Disturbi in gravidanza
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barbara2015
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- Iscritto il: 18 giu 2015, 13:46
Re: Disturbi in gravidanza
I farmaci
Per il mal di schiena sono indicati varie categorie di farmaci. Ecco quelli prescritti in genere:
gli analgesici Questi farmaci riducono il dolore e rappresentano, di solito, il primo medicinale prescritto dal medico (anche in gravidanza);
i miorilassanti Hanno lo scopo di rilassare quei muscoli, la cui eccessiva tensione può dare origine al mal di schiena (anche in gravidanza);
gli antinfiammatori Alleviano il dolore, agendo sullo stato infiammatorio. Nei nove mesi devono essere assunti con cautela.
Durante la gravidanza sono consigliabili le cure locali, cioè con l’applicazione di creme o gel. Se il dolore è molto intenso si può ricorrere alla mesoterapia, una tecnica che consiste in iniezioni di farmaco multiple eseguite sulle zone dolenti. I bassi dosaggi usati e la diffusione dei farmaci nell’organismo in concentrazione ridotte riducono al minimo gli effetti collaterali.
La fisioterapia
Per curare il mal di schiena vengono usate spesso apparecchiature fisioterapiche che agiscono in vari modi: producono energia calorica, onde elettromagnetiche, campi magnetici, correnti elettriche o vibrazioni meccaniche. In genere, poi, il medico tende ad affiancare a questi trattamenti cicli di massaggi manuali o metodi naturali. Ecco quelli più utilizzati.
L’elettroterapia
Per praticare questo tipo di terapia vengono usate apparecchiature che producono corrente elettrica continua o alternata. La ricerca scientifica ha prodotto vari tipi di correnti, il cui fine è la regressione del dolore. Tali apparecchiature si differenziano tra loro per la produzione di correnti elettriche a varie frequenze e ampiezze e per le diverse modalità di applicazione.
L’agopuntura
Questa tecnica appartiene alle metodiche terapeutiche della medicina tradizionale cinese e prevede l’inserimento di sottili aghi in alcuni punti del corpo. Questa tecnica è in grado, in alcuni casi, di far regredire il dolore.
La massoterapia
Il massaggio possiede un effetto rilassante che favorisce l’attenuazione dei dolori dei muscoli, producendo una decontrazione delle loro fibre e un aumento della circolazione, in grado di eliminare le tossine presenti nei tessuti dolenti. Le varie manovre devono essere scelte in base ai disturbi della futura mamma. I massaggi più indicati nell’attesa sono il classico, l’ayurvedico, il cinese, il connettivale e lo shiatsu.
Per il mal di schiena sono indicati varie categorie di farmaci. Ecco quelli prescritti in genere:
gli analgesici Questi farmaci riducono il dolore e rappresentano, di solito, il primo medicinale prescritto dal medico (anche in gravidanza);
i miorilassanti Hanno lo scopo di rilassare quei muscoli, la cui eccessiva tensione può dare origine al mal di schiena (anche in gravidanza);
gli antinfiammatori Alleviano il dolore, agendo sullo stato infiammatorio. Nei nove mesi devono essere assunti con cautela.
Durante la gravidanza sono consigliabili le cure locali, cioè con l’applicazione di creme o gel. Se il dolore è molto intenso si può ricorrere alla mesoterapia, una tecnica che consiste in iniezioni di farmaco multiple eseguite sulle zone dolenti. I bassi dosaggi usati e la diffusione dei farmaci nell’organismo in concentrazione ridotte riducono al minimo gli effetti collaterali.
La fisioterapia
Per curare il mal di schiena vengono usate spesso apparecchiature fisioterapiche che agiscono in vari modi: producono energia calorica, onde elettromagnetiche, campi magnetici, correnti elettriche o vibrazioni meccaniche. In genere, poi, il medico tende ad affiancare a questi trattamenti cicli di massaggi manuali o metodi naturali. Ecco quelli più utilizzati.
L’elettroterapia
Per praticare questo tipo di terapia vengono usate apparecchiature che producono corrente elettrica continua o alternata. La ricerca scientifica ha prodotto vari tipi di correnti, il cui fine è la regressione del dolore. Tali apparecchiature si differenziano tra loro per la produzione di correnti elettriche a varie frequenze e ampiezze e per le diverse modalità di applicazione.
L’agopuntura
Questa tecnica appartiene alle metodiche terapeutiche della medicina tradizionale cinese e prevede l’inserimento di sottili aghi in alcuni punti del corpo. Questa tecnica è in grado, in alcuni casi, di far regredire il dolore.
La massoterapia
Il massaggio possiede un effetto rilassante che favorisce l’attenuazione dei dolori dei muscoli, producendo una decontrazione delle loro fibre e un aumento della circolazione, in grado di eliminare le tossine presenti nei tessuti dolenti. Le varie manovre devono essere scelte in base ai disturbi della futura mamma. I massaggi più indicati nell’attesa sono il classico, l’ayurvedico, il cinese, il connettivale e lo shiatsu.
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barbara2015
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Re: Disturbi in gravidanza
La riflessologia plantare
Questa tecnica di massaggio cerca di curare “a distanza” determinati disturbi, tra cui anche il mal di schiena, attraverso la stimolazione mirata di alcuni punti del piede. Secondo la riflessologia plantare, infatti, esiste una corrispondenza tra una determinata zona del piede (zona riflessa) e un organo o una struttura anatomica del corpo. Grazie a questi collegamenti il massaggio su di una determinata zona della pianta del piede è in grado di incidere sul funzionamento dell’organo corrispondente.
L’osteopatia
Questa tecnica considera e cura la persona come un’unità e non si limita a concentrarsi sulla singola malattia o disturbo. Per l’osteopatia esiste una precisa relazione tra i vari apparati dell’organismo umano. In virtù di tali relazioni, per esempio, un problema del sistema muscolo-scheletrico può influenzare il funzionamento degli organi interni e viceversa.
La chiropratica
Questa tecnica si basa sulla mobilizzazione manuale delle articolazioni per risolvere una serie di problemi, tra cui anche il mal di schiena. La chiropratica è utilizzata con successo anche nel trattamento delle cefalee (mal di testa) e dei disturbi digestivi.
