
Endometriosi
Endometriosi
L'endometriosi è una malattia cronica e complessa, originata dalla presenza anomala del tessuto che riveste la parete interna dell’utero, cioè l'endometrio, in altri organi quali ovaie, tube, peritoneo, vagina, intestino. Ciò provoca sanguinamenti interni, infiammazioni croniche e tessuto cicatriziale, aderenze ed infertilità. Ogni mese, sotto gli effetti degli ormoni del ciclo mestruale, il tessuto endometriale impiantato in sede anomala va incontro a sanguinamento, nello stesso modo in cui si verifica a carico dell'endometrio normalmente presente in utero. Tale sanguinamento comporta un'irritazione dei tessuti circostanti, che dà luogo alla formazione di tessuto cicatriziale e di aderenze.
Segni e sintomi
L’endometriosi è spesso dolorosa (60% dei casi circa) fino ad essere invalidante, con sintomi molto caratteristici: dolore pelvico cronico, soprattutto durante il ciclo mestruale, in concomitanza con lo stesso o durante l'ovulazione, dolore ovarico intermestruale, dolore all’evacuazione. Quando lo stadio di endometriosi porta ad un aumento importante del tessuto, può aversi l'infiammazione e l'infezione causata dalle isole endometriosiche con conseguente aumento della temperatura corporea durante il periodo mestruale.
Ci sono anche altri sintomi, non meno significativi: il dolore durante l'atto sessuale o post-coitale (64%), infertilità (30/35%), aborti spontanei, affaticamento cronico, aumento di infiammazione a carico delle mucose, colite, periodi di stitichezza alternati a diarrea. Questi ultimi sintomi vengono molto spesso associati ad una diagnosi di colon irritabile in quanto i sintomi sono simili tra loro, ma in presenza di endometriosi la sintomatologia presenta un andamento ciclico, legato appunto alle fasi ormonali del periodo mestruale.
Talvolta l’endometriosi è riscontrabile anche in sede intestinale e vescicale, sui legamenti utero sacrali, nel setto retto vaginale, nelle tube. Nel caso di endometriosi vescicale, i sintomi sono quelli tipici di infiammazione e cistite o anche di incontinenza senza che risultino infezioni batteriche o virali a carico della vescica. La loro ricorrenza ciclica è un elemento determinante per distinguerne le cause.
La paziente può inoltre manifestare menorragia (mestruazione abbondante), metrorragia (perdita di sangue al di fuori della mestruazione) o entrambe. È abbastanza comune la dismenorrea. Occorre prestare attenzione, infine, a sintomi strani che si presentano in modo catameniale (cioè, in corrispondenza delle mestruazioni): epistassi, ematuria ed ematochezia.
Alla palpazione si possono apprezzare noduli infiltrativi che non si vedono con l'ecografia:
sul setto retto-vescicale
sui legamenti utero-sacrali
sulla plica vescico-uterina
Un caso particolare può essere rappresentato dalla presenza di tessuto ectopico al livello polmonare e pleurico. In questo caso, l'endometriosi può essere causa di pneumotorace catameniale, dovuto al danno causato alla pleura viscerale dal tessuto endometriosico e dall'occlusione bronchiale a cui esso può dare origine, determinando l'aumento della pressione alveolare nei distretti vicini e in eventuali bolle, con aumento del rischio di rottura e pneumotorace.
Segni e sintomi
L’endometriosi è spesso dolorosa (60% dei casi circa) fino ad essere invalidante, con sintomi molto caratteristici: dolore pelvico cronico, soprattutto durante il ciclo mestruale, in concomitanza con lo stesso o durante l'ovulazione, dolore ovarico intermestruale, dolore all’evacuazione. Quando lo stadio di endometriosi porta ad un aumento importante del tessuto, può aversi l'infiammazione e l'infezione causata dalle isole endometriosiche con conseguente aumento della temperatura corporea durante il periodo mestruale.
Ci sono anche altri sintomi, non meno significativi: il dolore durante l'atto sessuale o post-coitale (64%), infertilità (30/35%), aborti spontanei, affaticamento cronico, aumento di infiammazione a carico delle mucose, colite, periodi di stitichezza alternati a diarrea. Questi ultimi sintomi vengono molto spesso associati ad una diagnosi di colon irritabile in quanto i sintomi sono simili tra loro, ma in presenza di endometriosi la sintomatologia presenta un andamento ciclico, legato appunto alle fasi ormonali del periodo mestruale.
Talvolta l’endometriosi è riscontrabile anche in sede intestinale e vescicale, sui legamenti utero sacrali, nel setto retto vaginale, nelle tube. Nel caso di endometriosi vescicale, i sintomi sono quelli tipici di infiammazione e cistite o anche di incontinenza senza che risultino infezioni batteriche o virali a carico della vescica. La loro ricorrenza ciclica è un elemento determinante per distinguerne le cause.
La paziente può inoltre manifestare menorragia (mestruazione abbondante), metrorragia (perdita di sangue al di fuori della mestruazione) o entrambe. È abbastanza comune la dismenorrea. Occorre prestare attenzione, infine, a sintomi strani che si presentano in modo catameniale (cioè, in corrispondenza delle mestruazioni): epistassi, ematuria ed ematochezia.
