Disturbi in gravidanza
Re: Disturbi in gravidanza
I campanelli d’allarme
Nausea, affanno e malessere generale
Eccessivo aumento di peso non giustificato dall’alimentazione
Gonfiore delle mani e del viso (gli anelli non entrano più nelle dita)
Scarsa produzione di pipì
Mal di testa persistente, che non risponde ai comuni farmaci antidolorifici
Caviglie gonfie, anche dopo molte ore di riposo
Dolore nella parte alta dell’addome (specialmente sul lato destro)
Battito cardiaco alterato (tachicardia)
Vista sfuocata (effetto “mosche che volano”).
I farmaci e il parto anticipato
Nella maggioranza dei casi, sono sufficienti il riposo a letto e un attento monitoraggio della pressione arteriosa e della salute del feto. In alcune situazioni, invece, può essere necessario il ricovero in ospedale (dotato di reparto di terapia intensiva neonatale), per la somministrazione di magnesio solfato per via endovenosa, utile per prevenire la comparsa di eclampsia. Altri farmaci per bocca possono essere associati nel trattamento della preeclampsia: metildopa, beta-bloccanti (soprattutto labetalolo) e calcio-antagonisti per abbassare la pressione, diuretici per favorire la funzionalità renale, anticoagulanti, come l’Aspirina, per favorire la dilatazione dei vasi sanguigni.
L’eventualità delle medicine, tuttavia, è valutata attentamente caso per caso, in base alla gravità della situazione. Inoltre, i trattamenti sono in grado di controllare la preeclampsia solo per brevi periodi: l’unica cura risolutiva è far nascere il bambino il prima possibile, attendendo la sua maturazione fisica o somministrando farmaci (steroidi) che accelerino lo sviluppo dei polmoni. Il sintomo caratteristico dell’eclampsia sono le convulsioni, prima o durante il parto, ma anche dopo (entro 48 ore dalla nascita del bebè). Vengono perciò somministrati ossigeno e farmaci per bloccare le convulsioni.
Una volta stabilizzata la situazione, viene indotto il parto o eseguito il taglio cesareo. La buona notizia è che quasi tutte le mamme guariscono completamente dopo il parto: la pressione arteriosa torna nella norma in tempi rapidi e non ci sono strascichi. Nel periodo successivo alla nascita del bambino, la pressione viene comunque tenuta sotto controllo con periodiche misurazioni (almeno una volta alla settimana per 2 mesi circa). Talvolta, infatti, la pressione elevata può persistere per alcuni mesi: in questi casi è opportuno anche un controllo delle funzioni renali.
Nausea, affanno e malessere generale
Eccessivo aumento di peso non giustificato dall’alimentazione
Gonfiore delle mani e del viso (gli anelli non entrano più nelle dita)
Scarsa produzione di pipì
Mal di testa persistente, che non risponde ai comuni farmaci antidolorifici
Caviglie gonfie, anche dopo molte ore di riposo
Dolore nella parte alta dell’addome (specialmente sul lato destro)
Battito cardiaco alterato (tachicardia)
Vista sfuocata (effetto “mosche che volano”).
I farmaci e il parto anticipato
Nella maggioranza dei casi, sono sufficienti il riposo a letto e un attento monitoraggio della pressione arteriosa e della salute del feto. In alcune situazioni, invece, può essere necessario il ricovero in ospedale (dotato di reparto di terapia intensiva neonatale), per la somministrazione di magnesio solfato per via endovenosa, utile per prevenire la comparsa di eclampsia. Altri farmaci per bocca possono essere associati nel trattamento della preeclampsia: metildopa, beta-bloccanti (soprattutto labetalolo) e calcio-antagonisti per abbassare la pressione, diuretici per favorire la funzionalità renale, anticoagulanti, come l’Aspirina, per favorire la dilatazione dei vasi sanguigni.
L’eventualità delle medicine, tuttavia, è valutata attentamente caso per caso, in base alla gravità della situazione. Inoltre, i trattamenti sono in grado di controllare la preeclampsia solo per brevi periodi: l’unica cura risolutiva è far nascere il bambino il prima possibile, attendendo la sua maturazione fisica o somministrando farmaci (steroidi) che accelerino lo sviluppo dei polmoni. Il sintomo caratteristico dell’eclampsia sono le convulsioni, prima o durante il parto, ma anche dopo (entro 48 ore dalla nascita del bebè). Vengono perciò somministrati ossigeno e farmaci per bloccare le convulsioni.
Una volta stabilizzata la situazione, viene indotto il parto o eseguito il taglio cesareo. La buona notizia è che quasi tutte le mamme guariscono completamente dopo il parto: la pressione arteriosa torna nella norma in tempi rapidi e non ci sono strascichi. Nel periodo successivo alla nascita del bambino, la pressione viene comunque tenuta sotto controllo con periodiche misurazioni (almeno una volta alla settimana per 2 mesi circa). Talvolta, infatti, la pressione elevata può persistere per alcuni mesi: in questi casi è opportuno anche un controllo delle funzioni renali.
Re: Disturbi in gravidanza
3 consigli per la pressione
Misurarla regolarmente, almeno una volta alla settimana (nel terzo trimestre). Ci si può recare in farmacia, oppure acquistare o noleggiare uno sfigmomanometro elettronico per la rilevazione domestica (anche se i livelli misurati a casa potrebbero essere più bassi rispetto a quelli riscontrati dal farmacista o dal medico).
Seguire un’alimentazione corretta. Alcune ricerche hanno dimostrato che un adeguato apporto di cibi ricchi di vitamine e minerali (come la frutta e la verdura) può ridurre le probabilità di pericolosi innalzamenti pressori. È importante bere molto per stimolare la funzionalità renale, ridurre il sale da cucina ed evitare il fumo, che ha un effetto vasocostrittore. Anche la liquirizia, se consumata in eccesso, può essere nociva: contiene acido glicirrizico che, assunto in alte dosi, manda in tilt i vasi sanguigni.
Curare i denti. Anche se non è certo che la malattia parodontale sia causa di preeclampsia, è dimostrato che le future mamme con problemi alle gengive hanno un rischio doppio di sviluppare questa problematica rispetto alle donne con una bocca sana. L’ipotesi è che l’infezione gengivale arrivi alla placenta, compromettendone le funzioni. Per ridurre il rischio di infiammazioni, è sufficiente lavarsi i denti dopo ogni pasto e fare almeno una pulizia dal dentista durante i 9 mesi (la placca non favorisce solo la formazione di carie, ma tende a peggiorare i disturbi gengivali).