La chinesiologia applicata
Questo metodo è stato ideato da un medico chiropratico, il dottor George Goodheart, il quale intuì che spesso il dolore localizzato su una zona del corpo può essere causato dalla debolezza dei muscoli del lato opposto. La chinesiologia valuta il corpo globalmente e ritiene che ogni muscolo sia in relazione con un organo o con un sistema. Nel rafforzare un determinato muscolo il terapeuta ritiene, perciò, di poter incidere anche nel riequilibrio di altri sistemi: linfatico, vascolare, chimico, neurologico. La chinesiologia applicata tende a valutare accuratamente la forza di tutti i muscoli del corpo e a rinforzare quelli indeboliti. Per raggiungere questo scopo il terapeuta usa varie tecniche di rafforzamento: manipolazione delle estremità del muscolo, massaggio per stimolare il sistema neurolinfatico, digitopressione sui punti di agopressione, stimolando manualmente i meridiani che sono alla base della medicina cinese.
Eseguire i movimenti corretti
Per alzarsi dal letto usare i muscoli delle gambe e dei glutei e aiutarsi con i gomiti, senza curvare la schiena, girandosi prima su un fianco, e poi mettersi a sedere con la schiena dritta.
Per i lavori domestici occorre inginocchiarsi, invece che piegarsi. Questo accorgimento vale sia per rifare il letto sia per mettere ordine nei cassetti. In gravidanza sono, comunque, da evitare gli sforzi eccessivi.
Per sollevare un peso il metodo migliore consiste nel piegare le ginocchia, accovacciarsi e sollevare l’oggetto lentamente usando i muscoli delle gambe e delle cosce. È importante tenere sempre la schiena dritta.
Leggi anche:
Questa tecnica di massaggio cerca di curare “a distanza” determinati disturbi, tra cui anche il mal di schiena, attraverso la stimolazione mirata di alcuni punti del piede. Secondo la riflessologia plantare, infatti, esiste una corrispondenza tra una determinata zona del piede (zona riflessa) e un organo o una struttura anatomica del corpo. Grazie a questi collegamenti il massaggio su di una determinata zona della pianta del piede è in grado di incidere sul funzionamento dell’organo corrispondente.
L’osteopatia
Questa tecnica considera e cura la persona come un’unità e non si limita a concentrarsi sulla singola malattia o disturbo. Per l’osteopatia esiste una precisa relazione tra i vari apparati dell’organismo umano. In virtù di tali relazioni, per esempio, un problema del sistema muscolo-scheletrico può influenzare il funzionamento degli organi interni e viceversa.
La chiropratica
Questa tecnica si basa sulla mobilizzazione manuale delle articolazioni per risolvere una serie di problemi, tra cui anche il mal di schiena. La chiropratica è utilizzata con successo anche nel trattamento delle cefalee (mal di testa) e dei disturbi digestivi.
La chinesiologia applicata
Questo metodo è stato ideato da un medico chiropratico, il dottor George Goodheart, il quale intuì che spesso il dolore localizzato su una zona del corpo può essere causato dalla debolezza dei muscoli del lato opposto. La chinesiologia valuta il corpo globalmente e ritiene che ogni muscolo sia in relazione con un organo o con un sistema. Nel rafforzare un determinato muscolo il terapeuta ritiene, perciò, di poter incidere anche nel riequilibrio di altri sistemi: linfatico, vascolare, chimico, neurologico. La chinesiologia applicata tende a valutare accuratamente la forza di tutti i muscoli del corpo e a rinforzare quelli indeboliti. Per raggiungere questo scopo il terapeuta usa varie tecniche di rafforzamento: manipolazione delle estremità del muscolo, massaggio per stimolare il sistema neurolinfatico, digitopressione sui punti di agopressione, stimolando manualmente i meridiani che sono alla base della medicina cinese.
Eseguire i movimenti corretti
Per alzarsi dal letto usare i muscoli delle gambe e dei glutei e aiutarsi con i gomiti, senza curvare la schiena, girandosi prima su un fianco, e poi mettersi a sedere con la schiena dritta.
Per i lavori domestici occorre inginocchiarsi, invece che piegarsi. Questo accorgimento vale sia per rifare il letto sia per mettere ordine nei cassetti. In gravidanza sono, comunque, da evitare gli sforzi eccessivi.
Per sollevare un peso il metodo migliore consiste nel piegare le ginocchia, accovacciarsi e sollevare l’oggetto lentamente usando i muscoli delle gambe e delle cosce. È importante tenere sempre la schiena dritta.
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Re: Disturbi in gravidanza
Stimolo a fare pipì di frequente durante la gravidanza
Lo stimolo a fare pipì è un disturbo molto frequente, soprattutto all’inizio e alla fine della gravidanza
Tra il secondo e il terzo mese l’utero inizia a premere sulla vescica favorendo lo stimolo a fare pipì; il disturbo si riduce quando l’utero si innalza dallo scavo pelvico, per ricomparire negli ultimi mesi quando il bimbo ricomincia a spingere sulla vescica. Nel corso dei nove mesi può anche capitare di avere piccole perdite involontarie di urina. In genere, ciò avviene mentre si effettua uno sforzo anche lieve (per esempio una corsa o uno starnuto). Anche il progesterone, un ormone della gravidanza, contribuisce a provocare questo disturbo, oltre alla pressione e al peso dell’utero. Quest’ormone, infatti, rilassa i muscoli del pavimento pelvico (l’insieme di muscoli che sostiene intestino, vescica e utero) che, talvolta, non riesce a controllare la fuoriuscita di pipì.
Che cosa fare
È bene svuotare la vescica non appena si avverte anche un leggero stimolo. Ciò aiuta a evitare eventuali perdite involontarie di gocce di pipì. Può essere utile utilizzare assorbenti sottili per non bagnare la biancheria intima. È importante eseguire fin dall’inizio della gravidanza la ginnastica per rinforzare il pavimento pelvico. Un esercizio utile consiste nella contrazione dei muscoli della vagina e può essere effettuato in qualsiasi posizione (sdraiate, sedute o in piedi), alternando contrazioni a rilasciamenti dei muscoli, per almeno 5 minuti al giorno. Un metodo semplice per individuare i muscoli in questione è quello di fare la pipì “a intermittenza”: si inizia a urinare, si smette per qualche secondo e poi si riprende. Questo esercizio, però, va eseguito solo una volta, esclusivamente per individuare i muscoli giusti. In gravidanza, infatti, è meglio evitare di trattenere la pipì, perché questa pratica può facilitare la comparsa di cistite, cioè l’infiammazione della vescica.
