetta un bebè
Anche in gravidanza la dieta migliore da seguire è la dieta mediterranea. È salutare sia per la futura mamma sia per il bimbo nel pancione. La conferma arriva dalla nota ginecologa Alessandra Kustermann. Consumare gli alimenti del nostro modello nutrizionale riconosciuto dall’Unesco “patrimonio mondiale dell’Umanità”, infatti, assicura il giusto apporto di tutti i principi nutritivi necessari alla gestante e al corretto sviluppo del feto, evitando le più frequenti malattie causate dalla cattiva alimentazione.
Sì all’acido folico
Resta, tuttavia, consigliato a tutte le donne l’acido folico “in fase preconcezionale” perché aiuta a prevenire alcune malformazioni congenite del feto, in particolare quelle legate a un non corretto sviluppo del midollo spinale (parte del sistema nervoso centrale del feto) come la spina bifida e l’anencefalia.
Benefici per il cuore
Fu Ancel Keys, un biologo nutrizionista americano, a dimostrare scientificamente per la prima volta i benefici della dieta mediterranea. Dedicò tutta la sua vita professionale a studiare modelli alimentari in relazione con la salute delle popolazioni. Questo gli permise di arrivare alla conclusione scientifica che un sistema alimentare a base di pane, pasta, frutta, verdura, legumi, olio extravergine d’oliva, pesce e un moderato consumo di uova, prodotti lattiero caseari, carne (meglio quella bianca) tipico dei paesi mediterranei è fortemente protettivo nei confronti dell’insorgenza di patologie cardiovascolari. L’autore del celebre libro “Eat Well and Stay Well” ovvero “Mangiare bene e stare bene” morì nel 2004 a 100 anni, dopo aver vissuto più di 20 anni a Pioppi (un paese del Cilento dove cominciò i suoi studi), nutrendosi proprio di dieta mediterranea!
Re: Dieta in gravidanza
Alimentazione in gravidanza: tanti benefici dalle lenticchie
Le lenticchie sono una pregiata fonte di microelementi essenziali in gravidanza e nella prevenzione delle malattie del cuore e dell’intestino
Le lenticchie, consumate soprattutto a capodanno perché riconosciute dalla tradizione come simbolo di fortuna e ricchezza per il nuovo anno, sono in realtà una miniera di principi nutritivi preziosissimi per il nostro organismo e andrebbero consumate tutto l’anno! Le lenticchie, definite in passato, insieme agli altri legumi “la carne dei poveri”, se mangiate regolarmente, sono quindi un alimento in grado di prevenire patologie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore, problemi intestinali e stanchezza.
Mai senza nei 9 mesi
In più, se consumate dalla futura mamma durante i 9 mesi di gravidanza, eserciterebbero una potente azione di protezione dal rischio di malformazioni congenite del bambino grazie all’alto contenuto di acido folico (o vitamina B9), una vitamina che riduce fino al 70% il rischio di sviluppare malformazioni del feto, in particolare quelle legate a un non corretto sviluppo del midollo spinale (parte del sistema nervoso centrale del feto) come la spina bifida e l’anencefalia.
Un toccasana per il cuore
Le lenticchie esercitano un’azione protettiva dalle malattie cardiache per la presenza di:
fibre alimentari che riducono il colesterolo “cattivo” (LDL);
proteine che le rendono un’ottima alternativa alla carne, ma senza i grassi saturi contenuti in essa, dannosi per il sistema cardiovascolare;
potassio, calcio e magnesio che favoriscono la riduzione della pressione sanguigna.
Antitumorale d’eccellenza
L’azione protettiva dai tumori, invece, è esercitata da:
selenio che previene le infiammazioni, riduce i tassi di crescita dei tumori, potenzia la risposta immunitaria alle infezioni. In più influenza l’attività di alcuni enzimi del fegato e interviene nell’eliminazione delle sostanze cancerogene prodotte dall’organismo;
fibre alimentari che proteggono dal rischio di tumori al colon retto.
Tono e intestino
Intervengono efficacemente contro la stanchezza grazie all’alto contenuto di ferro, elemento indispensabile a fronteggiare il senso di fatica e spossatezza, spesso presente nelle donne specie dopo il parto. La presenza di fibre alimentari , infine, oltre ad aiutare a perdere peso perché aumentano il senso di sazietà, regolarizzano l’intestino, prevenendo la stitichezza, anch’esso un disturbo tipico nei 9 mesi.
Le lenticchie sono una pregiata fonte di microelementi essenziali in gravidanza e nella prevenzione delle malattie del cuore e dell’intestino
Le lenticchie, consumate soprattutto a capodanno perché riconosciute dalla tradizione come simbolo di fortuna e ricchezza per il nuovo anno, sono in realtà una miniera di principi nutritivi preziosissimi per il nostro organismo e andrebbero consumate tutto l’anno! Le lenticchie, definite in passato, insieme agli altri legumi “la carne dei poveri”, se mangiate regolarmente, sono quindi un alimento in grado di prevenire patologie cardiovascolari, alcuni tipi di tumore, problemi intestinali e stanchezza.
