Disturbi in gravidanza
Re: Disturbi in gravidanza
Le future mamme, poi, sono ancor più predisposte alle infezioni urinarie a causa delle modificazioni che il corpo subisce per prepararsi al parto, come:
l’elevata presenza dell’ormone progesterone, per esempio, che causa una generale perdita di tono dei muscoli, compresi quelli dell’uretra. La conseguenza è una tendenza al rallentamento del flusso di urina fino ad arrivare, in alcuni casi, addirittura al suo ristagno nelle vie urinarie;
una scarsa acidità dell’ambiente vaginale tipico della gravidanza, che fa venire meno le difese contro le infezioni dei batteri. L’ambiente vaginale, infatti, è naturalmente ricco di germi, che di solito vengono tenuti “sotto controllo” dal sistema immunitario dell’organismo. Quando questo si indebolisce, i batteri possono proliferare indisturbati e diventare aggressivi.
Come si manifesta
Soprattutto dal secondo trimestre di gravidanza in poi, aumenta il bisogno di fare spesso la pipì. In parte, ciò è assolutamente normale in quanto legato alla ridotta capacità della vescica della donna: via via che il pancione cresce, “si fa strada” tra gli organi interni comprimendo la vescica. Se, però, l’atto di urinare non procura sollievo, ma è anzi fonte di bruciore o dolore, può trattarsi di cistite. Questo disturbo, se tenuto sotto controllo, non comporta alcun rischio per la salute della futura mamma e di quella del bimbo nel pancione. Al contrario, se trascurato, può provocare serie conseguenze.
Gli esami per scoprirla
Quasi la metà delle donne che presenta batteri nelle urine non soffre dei sintomi tipici delle infezioni alle vie urinarie. Per questo motivo, indipendentemente dalla presenza o meno di disturbi, occorre eseguire le analisi delle urine alle scadenze indicate dal ginecologo.In caso sospetti un’infezione alle basse vie urinarie (cistite), il ginecologo fa eseguire anche un’urinocoltura (per la ricerca del batterio responsabile) e l’antibiogramma, esame che permette di individuare l’antibiotico più efficace a combattere quel particolare germe.
l’elevata presenza dell’ormone progesterone, per esempio, che causa una generale perdita di tono dei muscoli, compresi quelli dell’uretra. La conseguenza è una tendenza al rallentamento del flusso di urina fino ad arrivare, in alcuni casi, addirittura al suo ristagno nelle vie urinarie;
una scarsa acidità dell’ambiente vaginale tipico della gravidanza, che fa venire meno le difese contro le infezioni dei batteri. L’ambiente vaginale, infatti, è naturalmente ricco di germi, che di solito vengono tenuti “sotto controllo” dal sistema immunitario dell’organismo. Quando questo si indebolisce, i batteri possono proliferare indisturbati e diventare aggressivi.
Come si manifesta
Soprattutto dal secondo trimestre di gravidanza in poi, aumenta il bisogno di fare spesso la pipì. In parte, ciò è assolutamente normale in quanto legato alla ridotta capacità della vescica della donna: via via che il pancione cresce, “si fa strada” tra gli organi interni comprimendo la vescica. Se, però, l’atto di urinare non procura sollievo, ma è anzi fonte di bruciore o dolore, può trattarsi di cistite. Questo disturbo, se tenuto sotto controllo, non comporta alcun rischio per la salute della futura mamma e di quella del bimbo nel pancione. Al contrario, se trascurato, può provocare serie conseguenze.
Gli esami per scoprirla
Quasi la metà delle donne che presenta batteri nelle urine non soffre dei sintomi tipici delle infezioni alle vie urinarie. Per questo motivo, indipendentemente dalla presenza o meno di disturbi, occorre eseguire le analisi delle urine alle scadenze indicate dal ginecologo.In caso sospetti un’infezione alle basse vie urinarie (cistite), il ginecologo fa eseguire anche un’urinocoltura (per la ricerca del batterio responsabile) e l’antibiogramma, esame che permette di individuare l’antibiotico più efficace a combattere quel particolare germe.
Re: Disturbi in gravidanza
Le cure
Una volta accertato che si tratta effettivamente di cistite il ginecologo prescriverà una cura a base di antibiotici compatibile con la gravidanza. Esistono, infatti, alcuni farmaci ben tollerati dal feto, ma che vanno però assunti solo dietro costante controllo del medico. È importante però non interromperla arbitrariamente prima della fine, anche se i sintomi si affievoliscono, e non abusarne, in quanto gli antibiotici possono causare un’abbassamento delle difese immunitarie e favorire la comparsa della candida (un’infezione provocata dal fungo Candida albicans, non pericolosa ma molto fastidiosa a causa dell’elevata sensibilità delle mucose vaginali in questo periodo).
Per riequilibrare la naturalre acidità dell’ambiente vaginale, e garantire così una difesa naturale contro gli attacchi dei batteri, lo specialista può consigliare l’assunzione di vitamina C:
per bocca: esistono anche nuovi prodotti che associano questa sostanza al ribes rosso, frutto con una potente azione antinfiammatoria e antibatterica;
per via vaginale in candelette che rilasciano la vitamina C a livello locale.
Per riequilibrare la flora intestinale ed evitare stipsi e diarrea sono poi consigliati i fermenti lattici e lo yogurt naturale.
È importante bere molto
L’acqua svolge un ruolo importantissimo all’interno dell’organismo e in particolar modo in quello della donna in gravidanza. Un corretto apporto dei liquidi, infatti, riesce a tenere sotto controllo non solo la comparsa di problemi quali le infiammazioni delle vie urinarie, ma anche altri disturbi che possono influire negativamente sull’andamento della gestazione. Per questo motivo occorre bere almeno due litri di acqua minerale naturale al giorno.
Nella prima fase della gravidanza, peraltro, quando la pressione sanguigna della futura mamma tende ad abbassarsi e vi è necessità di un forte apporto di sali minerali per contribuire alla formazione dell’apparato scheletrico del piccolo, sono indicate acque fortemente minerali.
Nella seconda parte della gestazione, invece, quando le ossa del piccolo sono già formate e la pressione della futura mamma deve essere tenuta sotto controllo per evitare eventuali rialzi, è meglio bere acque iposodiche (cioè con un basso contenuto di sali) e molto leggere in modo da favorire la diuresi.
Se l’infezione colpisce i reni
L’infezione a uno o a entrambi i reni prende il nome di pielonefrite ed è causata da batteri che possono raggiungere questi organi:
per via interna, attraverso il sangue o il sistema linfatico;
per via esterna, risalendo dalle vie urinarie.