Lo stimolo a fare pipì è un disturbo molto frequente, soprattutto all’inizio e alla fine della gravidanza
Tra il secondo e il terzo mese l’utero inizia a premere sulla vescica favorendo lo stimolo a fare pipì; il disturbo si riduce quando l’utero si innalza dallo scavo pelvico, per ricomparire negli ultimi mesi quando il bimbo ricomincia a spingere sulla vescica. Nel corso dei nove mesi può anche capitare di avere piccole perdite involontarie di urina. In genere, ciò avviene mentre si effettua uno sforzo anche lieve (per esempio una corsa o uno starnuto). Anche il progesterone, un ormone della gravidanza, contribuisce a provocare questo disturbo, oltre alla pressione e al peso dell’utero. Quest’ormone, infatti, rilassa i muscoli del pavimento pelvico (l’insieme di muscoli che sostiene intestino, vescica e utero) che, talvolta, non riesce a controllare la fuoriuscita di pipì.
Che cosa fare
È bene svuotare la vescica non appena si avverte anche un leggero stimolo. Ciò aiuta a evitare eventuali perdite involontarie di gocce di pipì. Può essere utile utilizzare assorbenti sottili per non bagnare la biancheria intima. È importante eseguire fin dall’inizio della gravidanza la ginnastica per rinforzare il pavimento pelvico. Un esercizio utile consiste nella contrazione dei muscoli della vagina e può essere effettuato in qualsiasi posizione (sdraiate, sedute o in piedi), alternando contrazioni a rilasciamenti dei muscoli, per almeno 5 minuti al giorno. Un metodo semplice per individuare i muscoli in questione è quello di fare la pipì “a intermittenza”: si inizia a urinare, si smette per qualche secondo e poi si riprende. Questo esercizio, però, va eseguito solo una volta, esclusivamente per individuare i muscoli giusti. In gravidanza, infatti, è meglio evitare di trattenere la pipì, perché questa pratica può facilitare la comparsa di cistite, cioè l’infiammazione della vescica.
Re: Disturbi in gravidanza
Stitichezza o stipsi nei nove mesi di gravidanza
La stipsi o stitichezza è un disturbo molto frequente fin dai primi mesi di gravidanza. Ecco di cosa si tratta
Il progesterone (un ormone) rilassa anche i muscoli dell’intestino e ne rallenta i movimenti che gli consentono di svuotarsi, rendendo il transito delle feci (che tendono a divenire dure e secche per il maggiore assorbimento di acqua) più lento e difficoltoso e, spesso, meno frequente. Il disturbo tende a peggiorare con l’evolversi dalla gravidanza. Infatti, anche il progressivo aumento del volume dell’utero e la pressione esercitata sul tratto intestinale possono favorire la stitichezza. La stipsi può accentuare altri disturbi tipici della gravidanza, come le emorroidi (le varici dell’ano tendono a ingrossarsi a seguito degli sforzi effettuati per espellere le feci) e la tendenza al sovrappeso.
Che cosa fare
È consigliabile arricchire la dieta di alimenti contenenti molte fibre, come i cereali integrali, la frutta (mele cotte, prugne, kiwi maturi) e la verdura, che stimolano le funzioni intestinali. Prima dei pasti può essere utile bere un cucchiaino di olio extravergine di oliva. Occorre, poi, bere molta acqua, soprattutto di mattina a digiuno. Nel corso della giornata bisognerebbe riuscire a consumarne almeno un litro e mezzo. La stipsi si combatte anche con il movimento: la ginnastica e le lunghe passeggiate possono servire ad aumentare la motilità intestinale. Vanno, invece, evitati i lassativi. Nei casi più ostinati, il medico può prescrivere le supposte di glicerina o le pastiglie di carbone vegetale.
La stipsi o stitichezza è un disturbo molto frequente fin dai primi mesi di gravidanza. Ecco di cosa si tratta
Il progesterone (un ormone) rilassa anche i muscoli dell’intestino e ne rallenta i movimenti che gli consentono di svuotarsi, rendendo il transito delle feci (che tendono a divenire dure e secche per il maggiore assorbimento di acqua) più lento e difficoltoso e, spesso, meno frequente. Il disturbo tende a peggiorare con l’evolversi dalla gravidanza. Infatti, anche il progressivo aumento del volume dell’utero e la pressione esercitata sul tratto intestinale possono favorire la stitichezza. La stipsi può accentuare altri disturbi tipici della gravidanza, come le emorroidi (le varici dell’ano tendono a ingrossarsi a seguito degli sforzi effettuati per espellere le feci) e la tendenza al sovrappeso.
Che cosa fare
È consigliabile arricchire la dieta di alimenti contenenti molte fibre, come i cereali integrali, la frutta (mele cotte, prugne, kiwi maturi) e la verdura, che stimolano le funzioni intestinali. Prima dei pasti può essere utile bere un cucchiaino di olio extravergine di oliva. Occorre, poi, bere molta acqua, soprattutto di mattina a digiuno. Nel corso della giornata bisognerebbe riuscire a consumarne almeno un litro e mezzo. La stipsi si combatte anche con il movimento: la ginnastica e le lunghe passeggiate possono servire ad aumentare la motilità intestinale. Vanno, invece, evitati i lassativi. Nei casi più ostinati, il medico può prescrivere le supposte di glicerina o le pastiglie di carbone vegetale.