Mai senza nei 9 mesi
In più, se consumate dalla futura mamma durante i 9 mesi di gravidanza, eserciterebbero una potente azione di protezione dal rischio di malformazioni congenite del bambino grazie all’alto contenuto di acido folico (o vitamina B9), una vitamina che riduce fino al 70% il rischio di sviluppare malformazioni del feto, in particolare quelle legate a un non corretto sviluppo del midollo spinale (parte del sistema nervoso centrale del feto) come la spina bifida e l’anencefalia.
Un toccasana per il cuore
Le lenticchie esercitano un’azione protettiva dalle malattie cardiache per la presenza di:
fibre alimentari che riducono il colesterolo “cattivo” (LDL);
proteine che le rendono un’ottima alternativa alla carne, ma senza i grassi saturi contenuti in essa, dannosi per il sistema cardiovascolare;
potassio, calcio e magnesio che favoriscono la riduzione della pressione sanguigna.
Antitumorale d’eccellenza
L’azione protettiva dai tumori, invece, è esercitata da:
selenio che previene le infiammazioni, riduce i tassi di crescita dei tumori, potenzia la risposta immunitaria alle infezioni. In più influenza l’attività di alcuni enzimi del fegato e interviene nell’eliminazione delle sostanze cancerogene prodotte dall’organismo;
fibre alimentari che proteggono dal rischio di tumori al colon retto.
Tono e intestino
Intervengono efficacemente contro la stanchezza grazie all’alto contenuto di ferro, elemento indispensabile a fronteggiare il senso di fatica e spossatezza, spesso presente nelle donne specie dopo il parto. La presenza di fibre alimentari , infine, oltre ad aiutare a perdere peso perché aumentano il senso di sazietà, regolarizzano l’intestino, prevenendo la stitichezza, anch’esso un disturbo tipico nei 9 mesi.
Re: Dieta in gravidanza
L’alcol in gravidanza è un rischio per lo sviluppo del feto
L’alcol è una sostanza tossica in grado di oltrepassare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni con cui è stato assunto dalla madre, mettendone in pericolo lo sviluppo
L’alcol fa male in gravidanza anche in piccolissime dosi, perché può rappresentare un serio rischio per la salute del nascituro. Lo sostiene l’Istituto superiore di sanità (Iss) che specifica che anche bevendo poco ma spesso, l’alcol può avere effetti negativo sullo sviluppo e la crescita del bambino nel pancione.
La sindrome feto-alcolica
Lo dimostra l’ultimo studio sulla sindrome feto-alcolica diretto da Simona Pichini dell’Istituto superiore di sanità, condotto su 168 coppie mamma-neonato: è emerso che quantità modeste di alcol consumate durante tutta la gravidanza sono rilevabili sia nel capello materno sia nelle prime feci neonatali, il meconio. Il che significa che il bimbo nel pancione lo ha assorbito.
I rischi per il nascituro
Ma a quale rischio va incontro il feto per colpa dell’alcol? Il rischio è quello dei Fasd – Fetal alcohol spectrum disorders, vale a dire una serie di possibili danni causati dall’esposizione prenatale all’alcol, che sono i seguenti: malformazioni alla nascita, disturbi dell’apprendimento, del comportamento e disturbi mentali. Se si evita l’alcol in gravidanza, i Fasd sono prevenibili al 100%. L’Istituto superiore di Sanità ha quindi ricordato alle future mamme che nei nove mesi non esistono quantità di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto. Inoltre, il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione; il feto non ha la capacità di metabolizzare l’alcol che perciò danneggia direttamente le cellule cerebrali e gli organi in formazione.
Danni irreversibili
Secondo le indicazioni dell’Iss è opportuno non consumare bevande alcoliche nemmeno durante l’allattamento al seno e ricorda che i danni causati dall’esposizione prenatale all’alcol, sono irreversibili e non curabili.
L’alcol è una sostanza tossica in grado di oltrepassare la placenta e raggiungere il feto alle stesse concentrazioni con cui è stato assunto dalla madre, mettendone in pericolo lo sviluppo
L’alcol fa male in gravidanza anche in piccolissime dosi, perché può rappresentare un serio rischio per la salute del nascituro. Lo sostiene l’Istituto superiore di sanità (Iss) che specifica che anche bevendo poco ma spesso, l’alcol può avere effetti negativo sullo sviluppo e la crescita del bambino nel pancione.
La sindrome feto-alcolica
Lo dimostra l’ultimo studio sulla sindrome feto-alcolica diretto da Simona Pichini dell’Istituto superiore di sanità, condotto su 168 coppie mamma-neonato: è emerso che quantità modeste di alcol consumate durante tutta la gravidanza sono rilevabili sia nel capello materno sia nelle prime feci neonatali, il meconio. Il che significa che il bimbo nel pancione lo ha assorbito.