La pielonefrite si caratterizza dalla presenza di:
febbre alta;
dolori dorsali;
dolore alla pressione della zona renale, (osservabile con una particolare manovra che esegue lo specialista e che prende il nome di “Giordano”).
A volte, però, possono comparire solo nausea e una semplice stanchezza, il che rende la malattia di difficile individuazione. Spetta al ginecologo, soprattutto se gli esami delle urine evidenziano una batterionuria (cioè un’elevata presenza di batteri) prescrivere, per accertarne la presenza, esami più approfonditi come:
l’urinocoltura;
l’ecografia ai reni;
l’urografia, un’indagine radiologica dell’apparato urinario effettuata con un mezzo di contrasto.
Una volta accertato che si tratta effettivamente di cistite il ginecologo prescriverà una cura a base di antibiotici compatibile con la gravidanza. Esistono, infatti, alcuni farmaci ben tollerati dal feto, ma che vanno però assunti solo dietro costante controllo del medico. È importante però non interromperla arbitrariamente prima della fine, anche se i sintomi si affievoliscono, e non abusarne, in quanto gli antibiotici possono causare un’abbassamento delle difese immunitarie e favorire la comparsa della candida (un’infezione provocata dal fungo Candida albicans, non pericolosa ma molto fastidiosa a causa dell’elevata sensibilità delle mucose vaginali in questo periodo).
Per riequilibrare la naturalre acidità dell’ambiente vaginale, e garantire così una difesa naturale contro gli attacchi dei batteri, lo specialista può consigliare l’assunzione di vitamina C:
per bocca: esistono anche nuovi prodotti che associano questa sostanza al ribes rosso, frutto con una potente azione antinfiammatoria e antibatterica;
per via vaginale in candelette che rilasciano la vitamina C a livello locale.
Per riequilibrare la flora intestinale ed evitare stipsi e diarrea sono poi consigliati i fermenti lattici e lo yogurt naturale.
È importante bere molto
L’acqua svolge un ruolo importantissimo all’interno dell’organismo e in particolar modo in quello della donna in gravidanza. Un corretto apporto dei liquidi, infatti, riesce a tenere sotto controllo non solo la comparsa di problemi quali le infiammazioni delle vie urinarie, ma anche altri disturbi che possono influire negativamente sull’andamento della gestazione. Per questo motivo occorre bere almeno due litri di acqua minerale naturale al giorno.
Nella prima fase della gravidanza, peraltro, quando la pressione sanguigna della futura mamma tende ad abbassarsi e vi è necessità di un forte apporto di sali minerali per contribuire alla formazione dell’apparato scheletrico del piccolo, sono indicate acque fortemente minerali.
Nella seconda parte della gestazione, invece, quando le ossa del piccolo sono già formate e la pressione della futura mamma deve essere tenuta sotto controllo per evitare eventuali rialzi, è meglio bere acque iposodiche (cioè con un basso contenuto di sali) e molto leggere in modo da favorire la diuresi.
Se l’infezione colpisce i reni
L’infezione a uno o a entrambi i reni prende il nome di pielonefrite ed è causata da batteri che possono raggiungere questi organi:
per via interna, attraverso il sangue o il sistema linfatico;
per via esterna, risalendo dalle vie urinarie.
La pielonefrite si caratterizza dalla presenza di:
febbre alta;
dolori dorsali;
dolore alla pressione della zona renale, (osservabile con una particolare manovra che esegue lo specialista e che prende il nome di “Giordano”).
A volte, però, possono comparire solo nausea e una semplice stanchezza, il che rende la malattia di difficile individuazione. Spetta al ginecologo, soprattutto se gli esami delle urine evidenziano una batterionuria (cioè un’elevata presenza di batteri) prescrivere, per accertarne la presenza, esami più approfonditi come:
l’urinocoltura;
l’ecografia ai reni;
l’urografia, un’indagine radiologica dell’apparato urinario effettuata con un mezzo di contrasto.
Re: Disturbi in gravidanza
Capogiri: rimedi da adottare durante i nove mesi di gravidanza
Tra le cause all’origine dei capogiri rientra il lieve abbassamento della pressione che sembra interessare la gran parte delle donne incinte soprattutto nei primi mesi di gravidanza
Sin dai primi mesi di gravidanza non dovrai stupirti di sentirti più stanca e affaticata del solito o di manifestare disturbi che prima di rimanere incinta potresti non avere mai evidenziato quali capogiri, sudorazione elevata, tachicardia (aumento della frequenza cardiaca) e, pur se più raramente, svenimenti. Tutti questi fenomeni sono assolutamente normali durante la gestazione tanto che capogiri e lievi mancamenti equivalgono nell’immaginario collettivo al “segnale di riconoscimento” per eccellenza di una donna “in dolce attesa”: non è quindi il caso di allarmarsi se ti capiterà di provarli pur se è sempre consigliabile segnalarli puntualmente al proprio ginecologo.
Alla loro origine sono identificabili cause differenti ma, più in generale, questa complessiva debolezza è facilmente spiegabile considerando che durante i nove mesi nel corpo della futura mamma tutti gli organi sono costretti a lavorare in modo nuovo e più intenso per consentire il regolare procedere della gravidanza e lo sviluppo del nascituro: questo “surplus” di lavoro comporta inevitabilmente diversi effetti che possono creare qualche fastidio o disagio alla futura mamma ma che quasi sempre sono destinati a scomparire in modo spontaneo dopo la nascita del bebè.
Un abbassamento della pressione
Questo fenomeno è dovuto principalmente all’azione degli ormoni e, più precisamente, del progesterone che, stimolando un meccanismo di vasodilatazione (cioè un processo di allargamento del diametro di vene e arterie) nell’intento di far pervenire al feto un maggior afflusso di sangue e quindi di sostanze nutritive e ossigeno, produce degli effetti anche sui valori della pressione arteriosa che tende appunto a ridursi leggermente senza peraltro associarsi nella maggioranza dei casi a particolari problemi per la futura mamma o per il nascituro, eccezion fatta appunto per lievi capogiri.
Più forti e fastidiose saranno invece queste manifestazioni nel caso la donna soffrisse già di ipotensione (pressione bassa) prima di rimanere incinta: in questo caso un’ulteriore diminuzione dei valori potrebbe associarsi a perdita di equilibrio, vertigini, annebbiamento della vista, svenimento, sudorazione fredda e anche nausea e necessitare quindi di un adeguato trattamento indicato dal medico.