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civettanera
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- Iscritto il: 31 lug 2014, 15:01
Re: Disturbi in gravidanza
Insonnia durante la gravidanza
I cambiamenti dei normali ritmi sonno-veglia variano a seconda del trimestre di gestazione e delle trasformazioni fisiche a essa correlate
Nel primo trimestre
Questo periodo è caratterizzato da un’incredibile sonnolenza diurna dovuta a un tasso di progesterone (ormone tipico della gravidanza) nel sangue più alto del normale e al sovraccarico di attività che la gestazione richiede all’organismo. Basta pensare che sin dalle prime settimane di attesa la circolazione sanguigna aumenta notevolmente coinvolgendo a un maggior lavoro il cuore, i polmoni e i reni. Questo super-lavoro porta la futura mamma a sentirsi sempre stanca e bisognosa di fare spesso un pisolino. La richiesta di sonno continuo durante il giorno, però, facilita la comparsa di insonnia durante le ore della notte. Riposare nei primi tre mesi, poi, non è facile a causa della tensione mammaria, dello stimolo frequente a fare la pipì e dalla nausea che a volte porta la gestante ad alzarsi per fronteggiare il problema.
Nel secondo trimestre
La situazione migliora: i livelli di progesterone si stabilizzano e anche la nausea di solito non tormenta più la futura mamma. L’organismo si è ormai abituato alla nuova condizione e la gestante deve approfittare di questo periodo, il più piacevole dell’attesa, per riposare bene.
Nel terzo trimestre
Negli ultimi tre mesi la situazione si fa più complicata e riposare serenamente diventa un’impresa. Il primo motivo è l’ingombro della pancia che costringe la donna ad adottare posizioni nelle quali non si trova a suo agio o in cui sente eccessivamente il peso del bambino non riuscendo di conseguenza ad addormentarsi.
La presenza ingombrante del bebè pesa inoltre sia sulla vescica, provocando lo stimolo a urinare spesso, che sullo stomaco che viene compresso dando luogo ad una fastidiosa acidità. Infine, il piccolo si fa sentire spesso con calcetti e capriole che per quanto benvenuti dalla futura mamma, la fanno svegliare di soprassalto interrompendo il sonno.
Cause psicologiche e fisiche
A livello mentale
Sicuramente l’insonnia è causata da una componente psicologica legata all’ansia: attesa è, infatti, sinonimo di ansia, scatenata dal fatto di non conoscere qualcosa. Seppure “dolce”, l’attesa fa crescere nella futura mamma paure per la propria salute e per quella del nascituro, al timore di non essere all’altezza del nuovo ruolo, oppure alla paura di non saper affrontare il grande cambiamento a cui si sta andando incontro. Tante volte è sufficiente che il risultato di un esame sia fuori norma , che la mamma non percepisca i movimenti del piccolo nella pancia o che la data del parto si avvicini perché si materializzino delle preoccupazioni. Tutte queste ansie affiorano spesso di notte quando la mente si libera, dando luogo all’insonnia.
I cambiamenti dei normali ritmi sonno-veglia variano a seconda del trimestre di gestazione e delle trasformazioni fisiche a essa correlate
Nel primo trimestre
Questo periodo è caratterizzato da un’incredibile sonnolenza diurna dovuta a un tasso di progesterone (ormone tipico della gravidanza) nel sangue più alto del normale e al sovraccarico di attività che la gestazione richiede all’organismo. Basta pensare che sin dalle prime settimane di attesa la circolazione sanguigna aumenta notevolmente coinvolgendo a un maggior lavoro il cuore, i polmoni e i reni. Questo super-lavoro porta la futura mamma a sentirsi sempre stanca e bisognosa di fare spesso un pisolino. La richiesta di sonno continuo durante il giorno, però, facilita la comparsa di insonnia durante le ore della notte. Riposare nei primi tre mesi, poi, non è facile a causa della tensione mammaria, dello stimolo frequente a fare la pipì e dalla nausea che a volte porta la gestante ad alzarsi per fronteggiare il problema.
Nel secondo trimestre
La situazione migliora: i livelli di progesterone si stabilizzano e anche la nausea di solito non tormenta più la futura mamma. L’organismo si è ormai abituato alla nuova condizione e la gestante deve approfittare di questo periodo, il più piacevole dell’attesa, per riposare bene.
Nel terzo trimestre
Negli ultimi tre mesi la situazione si fa più complicata e riposare serenamente diventa un’impresa. Il primo motivo è l’ingombro della pancia che costringe la donna ad adottare posizioni nelle quali non si trova a suo agio o in cui sente eccessivamente il peso del bambino non riuscendo di conseguenza ad addormentarsi.
La presenza ingombrante del bebè pesa inoltre sia sulla vescica, provocando lo stimolo a urinare spesso, che sullo stomaco che viene compresso dando luogo ad una fastidiosa acidità. Infine, il piccolo si fa sentire spesso con calcetti e capriole che per quanto benvenuti dalla futura mamma, la fanno svegliare di soprassalto interrompendo il sonno.
Cause psicologiche e fisiche
A livello mentale
Sicuramente l’insonnia è causata da una componente psicologica legata all’ansia: attesa è, infatti, sinonimo di ansia, scatenata dal fatto di non conoscere qualcosa. Seppure “dolce”, l’attesa fa crescere nella futura mamma paure per la propria salute e per quella del nascituro, al timore di non essere all’altezza del nuovo ruolo, oppure alla paura di non saper affrontare il grande cambiamento a cui si sta andando incontro. Tante volte è sufficiente che il risultato di un esame sia fuori norma , che la mamma non percepisca i movimenti del piccolo nella pancia o che la data del parto si avvicini perché si materializzino delle preoccupazioni. Tutte queste ansie affiorano spesso di notte quando la mente si libera, dando luogo all’insonnia.
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civettanera
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- Iscritto il: 31 lug 2014, 15:01
Re: Disturbi in gravidanza
Di tipo fisico
I principali responsabili dell’insonnia della futura mamma sono i livelli particolarmente marcati di 4 ormoni:
progesterone: è l’ormone che ha il compito di favorire il rilassamento della parete muscolare dell’utero in modo da bloccarne le contrazioni e impedire che il feto venga espulso;
estrogeni: la loro funzione è quella di aumentare la velocità del flusso sanguigno nella placenta (organo che nutre e ossigena il feto) garantendo così il nutrimento al feto;
Hgc o gonadotropina corionica umana: è responsabile del mantenimento in vita del corpo luteo (ciò che rimane del follicolo) che ha la funzione di produrre estrogeni e progesteroni;
prolattina: prepara il seno al futuro allattamento stimolando la produzione di latte.