Un piccolo rialzo non deve preoccupare
Se, nel corso del secondo trimestre, la pressione arteriosa tende generalmente a calare, negli ultimi 3 mesi dell’attesa la tendenza si inverte e i livelli cominciano a salire. Un leggero aumento, rilevato sporadicamente, non deve spaventare. Spesso si tratta di “ipertensione da camice bianco”, dovuta all’ansia e al nervosismo causati dall’incontro con il ginecologo. Le visite sono spesso fonte di preoccupazione per le future mamme, in trepidazione per la salute del bambino, e uno stato emotivo alterato può provocare oscillazioni pressorie. In questi casi sono sufficienti alcuni esercizi di rilassamento e un po’ di riposo per far tornare i livelli nella normalità. Se, però, la massima è pari o superiore a 140 mm/Hg o la minima supera i 90 mm/Hg per almeno 2 misurazioni consecutive, è bene tenere sotto controllo la situazione perché potrebbe trattarsi di preeclampsia.
Parola d’ordine: rilassarsi
Se si avvertono i sintomi di un brusco aumento pressorio (improvviso mal di testa, sensazione di fischi all’orecchio, vista offuscata), la prima cosa da fare è calmarsi. L’agitazione, infatti, non fa che peggiorare le cose, perché asseconda l’azione dell’adrenalina entrata rapidamente in circolo nel sangue. L’ideale è sistemarsi in un ambiente caldo e rilassante (basta sdraiarsi sul divano con una coperta, fare un bagno caldo o, se ci si trova all’aperto, mettersi un po’ al sole), in quanto il calore dilata i vasi sanguigni, abbassando la pressione. Fare respiri lunghi e profondi e concentrarsi su immagini e pensieri positivi contribuisce ad allentare la tensione e indurre uno stato di relax. Anche un tè deteinato, una camomilla o una tisana di erbe come valeriana o melissa, che hanno un effetto sedativo, con l’aggiunta di un cucchiaino di zucchero o di un biscotto, possono essere di grande aiuto.
Misurarla regolarmente, almeno una volta alla settimana (nel terzo trimestre). Ci si può recare in farmacia, oppure acquistare o noleggiare uno sfigmomanometro elettronico per la rilevazione domestica (anche se i livelli misurati a casa potrebbero essere più bassi rispetto a quelli riscontrati dal farmacista o dal medico).
Seguire un’alimentazione corretta. Alcune ricerche hanno dimostrato che un adeguato apporto di cibi ricchi di vitamine e minerali (come la frutta e la verdura) può ridurre le probabilità di pericolosi innalzamenti pressori. È importante bere molto per stimolare la funzionalità renale, ridurre il sale da cucina ed evitare il fumo, che ha un effetto vasocostrittore. Anche la liquirizia, se consumata in eccesso, può essere nociva: contiene acido glicirrizico che, assunto in alte dosi, manda in tilt i vasi sanguigni.
Curare i denti. Anche se non è certo che la malattia parodontale sia causa di preeclampsia, è dimostrato che le future mamme con problemi alle gengive hanno un rischio doppio di sviluppare questa problematica rispetto alle donne con una bocca sana. L’ipotesi è che l’infezione gengivale arrivi alla placenta, compromettendone le funzioni. Per ridurre il rischio di infiammazioni, è sufficiente lavarsi i denti dopo ogni pasto e fare almeno una pulizia dal dentista durante i 9 mesi (la placca non favorisce solo la formazione di carie, ma tende a peggiorare i disturbi gengivali).
Un piccolo rialzo non deve preoccupare
Se, nel corso del secondo trimestre, la pressione arteriosa tende generalmente a calare, negli ultimi 3 mesi dell’attesa la tendenza si inverte e i livelli cominciano a salire. Un leggero aumento, rilevato sporadicamente, non deve spaventare. Spesso si tratta di “ipertensione da camice bianco”, dovuta all’ansia e al nervosismo causati dall’incontro con il ginecologo. Le visite sono spesso fonte di preoccupazione per le future mamme, in trepidazione per la salute del bambino, e uno stato emotivo alterato può provocare oscillazioni pressorie. In questi casi sono sufficienti alcuni esercizi di rilassamento e un po’ di riposo per far tornare i livelli nella normalità. Se, però, la massima è pari o superiore a 140 mm/Hg o la minima supera i 90 mm/Hg per almeno 2 misurazioni consecutive, è bene tenere sotto controllo la situazione perché potrebbe trattarsi di preeclampsia.
Parola d’ordine: rilassarsi
Se si avvertono i sintomi di un brusco aumento pressorio (improvviso mal di testa, sensazione di fischi all’orecchio, vista offuscata), la prima cosa da fare è calmarsi. L’agitazione, infatti, non fa che peggiorare le cose, perché asseconda l’azione dell’adrenalina entrata rapidamente in circolo nel sangue. L’ideale è sistemarsi in un ambiente caldo e rilassante (basta sdraiarsi sul divano con una coperta, fare un bagno caldo o, se ci si trova all’aperto, mettersi un po’ al sole), in quanto il calore dilata i vasi sanguigni, abbassando la pressione. Fare respiri lunghi e profondi e concentrarsi su immagini e pensieri positivi contribuisce ad allentare la tensione e indurre uno stato di relax. Anche un tè deteinato, una camomilla o una tisana di erbe come valeriana o melissa, che hanno un effetto sedativo, con l’aggiunta di un cucchiaino di zucchero o di un biscotto, possono essere di grande aiuto.
Re: Disturbi in gravidanza
Varici delle gambe in gravidanza
Si tratta di rigonfiamenti evidenti delle vene (varici) delle gambe. Compaiono soprattutto a partire dal quarto-quinto mese di gravidanza
Le cause di questo disturbo sono le stesse che determinano i gonfiori, cioè il rilassamento e la dilatazione delle vene indotti dagli ormoni della gravidanza, l’aumento del volume del sangue che ne rallenta la circolazione, il progressivo ingrossamento dell’utero che, premendo sempre più sulla vena cava inferiore, riduce il ritorno venoso (il riflusso dl sangue dalle gambe al cuore) e favorisce il ristagno del sangue. Le varici sono più frequenti in presenza di una predisposizione famigliare, di un problema di insufficienza circolatoria o se la gestante è in sovrappeso. Occorre segnalare subito il problema al ginecologo perché, anche se di rado, può determinare un’infiammazione (la flebite) che va trattata con farmaci specifici.