I rischi per il nascituro
Ma a quale rischio va incontro il feto per colpa dell’alcol? Il rischio è quello dei Fasd – Fetal alcohol spectrum disorders, vale a dire una serie di possibili danni causati dall’esposizione prenatale all’alcol, che sono i seguenti: malformazioni alla nascita, disturbi dell’apprendimento, del comportamento e disturbi mentali. Se si evita l’alcol in gravidanza, i Fasd sono prevenibili al 100%. L’Istituto superiore di Sanità ha quindi ricordato alle future mamme che nei nove mesi non esistono quantità di alcol che possano essere considerate sicure o prive di rischio per il feto. Inoltre, il consumo di qualunque bevanda alcolica in gravidanza nuoce al feto senza differenze di tipo o gradazione; il feto non ha la capacità di metabolizzare l’alcol che perciò danneggia direttamente le cellule cerebrali e gli organi in formazione.
Danni irreversibili
Secondo le indicazioni dell’Iss è opportuno non consumare bevande alcoliche nemmeno durante l’allattamento al seno e ricorda che i danni causati dall’esposizione prenatale all’alcol, sono irreversibili e non curabili.
Re: Dieta in gravidanza
Iodio in gravidanza = bimbi più bravi a scuola
La mancanza dell’ormone tiroxina in gravidanza sembra influire sulle capacità scolastiche dei figli. Fondamentali i cibi a base di iodio, come il pesce
Lo sviluppo cognitivo dei bambini è influenzato dall’ormone materno tiroxina in gravidanza. Diversi studi hanno evidenziato come una corretta produzione di questa sostanza da parte dell’organismo materno durante la gravidanza influenzi positivamente lo sviluppo cerebrale del feto, con effetti anche sulle future performance scolastiche.
Male in matematica
Uno studio olandese condotto al VU University Medical Center, per esempio, ha evidenziato che la mancanza di tiroxina durante la gravidanza è legata a peggiori capacità matematiche dei figli. Per giungere a questa conclusione il gruppo di studiosi ha registrato i livelli di tiroxina materni durante la gestazione ed esaminato poi i risultati dei test di linguaggio e capacità matematiche dei bambini a scuola. I figli delle donne con livelli bassi di quell’ormone sono risultati almeno due volte più inclini a prendere brutti voti nei test di aritmetica. Già si sapeva che lo sviluppo cognitivo dei bambini è influenzato dall’ormone materno tiroxina in gravidanza. Resta da vedere se questi effetti persistono nell’età adulta.
Un minerale importante
Resta, comunque, confermata l’importanza di un corretto apporto di iodio in gravidanza per il funzionamento della ghiandola tiroide, che produce tiroxina. Nelle prime settimane di gestazione, infatti, si formano alcuni degli organi più importanti: il cervelletto, per esempio.
Problemi in caso di deficit
Ritardi nel linguaggio, dislessia, deficit psico-motori, malformazioni congenite e cretinismo sono alcune delle più frequenti conseguenze di una carenza di iodio nella futura mamma sullo sviluppo del bambino. Ciò conferma che lo sviluppo cognitivo dei bambini è influenzato dall’ormone materno tiroxina in gravidanza.
Altre ricerche
Secondo un altro studio pubblicato nel 2014 sullo European Journal of Endocrinology, la supplementazione con iodio può determinare effetti favorevoli sulle funzioni cognitive in età scolare, anche nelle aree a moderata carenza iodica. E un altro lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Lancet nel 2013 rileva che anche una lieve carenza nella dieta materna può compromettere lo sviluppo intellettivo del piccolo. I figli delle donne che avevano dimostrato una carenza iodica lieve o moderata nel primo trimestre di gestazione presentavano a 8 anni un quoziente intellettivo inferiore nelle performance del linguaggio, della lettura e della comprensione dei testi.
La mancanza dell’ormone tiroxina in gravidanza sembra influire sulle capacità scolastiche dei figli. Fondamentali i cibi a base di iodio, come il pesce
Lo sviluppo cognitivo dei bambini è influenzato dall’ormone materno tiroxina in gravidanza. Diversi studi hanno evidenziato come una corretta produzione di questa sostanza da parte dell’organismo materno durante la gravidanza influenzi positivamente lo sviluppo cerebrale del feto, con effetti anche sulle future performance scolastiche.
Male in matematica
Uno studio olandese condotto al VU University Medical Center, per esempio, ha evidenziato che la mancanza di tiroxina durante la gravidanza è legata a peggiori capacità matematiche dei figli. Per giungere a questa conclusione il gruppo di studiosi ha registrato i livelli di tiroxina materni durante la gestazione ed esaminato poi i risultati dei test di linguaggio e capacità matematiche dei bambini a scuola. I figli delle donne con livelli bassi di quell’ormone sono risultati almeno due volte più inclini a prendere brutti voti nei test di aritmetica. Già si sapeva che lo sviluppo cognitivo dei bambini è influenzato dall’ormone materno tiroxina in gravidanza. Resta da vedere se questi effetti persistono nell’età adulta.
Un minerale importante
Resta, comunque, confermata l’importanza di un corretto apporto di iodio in gravidanza per il funzionamento della ghiandola tiroide, che produce tiroxina. Nelle prime settimane di gestazione, infatti, si formano alcuni degli organi più importanti: il cervelletto, per esempio.