I rimedi da adottare
Quando ti capita di provare la sensazione di un mancamento può essere molto utile adottare alcuni semplici accorgimenti:
fai un piccolo spuntino e, comunque, cerca di evitare di rimanere a stomaco vuoto. Ciò aiuta, infatti, a “tamponare” il senso di mancamento;
se sei in casa, sdraiati sul letto o su un divano, preferibilmente tenendo i piedi a un livello più alto rispetto alla testa per favorire il “ritorno venoso” (cioè il ritorno del sangue verso il cuore);
se sei per strada, fermati non appena avverti la sensazione del capogiro e siediti, invece di procedere;
evita di alzarti di scatto dalla posizione supina a quella eretta;
privilegia i bagni di acqua tiepida evitando quelli troppo caldi;
evita di uscire nelle ore più calde;
non stare troppo a lungo in piedi;
segui una dieta equilibrata con pasti leggeri e digeribili;
bevi molta acqua e consuma molta frutta e verdura cruda che contengono tanti sali minerali.
fatti prescrivere dal ginecologo integratori a base di potassio e di magnesio che contribuiscono a innalzare la pressione, se gli episodi sono intensi e ricorrenti.
Tra le cause all’origine dei capogiri rientra il lieve abbassamento della pressione che sembra interessare la gran parte delle donne incinte soprattutto nei primi mesi di gravidanza
Sin dai primi mesi di gravidanza non dovrai stupirti di sentirti più stanca e affaticata del solito o di manifestare disturbi che prima di rimanere incinta potresti non avere mai evidenziato quali capogiri, sudorazione elevata, tachicardia (aumento della frequenza cardiaca) e, pur se più raramente, svenimenti. Tutti questi fenomeni sono assolutamente normali durante la gestazione tanto che capogiri e lievi mancamenti equivalgono nell’immaginario collettivo al “segnale di riconoscimento” per eccellenza di una donna “in dolce attesa”: non è quindi il caso di allarmarsi se ti capiterà di provarli pur se è sempre consigliabile segnalarli puntualmente al proprio ginecologo.
Alla loro origine sono identificabili cause differenti ma, più in generale, questa complessiva debolezza è facilmente spiegabile considerando che durante i nove mesi nel corpo della futura mamma tutti gli organi sono costretti a lavorare in modo nuovo e più intenso per consentire il regolare procedere della gravidanza e lo sviluppo del nascituro: questo “surplus” di lavoro comporta inevitabilmente diversi effetti che possono creare qualche fastidio o disagio alla futura mamma ma che quasi sempre sono destinati a scomparire in modo spontaneo dopo la nascita del bebè.
Un abbassamento della pressione
Questo fenomeno è dovuto principalmente all’azione degli ormoni e, più precisamente, del progesterone che, stimolando un meccanismo di vasodilatazione (cioè un processo di allargamento del diametro di vene e arterie) nell’intento di far pervenire al feto un maggior afflusso di sangue e quindi di sostanze nutritive e ossigeno, produce degli effetti anche sui valori della pressione arteriosa che tende appunto a ridursi leggermente senza peraltro associarsi nella maggioranza dei casi a particolari problemi per la futura mamma o per il nascituro, eccezion fatta appunto per lievi capogiri.
Più forti e fastidiose saranno invece queste manifestazioni nel caso la donna soffrisse già di ipotensione (pressione bassa) prima di rimanere incinta: in questo caso un’ulteriore diminuzione dei valori potrebbe associarsi a perdita di equilibrio, vertigini, annebbiamento della vista, svenimento, sudorazione fredda e anche nausea e necessitare quindi di un adeguato trattamento indicato dal medico.
I rimedi da adottare
Quando ti capita di provare la sensazione di un mancamento può essere molto utile adottare alcuni semplici accorgimenti:
fai un piccolo spuntino e, comunque, cerca di evitare di rimanere a stomaco vuoto. Ciò aiuta, infatti, a “tamponare” il senso di mancamento;
se sei in casa, sdraiati sul letto o su un divano, preferibilmente tenendo i piedi a un livello più alto rispetto alla testa per favorire il “ritorno venoso” (cioè il ritorno del sangue verso il cuore);
se sei per strada, fermati non appena avverti la sensazione del capogiro e siediti, invece di procedere;
evita di alzarti di scatto dalla posizione supina a quella eretta;
privilegia i bagni di acqua tiepida evitando quelli troppo caldi;
evita di uscire nelle ore più calde;
non stare troppo a lungo in piedi;
segui una dieta equilibrata con pasti leggeri e digeribili;
bevi molta acqua e consuma molta frutta e verdura cruda che contengono tanti sali minerali.
fatti prescrivere dal ginecologo integratori a base di potassio e di magnesio che contribuiscono a innalzare la pressione, se gli episodi sono intensi e ricorrenti.
Re: Disturbi in gravidanza
Pubalgia, cosa è e come curarla in gravidanza
Un dolore al basso ventre può essere pubalgia, un disturbo che compare soprattutto al termine della gravidanza ed è accentuato dal peso del pancione. Gli accorgimenti da seguire per alleviare il fastidio che, comunque, scompare dopo il parto
La pubalgia è il dolore che colpisce il pube, cioè il basso ventre. Questo disturbo in gravidanza è causato da una serie di modificazioni che la gestazione apporta al corpo della futura mamma, ma è provocato principalmente dalle sollecitazioni della struttura osseo-muscolare su questa zona. Nella comparsa della pubalgia sono determinanti alcuni cambiamenti naturali dell’organismo della futura mamma. In particolare, subiscono una variazione lo scheletro, i muscoli, le articolazioni e i legamenti.
Anche l’aumento del volume dell’utero sollecita i muscoli e i tendini dell’addome. Il peso della pancia, in continuo aumento, determina, infatti, una maggiore inibizione e distensione dei legamenti della parete addominale e del perineo (la zona compresa tra l’ano e la vagina) che si trova sotto l’addome, in corrispondenza dei genitali esterni. La pubalgia può manifestarsi per gradi di intensità differenti e di solito non compare prima del sesto mese di gestazione. Non ne soffrono tutte le future mamme; in alcune donne, tuttavia, può risultare un disturbo particolarmente intenso. I principali sintomi della pubalgia sono:
dolore basso ventre;
difficoltà nel camminare;
difficoltà nel rimanere sedute.
Talvolta il dolore si può irradiare anche posteriormente a livello inguinale e associarsi a un dolore sacrale (che colpisce l’ultimo tratto della colonna vertebrale), dovuto al peso del pancione.