Che cosa fare
È bene non ostacolare la circolazione del sangue con atteggiamenti o abitudini sbagliate. In particolare è consigliabile:
non stare in piedi o sedute con le gambe accavallate o su sedie dai bordi troppo rigidi per periodi troppo prolungati;
non indossare scarpe con il tacco troppo alto o troppo basso (l’ideale è uno di circa 3 centimetri) e indumenti troppo attillati;
non aumentare troppo di peso durante i nove mesi.
È molto utile indossare calze elastiche. In particolare, bisognerebbe indossarle sempre nel corso dei nove mesi, se si ha una predisposizione alle varici o se il problema era già presente prima della gravidanza. Esistono calze graduate che esercitano diversi livelli di pressione sulle gambe: il ginecologo può consigliare il tipo più adatto.
Svolgere una costante attività fisica è fondamentale per prevenire disturbi circolatori o per attenuarli. Tra le attività più indicate, il nuoto, gli esercizi di ginnastica per le gambe (per esempio la cosiddetta “bicicletta”) e le lunghe passeggiate.
Si tratta di rigonfiamenti evidenti delle vene (varici) delle gambe. Compaiono soprattutto a partire dal quarto-quinto mese di gravidanza
Le cause di questo disturbo sono le stesse che determinano i gonfiori, cioè il rilassamento e la dilatazione delle vene indotti dagli ormoni della gravidanza, l’aumento del volume del sangue che ne rallenta la circolazione, il progressivo ingrossamento dell’utero che, premendo sempre più sulla vena cava inferiore, riduce il ritorno venoso (il riflusso dl sangue dalle gambe al cuore) e favorisce il ristagno del sangue. Le varici sono più frequenti in presenza di una predisposizione famigliare, di un problema di insufficienza circolatoria o se la gestante è in sovrappeso. Occorre segnalare subito il problema al ginecologo perché, anche se di rado, può determinare un’infiammazione (la flebite) che va trattata con farmaci specifici.
Che cosa fare
È bene non ostacolare la circolazione del sangue con atteggiamenti o abitudini sbagliate. In particolare è consigliabile:
non stare in piedi o sedute con le gambe accavallate o su sedie dai bordi troppo rigidi per periodi troppo prolungati;
non indossare scarpe con il tacco troppo alto o troppo basso (l’ideale è uno di circa 3 centimetri) e indumenti troppo attillati;
non aumentare troppo di peso durante i nove mesi.
È molto utile indossare calze elastiche. In particolare, bisognerebbe indossarle sempre nel corso dei nove mesi, se si ha una predisposizione alle varici o se il problema era già presente prima della gravidanza. Esistono calze graduate che esercitano diversi livelli di pressione sulle gambe: il ginecologo può consigliare il tipo più adatto.
Svolgere una costante attività fisica è fondamentale per prevenire disturbi circolatori o per attenuarli. Tra le attività più indicate, il nuoto, gli esercizi di ginnastica per le gambe (per esempio la cosiddetta “bicicletta”) e le lunghe passeggiate.
Re: Disturbi in gravidanza
Sbalzi d’umore durante la gravidanza
Subire improvvise variazioni d’umore e, in generale, essere più “sensibile” è del tutto normale per la donna in attesa. Ecco di cosa si tratta e cosa fare in questi casi
L’euforia al pensiero della nuova vita che l’aspetta, spesso, si scontra con il timore di non essere in grado di affrontare tutte le responsabilità e le trasformazioni che essa comporta. Anche assistere alla progressiva modificazione del proprio corpo può suscitare insicurezze e ansia legate, per esempio, al senso di perdita della propria femminilità e alla paura di non piacere più al proprio partner.
A tutto ciò si aggiungono gli effetti della rivoluzione ormonale nell’organismo della futura mamma. La produzione degli ormoni tipici della gravidanza, attivata a partire dal concepimento, influisce, infatti, anche sul sistema nervoso, producendo effetti simili a quelli che si manifestano nella fase premestruale. Il superlavoro cui è sottoposto il suo corpo, infine, rende la futura mamma più affaticabile, scatenando in lei un senso di debolezza e fragilità.
Che cosa fare
È importante essere più consapevoli di ciò che sta accadendo nel proprio corpo e imparare a condividere le proprie emozioni e paure. In questo senso i corsi di preparazione al parto possono essere di grande aiuto: frequentandoli, la futura mamma ha l’opportunità di confrontarsi con altre donne nel suo stesso stato, e avere una risposta ai tanti dubbi da parte delle ostetriche, dei ginecologi e dei pediatri.
È fondamentale anche ottenere l’appoggio e la comprensione del proprio partner. La futura mamma non dovrebbe pretendere troppo da se stessa e vivere i limiti imposti dalla gravidanza come un’occasione per volersi più bene, senza sensi di colpa.
Subire improvvise variazioni d’umore e, in generale, essere più “sensibile” è del tutto normale per la donna in attesa. Ecco di cosa si tratta e cosa fare in questi casi
L’euforia al pensiero della nuova vita che l’aspetta, spesso, si scontra con il timore di non essere in grado di affrontare tutte le responsabilità e le trasformazioni che essa comporta. Anche assistere alla progressiva modificazione del proprio corpo può suscitare insicurezze e ansia legate, per esempio, al senso di perdita della propria femminilità e alla paura di non piacere più al proprio partner.
A tutto ciò si aggiungono gli effetti della rivoluzione ormonale nell’organismo della futura mamma. La produzione degli ormoni tipici della gravidanza, attivata a partire dal concepimento, influisce, infatti, anche sul sistema nervoso, producendo effetti simili a quelli che si manifestano nella fase premestruale. Il superlavoro cui è sottoposto il suo corpo, infine, rende la futura mamma più affaticabile, scatenando in lei un senso di debolezza e fragilità.
Che cosa fare
È importante essere più consapevoli di ciò che sta accadendo nel proprio corpo e imparare a condividere le proprie emozioni e paure. In questo senso i corsi di preparazione al parto possono essere di grande aiuto: frequentandoli, la futura mamma ha l’opportunità di confrontarsi con altre donne nel suo stesso stato, e avere una risposta ai tanti dubbi da parte delle ostetriche, dei ginecologi e dei pediatri.
È fondamentale anche ottenere l’appoggio e la comprensione del proprio partner. La futura mamma non dovrebbe pretendere troppo da se stessa e vivere i limiti imposti dalla gravidanza come un’occasione per volersi più bene, senza sensi di colpa.