Gli ormoni caratteristici della gravidanza sono prodotti all’inizio dal corpo luteo gravidico, poi dalla placenta, fino ad essere infine prodotti dallo stesso feto. Anche i crampi dovuti alla carenza di minerali come il calcio, il magnesio e il potassio causano improvvisi risvegli della futura mamma durante la notte, la quale avverte forti contrazioni dei muscoli soprattutto a polpacci e cosce. Il gonfiore e il formicolio, che interessano mani e gambe, dovuti al rallentamento della circolazione, rendono difficile un buon riposo.
I rimedi da adottare
Stabilire un rituale all’insegna del relax può aiutare a conciliare il sonno: a seconda delle preferenze si può scegliere di bere un bicchiere di latte caldo col miele per coccolarsi, liberare la mente leggendo un libro, ascoltare musica rilassante, fare un pediluvio oppure guardare un film in tranquillità.
È bene consumare una cena leggera, evitando di assumere sostanze eccitanti come caffè e bevande a base di cola.
Riposare su un buon materasso è fondamentale: se è troppo rigido potrebbe causare un rallentamento del flusso sanguigno per l’eccessiva pressione del corpo; al contrario l’esagerata morbidezza potrebbe causare avvallamenti fastidiosi proprio nelle zone più delicate come collo e schiena. Tra quelli in vendita è meglio preferire quelli in lattice o a molle, con doghe in legno.
Il sonno con il pancione può essere favorito da determinate posizioni:
sdraiate sulla schiena con la testa appoggiata a un cuscino di media altezza, in modo da permettere alla cassa toracica la massima espansione;
su un fianco, meglio se quello sinistro, con le gambe rannicchiate, in modo da non far gravare il peso del piccolo sulla schiena della mamma. Questa posizione, inoltre, evita anche che venga compressa la vena cava inferiore (che riporta il sangue dalle gambe al cuore).
Consumare alimenti “alleati del riposo” come i cereali integrali, ricchi di carboidrati complessi noti per le proprietà soporifere. Le banane sono molto importanti oltre che per combattere i crampi notturni, grazie all’alto contenuto di potassio, anche per la loro dose di serotonina, sostanza chimica coinvolta nel processo biochimico che induce il sonno. Il latte e lo yogurt, infine, contengono sostanze simili alla morfina che possono attenuare dolori e ansia. Possono essere d’aiuto i rimedi fitoterapici (camomilla, melissa e tiglio) sotto forma di tisane o di gocce (da prendere però sempre dopo avere consultato il ginecologo). È anche importante cercare di andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora, in modo da stabilire un regolare ritmo veglia/sonno. Una moderata attività fisica durante il giorno (se non vi sono controindicazioni), come un po’ di nuoto o una lunga passeggiata, aiuta a riposare meglio. Per alleviare il peso del pancione e combattere l’acidità di stomaco è consigliato dormire con un cuscino in più dietro la schiena. È importante imparare a rilassarsi respirando profondamente e a godersi l’intimità col proprio bambino. Anche frequentare un corso di preparazione al parto per condividere paure, dubbi e domande con le altre gestanti aiuta senz’altro a essere più serene, a tutto vantaggio del sonno notturno.
I principali responsabili dell’insonnia della futura mamma sono i livelli particolarmente marcati di 4 ormoni:
progesterone: è l’ormone che ha il compito di favorire il rilassamento della parete muscolare dell’utero in modo da bloccarne le contrazioni e impedire che il feto venga espulso;
estrogeni: la loro funzione è quella di aumentare la velocità del flusso sanguigno nella placenta (organo che nutre e ossigena il feto) garantendo così il nutrimento al feto;
Hgc o gonadotropina corionica umana: è responsabile del mantenimento in vita del corpo luteo (ciò che rimane del follicolo) che ha la funzione di produrre estrogeni e progesteroni;
prolattina: prepara il seno al futuro allattamento stimolando la produzione di latte.
Gli ormoni caratteristici della gravidanza sono prodotti all’inizio dal corpo luteo gravidico, poi dalla placenta, fino ad essere infine prodotti dallo stesso feto. Anche i crampi dovuti alla carenza di minerali come il calcio, il magnesio e il potassio causano improvvisi risvegli della futura mamma durante la notte, la quale avverte forti contrazioni dei muscoli soprattutto a polpacci e cosce. Il gonfiore e il formicolio, che interessano mani e gambe, dovuti al rallentamento della circolazione, rendono difficile un buon riposo.
I rimedi da adottare
Stabilire un rituale all’insegna del relax può aiutare a conciliare il sonno: a seconda delle preferenze si può scegliere di bere un bicchiere di latte caldo col miele per coccolarsi, liberare la mente leggendo un libro, ascoltare musica rilassante, fare un pediluvio oppure guardare un film in tranquillità.
È bene consumare una cena leggera, evitando di assumere sostanze eccitanti come caffè e bevande a base di cola.
Riposare su un buon materasso è fondamentale: se è troppo rigido potrebbe causare un rallentamento del flusso sanguigno per l’eccessiva pressione del corpo; al contrario l’esagerata morbidezza potrebbe causare avvallamenti fastidiosi proprio nelle zone più delicate come collo e schiena. Tra quelli in vendita è meglio preferire quelli in lattice o a molle, con doghe in legno.
Il sonno con il pancione può essere favorito da determinate posizioni:
sdraiate sulla schiena con la testa appoggiata a un cuscino di media altezza, in modo da permettere alla cassa toracica la massima espansione;
su un fianco, meglio se quello sinistro, con le gambe rannicchiate, in modo da non far gravare il peso del piccolo sulla schiena della mamma. Questa posizione, inoltre, evita anche che venga compressa la vena cava inferiore (che riporta il sangue dalle gambe al cuore).