Le cause all’origine
Il dolore è causato principalmente dalla pressione cui è sottoposto il cingolo pelvico, cioè la parte muscolare e tendinea (l’insieme dei muscoli e dei tendini) della pelvi (il bacino). La causa della pubalgia è, quindi, essenzialmente meccanica ed è caratterizzata da una lieve dilatazione delle ossa della sinfisi pubica (cioè il tessuto connettivo che unisce le due estremità ossee del bacino), dovuta alla compressione dell’utero, alla modificazione della parete addominale e dell’osso pubico e all’interessamento dei nervi di quella parte.
Nella comparsa della pubalgia influiscono, comunque, anche i mutamenti ormonali della gravidanza. La relaxina (un ormone), in particolare, viene prodotta a partire dal secondo trimestre di gravidanza con lo scopo di preparare il bacino a sostenere lo sforzo del parto, favorendo il rilassamento dei tessuti.
Anche il peso del pancione contribuisce a comprimere l’addome. Il maggiore volume dell’utero porta a una distensione della parete addominale e dei suoi componenti, di conseguenza tutti i tendini che collegano i muscoli alle ossa, come le fasce connettivali, tendono a distendersi in corrispondenza dell’aumento della parete addominale.
In alcuni casi ciò può essere determinato anche da una cattiva posizione della futura mamma sia nel camminare sia nello stare ferma. Appoggiarsi solo su un piede mentre si sta ferme determina, per esempio, una scorretta distribuzione del peso. Ciò può causare un disturbo a livello pelvico. Anche nello stare sedute, si può assumere una posizione scorretta, per esempio stando troppo protese in avanti, determinando un maggior schiacciamento della pancia e portando un apporto maggiore di peso sul cingolo pelvico. Nella comparsa della pubalgia non va, infine, trascurato il fattore genetico. Non è escluso infatti che nella comparsa di questo disturbo non vi sia anche una predisposizione genetica.
Un dolore al basso ventre può essere pubalgia, un disturbo che compare soprattutto al termine della gravidanza ed è accentuato dal peso del pancione. Gli accorgimenti da seguire per alleviare il fastidio che, comunque, scompare dopo il parto
La pubalgia è il dolore che colpisce il pube, cioè il basso ventre. Questo disturbo in gravidanza è causato da una serie di modificazioni che la gestazione apporta al corpo della futura mamma, ma è provocato principalmente dalle sollecitazioni della struttura osseo-muscolare su questa zona. Nella comparsa della pubalgia sono determinanti alcuni cambiamenti naturali dell’organismo della futura mamma. In particolare, subiscono una variazione lo scheletro, i muscoli, le articolazioni e i legamenti.
Anche l’aumento del volume dell’utero sollecita i muscoli e i tendini dell’addome. Il peso della pancia, in continuo aumento, determina, infatti, una maggiore inibizione e distensione dei legamenti della parete addominale e del perineo (la zona compresa tra l’ano e la vagina) che si trova sotto l’addome, in corrispondenza dei genitali esterni. La pubalgia può manifestarsi per gradi di intensità differenti e di solito non compare prima del sesto mese di gestazione. Non ne soffrono tutte le future mamme; in alcune donne, tuttavia, può risultare un disturbo particolarmente intenso. I principali sintomi della pubalgia sono:
dolore basso ventre;
difficoltà nel camminare;
difficoltà nel rimanere sedute.
Talvolta il dolore si può irradiare anche posteriormente a livello inguinale e associarsi a un dolore sacrale (che colpisce l’ultimo tratto della colonna vertebrale), dovuto al peso del pancione.
Le cause all’origine
Il dolore è causato principalmente dalla pressione cui è sottoposto il cingolo pelvico, cioè la parte muscolare e tendinea (l’insieme dei muscoli e dei tendini) della pelvi (il bacino). La causa della pubalgia è, quindi, essenzialmente meccanica ed è caratterizzata da una lieve dilatazione delle ossa della sinfisi pubica (cioè il tessuto connettivo che unisce le due estremità ossee del bacino), dovuta alla compressione dell’utero, alla modificazione della parete addominale e dell’osso pubico e all’interessamento dei nervi di quella parte.
Nella comparsa della pubalgia influiscono, comunque, anche i mutamenti ormonali della gravidanza. La relaxina (un ormone), in particolare, viene prodotta a partire dal secondo trimestre di gravidanza con lo scopo di preparare il bacino a sostenere lo sforzo del parto, favorendo il rilassamento dei tessuti.
Anche il peso del pancione contribuisce a comprimere l’addome. Il maggiore volume dell’utero porta a una distensione della parete addominale e dei suoi componenti, di conseguenza tutti i tendini che collegano i muscoli alle ossa, come le fasce connettivali, tendono a distendersi in corrispondenza dell’aumento della parete addominale.
In alcuni casi ciò può essere determinato anche da una cattiva posizione della futura mamma sia nel camminare sia nello stare ferma. Appoggiarsi solo su un piede mentre si sta ferme determina, per esempio, una scorretta distribuzione del peso. Ciò può causare un disturbo a livello pelvico. Anche nello stare sedute, si può assumere una posizione scorretta, per esempio stando troppo protese in avanti, determinando un maggior schiacciamento della pancia e portando un apporto maggiore di peso sul cingolo pelvico. Nella comparsa della pubalgia non va, infine, trascurato il fattore genetico. Non è escluso infatti che nella comparsa di questo disturbo non vi sia anche una predisposizione genetica.
Re: Disturbi in gravidanza
È possibile prevenirla
La futura mamma può seguire alcuni accorgimenti per prevenire o, quantomeno, contenere questo disturbo. Ecco i consigli più importanti da seguire:
tenere il peso sotto controllo. Sebbene il disturbo si verifichi principalmente nelle donne predisposte, si è notato che la pubalgia è spesso accompagnata da un eccessivo aumento di peso che dovrebbe essere contenuto entro gli 8-11 chili;
fare attività fisica già prima di programmare una gravidanza. L’attività sportiva aiuta, infatti, a tenere i muscoli tonici; in caso di gravidanza ciò è utile per ottenere una maggior distensione della muscolatura, soprattutto a livello perineale, utile al momento del parto;
indossare una guaina. L’utilizzo di busti e corsetti può aiutare a sostenere l’addome e la schiena. È bene, però, evitare quelli rigidi e troppo restrittivi, che possono recare danno alla circolazione;
utilizzare collant specifici. Indossare collant per la gravidanza è particolarmente raccomandato se la futura mamma è in sovrappeso: la loro azione di supporto della pancia e di pressione sulle gambe, favorisce il ritorno venoso dal basso verso il cuore;
correggere il modo di sedersi. È bene sedersi correttamente appoggiando tutta la schiena allo schienale della sedia, evitando di tenere il peso in avanti e comprimendo così la pancia. Ciò è particolarmente importante se la futura mamma trascorre molto tempo seduta;
evitare i pesi. In gravidanza bisognerebbe sempre evitare di trasportare pesi per non gravare troppo sulla schiena. Occorre, però, anche evitare di rimanere a lungo nella stessa posizione. Se si sta in piedi per tanto tempo, bisogna appoggiare bene entrambi i piedi in modo da distribuire equamente il peso e non indossare scarpe con il tacco alto.