Re: Disturbi in gravidanza
Cali di pressione, come cambia nei nove mesi
Un lieve calo è del tutto naturale, in quanto è dovuto a una serie di variazioni ormonali e del sistema circolatorio. Spesso, inoltre, è minimo e tale da non creare problemi. A volte, però, può causare affaticamento, mancanza d’aria, capogiri e svenimenti
La pressione arteriosa o sanguigna è la forza con cui il sangue preme sulle pareti delle vene. Essa è determinata dal rapporto esistente tra due forze contrapposte: quella della contrazione del cuore che spinge il sangue nei vasi sanguigni e la resistenza a questo flusso esercitata dalle pareti delle vene stesse. La maggiore o minore forza con cui il sangue preme sulle pareti delle arterie e la continua variazione di queste provocano un cambiamento della pressione, anche più volte in una stessa giornata.
L’unità di misura della pressione arteriosa è rappresentata dai millimetri di Mercurio (mm Hg). In generale, un buono stato di salute di mamma e bimbo è segnalato da valori che oscillano tra 70 e 90 mmHg per la minima e tra 120 e 140 mmHg per la massima.
Pressione massima e minima
La pressione arteriosa non è mai perfettamente uguale e varia da un individuo all’altro e anche nella stessa persona, da un’ora all’altra nell’arco della giornata. La pressione arteriosa va incontro ciclicamente a oscillazioni: la massima (pressione sistolica) si raggiunge in concomitanza della fase di contrazione del cuore (fase sistolica), la minima (pressione diastolica) in concomitanza della fase di rilasciamento del cuore (fase diastolica). Elevati valori della minima (pressione diastolica), che indica la pressione costantemente presente tra una contrazione cardiaca e l’altra, sono più temibili di elevati valori della massima (pressione sistolica).
I valori limite della pressione bassa (ipotensione) sono soggettivi. in generale, però, quando la massima scende al di sotto dei 100-110 mmHg possono comparire alcuni disturbi quali senso di affaticamento, mancanza d’aria, “testa vuota” e capogiro, vertigine, sudorazione fredda, e talvolta nausea e senso di svenimento.
Come cambia nei nove mesi
Con l’evolversi della gravidanza, il sistema venoso si dilata a causa dei cambiamenti ormonali e dell’aumento di volume di sangue in circolo. L’accresciuta produzione dei livelli di progesterone (un ormone che in gravidanza aumenta notevolmente) provoca un rilasciamento dei vasi sanguigni (vasodilatazione periferica). Di conseguenza, il sangue incontra minor resistenza e scorre con maggiore facilità, determinando un abbassamento della pressione.
Un lieve calo è del tutto naturale, in quanto è dovuto a una serie di variazioni ormonali e del sistema circolatorio. Spesso, inoltre, è minimo e tale da non creare problemi. A volte, però, può causare affaticamento, mancanza d’aria, capogiri e svenimenti
La pressione arteriosa o sanguigna è la forza con cui il sangue preme sulle pareti delle vene. Essa è determinata dal rapporto esistente tra due forze contrapposte: quella della contrazione del cuore che spinge il sangue nei vasi sanguigni e la resistenza a questo flusso esercitata dalle pareti delle vene stesse. La maggiore o minore forza con cui il sangue preme sulle pareti delle arterie e la continua variazione di queste provocano un cambiamento della pressione, anche più volte in una stessa giornata.
L’unità di misura della pressione arteriosa è rappresentata dai millimetri di Mercurio (mm Hg). In generale, un buono stato di salute di mamma e bimbo è segnalato da valori che oscillano tra 70 e 90 mmHg per la minima e tra 120 e 140 mmHg per la massima.
Pressione massima e minima
La pressione arteriosa non è mai perfettamente uguale e varia da un individuo all’altro e anche nella stessa persona, da un’ora all’altra nell’arco della giornata. La pressione arteriosa va incontro ciclicamente a oscillazioni: la massima (pressione sistolica) si raggiunge in concomitanza della fase di contrazione del cuore (fase sistolica), la minima (pressione diastolica) in concomitanza della fase di rilasciamento del cuore (fase diastolica). Elevati valori della minima (pressione diastolica), che indica la pressione costantemente presente tra una contrazione cardiaca e l’altra, sono più temibili di elevati valori della massima (pressione sistolica).
I valori limite della pressione bassa (ipotensione) sono soggettivi. in generale, però, quando la massima scende al di sotto dei 100-110 mmHg possono comparire alcuni disturbi quali senso di affaticamento, mancanza d’aria, “testa vuota” e capogiro, vertigine, sudorazione fredda, e talvolta nausea e senso di svenimento.
Come cambia nei nove mesi
Con l’evolversi della gravidanza, il sistema venoso si dilata a causa dei cambiamenti ormonali e dell’aumento di volume di sangue in circolo. L’accresciuta produzione dei livelli di progesterone (un ormone che in gravidanza aumenta notevolmente) provoca un rilasciamento dei vasi sanguigni (vasodilatazione periferica). Di conseguenza, il sangue incontra minor resistenza e scorre con maggiore facilità, determinando un abbassamento della pressione.
Re: Disturbi in gravidanza
Nel primo trimestre
Il cuore potenzia la sua capacità di contrarsi, aumenta il numero di battiti al minuto e pompa più sangue. La gittata cardiaca (ossia, la quantità di sangue che il cuore pompa nei vasi sanguigni), infatti, aumenta fino a raggiungere un livello di circa il 40 per cento in più tra la 20a e la 25a settimana. Questo accade perché è aumentato il letto vascolare (cioè la quantità di vasi sanguigni) per permettere un’adeguata irrorazione di sangue anche alla placenta (l’organo che nutre e ossigena il feto) e al bimbo nel pancione. Di conseguenza aumenta anche l’attività cardiaca per far giungere la quantità di sangue necessaria sia alla mamma sia al feto.
Nel secondo trimestre
Con il progredire della gravidanza, i vasi sanguigni si dilatano a causa sia dell’elevato livello degli ormoni della gravidanza (estrogeni e progesterone), sia della produzione di calore da parte del feto. La dilatazione dei vasi fa incontrare meno resistenza al sangue e lo fa scorrere con più facilità, determinando un ulteriore abbassamento della pressione (la massima subisce un abbassamento più marcato della minima).