Problemi in caso di deficit
Ritardi nel linguaggio, dislessia, deficit psico-motori, malformazioni congenite e cretinismo sono alcune delle più frequenti conseguenze di una carenza di iodio nella futura mamma sullo sviluppo del bambino. Ciò conferma che lo sviluppo cognitivo dei bambini è influenzato dall’ormone materno tiroxina in gravidanza.
Altre ricerche
Secondo un altro studio pubblicato nel 2014 sullo European Journal of Endocrinology, la supplementazione con iodio può determinare effetti favorevoli sulle funzioni cognitive in età scolare, anche nelle aree a moderata carenza iodica. E un altro lavoro pubblicato sulla rivista scientifica Lancet nel 2013 rileva che anche una lieve carenza nella dieta materna può compromettere lo sviluppo intellettivo del piccolo. I figli delle donne che avevano dimostrato una carenza iodica lieve o moderata nel primo trimestre di gestazione presentavano a 8 anni un quoziente intellettivo inferiore nelle performance del linguaggio, della lettura e della comprensione dei testi.
Re: Dieta in gravidanza
Dieta in gravidanza: se corretta, protegge il cuore del bebè
L’alimentazione in gravidanza, e addirittura quella prima del concepimento, è importante perché potrebbe influire sulla salute del bebè. Anche del suo cuore
Si dice che una donna incinta non debba mangiare per due, ma due volte meglio. In effetti, la dieta che la futura mamma segue durante la gravidanza è molto importante, non solo per il buon proseguimento della gestazione stessa, ma anche per la salute del bebè. Addirittura sarebbe fondamentale anche l’alimentazione seguita nel periodo che precede il concepimento perché potrebbe avere influenze a lungo termine. Soprattutto sulla salute cardiovascolare del piccolo. La conferma arriva da un recente studio condotto da un team di ricercatori statunitensi, della British Heart Foundation, pubblicato sulla rivista Archives of Diseases in Childhood Fetal & Neonatal Edition.
Uno studio su quasi 20mila donne
La ricerca ha riguardato 19mila mamme statunitensi. Tutte sono state invitate a compilare dei questionari relativi alla dieta seguita prima e durante la gravidanza. Inoltre, a tutte è stato chiesto di riferire le condizioni di salute dei loro bambini nei primi anni di vita, in particolare le condizioni dell’apparato cardiocircolatorio. Lo scopo era capire se fra tipo di alimentazione seguita dalla donna e rischio di sviluppare malattie cardiache nel bebè ci sia una qualche relazione.
Se sana la dieta, sano il cuore
Dall’analisi dei risultati è emerso che metà dei bambini considerati dallo studio ha sviluppato problemi cardiaci, mentre metà era sano. Correlando lo stato di salute dei piccoli alla dieta seguita dalla mamma, si è visto che fra i due fattori esisteva un legame molto forte. Infatti, i bimbi nati da donne che prima e durante la gravidanza hanno seguito un’alimentazione equilibrata e corretta, cioè ricca di frutta, verdure e pesce presentavano maggiori probabilità di godere di un’ottima salute. Al contrario, i bimbi delle donne che prima e dopo il concepimento tendevano a mangiare in modo sregolato, per esempio esagerando con gli alimenti grassi e dolci, erano più a rischio di sviluppare una malattia del cuore.
L’importanza di mangiare bene
Gli esperti hanno concluso che se la futura mamma mangia bene non può assicurare al 100% una salute di ferro al proprio bambino, tuttavia può aiutarlo ad avere un cuore più sano. “Una dieta sana prima, durante e dopo la gravidanza può avere benefici per la madre e il bambino. E tutta la dieta deve essere presa in considerazione, non solo i singoli nutrienti” hanno commentato gli autori.
L’alimentazione in gravidanza, e addirittura quella prima del concepimento, è importante perché potrebbe influire sulla salute del bebè. Anche del suo cuore
Si dice che una donna incinta non debba mangiare per due, ma due volte meglio. In effetti, la dieta che la futura mamma segue durante la gravidanza è molto importante, non solo per il buon proseguimento della gestazione stessa, ma anche per la salute del bebè. Addirittura sarebbe fondamentale anche l’alimentazione seguita nel periodo che precede il concepimento perché potrebbe avere influenze a lungo termine. Soprattutto sulla salute cardiovascolare del piccolo. La conferma arriva da un recente studio condotto da un team di ricercatori statunitensi, della British Heart Foundation, pubblicato sulla rivista Archives of Diseases in Childhood Fetal & Neonatal Edition.
Uno studio su quasi 20mila donne
La ricerca ha riguardato 19mila mamme statunitensi. Tutte sono state invitate a compilare dei questionari relativi alla dieta seguita prima e durante la gravidanza. Inoltre, a tutte è stato chiesto di riferire le condizioni di salute dei loro bambini nei primi anni di vita, in particolare le condizioni dell’apparato cardiocircolatorio. Lo scopo era capire se fra tipo di alimentazione seguita dalla donna e rischio di sviluppare malattie cardiache nel bebè ci sia una qualche relazione.