Come affrontarla
In genere la pubalgia scompare spontaneamente dopo il parto, senza bisogno di cure. In alcuni casi, però, la soluzione del problema può richiedere molto tempo, anche due o tre mesi. La pubalgia tende a risolversi spontaneamente perché le ossa tornano nella posizione originaria, in quanto dopo la nascita del bimbo il peso dovuto all’utero e a tutta la parete addominale non c’è più.
L’uso dei farmaci, in genere sconsigliato in gravidanza, non è molto efficace nella cura della pubalgia. Infatti i farmaci che si utilizzano in genere per i dolori articolari (gli antinfiammatori e gli antidolorifici) servono relativamente in quanto non agiscono in quel preciso punto. L’unico farmaco concesso in gravidanza, sempre sotto controllo medico, resta, comunque, il paracetamolo.
Anche le pomate hanno un’efficacia relativa sulla cura della pubalgia. Sebbene si possano applicare senza problemi (tranne quelle al cortisone, da evitare assolutamente), danno poco beneficio. In ogni caso vanno applicate all’altezza del pube, dove viene avvertito maggiormente il dolore.
La futura mamma può seguire alcuni accorgimenti per prevenire o, quantomeno, contenere questo disturbo. Ecco i consigli più importanti da seguire:
tenere il peso sotto controllo. Sebbene il disturbo si verifichi principalmente nelle donne predisposte, si è notato che la pubalgia è spesso accompagnata da un eccessivo aumento di peso che dovrebbe essere contenuto entro gli 8-11 chili;
fare attività fisica già prima di programmare una gravidanza. L’attività sportiva aiuta, infatti, a tenere i muscoli tonici; in caso di gravidanza ciò è utile per ottenere una maggior distensione della muscolatura, soprattutto a livello perineale, utile al momento del parto;
indossare una guaina. L’utilizzo di busti e corsetti può aiutare a sostenere l’addome e la schiena. È bene, però, evitare quelli rigidi e troppo restrittivi, che possono recare danno alla circolazione;
utilizzare collant specifici. Indossare collant per la gravidanza è particolarmente raccomandato se la futura mamma è in sovrappeso: la loro azione di supporto della pancia e di pressione sulle gambe, favorisce il ritorno venoso dal basso verso il cuore;
correggere il modo di sedersi. È bene sedersi correttamente appoggiando tutta la schiena allo schienale della sedia, evitando di tenere il peso in avanti e comprimendo così la pancia. Ciò è particolarmente importante se la futura mamma trascorre molto tempo seduta;
evitare i pesi. In gravidanza bisognerebbe sempre evitare di trasportare pesi per non gravare troppo sulla schiena. Occorre, però, anche evitare di rimanere a lungo nella stessa posizione. Se si sta in piedi per tanto tempo, bisogna appoggiare bene entrambi i piedi in modo da distribuire equamente il peso e non indossare scarpe con il tacco alto.
Come affrontarla
In genere la pubalgia scompare spontaneamente dopo il parto, senza bisogno di cure. In alcuni casi, però, la soluzione del problema può richiedere molto tempo, anche due o tre mesi. La pubalgia tende a risolversi spontaneamente perché le ossa tornano nella posizione originaria, in quanto dopo la nascita del bimbo il peso dovuto all’utero e a tutta la parete addominale non c’è più.
L’uso dei farmaci, in genere sconsigliato in gravidanza, non è molto efficace nella cura della pubalgia. Infatti i farmaci che si utilizzano in genere per i dolori articolari (gli antinfiammatori e gli antidolorifici) servono relativamente in quanto non agiscono in quel preciso punto. L’unico farmaco concesso in gravidanza, sempre sotto controllo medico, resta, comunque, il paracetamolo.
Anche le pomate hanno un’efficacia relativa sulla cura della pubalgia. Sebbene si possano applicare senza problemi (tranne quelle al cortisone, da evitare assolutamente), danno poco beneficio. In ogni caso vanno applicate all’altezza del pube, dove viene avvertito maggiormente il dolore.
Re: Disturbi in gravidanza
Gonfiori e gambe pesanti in gravidanza
La sensazione di pesantezza e tensione alle gambe è un segnale caratteristico della stasi venosa, il rallentamento del flusso sanguigno dalla periferia dell’organismo, cioè dai piedi verso il cuore
Le vene sono dotate di valvole naturali che consentono un flusso unidirezionale, dal basso verso l’alto, creando una pressione sufficiente a contrastare la forza di gravità. Quando le vene perdono tono ed elasticità, il sangue anziché risalire, ristagna a lungo all’interno dei capillari (i canalini più periferici del sistema circolatorio). Inoltre una parte fuoriesce e si accumula nei tessuti, provocando il gonfiore delle gambe. Si può così innescare un circolo vizioso: maggiore è la stasi venosa, più si determina lo sfiancamento della vena (cioè l’indebolimento e la dilatazione) e la difficoltà di risalita verso l’alto del sangue. Si parla, a questo punto, di insufficienza venosa, una malattia delle gambe caratterizzata da:
gonfiori, soprattutto la sera, localizzati in particolare ai polpacci e alle caviglie;
crampi muscolari notturni;
capillari (vasi sanguigni sottilissimi) dilatati, di colore viola o bluastro;
vene varicose (vene visibili e in rilievo).
Che cosa succede in gravidanza
Si calcola che quasi la metà delle future mamme vada incontro, nell’arco dei nove mesi, a problemi vascolari alle gambe (presenza di gonfiore o capillari visibili). Quasi sempre i disturbi, le cui cause si possono distinguere in base al periodo di gestazione durante il quale si manifestano, svaniscono una volta nato il bebè.