Consumare alimenti “alleati del riposo” come i cereali integrali, ricchi di carboidrati complessi noti per le proprietà soporifere. Le banane sono molto importanti oltre che per combattere i crampi notturni, grazie all’alto contenuto di potassio, anche per la loro dose di serotonina, sostanza chimica coinvolta nel processo biochimico che induce il sonno. Il latte e lo yogurt, infine, contengono sostanze simili alla morfina che possono attenuare dolori e ansia. Possono essere d’aiuto i rimedi fitoterapici (camomilla, melissa e tiglio) sotto forma di tisane o di gocce (da prendere però sempre dopo avere consultato il ginecologo). È anche importante cercare di andare a letto e svegliarsi sempre alla stessa ora, in modo da stabilire un regolare ritmo veglia/sonno. Una moderata attività fisica durante il giorno (se non vi sono controindicazioni), come un po’ di nuoto o una lunga passeggiata, aiuta a riposare meglio. Per alleviare il peso del pancione e combattere l’acidità di stomaco è consigliato dormire con un cuscino in più dietro la schiena. È importante imparare a rilassarsi respirando profondamente e a godersi l’intimità col proprio bambino. Anche frequentare un corso di preparazione al parto per condividere paure, dubbi e domande con le altre gestanti aiuta senz’altro a essere più serene, a tutto vantaggio del sonno notturno.
Re: Disturbi in gravidanza
Affanno in gravidanza
L’affanno è una sensazione di disagio respiratorio che in gravidanza può presentarsi anche durante, o subito dopo, lo svolgimento delle azioni più comuni, come salire le scale, spostare o alzare piccoli pesi (per esempio, le borse della spesa) o alzarsi dalla sedia e compiere pochi passi
Tutte queste semplici azioni, che nei primi mesi di gravidanza erano svolte dalla futura mamma senza particolare fatica, possono provocare, a partire dal sesto-settimo mese di gestazione, un fastidioso senso di affaticamento respiratorio (fiato corto) accompagnato da una leggera tachicardia (cioè un aumento dei battiti cardiaci). A partire dal sesto mese di gravidanza, a mano a mano che l’utero si ingrossa per fare spazio al feto che continua a crescere, gli organi circostanti vengono spinti verso l’alto e schiacciati contro il diaframma, il muscolo a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale, responsabile della respirazione. Ciò spiega perché, man mano che la gravidanza procede, qualsiasi sforzo fisico come salire le scale, sbrigare le faccende di casa, accelerare il passo quando si cammina, risulti talmente faticoso da far mancare il fiato. Solo nelle ultime settimane di gestazione, quando il feto inizia a posizionarsi nel canale del parto (la struttura che va attraversata per nascere) e ad abbassarsi un poco, la pressione sul diaframma si riduce e la futura mamma sente un po’ di sollievo.
L’affanno può essere più o meno accentuato. Ad alcune donne, per esempio, può essere sufficiente fermarsi un attimo, quando per esempio salgono le scale, per riprendere fiato e proseguire, mentre per altre lo sforzo e la fatica possono essere eccessivi rispetto alle proprie possibilità. È bene in questi casi assecondare le proprie sensazioni e limitare le azioni che causano l’affaticamento e l’affanno.
Le diverse cause
La diluizione del sangue: in gravidanza può determinarsi una diminuzione della concentrazione di emoglobina, la proteina che ha la funzione di trattenere l’ossigeno per poi trasportarlo, attraverso il sangue, a tutti gli organi e ai tessuti. I motivi che determinano questa situazione, in genere, sono:
l’aumento di volume del sangue in circolo che deve andare a irrorare nuovi organi e tessuti. Si calcola che in gravidanza può arrivare a raddoppiare;
la maggiore richiesta di ferro, minerale contenuto all’interno dell’emoglobina, la cui presenza è indispensabile per la formazione dei globuli rossi (un tipo di cellule del sangue). In gravidanza il fabbisogno di questo minerale aumenta, in quanto una parte di esso viene assorbito dall’organismo del feto in formazione. Può perciò verificarsi nel corpo della futura mamma una carenza di ferro che ha come conseguenze una produzione ridotta di emoglobina e globuli rossi e, quindi, un minor apporto di ossigeno ai tessuti.
Per far fronte a questo minor apporto di ossigeno, il cuore aumenta la propria attività, facendo aumentare la velocità del sangue in circolo. Proprio questo aumento della frequenza cardiaca provoca l’affanno.
L’affanno è una sensazione di disagio respiratorio che in gravidanza può presentarsi anche durante, o subito dopo, lo svolgimento delle azioni più comuni, come salire le scale, spostare o alzare piccoli pesi (per esempio, le borse della spesa) o alzarsi dalla sedia e compiere pochi passi
Tutte queste semplici azioni, che nei primi mesi di gravidanza erano svolte dalla futura mamma senza particolare fatica, possono provocare, a partire dal sesto-settimo mese di gestazione, un fastidioso senso di affaticamento respiratorio (fiato corto) accompagnato da una leggera tachicardia (cioè un aumento dei battiti cardiaci). A partire dal sesto mese di gravidanza, a mano a mano che l’utero si ingrossa per fare spazio al feto che continua a crescere, gli organi circostanti vengono spinti verso l’alto e schiacciati contro il diaframma, il muscolo a forma di cupola che separa la cavità toracica da quella addominale, responsabile della respirazione. Ciò spiega perché, man mano che la gravidanza procede, qualsiasi sforzo fisico come salire le scale, sbrigare le faccende di casa, accelerare il passo quando si cammina, risulti talmente faticoso da far mancare il fiato. Solo nelle ultime settimane di gestazione, quando il feto inizia a posizionarsi nel canale del parto (la struttura che va attraversata per nascere) e ad abbassarsi un poco, la pressione sul diaframma si riduce e la futura mamma sente un po’ di sollievo.
L’affanno può essere più o meno accentuato. Ad alcune donne, per esempio, può essere sufficiente fermarsi un attimo, quando per esempio salgono le scale, per riprendere fiato e proseguire, mentre per altre lo sforzo e la fatica possono essere eccessivi rispetto alle proprie possibilità. È bene in questi casi assecondare le proprie sensazioni e limitare le azioni che causano l’affaticamento e l’affanno.