Se sana la dieta, sano il cuore
Dall’analisi dei risultati è emerso che metà dei bambini considerati dallo studio ha sviluppato problemi cardiaci, mentre metà era sano. Correlando lo stato di salute dei piccoli alla dieta seguita dalla mamma, si è visto che fra i due fattori esisteva un legame molto forte. Infatti, i bimbi nati da donne che prima e durante la gravidanza hanno seguito un’alimentazione equilibrata e corretta, cioè ricca di frutta, verdure e pesce presentavano maggiori probabilità di godere di un’ottima salute. Al contrario, i bimbi delle donne che prima e dopo il concepimento tendevano a mangiare in modo sregolato, per esempio esagerando con gli alimenti grassi e dolci, erano più a rischio di sviluppare una malattia del cuore.
L’importanza di mangiare bene
Gli esperti hanno concluso che se la futura mamma mangia bene non può assicurare al 100% una salute di ferro al proprio bambino, tuttavia può aiutarlo ad avere un cuore più sano. “Una dieta sana prima, durante e dopo la gravidanza può avere benefici per la madre e il bambino. E tutta la dieta deve essere presa in considerazione, non solo i singoli nutrienti” hanno commentato gli autori.
Re: Dieta in gravidanza
No al cibo spazzatura nei nove mesi: influenza il gusto del bebè
Future mamme eliminate il cibo spazzatura dalla vostra dieta perché non danneggiate solo voi, ma anche il vostro piccolo
Le errate abitudini alimentari della futura mamma unitamente allo smoderato consumo di cibo spazzatura ricco di zuccheri e grassi, influenzerebbero il gusto del bimbo in grembo. A sostenerlo è uno studio di alcuni ricercatori della Rockefeller University, presentato in occasione del meeting annuale della Society for the Study of Ingestive Behavior a Denver.
Tale madre, tale figlio
Secondo lo studio, questo “detto” sarebbe appropriato anche in ambito alimentare, nel senso che la passione della madre verso alcuni alimenti durante i 9 mesi sarebbe trasmessa al proprio bambino. Se, infatti, la donna si nutre di cibo spazzatura, il cervello del bambino verrebbe “programmato” a cedere alla “voglia” di drink alcolici e sigarette quando sarà “grande”.
Lo studio in laboratorio
I ricercatori hanno confrontato la propensione alla nicotina e all’alcol di topi “adolescenti”, figli di mamme che durante i nove mesi avevano seguito una dieta a base di cibi grassi o una dieta sana. È emerso che gli alti livelli dei nutrienti “nocivi” nel sangue delle topoline gravide che amavano il cibo spazzatura influenzavano il loro feto in formazione. Infatti, i topolini esposti a una dieta grassa prima della nascita, avevano cercato di ottenere una dose di nicotina e alcol molto più alta di quanto avevano fatto i topi esposti a una dieta sana, perché i percorsi cerebrali dei primi erano più propensi a gustare alimenti “spazzatura”.
Stessi risultati anche per noi
Secondo i ricercatori le stesse conclusioni potrebbero valere anche per gli essere umani. Se così fosse, allora si potrebbe spiegare il perché della diffusione dell’obesità e della diversità dei gusti nei bambini e soprattutto aiutare i medici a gestire meglio la futura mamma durante la gravidanza e l’allattamento, proponendo dei percorsi di educazione alimentare per tutti i nove mesi.
Future mamme eliminate il cibo spazzatura dalla vostra dieta perché non danneggiate solo voi, ma anche il vostro piccolo
Le errate abitudini alimentari della futura mamma unitamente allo smoderato consumo di cibo spazzatura ricco di zuccheri e grassi, influenzerebbero il gusto del bimbo in grembo. A sostenerlo è uno studio di alcuni ricercatori della Rockefeller University, presentato in occasione del meeting annuale della Society for the Study of Ingestive Behavior a Denver.
Tale madre, tale figlio
Secondo lo studio, questo “detto” sarebbe appropriato anche in ambito alimentare, nel senso che la passione della madre verso alcuni alimenti durante i 9 mesi sarebbe trasmessa al proprio bambino. Se, infatti, la donna si nutre di cibo spazzatura, il cervello del bambino verrebbe “programmato” a cedere alla “voglia” di drink alcolici e sigarette quando sarà “grande”.
Lo studio in laboratorio
I ricercatori hanno confrontato la propensione alla nicotina e all’alcol di topi “adolescenti”, figli di mamme che durante i nove mesi avevano seguito una dieta a base di cibi grassi o una dieta sana. È emerso che gli alti livelli dei nutrienti “nocivi” nel sangue delle topoline gravide che amavano il cibo spazzatura influenzavano il loro feto in formazione. Infatti, i topolini esposti a una dieta grassa prima della nascita, avevano cercato di ottenere una dose di nicotina e alcol molto più alta di quanto avevano fatto i topi esposti a una dieta sana, perché i percorsi cerebrali dei primi erano più propensi a gustare alimenti “spazzatura”.
Stessi risultati anche per noi
Secondo i ricercatori le stesse conclusioni potrebbero valere anche per gli essere umani. Se così fosse, allora si potrebbe spiegare il perché della diffusione dell’obesità e della diversità dei gusti nei bambini e soprattutto aiutare i medici a gestire meglio la futura mamma durante la gravidanza e l’allattamento, proponendo dei percorsi di educazione alimentare per tutti i nove mesi.