Nel primo trimestre Nella maggioranza dei casi, le varici (dilatazioni venose) tipiche della gravidanza compaiono nei primi tre mesi. L’origine è ormonale: l’accresciuta presenza di produzione di progesterone e di estrogeni (ormoni tipici della gravidanza) favorisce la dilatazione delle vene facendogli perdere l’elasticità. In questo modo il sangue non riesce del tutto a risalire il suo corso naturale, dagli arti inferiori al cuore.
Nel secondo trimestre I disturbi alle gambe diventano più intensi a partire dal quarto mese, perché aumenta la quantità di sangue in circolo per le esigenze nutritive del feto. L’incremento di volume di sangue sottopone a stress ulteriore le vene, dilatandole e rendendo più difficoltoso il ritorno venoso.
Nel terzo trimestre Nei tre mesi immediatamente precedenti al parto, a incidere sulla circolazione del sangue interviene l’ingrossamento dell’utero che comprime le vene del bacino (dette iliache), passaggio obbligato del sangue proveniente dagli arti inferiori, ostacolandone la risalita al cuore.
La sensazione di pesantezza e tensione alle gambe è un segnale caratteristico della stasi venosa, il rallentamento del flusso sanguigno dalla periferia dell’organismo, cioè dai piedi verso il cuore
Le vene sono dotate di valvole naturali che consentono un flusso unidirezionale, dal basso verso l’alto, creando una pressione sufficiente a contrastare la forza di gravità. Quando le vene perdono tono ed elasticità, il sangue anziché risalire, ristagna a lungo all’interno dei capillari (i canalini più periferici del sistema circolatorio). Inoltre una parte fuoriesce e si accumula nei tessuti, provocando il gonfiore delle gambe. Si può così innescare un circolo vizioso: maggiore è la stasi venosa, più si determina lo sfiancamento della vena (cioè l’indebolimento e la dilatazione) e la difficoltà di risalita verso l’alto del sangue. Si parla, a questo punto, di insufficienza venosa, una malattia delle gambe caratterizzata da:
gonfiori, soprattutto la sera, localizzati in particolare ai polpacci e alle caviglie;
crampi muscolari notturni;
capillari (vasi sanguigni sottilissimi) dilatati, di colore viola o bluastro;
vene varicose (vene visibili e in rilievo).
Che cosa succede in gravidanza
Si calcola che quasi la metà delle future mamme vada incontro, nell’arco dei nove mesi, a problemi vascolari alle gambe (presenza di gonfiore o capillari visibili). Quasi sempre i disturbi, le cui cause si possono distinguere in base al periodo di gestazione durante il quale si manifestano, svaniscono una volta nato il bebè.
Nel primo trimestre Nella maggioranza dei casi, le varici (dilatazioni venose) tipiche della gravidanza compaiono nei primi tre mesi. L’origine è ormonale: l’accresciuta presenza di produzione di progesterone e di estrogeni (ormoni tipici della gravidanza) favorisce la dilatazione delle vene facendogli perdere l’elasticità. In questo modo il sangue non riesce del tutto a risalire il suo corso naturale, dagli arti inferiori al cuore.
Nel secondo trimestre I disturbi alle gambe diventano più intensi a partire dal quarto mese, perché aumenta la quantità di sangue in circolo per le esigenze nutritive del feto. L’incremento di volume di sangue sottopone a stress ulteriore le vene, dilatandole e rendendo più difficoltoso il ritorno venoso.
Nel terzo trimestre Nei tre mesi immediatamente precedenti al parto, a incidere sulla circolazione del sangue interviene l’ingrossamento dell’utero che comprime le vene del bacino (dette iliache), passaggio obbligato del sangue proveniente dagli arti inferiori, ostacolandone la risalita al cuore.
Re: Disturbi in gravidanza
Il caldo accentua il problema
Con l’arrivo della stagione estiva i disturbi alle gambe tendono ad accentuarsi, in quanto anche la temperatura elevata fa dilatare i vasi sanguigni, acuendo il gonfiore. Pertanto la futura mamma, già esposta a questo problema a causa della gravidanza, risente del problema in maniera più marcata.
Per rimediare, è utile eseguire spugnature di acqua fredda partendo dai piedi e risalendo verso le cosce: il cambio improvviso di temperatura costringe i capillari dilatati a restringersi, ripristinando in questo modo la corretta circolazione del sangue.
Come agiscono i prodotti antifatica
Anche se si tratta di un fenomeno tipico della gravidanza, la sensazione di pesantezza alle gambe può risultare davvero fastidiosa. Per stare meglio, è possibile ricorrere a prodotti specifici da applicare quotidianamente sulle gambe con un leggero massaggio. Si tratta di cosmetici che possono essere utilizzati anche nei nove mesi di gravidanza, in quanto sono a base di sostanze vegetali che non danneggiano il feto.
Questi prodotti antifatica, disponibili in gel, crema o anche in spray, aiutano a ritrovare la leggerezza grazie alle sostanze naturali che contengono, come l’escina (un derivato dell’ippocastano con potere antinfiammatorio) in grado di sostenere il tono dei tessuti venosi e migliorare la circolazione sanguigna periferica, e il mentolo, che assicura un’azione rinfrescante e rivitalizzante.
Per assicurare efficacia a questi trattamenti è necessaria un’applicazione corretta: bisogna spalmare il prodotto su tutta la gamba e praticare un leggero massaggio, partendo dal basso verso l’alto (cioè dal piede verso la coscia) con il palmo delle mani, così da favorire la risalita del sangue.
Con l’arrivo della stagione estiva i disturbi alle gambe tendono ad accentuarsi, in quanto anche la temperatura elevata fa dilatare i vasi sanguigni, acuendo il gonfiore. Pertanto la futura mamma, già esposta a questo problema a causa della gravidanza, risente del problema in maniera più marcata.
Per rimediare, è utile eseguire spugnature di acqua fredda partendo dai piedi e risalendo verso le cosce: il cambio improvviso di temperatura costringe i capillari dilatati a restringersi, ripristinando in questo modo la corretta circolazione del sangue.
Come agiscono i prodotti antifatica
Anche se si tratta di un fenomeno tipico della gravidanza, la sensazione di pesantezza alle gambe può risultare davvero fastidiosa. Per stare meglio, è possibile ricorrere a prodotti specifici da applicare quotidianamente sulle gambe con un leggero massaggio. Si tratta di cosmetici che possono essere utilizzati anche nei nove mesi di gravidanza, in quanto sono a base di sostanze vegetali che non danneggiano il feto.