Le diverse cause
La diluizione del sangue: in gravidanza può determinarsi una diminuzione della concentrazione di emoglobina, la proteina che ha la funzione di trattenere l’ossigeno per poi trasportarlo, attraverso il sangue, a tutti gli organi e ai tessuti. I motivi che determinano questa situazione, in genere, sono:
l’aumento di volume del sangue in circolo che deve andare a irrorare nuovi organi e tessuti. Si calcola che in gravidanza può arrivare a raddoppiare;
la maggiore richiesta di ferro, minerale contenuto all’interno dell’emoglobina, la cui presenza è indispensabile per la formazione dei globuli rossi (un tipo di cellule del sangue). In gravidanza il fabbisogno di questo minerale aumenta, in quanto una parte di esso viene assorbito dall’organismo del feto in formazione. Può perciò verificarsi nel corpo della futura mamma una carenza di ferro che ha come conseguenze una produzione ridotta di emoglobina e globuli rossi e, quindi, un minor apporto di ossigeno ai tessuti.
Per far fronte a questo minor apporto di ossigeno, il cuore aumenta la propria attività, facendo aumentare la velocità del sangue in circolo. Proprio questo aumento della frequenza cardiaca provoca l’affanno.
Re: Disturbi in gravidanza
L’ingombro del pancione: soprattutto durante l’ultimo bimestre di gravidanza l’affanno è ritenuto un disturbo del tutto fisiologico, cioè naturale, perché determinato dalla pressione dell’utero contro il diaframma (il muscolo responsabile della respirazione). L’ingombro crescente del feto determina, infatti, un’elevazione di questo muscolo, che va a premere contro il fondo dello stomaco. Anche i polmoni hanno meno spazio per espandersi e riempirsi di aria. Ciò provoca un aumento della frequenza respiratoria per riuscire comunque a incamerare la quantità necessaria di ossigeno, di cui, peraltro, in questo periodo vi è una maggiore richiesta. L’ingombro dovuto alla dimensione del pancione è ancor più accentuato quando si tratta di una gravidanza gemellare, quando vi è molto liquido amniotico o nei casi di macrosomia fetale (eccessivo sviluppo del feto). In questi casi aumenta, di conseguenza, anche l’affanno.
L’aumento di peso: l’aumento del peso della futura mamma durante i mesi di gestazione provoca un aumento dell’affaticamento respiratorio e durante lo svolgimento di azioni sotto sforzo riduce la resistenza cardio-respiratoria: in pratica la donna si affatica subito anche compiendo semplici azioni (per esempio, accelera il passo mentre sta camminando o sale le scale), avvertendo la fastidiosa sensazione di cuore in gola (tachicardia) e fiato corto (affanno). L’apparato cardio-respiratorio viene, dunque, sottoposto a un notevole sforzo, che potrebbe provocare disturbi nei nove mesi e anche dopo la gravidanza. Per questo motivo è bene tenere sotto controllo il peso durante i mesi di gestazione, evitando di ingrassare troppo: non si dovrebbero superare i 9-12 chili complessivi.
Gli accorgimenti da seguire
Per risolvere l’affanno non esistono medicinali, è possibile, però, seguire alcuni semplici accorgimenti in grado di alleviare il fastidio. In generale, dovresti sforzarti di condurre una vita tranquilla, rallentando un po’ i ritmi e assecondando le tue sensazioni fisiche, senza affaticarti troppo. In particolare:
evita di salire le scale con i pesi (per esempio, le borse della spesa);
fermati ogni tanto per riprendere fiato;
rallenta il ritmo delle tue azioni (per esempio, cammina più lentamente);
evita luoghi troppo caldi e affollati, che aumentano la sensazione di “mancanza d’aria”;
dormi appoggiata su un fianco per evitare che il peso dell’utero comprima la vena cava inferiore, il grosso vaso sanguigno attraverso cui il sangue ritorna al cuore, ostacolandone il flusso;
consuma pasti leggeri e frazionati nel corso della giornata: quando lo stomaco è molto pieno, la sensazione di affanno aumenta, in quanto va a premere anch’esso sul diaframma.
L’aumento di peso: l’aumento del peso della futura mamma durante i mesi di gestazione provoca un aumento dell’affaticamento respiratorio e durante lo svolgimento di azioni sotto sforzo riduce la resistenza cardio-respiratoria: in pratica la donna si affatica subito anche compiendo semplici azioni (per esempio, accelera il passo mentre sta camminando o sale le scale), avvertendo la fastidiosa sensazione di cuore in gola (tachicardia) e fiato corto (affanno). L’apparato cardio-respiratorio viene, dunque, sottoposto a un notevole sforzo, che potrebbe provocare disturbi nei nove mesi e anche dopo la gravidanza. Per questo motivo è bene tenere sotto controllo il peso durante i mesi di gestazione, evitando di ingrassare troppo: non si dovrebbero superare i 9-12 chili complessivi.
Gli accorgimenti da seguire
Per risolvere l’affanno non esistono medicinali, è possibile, però, seguire alcuni semplici accorgimenti in grado di alleviare il fastidio. In generale, dovresti sforzarti di condurre una vita tranquilla, rallentando un po’ i ritmi e assecondando le tue sensazioni fisiche, senza affaticarti troppo. In particolare:
evita di salire le scale con i pesi (per esempio, le borse della spesa);
fermati ogni tanto per riprendere fiato;
rallenta il ritmo delle tue azioni (per esempio, cammina più lentamente);
evita luoghi troppo caldi e affollati, che aumentano la sensazione di “mancanza d’aria”;
dormi appoggiata su un fianco per evitare che il peso dell’utero comprima la vena cava inferiore, il grosso vaso sanguigno attraverso cui il sangue ritorna al cuore, ostacolandone il flusso;
consuma pasti leggeri e frazionati nel corso della giornata: quando lo stomaco è molto pieno, la sensazione di affanno aumenta, in quanto va a premere anch’esso sul diaframma.
Re: Disturbi in gravidanza
Quando servono accertamenti
Se la sensazione di affanno è rilevante, molto frequente e accompagnata da episodi di forte tachicardia. In questo caso è necessario eseguire degli accertamenti. L’affanno potrebbe, infatti, essere peggiorato da problemi della donna antecedenti la gravidanza, che vanno individuati e curati. Quando l’affanno e l’affaticamento respiratorio si avvertono prima dell’ultimo trimestre con una certa intensità. Potrebbero essere il campanello d’allarme di qualche problema cardio-respiratorio che la futura mamma aveva già prima della gravidanza e del quale non si era mai accorta: seppur raramente, alcuni disturbi cardiorespiratori mai riscontrati prima si accentuano in gravidanza, rendendosi così “visibili”.