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cicodovesei
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Re: Dieta in gravidanza
Tiroide e gravidanza: un binomio da tenere sotto controllo
I disturbi della tiroide causano problemi al feto ma condizionano anche il buon andamento della gestazione. Un aiuto può venire dallo iodio
I disturbi della tiroide rappresentano un grosso problema sempre, ma tanto più nei nove mesi. Possono arrivare a influire sullo sviluppo del feto e sulla gravidanza stessa. A lanciare l’allarme è la Società italiana di endocrinologia in occasione di un recente congresso.
A rischio la fertilità e la gravidanza
I problemi alla tiroide, è stato provato da molti studi scientifici, influenzano negativamente le probabilità di concepimento e aumentano la percentuale di complicanze (aborto, parto pretermine, emorragia post-partum e malformazioni congenite).
Problemi di sviluppo nel bambino
In più, vi possono essere conseguenze anche per il bimbo. Possono comparire disturbi dello sviluppo, ritardi cognitivi e verbali, sindrome da iperattività e deficit di attenzione, disturbi dello spettro autistico. Tutti questi disturbi, secondo le ultime evidenze scientifiche, potrebbero essere correlati al malfunzionamento della tiroide, specialmente nel primo trimestre di gravidanza, quando il feto dipende interamente dalla madre per la produzione di ormoni tiroidei.
Serve lo iodio
La carenza di iodio riduce la produzione di ormoni tiroidei che regolano il metabolismo e modulano lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il valore ottimale di iodio nel sangue è di 150 microgrammi per grammo (250 microgrammi in gravidanza). Il problema è che lo iodio si disperde facilmente negli alimenti, considerando che il contenuto di iodio si riduce del 20% con la frittura, del 58% con l’ebollizione e del 23% con la cottura alla griglia.
Un aiuto dal sale?
Per quanto un eccesso di sale sia controindicato, perché dannoso per il sistema cardiovascolare e renale, gli esperti sottolineano che il consumo di sale iodato è fondamentale per lo sviluppo e il funzionamento della ghiandola tiroidea.
Anche prima del concepimento
Secondo gli specialisti la supplementazione andrebbe prescritta in fase preconcezionale, come per l’acido folico. L’obiettivo principale è la prevenzione di disturbi dello sviluppo. È importante identificare il prima possibile le donne a rischio di ipotiroidismo, perché i problemi alla tiroide in gravidanza influiscono sullo sviluppo del feto ma spesso la certezza di essere incinta si ha quando ormai sono passate alcune settimane dal concepimento ed è ormai troppo tardi.
I disturbi della tiroide causano problemi al feto ma condizionano anche il buon andamento della gestazione. Un aiuto può venire dallo iodio
I disturbi della tiroide rappresentano un grosso problema sempre, ma tanto più nei nove mesi. Possono arrivare a influire sullo sviluppo del feto e sulla gravidanza stessa. A lanciare l’allarme è la Società italiana di endocrinologia in occasione di un recente congresso.
A rischio la fertilità e la gravidanza
I problemi alla tiroide, è stato provato da molti studi scientifici, influenzano negativamente le probabilità di concepimento e aumentano la percentuale di complicanze (aborto, parto pretermine, emorragia post-partum e malformazioni congenite).
Problemi di sviluppo nel bambino
In più, vi possono essere conseguenze anche per il bimbo. Possono comparire disturbi dello sviluppo, ritardi cognitivi e verbali, sindrome da iperattività e deficit di attenzione, disturbi dello spettro autistico. Tutti questi disturbi, secondo le ultime evidenze scientifiche, potrebbero essere correlati al malfunzionamento della tiroide, specialmente nel primo trimestre di gravidanza, quando il feto dipende interamente dalla madre per la produzione di ormoni tiroidei.
Serve lo iodio
La carenza di iodio riduce la produzione di ormoni tiroidei che regolano il metabolismo e modulano lo sviluppo del sistema nervoso centrale. Secondo l’Organizzazione mondiale della sanità, il valore ottimale di iodio nel sangue è di 150 microgrammi per grammo (250 microgrammi in gravidanza). Il problema è che lo iodio si disperde facilmente negli alimenti, considerando che il contenuto di iodio si riduce del 20% con la frittura, del 58% con l’ebollizione e del 23% con la cottura alla griglia.
Un aiuto dal sale?
Per quanto un eccesso di sale sia controindicato, perché dannoso per il sistema cardiovascolare e renale, gli esperti sottolineano che il consumo di sale iodato è fondamentale per lo sviluppo e il funzionamento della ghiandola tiroidea.
Anche prima del concepimento
Secondo gli specialisti la supplementazione andrebbe prescritta in fase preconcezionale, come per l’acido folico. L’obiettivo principale è la prevenzione di disturbi dello sviluppo. È importante identificare il prima possibile le donne a rischio di ipotiroidismo, perché i problemi alla tiroide in gravidanza influiscono sullo sviluppo del feto ma spesso la certezza di essere incinta si ha quando ormai sono passate alcune settimane dal concepimento ed è ormai troppo tardi.