Questi prodotti antifatica, disponibili in gel, crema o anche in spray, aiutano a ritrovare la leggerezza grazie alle sostanze naturali che contengono, come l’escina (un derivato dell’ippocastano con potere antinfiammatorio) in grado di sostenere il tono dei tessuti venosi e migliorare la circolazione sanguigna periferica, e il mentolo, che assicura un’azione rinfrescante e rivitalizzante.
Per assicurare efficacia a questi trattamenti è necessaria un’applicazione corretta: bisogna spalmare il prodotto su tutta la gamba e praticare un leggero massaggio, partendo dal basso verso l’alto (cioè dal piede verso la coscia) con il palmo delle mani, così da favorire la risalita del sangue.
Re: Disturbi in gravidanza
Qualche consiglio utile
Quando si avvertono pesantezza e gonfiore alle gambe, significa che in quel momento l’organismo ha una ridotta capacità di pompare dal basso verso l’alto il sangue che così ristagna negli arti inferiori. Per ripristinare il giusto flusso si possono adottare piccoli accorgimenti, come per esempio:
tenere le gambe sollevate: se il lavoro costringe a stare molto tempo in piedi, senza muoversi, o troppo a lungo sedute, la sera a casa è preferibile tenere le gambe sollevate in modo da facilitare il ritorno venoso e migliorare la circolazione. È bene anche dormire con un cuscino sotto i piedi;
fare attività fisica: il movimento, in genere, migliora la circolazione sanguigna e aiuta a sgonfiare le gambe. L’attività fisica, infatti, stimola l’azione di pompa muscolare, cioè la pressione che i muscoli esercitano sulle vene, così da far risalire il sangue dal basso verso l’alto. Tra le attività più indicate per la salute delle gambe in gravidanza, ci sono il nuoto, la bicicletta e le passeggiate a piedi. L’importante è una pratica del movimento costante e regolare, per almeno mezz’ora al giorno. Quando ci si trova al mare, inoltre, è consigliabile camminare tenendo le gambe in acqua, così da sfruttare il benefico effetto delle onde;
evitare le abitudini sbagliate: una posizione da abolire è quella con le gambe accavallate, che ostacola la risalita del sangue dai piedi al cuore. Per non rallentare la circolazione è necessario alzarsi e camminare ogni mezz’ora per qualche minuto;
vestire comode: per non intralciare dall’esterno la circolazione sanguigna è bene evitare gli abiti attillati che stringono le gambe o l’addome. Pantaloni larghi e abiti morbidi sono l’ideale durante la gravidanza soprattutto in estate, quando il caldo fa dilatare le vene e rallenta il ritorno venoso.
usare scarpe con tacco medio: la calzatura ideale ha un tacco di circa tre-quattro centimetri, mentre quelle troppo alte o troppo basse, non aiutano la circolazione. In estate, poi, è bene evitare di indossare le scarpe da ginnastica tutto il giorno, in quanto possono creare un ambiente caldo-umido che favorisce la dilatazione delle vene;
seguire una dieta equilibrata: alle gambe fa bene anche una alimentazione sana e regolare. Più precisamente, è consigliabile consumare abbondanti quantità di verdura e frutta. Il regolare consumo di fibre, aiuta anche a prevenire la stitichezza che è un fattore indiretto di rischio per le gambe (“sforzarsi” fa dilatare le vene). È importante anche condire le verdure crude con succo di limone in modo da rendere più elastici i vasi sanguigni. Il limone, infatti, è un ottimo tonificante e fluidifica il sangue nelle vene.
Quando si avvertono pesantezza e gonfiore alle gambe, significa che in quel momento l’organismo ha una ridotta capacità di pompare dal basso verso l’alto il sangue che così ristagna negli arti inferiori. Per ripristinare il giusto flusso si possono adottare piccoli accorgimenti, come per esempio:
tenere le gambe sollevate: se il lavoro costringe a stare molto tempo in piedi, senza muoversi, o troppo a lungo sedute, la sera a casa è preferibile tenere le gambe sollevate in modo da facilitare il ritorno venoso e migliorare la circolazione. È bene anche dormire con un cuscino sotto i piedi;
fare attività fisica: il movimento, in genere, migliora la circolazione sanguigna e aiuta a sgonfiare le gambe. L’attività fisica, infatti, stimola l’azione di pompa muscolare, cioè la pressione che i muscoli esercitano sulle vene, così da far risalire il sangue dal basso verso l’alto. Tra le attività più indicate per la salute delle gambe in gravidanza, ci sono il nuoto, la bicicletta e le passeggiate a piedi. L’importante è una pratica del movimento costante e regolare, per almeno mezz’ora al giorno. Quando ci si trova al mare, inoltre, è consigliabile camminare tenendo le gambe in acqua, così da sfruttare il benefico effetto delle onde;
evitare le abitudini sbagliate: una posizione da abolire è quella con le gambe accavallate, che ostacola la risalita del sangue dai piedi al cuore. Per non rallentare la circolazione è necessario alzarsi e camminare ogni mezz’ora per qualche minuto;
vestire comode: per non intralciare dall’esterno la circolazione sanguigna è bene evitare gli abiti attillati che stringono le gambe o l’addome. Pantaloni larghi e abiti morbidi sono l’ideale durante la gravidanza soprattutto in estate, quando il caldo fa dilatare le vene e rallenta il ritorno venoso.
usare scarpe con tacco medio: la calzatura ideale ha un tacco di circa tre-quattro centimetri, mentre quelle troppo alte o troppo basse, non aiutano la circolazione. In estate, poi, è bene evitare di indossare le scarpe da ginnastica tutto il giorno, in quanto possono creare un ambiente caldo-umido che favorisce la dilatazione delle vene;
seguire una dieta equilibrata: alle gambe fa bene anche una alimentazione sana e regolare. Più precisamente, è consigliabile consumare abbondanti quantità di verdura e frutta. Il regolare consumo di fibre, aiuta anche a prevenire la stitichezza che è un fattore indiretto di rischio per le gambe (“sforzarsi” fa dilatare le vene). È importante anche condire le verdure crude con succo di limone in modo da rendere più elastici i vasi sanguigni. Il limone, infatti, è un ottimo tonificante e fluidifica il sangue nelle vene.
Re: Disturbi in gravidanza
Stanchezza e sonnolenza durante la gravidanza
La stanchezza, in genere accompagnata da un senso di sonnolenza, corrisponde a uno dei tipici segnali di riconoscimento dell’inizio di una gravidanza così come la nausea e le classiche “voglie”
Si tratta di un disturbo del tutto naturale, connesso soprattutto al sovraccarico di lavoro cui l’organismo della futura mamma viene sottoposto per garantire il graduale sviluppo del feto.