Nel terzo trimestre
L’organismo della futura mamma si è ormai abituato ai nuovi cambiamenti e la pressione tende a normalizzarsi. Tuttavia, un altro fenomeno di natura meccanica può provocare la sindrome da ipotensione supina o sindrome da compressione della vena cava. Soprattutto a partire dalla 28a-29a settimana, infatti, la pressione arteriosa è fortemente influenzata dalla posizione. Il giacere supine determina un ulteriore abbassamento della pressione dovuto alla compressione da parte dell’utero ingrossato. della vena cava inferiore (la vena principale che trasporta il sangue al cuore dalla parte inferiore del corpo, passando attraverso la parte posteriore dell’addome) Ciò causa un rallentamento del ritorno venoso del sangue al cuore e quindi una riduzione della gettata cardiaca. Alcuni meccanismi di compenso limitano la caduta di pressione, ma in una certa percentuale di mamme al terzo trimestre (3-10 per cento), può comunque verificarsi una riduzione della pressione arteriosa più marcata, accompagnata da disturbi come senso di svenimento, sudorazione e nausea.
È importante controllarla spesso
Nel corso della gravidanza la pressione arteriosa viene rilevata in occasione delle visite periodiche dal ginecologo. Il controllo va, comunque, sempre eseguito quando compaiono disturbi (come i capogiri) facilmente riconducibili a un calo di pressione. Se non vi sono problemi particolari, è sufficiente un controllo mensile, mentre sono necessarie verifiche più frequenti se si soffre di sbalzi di pressione. I controlli possono essere effettuati dal proprio medico curante o in farmacia. In commercio esistono apparecchi elettronici che possono essere utilizzati anche a casa.
Il cuore potenzia la sua capacità di contrarsi, aumenta il numero di battiti al minuto e pompa più sangue. La gittata cardiaca (ossia, la quantità di sangue che il cuore pompa nei vasi sanguigni), infatti, aumenta fino a raggiungere un livello di circa il 40 per cento in più tra la 20a e la 25a settimana. Questo accade perché è aumentato il letto vascolare (cioè la quantità di vasi sanguigni) per permettere un’adeguata irrorazione di sangue anche alla placenta (l’organo che nutre e ossigena il feto) e al bimbo nel pancione. Di conseguenza aumenta anche l’attività cardiaca per far giungere la quantità di sangue necessaria sia alla mamma sia al feto.
Nel secondo trimestre
Con il progredire della gravidanza, i vasi sanguigni si dilatano a causa sia dell’elevato livello degli ormoni della gravidanza (estrogeni e progesterone), sia della produzione di calore da parte del feto. La dilatazione dei vasi fa incontrare meno resistenza al sangue e lo fa scorrere con più facilità, determinando un ulteriore abbassamento della pressione (la massima subisce un abbassamento più marcato della minima).
Nel terzo trimestre
L’organismo della futura mamma si è ormai abituato ai nuovi cambiamenti e la pressione tende a normalizzarsi. Tuttavia, un altro fenomeno di natura meccanica può provocare la sindrome da ipotensione supina o sindrome da compressione della vena cava. Soprattutto a partire dalla 28a-29a settimana, infatti, la pressione arteriosa è fortemente influenzata dalla posizione. Il giacere supine determina un ulteriore abbassamento della pressione dovuto alla compressione da parte dell’utero ingrossato. della vena cava inferiore (la vena principale che trasporta il sangue al cuore dalla parte inferiore del corpo, passando attraverso la parte posteriore dell’addome) Ciò causa un rallentamento del ritorno venoso del sangue al cuore e quindi una riduzione della gettata cardiaca. Alcuni meccanismi di compenso limitano la caduta di pressione, ma in una certa percentuale di mamme al terzo trimestre (3-10 per cento), può comunque verificarsi una riduzione della pressione arteriosa più marcata, accompagnata da disturbi come senso di svenimento, sudorazione e nausea.
È importante controllarla spesso
Nel corso della gravidanza la pressione arteriosa viene rilevata in occasione delle visite periodiche dal ginecologo. Il controllo va, comunque, sempre eseguito quando compaiono disturbi (come i capogiri) facilmente riconducibili a un calo di pressione. Se non vi sono problemi particolari, è sufficiente un controllo mensile, mentre sono necessarie verifiche più frequenti se si soffre di sbalzi di pressione. I controlli possono essere effettuati dal proprio medico curante o in farmacia. In commercio esistono apparecchi elettronici che possono essere utilizzati anche a casa.
Re: Disturbi in gravidanza
In che modo si misura
La misurazione viene effettuata sulla persona in posizione seduta, dopo un periodo di riposo di almeno 10 minuti. Lo strumento di misurazione della pressione si compone di due parti, lo sfigmomanometro e il fonendoscopio. Si fissa il manicotto di gomma dello sfigmomanometro al braccio destro, all’altezza del cuore, si appoggia il fonendoscopio nella piega del gomito e si posizionano indice e medio sul polso per la percezione dei battiti. Si gonfia il manicotto fino a raggiungere una pressione superiore a quella dell’arteria del braccio (arteria brachiale), determinando in essa l’arresto del flusso sanguigno. Una volta accertata l’assenza di flusso, si lascia passare lentamente l’aria dal manicotto attraverso una piccola valvola ad ago. Fino a quando la pressione del bracciale supera quella dell’arteria, non si sentono rumori al fonendoscopio e non si rilevano battiti al polso, ma quando la pressione del bracciale diventa leggermente inferiore a quella arteriosa, una piccola quantità di sangue riusce a passare ad alta velocità attraverso la vena producendo una specie di schiocco, mentre al polso si percepisce l’onda pressoria. La pressione indicata dal manometro in questo momento è la massima (pressione sistolica). Man mano che la pressione del bracciale diminuisce e, nel momento in cui i suoni si smorzano, la pressione registrata dal manometro è la minima (pressione diastolica).
Gli accorgimenti da seguire
Non affaticarsi troppo È bene fare passeggiate e attività fisica con moderazione. È consigliabile, poi, mantenere un equilibrio regolare delle ore di sonno e consumare cene leggere per facilitare la digestione e favorire il riposo.
Seguire una dieta equilibrata Per mantenere regolare la pressione è importante consumare alimenti ricchi di sali minerali, soprattutto di potassio, che favorisce la contrazione muscolare e regolarizza il battito cardiaco. Sono ricchi di potassio i kiwi, le pesche, i pomodori, le albicocche, le banane e le patate. L’alimentazione deve essere ricca anche di proteine (carne, pesce, uova e formaggi) e di vitamine (frutta e verdura).
Tenere il peso sotto controllo Più si è sovrappeso, maggiore è lo sforzo cui l’organismo è sottoposto per compiere anche i piccoli gesti quotidiani.