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cicodovesei
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Re: Dieta in gravidanza
odio: 1 donna su 3 non sa che in gravidanza ne serve di più
Durante i nove mesi il fabbisogno di iodio aumenta. Solo poche donne però lo sanno e fanno la giusta prevenzione. Ecco con quali rischi
Se tutte, o quasi, le donne incinte sanno che durante i mesi di gravidanza devono assumere integratori di acido folico, solo una su tre è consapevole del fatto che anche il fabbisogno di iodio va aumentato, se serve anche ricorrendo ad appositi integratori integratori. Lo rivela un’indagine condotta recentemente dalla Siedp, la Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica.
Un sondaggio su 700 genitori
Il sondaggio ha coinvolto 700 genitori (568 mamme e 132 papà) di 10 regioni diverse. Tutti sono stati invitati a rispondere a una serie di domande riguardanti le abitudini alimentari degli italiani e il fabbisogno di iodio nelle diverse epoche della vita. Lo scopo era capire se la popolazione sa che il fabbisogno di iodio aumenta durante la gravidanza e anche nei neonati.
La metà delle donne non fa nulla
L’analisi dei risultati ha confermato ciò che gli esperti temevano: le mamme non sono sufficientemente informate sui rischi connessi a una carenza di iodio nei nove mesi. In particolare, la ricerca ha evidenziato che ben il 30% delle donne non è consapevole dell’importanza dello iodio durante l’attesa e non sa che nei nove mesi il suo fabbisogno aumenta, tanto che il 53% non fa nulla per prevenire la carenza nutrizionale di questo elemento prima di rimanere incinta. Eppure, la maggior parte delle intervistate, il 69,8%, ha dichiarato di sapere che i neonati hanno un bisogno elevato di iodio, e addirittura il 73,8% che il latte materno è ricco di questa sostanza.
Poche le eccezioni
Solo una piccola percentuale di donne si è impegnata fin da prima del concepimento per assicurare al proprio organismo la giusta scorta di iodio. Il 23,5% l’ha fatto ricorrendo al sale iodato, il 20,8% a integratori specifici e il 17,1% ad alimenti arricchiti. Di queste mamme maggiormente consapevoli, però solo il 35,5% ha continuato a fare prevenzione per tutta la gravidanza e anche l’allattamento.
La tiroide del feto non funziona nelle prime settimane
In effetti, lo iodio è una sostanza fondamentale per la tiroide, che senza di esso non riesce a lavorare correttamente e a produrre ormoni fondamentali per l’organismo. Durante le prime settimane di gestazione, la ghiandola tiroidea del feto non funziona, per cui è quella della mamma a dover fare un doppio lavoro. Per questo, la tiroide di una donna in attesa è stressata e sovrastimolata e ha bisogno di una maggior quantità di iodio. In particolare, se già prima della gravidanza aveva problemi. Una tiroide ipofunzionante, cioè che lavora meno di quanto dovrebbe, infatti, potrebbe causare estrema stanchezza nella mamma e provocare aborti e nascite premature, oltre che conseguenze al feto: questo perché gli ormoni tiroidei servono alla formazione del sistema nervoso centrale e alla plasticità del cervello.
Quanto ne serve
Se il fabbisogno giornaliero di iodio è di 90 microgrammi per i bambini fino ai sei anni, di 120 microgrammi per i preadolescenti e di 150 microgrammi per gli adolescenti e gli adulti, aumenta a 250 microgrammi per le donne gravide e che allattano.
Durante i nove mesi il fabbisogno di iodio aumenta. Solo poche donne però lo sanno e fanno la giusta prevenzione. Ecco con quali rischi
Se tutte, o quasi, le donne incinte sanno che durante i mesi di gravidanza devono assumere integratori di acido folico, solo una su tre è consapevole del fatto che anche il fabbisogno di iodio va aumentato, se serve anche ricorrendo ad appositi integratori integratori. Lo rivela un’indagine condotta recentemente dalla Siedp, la Società italiana di endocrinologia e diabetologia pediatrica.
Un sondaggio su 700 genitori
Il sondaggio ha coinvolto 700 genitori (568 mamme e 132 papà) di 10 regioni diverse. Tutti sono stati invitati a rispondere a una serie di domande riguardanti le abitudini alimentari degli italiani e il fabbisogno di iodio nelle diverse epoche della vita. Lo scopo era capire se la popolazione sa che il fabbisogno di iodio aumenta durante la gravidanza e anche nei neonati.
La metà delle donne non fa nulla
L’analisi dei risultati ha confermato ciò che gli esperti temevano: le mamme non sono sufficientemente informate sui rischi connessi a una carenza di iodio nei nove mesi. In particolare, la ricerca ha evidenziato che ben il 30% delle donne non è consapevole dell’importanza dello iodio durante l’attesa e non sa che nei nove mesi il suo fabbisogno aumenta, tanto che il 53% non fa nulla per prevenire la carenza nutrizionale di questo elemento prima di rimanere incinta. Eppure, la maggior parte delle intervistate, il 69,8%, ha dichiarato di sapere che i neonati hanno un bisogno elevato di iodio, e addirittura il 73,8% che il latte materno è ricco di questa sostanza.