Il primo trimestre rappresenta di solito la fase in cui si manifesta in modo più evidente in quanto il corpo della donna deve ancora abituarsi ai profondi cambiamenti messi in atto a partire dal concepimento e appunto fa “più fatica”.
Con l’inizio del secondo trimestre, invece, per effetto del progressivo adattamento alla nuova condizione, nella maggior parte dei casi la stanchezza tende a ridursi notevolmente o a scomparire del tutto.
Perché non si dorme bene
A cominciare dal quinto mese, però, il maggior volume raggiunto dall’utero favorisce i disturbi del sonno, rendendo più difficoltoso l’addormentamento, soprattutto se si è abituate a dormire a pancia in giù. In questo periodo aumentano inoltre i movimenti fetali che si moltiplicano proprio durante le ore notturne arrivando in alcuni casi a svegliare la donna: di giorno, al contrario, il piccolo tende a dormire di più in quanto “cullato” dal corpo in movimento della futura mamma.
Se infine, come capita di frequente, sono presenti anche disturbi come la nausea, i bruciori di stomaco, l’aumentata frequenza della necessità di urinare, il mal di schiena o le difficoltà circolatorie, la regolarità del sonno finirà inevitabilmente per essere ulteriormente ostacolata con l’effetto di aumentare il senso di stanchezza durante il giorno.
In particolare il senso di sonnolenza che tende spesso a comparire durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane è dovuto anche all’alterazione dei ritmi del sonno notturno, un’altra condizione molto comune nei nove mesi.
A favorire la comparsa di insonnia in gravidanza contribuiscono le variazioni ormonali, e più precisamente il più elevato livello di progesterone (ormone caratteristico dell’attesa) presente nel sangue della gestante, e la modificazione della funzionalità tiroidea: tra i vari effetti indotti da questi cambiamenti rientra appunto la riduzione della quantità di sonno non Rem (dall’acronimo Rapid Eyes Movement, riferito al rapido movimento oculare che si registra mentre essa è in corso) corrispondente alla fase più profonda e riposante del sonno.
La stanchezza, in genere accompagnata da un senso di sonnolenza, corrisponde a uno dei tipici segnali di riconoscimento dell’inizio di una gravidanza così come la nausea e le classiche “voglie”
Si tratta di un disturbo del tutto naturale, connesso soprattutto al sovraccarico di lavoro cui l’organismo della futura mamma viene sottoposto per garantire il graduale sviluppo del feto.
Il primo trimestre rappresenta di solito la fase in cui si manifesta in modo più evidente in quanto il corpo della donna deve ancora abituarsi ai profondi cambiamenti messi in atto a partire dal concepimento e appunto fa “più fatica”.
Con l’inizio del secondo trimestre, invece, per effetto del progressivo adattamento alla nuova condizione, nella maggior parte dei casi la stanchezza tende a ridursi notevolmente o a scomparire del tutto.
Perché non si dorme bene
A cominciare dal quinto mese, però, il maggior volume raggiunto dall’utero favorisce i disturbi del sonno, rendendo più difficoltoso l’addormentamento, soprattutto se si è abituate a dormire a pancia in giù. In questo periodo aumentano inoltre i movimenti fetali che si moltiplicano proprio durante le ore notturne arrivando in alcuni casi a svegliare la donna: di giorno, al contrario, il piccolo tende a dormire di più in quanto “cullato” dal corpo in movimento della futura mamma.
Se infine, come capita di frequente, sono presenti anche disturbi come la nausea, i bruciori di stomaco, l’aumentata frequenza della necessità di urinare, il mal di schiena o le difficoltà circolatorie, la regolarità del sonno finirà inevitabilmente per essere ulteriormente ostacolata con l’effetto di aumentare il senso di stanchezza durante il giorno.
In particolare il senso di sonnolenza che tende spesso a comparire durante lo svolgimento delle normali attività quotidiane è dovuto anche all’alterazione dei ritmi del sonno notturno, un’altra condizione molto comune nei nove mesi.
A favorire la comparsa di insonnia in gravidanza contribuiscono le variazioni ormonali, e più precisamente il più elevato livello di progesterone (ormone caratteristico dell’attesa) presente nel sangue della gestante, e la modificazione della funzionalità tiroidea: tra i vari effetti indotti da questi cambiamenti rientra appunto la riduzione della quantità di sonno non Rem (dall’acronimo Rapid Eyes Movement, riferito al rapido movimento oculare che si registra mentre essa è in corso) corrispondente alla fase più profonda e riposante del sonno.
Re: Disturbi in gravidanza
Quali rimedi adottare
Assecondare il bisogno di riposo che esprime il tuo corpo interrompendo quanto prima l’attività in cui sei impegnata per un breve riposino (anche solo 10-15 minuti possono essere sufficienti per recuperare le energie). Ritardare troppo questo “stacco” non fa che aumentare la nostra stanchezza rendendo più difficile il suo superamento;
meglio evitare i sonnellini troppo lunghi nelle ore del tardo pomeriggio perché rischiano di rendere più difficile la fase dell’addormentamento serale;
rilassarsi “staccando” la concentrazione dall’attività che si sta svolgendo, per esempio ascoltando della musica o leggendo una rivista comodamente sedute in poltrona o sdraiate sul divano;
la sera è consigliabile consumare una cena leggera avendo cura, prima di andare a letto, di svolgere un’attività che favorisca la comparsa del sonno: fare una passeggiata, bere un bicchiere di latte tiepido o una camomilla, fare un bagno caldo e rilassante.
Assecondare il bisogno di riposo che esprime il tuo corpo interrompendo quanto prima l’attività in cui sei impegnata per un breve riposino (anche solo 10-15 minuti possono essere sufficienti per recuperare le energie). Ritardare troppo questo “stacco” non fa che aumentare la nostra stanchezza rendendo più difficile il suo superamento;
meglio evitare i sonnellini troppo lunghi nelle ore del tardo pomeriggio perché rischiano di rendere più difficile la fase dell’addormentamento serale;
rilassarsi “staccando” la concentrazione dall’attività che si sta svolgendo, per esempio ascoltando della musica o leggendo una rivista comodamente sedute in poltrona o sdraiate sul divano;
la sera è consigliabile consumare una cena leggera avendo cura, prima di andare a letto, di svolgere un’attività che favorisca la comparsa del sonno: fare una passeggiata, bere un bicchiere di latte tiepido o una camomilla, fare un bagno caldo e rilassante.