Se la sensazione di affanno è rilevante, molto frequente e accompagnata da episodi di forte tachicardia. In questo caso è necessario eseguire degli accertamenti. L’affanno potrebbe, infatti, essere peggiorato da problemi della donna antecedenti la gravidanza, che vanno individuati e curati. Quando l’affanno e l’affaticamento respiratorio si avvertono prima dell’ultimo trimestre con una certa intensità. Potrebbero essere il campanello d’allarme di qualche problema cardio-respiratorio che la futura mamma aveva già prima della gravidanza e del quale non si era mai accorta: seppur raramente, alcuni disturbi cardiorespiratori mai riscontrati prima si accentuano in gravidanza, rendendosi così “visibili”.
Re: Disturbi in gravidanza
Ipertensione e gestosi in gravidanza
Nei nove mesi può presentarsi una malattia, la gestosi, caratterizzata da ipertensione, proteine nelle urine e gonfiori diffusi. Come intervenire per evitare problemi al bimbo nel pancione
In gravidanza la pressione alta può diventare una vera e propria malattia, chiamata preeclampsia o gestosi. È una condizione rischiosa perché, se non trattata, può evolvere nell’eclampsia, con conseguenze molto serie per il bambino, come una nascita prematura o un ritardo nella crescita, e talvolta anche per la madre. Fortunatamente le statistiche dicono che, con controlli regolari e qualche accorgimento, solo una piccola percentuale di future mamme con ipertensione gravidica avrà problemi di eclampsia.
A rischio il terzo trimestre
Con ipertensione gestazionale si intende un rialzo della pressione arteriosa oltre valori di 140/90 mm/Hg (millimetri di mercurio). Si manifesta di solito dopo la 20a settimana di gestazione e persiste per circa 6 settimane dopo il parto. Quando è associata a proteinuria (presenza di proteine nelle urine), si parla di preeclampsia. In Italia si verifica nel 3-5% delle gravidanze, in altre parole si contano tra i 16.500 e i 27.500 casi su 550.000 parti. Sono più a rischio le donne sotto i 20 anni e quelle sopra i 40, quelle al primo figlio o con una gravidanza gemellare, e coloro che soffrivano di ipertensione, diabete o malattie dei reni prima di restare incinte. Chi ha sperimentato questa problematica in una gravidanza precedente, ha alte probabilità di svilupparla anche in quelle successive. Semaforo giallo anche per le donne che hanno precedenti di ipertensione gravidica in famiglia.
Tante le cause allo studio
Le cause non sono ancora note. Potrebbero entrare in gioco un’alterazione nel patrimonio genetico del feto, un difetto dei vasi sanguigni materni (che anziché dilatarsi per consentire l’afflusso di sangue agli organi del bambino, subiscono una vasocostrizione) o una risposta immunitaria anomala della donna alla gravidanza.
Diagnosi sempre più precoci
La ricerca si sta focalizzando sulla messa a punto di test in grado di prevedere il rischio di gestosi prima che si manifestino i sintomi. L’individuazione delle persone predisposte consentirà un controllo più attento e la messa in atto di strategie volte a prevenire l’evoluzione della preeclampsia in eclampsia. Studi recenti, per esempio, hanno mostrato che tenendo sotto controllo, con opportuni esami, i livelli nel sangue di alcuni indicatori, il sFlt-1 (tirosin chinasi 1 fms-simile) e il PlGF (fattore di crescita placentare proangiogenico), è possibile stabilire il livello di gravità della preeclampsia, contribuendo a identificare le donne a rischio.
Nei nove mesi può presentarsi una malattia, la gestosi, caratterizzata da ipertensione, proteine nelle urine e gonfiori diffusi. Come intervenire per evitare problemi al bimbo nel pancione
In gravidanza la pressione alta può diventare una vera e propria malattia, chiamata preeclampsia o gestosi. È una condizione rischiosa perché, se non trattata, può evolvere nell’eclampsia, con conseguenze molto serie per il bambino, come una nascita prematura o un ritardo nella crescita, e talvolta anche per la madre. Fortunatamente le statistiche dicono che, con controlli regolari e qualche accorgimento, solo una piccola percentuale di future mamme con ipertensione gravidica avrà problemi di eclampsia.
A rischio il terzo trimestre
Con ipertensione gestazionale si intende un rialzo della pressione arteriosa oltre valori di 140/90 mm/Hg (millimetri di mercurio). Si manifesta di solito dopo la 20a settimana di gestazione e persiste per circa 6 settimane dopo il parto. Quando è associata a proteinuria (presenza di proteine nelle urine), si parla di preeclampsia. In Italia si verifica nel 3-5% delle gravidanze, in altre parole si contano tra i 16.500 e i 27.500 casi su 550.000 parti. Sono più a rischio le donne sotto i 20 anni e quelle sopra i 40, quelle al primo figlio o con una gravidanza gemellare, e coloro che soffrivano di ipertensione, diabete o malattie dei reni prima di restare incinte. Chi ha sperimentato questa problematica in una gravidanza precedente, ha alte probabilità di svilupparla anche in quelle successive. Semaforo giallo anche per le donne che hanno precedenti di ipertensione gravidica in famiglia.
Tante le cause allo studio
Le cause non sono ancora note. Potrebbero entrare in gioco un’alterazione nel patrimonio genetico del feto, un difetto dei vasi sanguigni materni (che anziché dilatarsi per consentire l’afflusso di sangue agli organi del bambino, subiscono una vasocostrizione) o una risposta immunitaria anomala della donna alla gravidanza.
Diagnosi sempre più precoci
La ricerca si sta focalizzando sulla messa a punto di test in grado di prevedere il rischio di gestosi prima che si manifestino i sintomi. L’individuazione delle persone predisposte consentirà un controllo più attento e la messa in atto di strategie volte a prevenire l’evoluzione della preeclampsia in eclampsia. Studi recenti, per esempio, hanno mostrato che tenendo sotto controllo, con opportuni esami, i livelli nel sangue di alcuni indicatori, il sFlt-1 (tirosin chinasi 1 fms-simile) e il PlGF (fattore di crescita placentare proangiogenico), è possibile stabilire il livello di gravità della preeclampsia, contribuendo a identificare le donne a rischio.