Poche le eccezioni
Solo una piccola percentuale di donne si è impegnata fin da prima del concepimento per assicurare al proprio organismo la giusta scorta di iodio. Il 23,5% l’ha fatto ricorrendo al sale iodato, il 20,8% a integratori specifici e il 17,1% ad alimenti arricchiti. Di queste mamme maggiormente consapevoli, però solo il 35,5% ha continuato a fare prevenzione per tutta la gravidanza e anche l’allattamento.
La tiroide del feto non funziona nelle prime settimane
In effetti, lo iodio è una sostanza fondamentale per la tiroide, che senza di esso non riesce a lavorare correttamente e a produrre ormoni fondamentali per l’organismo. Durante le prime settimane di gestazione, la ghiandola tiroidea del feto non funziona, per cui è quella della mamma a dover fare un doppio lavoro. Per questo, la tiroide di una donna in attesa è stressata e sovrastimolata e ha bisogno di una maggior quantità di iodio. In particolare, se già prima della gravidanza aveva problemi. Una tiroide ipofunzionante, cioè che lavora meno di quanto dovrebbe, infatti, potrebbe causare estrema stanchezza nella mamma e provocare aborti e nascite premature, oltre che conseguenze al feto: questo perché gli ormoni tiroidei servono alla formazione del sistema nervoso centrale e alla plasticità del cervello.
Quanto ne serve
Se il fabbisogno giornaliero di iodio è di 90 microgrammi per i bambini fino ai sei anni, di 120 microgrammi per i preadolescenti e di 150 microgrammi per gli adolescenti e gli adulti, aumenta a 250 microgrammi per le donne gravide e che allattano.
Re: Dieta in gravidanza
Alimentazione in gravidanza: no a latte uht e bio?
L'alimentazione in gravidanza deve prevedere latte, ma sembra non biologico né a lunga conservazione. Motivo? Carenza di iodio
L’alimentazione in gravidanza riveste un ruolo chiave per la salute di mamma e bambino, Il latte fa parte di una nutrizione equilibrata e sana, grazie al suo apporto proteico e minerale. Ma una recente ricerca sottolinea come, per quanto riguarda l’alimentazione in gravidanza, sia meglio evitare sia il latte uht, cioè a lunga conservazione, sia quello biologico.
Manca lo iodio
Perché evitare queste tipologie, molto comuni e apprezzate, di latte? Per la loro carenza di iodio. A sostenerlo è una ricerca dell’ Universita’ di Reading, condotta da Ian Givens e pubblicata dalla rivista Food Chemistry. L’alimentazione in gravidanza dovrebbe prevedere latte “normale” perché in quello bio e nella varietà uht, il tasso di iodio sarebbe inferiore addirittura di un terzo rispetto al latte fresco non biologico.
Indispensabile fin dal primo trimestre
L’apporto di iodio è così importante perché aiuta il regolare e sano sviluppo cerebrale del bambino, soprattutto durante il primo trimestre di gravidanza. La carenza di iodio, colpevole di deficit di apprendimento e ritardi nello sviluppo cognitivo, sembrava essere un problema superato e appartenente al passato. Invece no.
A rischio carenze
In realtà, ormai, l’alimentazione quotidiana non ne è più sufficientemente ricca e si rischia, dunque, di tornare a soffrire di pericolose carenze. Anche bambini e adolescenti, così come le donne in gravidanza, manifestano deficit di iodio giudicati preoccupanti dalla comunità medico-scientifica.
L'alimentazione in gravidanza deve prevedere latte, ma sembra non biologico né a lunga conservazione. Motivo? Carenza di iodio
L’alimentazione in gravidanza riveste un ruolo chiave per la salute di mamma e bambino, Il latte fa parte di una nutrizione equilibrata e sana, grazie al suo apporto proteico e minerale. Ma una recente ricerca sottolinea come, per quanto riguarda l’alimentazione in gravidanza, sia meglio evitare sia il latte uht, cioè a lunga conservazione, sia quello biologico.
Manca lo iodio
Perché evitare queste tipologie, molto comuni e apprezzate, di latte? Per la loro carenza di iodio. A sostenerlo è una ricerca dell’ Universita’ di Reading, condotta da Ian Givens e pubblicata dalla rivista Food Chemistry. L’alimentazione in gravidanza dovrebbe prevedere latte “normale” perché in quello bio e nella varietà uht, il tasso di iodio sarebbe inferiore addirittura di un terzo rispetto al latte fresco non biologico.
Indispensabile fin dal primo trimestre
L’apporto di iodio è così importante perché aiuta il regolare e sano sviluppo cerebrale del bambino, soprattutto durante il primo trimestre di gravidanza. La carenza di iodio, colpevole di deficit di apprendimento e ritardi nello sviluppo cognitivo, sembrava essere un problema superato e appartenente al passato. Invece no.
A rischio carenze
In realtà, ormai, l’alimentazione quotidiana non ne è più sufficientemente ricca e si rischia, dunque, di tornare a soffrire di pericolose carenze. Anche bambini e adolescenti, così come le donne in gravidanza, manifestano deficit di iodio giudicati preoccupanti dalla comunità medico-scientifica.