Coricarsi sul fianco sinistro Questa posizione è consigliabile soprattutto a partire dal terzo trimestre per evitare che il peso dell’utero comprima la vena cava inferiore (responsabile del ritorno venoso al cuore), rallentando il reflusso di sangue.
Bere tisane a base di rosmarino, biancospino e tiglio Per preparare la tisana basta versare una manciata di erbe essiccate in una tazza di acqua bollente, lasciare riposare per circa 15 minuti, filtrare e bere lentamente. È possibile dolcificare l’infuso con un cucchiaino di miele o di zucchero.
Tenere le gambe sollevate rispetto al corpo quando si sta sdraiate, se si avverte la sensazione di svenire. Occorre poi slacciare gli indumenti e andare vicino a una finestra aperta, se ci si trova in un ambiente chiuso. Una volta ripresi i sensi, è bene rimanere sdraiate con le gambe sollevate per almeno 15 minuti per prevenire un altro malore.
Mantenere la calma, sedersi e respirare profondamente quando ci si sente affaticate. Può essere d’aiuto mangiare una caramella o succhiare una liquirizia (ha l’effetto di alzare la pressione), oppure bere un bicchiere di acqua e zucchero.
Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno Una buona idratazione è di fondamentale importanza ai fini di un buon sostegno della circolazione sanguigna.
Gli errori da evitare
Alcune posture e abitudini scorrette contribuiscono a peggiorare le situazioni di ipotensione. Ecco le più comuni:
Assumere la posizione supina (a pancia in su): questa posizione è sconsigliata durante la seconda metà della gravidanza, in quanto in questo modo l’utero ingrossato va a schiacciare la vena cava inferiore, rendendo difficoltoso il reflusso del sangue verso il cuore.
Soggiornare in ambienti molto caldi Possono favorire un abbassamento di pressione, determinato dalla vasodilatazione periferica come meccanismo di compenso per la dispersione del calore dal corpo. Per lo stesso motivo, in gravidanza non sono indicati docce e bagni molto caldi e saune.
Praticare un’attività fisica troppo intensa Può innescare una situazione del tutto analoga alla precedente, con i medesimi meccanismi (l’attività fisica produce calore, che deve essere disperso nell’ambiente attraverso la vasodilatazione). Viceversa, può giovare una moderata attività fisica di tipo aerobico, stimolando la pompa cardiaca e la tonicità delle pareti dei vasi.
Bere alcolici Queste sostanze sono da evitare, in quanto producono vasodilatazione e quindi ipotensione (oltre che danni al feto).
Assumere farmaci Molte sostanze influiscono sulla regolazione della pressione arteriosa, determinando ipotensione; tra questi, ci sono anche farmaci di norma permessi in gravidanza, come per esempio alcuni antiemetici, volti cioè a prevenire o impedire il vomito.
La misurazione viene effettuata sulla persona in posizione seduta, dopo un periodo di riposo di almeno 10 minuti. Lo strumento di misurazione della pressione si compone di due parti, lo sfigmomanometro e il fonendoscopio. Si fissa il manicotto di gomma dello sfigmomanometro al braccio destro, all’altezza del cuore, si appoggia il fonendoscopio nella piega del gomito e si posizionano indice e medio sul polso per la percezione dei battiti. Si gonfia il manicotto fino a raggiungere una pressione superiore a quella dell’arteria del braccio (arteria brachiale), determinando in essa l’arresto del flusso sanguigno. Una volta accertata l’assenza di flusso, si lascia passare lentamente l’aria dal manicotto attraverso una piccola valvola ad ago. Fino a quando la pressione del bracciale supera quella dell’arteria, non si sentono rumori al fonendoscopio e non si rilevano battiti al polso, ma quando la pressione del bracciale diventa leggermente inferiore a quella arteriosa, una piccola quantità di sangue riusce a passare ad alta velocità attraverso la vena producendo una specie di schiocco, mentre al polso si percepisce l’onda pressoria. La pressione indicata dal manometro in questo momento è la massima (pressione sistolica). Man mano che la pressione del bracciale diminuisce e, nel momento in cui i suoni si smorzano, la pressione registrata dal manometro è la minima (pressione diastolica).
Gli accorgimenti da seguire
Non affaticarsi troppo È bene fare passeggiate e attività fisica con moderazione. È consigliabile, poi, mantenere un equilibrio regolare delle ore di sonno e consumare cene leggere per facilitare la digestione e favorire il riposo.
Seguire una dieta equilibrata Per mantenere regolare la pressione è importante consumare alimenti ricchi di sali minerali, soprattutto di potassio, che favorisce la contrazione muscolare e regolarizza il battito cardiaco. Sono ricchi di potassio i kiwi, le pesche, i pomodori, le albicocche, le banane e le patate. L’alimentazione deve essere ricca anche di proteine (carne, pesce, uova e formaggi) e di vitamine (frutta e verdura).
Tenere il peso sotto controllo Più si è sovrappeso, maggiore è lo sforzo cui l’organismo è sottoposto per compiere anche i piccoli gesti quotidiani.
Coricarsi sul fianco sinistro Questa posizione è consigliabile soprattutto a partire dal terzo trimestre per evitare che il peso dell’utero comprima la vena cava inferiore (responsabile del ritorno venoso al cuore), rallentando il reflusso di sangue.
Bere tisane a base di rosmarino, biancospino e tiglio Per preparare la tisana basta versare una manciata di erbe essiccate in una tazza di acqua bollente, lasciare riposare per circa 15 minuti, filtrare e bere lentamente. È possibile dolcificare l’infuso con un cucchiaino di miele o di zucchero.
Tenere le gambe sollevate rispetto al corpo quando si sta sdraiate, se si avverte la sensazione di svenire. Occorre poi slacciare gli indumenti e andare vicino a una finestra aperta, se ci si trova in un ambiente chiuso. Una volta ripresi i sensi, è bene rimanere sdraiate con le gambe sollevate per almeno 15 minuti per prevenire un altro malore.
Mantenere la calma, sedersi e respirare profondamente quando ci si sente affaticate. Può essere d’aiuto mangiare una caramella o succhiare una liquirizia (ha l’effetto di alzare la pressione), oppure bere un bicchiere di acqua e zucchero.
Bere almeno un litro e mezzo di acqua al giorno Una buona idratazione è di fondamentale importanza ai fini di un buon sostegno della circolazione sanguigna.
Gli errori da evitare
Alcune posture e abitudini scorrette contribuiscono a peggiorare le situazioni di ipotensione. Ecco le più comuni:
Assumere la posizione supina (a pancia in su): questa posizione è sconsigliata durante la seconda metà della gravidanza, in quanto in questo modo l’utero ingrossato va a schiacciare la vena cava inferiore, rendendo difficoltoso il reflusso del sangue verso il cuore.
Soggiornare in ambienti molto caldi Possono favorire un abbassamento di pressione, determinato dalla vasodilatazione periferica come meccanismo di compenso per la dispersione del calore dal corpo. Per lo stesso motivo, in gravidanza non sono indicati docce e bagni molto caldi e saune.
Praticare un’attività fisica troppo intensa Può innescare una situazione del tutto analoga alla precedente, con i medesimi meccanismi (l’attività fisica produce calore, che deve essere disperso nell’ambiente attraverso la vasodilatazione). Viceversa, può giovare una moderata attività fisica di tipo aerobico, stimolando la pompa cardiaca e la tonicità delle pareti dei vasi.
Bere alcolici Queste sostanze sono da evitare, in quanto producono vasodilatazione e quindi ipotensione (oltre che danni al feto).
Assumere farmaci Molte sostanze influiscono sulla regolazione della pressione arteriosa, determinando ipotensione; tra questi, ci sono anche farmaci di norma permessi in gravidanza, come per esempio alcuni antiemetici, volti cioè a prevenire o impedire il vomito.
Re: Disturbi in gravidanza
I crampi in gravidanza
Nel corso dell’attesa, soprattutto a partire dal settimo-ottavo mese, potrà capitare di avere dei crampi più spesso del solito
I crampi sono contrazioni improvvise e involontarie di un muscolo o di una fascia di muscoli che suscitano una sensazione di dolore acuta e ben localizzata (una fitta). Nella maggior parte dei casi colpiscono gli arti inferiori e, più precisamente, cosce, polpacci e piedi che durante l’episodio si irrigidiscono, arrivando anche a cambiare forma. Di solito, durano meno di un minuto e scompaiono in modo spontaneo senza alcuna conseguenza, però possono essere molto fastidiosi in particolare se si verificano durante le ore notturne.
Perché sono più frequenti
L’aumento dell’incidenza dei crampi in gravidanza si deve principalmente alla carenza di sali minerali caratteristica di questa fase: una parte di essi (in particolare potassio, calcio, sodio e magnesio) viene infatti utilizzata per lo sviluppo del feto e, considerando che tra le funzioni di queste sostanze rientra quella di garantire il corretto funzionamento della muscolatura, la loro riduzione può associarsi a crampi più frequenti.
Un altro fattore di cui tener conto è il rallentamento della circolazione sanguigna della futura mamma: la più alta concentrazione di progesterone (ormone tipico della gravidanza) determina un generale rilassamento di organi e tessuti e una dilatazione delle vene che tende a ostacolare il ritorno venoso (dal basso verso l’alto), inoltre nell’ultimo trimestre la pressione crescente dell’utero ingrossato non fa che accentuare le difficoltà circolatorie con l’effetto di favorire la comparsa di crampi.
Così passano più in fretta
Se il crampo colpisce la coscia, fatti aiutare dal partner che deve sollevarti la gamba tesa con una mano e praticare con l’altra un vigoroso massaggio sull’area dolorante, seguendo un movimento che va dal basso verso l’alto al fine di riscaldare e rilassare il muscolo contratto.
Nel caso si tratti del polpaccio occorre invece appoggiare il piede a una superficie fredda stringendo con forza la caviglia con una mano mentre con l’altra si massaggia il muscolo finché il crampo non passa. Laddove, infine, l’episodio interessi un piede può essere utile piegarlo in avanti e all’indietro tenendo contemporaneamente l’alluce tirato verso il corpo.
È importante eseguire tutti i movimenti indicati con lentezza evitando eventuali scatti che potrebbero intensificare la sensazione di dolore. Molto efficace in generale risulta anche l’applicazione di calore sulla zona colpita dal crampo allo scopo di riattivare la circolazione sanguigna (per esempio appoggiandovi un asciugamano imbevuto di acqua calda e poi ben strizzato).
Nel corso dell’attesa, soprattutto a partire dal settimo-ottavo mese, potrà capitare di avere dei crampi più spesso del solito
I crampi sono contrazioni improvvise e involontarie di un muscolo o di una fascia di muscoli che suscitano una sensazione di dolore acuta e ben localizzata (una fitta). Nella maggior parte dei casi colpiscono gli arti inferiori e, più precisamente, cosce, polpacci e piedi che durante l’episodio si irrigidiscono, arrivando anche a cambiare forma. Di solito, durano meno di un minuto e scompaiono in modo spontaneo senza alcuna conseguenza, però possono essere molto fastidiosi in particolare se si verificano durante le ore notturne.
Perché sono più frequenti
L’aumento dell’incidenza dei crampi in gravidanza si deve principalmente alla carenza di sali minerali caratteristica di questa fase: una parte di essi (in particolare potassio, calcio, sodio e magnesio) viene infatti utilizzata per lo sviluppo del feto e, considerando che tra le funzioni di queste sostanze rientra quella di garantire il corretto funzionamento della muscolatura, la loro riduzione può associarsi a crampi più frequenti.
Un altro fattore di cui tener conto è il rallentamento della circolazione sanguigna della futura mamma: la più alta concentrazione di progesterone (ormone tipico della gravidanza) determina un generale rilassamento di organi e tessuti e una dilatazione delle vene che tende a ostacolare il ritorno venoso (dal basso verso l’alto), inoltre nell’ultimo trimestre la pressione crescente dell’utero ingrossato non fa che accentuare le difficoltà circolatorie con l’effetto di favorire la comparsa di crampi.
Così passano più in fretta
Se il crampo colpisce la coscia, fatti aiutare dal partner che deve sollevarti la gamba tesa con una mano e praticare con l’altra un vigoroso massaggio sull’area dolorante, seguendo un movimento che va dal basso verso l’alto al fine di riscaldare e rilassare il muscolo contratto.
Nel caso si tratti del polpaccio occorre invece appoggiare il piede a una superficie fredda stringendo con forza la caviglia con una mano mentre con l’altra si massaggia il muscolo finché il crampo non passa. Laddove, infine, l’episodio interessi un piede può essere utile piegarlo in avanti e all’indietro tenendo contemporaneamente l’alluce tirato verso il corpo.
È importante eseguire tutti i movimenti indicati con lentezza evitando eventuali scatti che potrebbero intensificare la sensazione di dolore. Molto efficace in generale risulta anche l’applicazione di calore sulla zona colpita dal crampo allo scopo di riattivare la circolazione sanguigna (per esempio appoggiandovi un asciugamano imbevuto di acqua calda e poi ben strizzato).
Re: Disturbi in gravidanza
Come prevenirli
Prima di tutto, per compensare la carenza di sali minerali determinata dall’assorbimento di queste preziose sostanze da parte del feto, è consigliabile aumentarne il consumo grazie a una dieta ricca di alimenti ad alto contenuto di potassio e magnesio (come ortaggi a foglie verdi, pomodori, patate, legumi freschi, banane, kiwi, frutta secca e lievito di birra) e di calcio (soprattutto in latte e derivati ma anche in carne e pesce). È fondamentale, inoltre, praticare con costanza un’attività fisica adeguata alla gravidanza come, per esempio, il nuoto o le lunghe camminate (meglio se prima di coricarsi) che aiutano a prevenire le difficoltà circolatorie e a mantenere efficiente la fibra muscolare.
Prima di tutto, per compensare la carenza di sali minerali determinata dall’assorbimento di queste preziose sostanze da parte del feto, è consigliabile aumentarne il consumo grazie a una dieta ricca di alimenti ad alto contenuto di potassio e magnesio (come ortaggi a foglie verdi, pomodori, patate, legumi freschi, banane, kiwi, frutta secca e lievito di birra) e di calcio (soprattutto in latte e derivati ma anche in carne e pesce). È fondamentale, inoltre, praticare con costanza un’attività fisica adeguata alla gravidanza come, per esempio, il nuoto o le lunghe camminate (meglio se prima di coricarsi) che aiutano a prevenire le difficoltà circolatorie e a mantenere efficiente la fibra muscolare.
Re: Disturbi in gravidanza
Cistite: sintomi e come curarla
Il bruciore a fare pipì può essere il primo segnale di cistite, un’infezione alle vie urinarie piuttosto frequente in gravidanza. Va curata al più presto per evitare complicazioni
L’apparato urinario è formato da due organi pari e simmetrici, i reni, da due ureteri, sottili canalini che partono dai reni e sboccano nella vescica, collettore di urina che verrà poi espulsa tramite l’uretra, che comunica con l’esterno. Di importanza fondamentale, questo sistema permette di eliminare i prodotti di scarto e di trattenere le sostanze utili. L’apparato urinario, così come tutto l’organismo, è sempre in attività e la sua azione di “filtraggio” avviene continuamente. A ogni battito cardiaco, infatti, una parte del sangue in circolo (circa un quarto) viene convogliato verso i reni, che lo filtrano, eliminando le sostanze di scarto e producendo l’urina.
Da che cosa dipende
Si tratta di un’infezione alla vescica. È un disturbo di origine batterica molto frequente. I germi responsabili sono quasi sempre di provenienza intestinali, come l’Escherichia Coli. La presenza di germi intestinali nelle vie urinarie è favorita da alcuni fattori, quali:
un’irregolare funzione intestinale, sia stitichezza sia diarrea;
un’igiene personale inadeguata: a questo proposito è sempre utile ricordare che la pulizia va eseguita dalla vagina all’ano e non viceversa, proprio per evitare di trasportare nella zona dei genitali germi di origine fecale.
La cistite può essere:
acuta: è caratterizzata da bruciore improvviso associato a ogni minzione (l’atto del fare la pipì). Fortunatamente, se curata per tempo e in modo adeguato, diventa quasi del tutto asintomatica dopo pochi giorni.
ricorrente: in questo caso l’infezione presenta sintomi più leggeri ma spesso dura più a lungo e si ripresenta periodicamente.
Più a rischio le future mamme
Le infezioni delle vie urinarie colpiscono maggiormente le donne a causa della particolare conformazione fisica del loro apparato urinario. In particolare l’uretra, cioè il canale che unisce la vescica all’esterno:
è più corta di quella maschile: per i batteri è dunque più facile “risalirla” fino alla vescica e da lì giungere ai reni;
ha uno sbocco all’esterno più vicino all’ano: i batteri fecali quindi possono contaminarla più facilmente.
Il bruciore a fare pipì può essere il primo segnale di cistite, un’infezione alle vie urinarie piuttosto frequente in gravidanza. Va curata al più presto per evitare complicazioni
L’apparato urinario è formato da due organi pari e simmetrici, i reni, da due ureteri, sottili canalini che partono dai reni e sboccano nella vescica, collettore di urina che verrà poi espulsa tramite l’uretra, che comunica con l’esterno. Di importanza fondamentale, questo sistema permette di eliminare i prodotti di scarto e di trattenere le sostanze utili. L’apparato urinario, così come tutto l’organismo, è sempre in attività e la sua azione di “filtraggio” avviene continuamente. A ogni battito cardiaco, infatti, una parte del sangue in circolo (circa un quarto) viene convogliato verso i reni, che lo filtrano, eliminando le sostanze di scarto e producendo l’urina.
Da che cosa dipende
Si tratta di un’infezione alla vescica. È un disturbo di origine batterica molto frequente. I germi responsabili sono quasi sempre di provenienza intestinali, come l’Escherichia Coli. La presenza di germi intestinali nelle vie urinarie è favorita da alcuni fattori, quali:
un’irregolare funzione intestinale, sia stitichezza sia diarrea;
un’igiene personale inadeguata: a questo proposito è sempre utile ricordare che la pulizia va eseguita dalla vagina all’ano e non viceversa, proprio per evitare di trasportare nella zona dei genitali germi di origine fecale.
La cistite può essere:
acuta: è caratterizzata da bruciore improvviso associato a ogni minzione (l’atto del fare la pipì). Fortunatamente, se curata per tempo e in modo adeguato, diventa quasi del tutto asintomatica dopo pochi giorni.
ricorrente: in questo caso l’infezione presenta sintomi più leggeri ma spesso dura più a lungo e si ripresenta periodicamente.
Più a rischio le future mamme
Le infezioni delle vie urinarie colpiscono maggiormente le donne a causa della particolare conformazione fisica del loro apparato urinario. In particolare l’uretra, cioè il canale che unisce la vescica all’esterno:
è più corta di quella maschile: per i batteri è dunque più facile “risalirla” fino alla vescica e da lì giungere ai reni;
ha uno sbocco all’esterno più vicino all’ano: i batteri fecali quindi possono contaminarla più facilmente.