Alla palpazione si possono apprezzare noduli infiltrativi che non si vedono con l'ecografia:
sul setto retto-vescicale
sui legamenti utero-sacrali
sulla plica vescico-uterina
Un caso particolare può essere rappresentato dalla presenza di tessuto ectopico al livello polmonare e pleurico. In questo caso, l'endometriosi può essere causa di pneumotorace catameniale, dovuto al danno causato alla pleura viscerale dal tessuto endometriosico e dall'occlusione bronchiale a cui esso può dare origine, determinando l'aumento della pressione alveolare nei distretti vicini e in eventuali bolle, con aumento del rischio di rottura e pneumotorace.
Diagnosi
Diagnosi
Si può ottenere una diagnosi certa dell'endometriosi sia con esami non invasivi accurati quali la risonanza magnetica nucleare, le visite ginecologiche e rettali e gli esami ematici specifici alla ricerca dei marcatori della malattia quali il CA-125 ed il CA-19.9. A volte è anche necessaria un'indagine esplorativa in anestesia generale: la laparoscopia. Questo esame è importante, oltre che per fare la diagnosi, anche per studiare l'endometriosi e per trattare terapeuticamente (asportazione del tessuto, vacuolizzazione e lisi delle aderenze) la malattia e le sue complicanze ripristinando la normale anatomia della pelvi femminili.
Alla visita manuale possono essere riscontrati noduli non apprezzabili all'ecografia, mentre all'ecografia è possibile constatare una retroversione uterina fissa (da aderenze che vincolano l'utero alla pelvi) o un altro quadro tipico, quale la "cisti ovarica cioccolato" (il cui colore rosso scuro è dovuto a manifestazioni emorragiche nel tessuto endometriosico).
Una anamnesi approfondita della paziente può concorrere ad effettuare una prima diagnosi, seppur non definitiva.
Stadiazione
Parametri di stadiazione (dopo laparoscopia):
dimensione
sede
obliterazione del cavo del Douglas
estensione e caratteristiche dell'aderenza
Si può ottenere una diagnosi certa dell'endometriosi sia con esami non invasivi accurati quali la risonanza magnetica nucleare, le visite ginecologiche e rettali e gli esami ematici specifici alla ricerca dei marcatori della malattia quali il CA-125 ed il CA-19.9. A volte è anche necessaria un'indagine esplorativa in anestesia generale: la laparoscopia. Questo esame è importante, oltre che per fare la diagnosi, anche per studiare l'endometriosi e per trattare terapeuticamente (asportazione del tessuto, vacuolizzazione e lisi delle aderenze) la malattia e le sue complicanze ripristinando la normale anatomia della pelvi femminili.
Alla visita manuale possono essere riscontrati noduli non apprezzabili all'ecografia, mentre all'ecografia è possibile constatare una retroversione uterina fissa (da aderenze che vincolano l'utero alla pelvi) o un altro quadro tipico, quale la "cisti ovarica cioccolato" (il cui colore rosso scuro è dovuto a manifestazioni emorragiche nel tessuto endometriosico).
Una anamnesi approfondita della paziente può concorrere ad effettuare una prima diagnosi, seppur non definitiva.
Stadiazione
Parametri di stadiazione (dopo laparoscopia):
dimensione
sede
obliterazione del cavo del Douglas
estensione e caratteristiche dell'aderenza
Cause
Cause
Le teorie circa la causa dell’endometriosi sono diverse, senza necessità che si escludano a vicenda.
Una prima ipotesi potrebbe essere quella metastatica, ovvero la diffusione di isole endometriali (sotto forma di microscopici frustuli di endometrio) per via linfatica o ematica. Tale ipotesi ha il vantaggio di spiegare le pur rare localizzazioni a distanza. Strettamente connessa a tale teoria è l'ipotesi della mestruazione retrograda: secondo questa teoria, durante la mestruazione, piccole parti di tessuto endometriale si muoverebbero in senso inverso nelle tube per poi impiantarsi nell'addome o comunque al di fuori della cavità uterina. Secondo alcuni esperti, la mestruazione retrograda sarebbe moderatamente presente in tutte le donne, ma soltanto in alcune di esse, per difetti immunitari, ormonali o per cause legate all'ambiente, il tessuto endometriale riuscirebbe a crescere e a radicarsi. Fra queste ultime, potrebbero esserci sostanze interferenti endocrine quali i PCB e il bisfenolo A. [1][2][3]. oppure lo stress il troppo affaticamento fisico
Un'altra teoria propone il viraggio metaplasico dei tessuti celomatici.
Le teorie circa la causa dell’endometriosi sono diverse, senza necessità che si escludano a vicenda.
Una prima ipotesi potrebbe essere quella metastatica, ovvero la diffusione di isole endometriali (sotto forma di microscopici frustuli di endometrio) per via linfatica o ematica. Tale ipotesi ha il vantaggio di spiegare le pur rare localizzazioni a distanza. Strettamente connessa a tale teoria è l'ipotesi della mestruazione retrograda: secondo questa teoria, durante la mestruazione, piccole parti di tessuto endometriale si muoverebbero in senso inverso nelle tube per poi impiantarsi nell'addome o comunque al di fuori della cavità uterina. Secondo alcuni esperti, la mestruazione retrograda sarebbe moderatamente presente in tutte le donne, ma soltanto in alcune di esse, per difetti immunitari, ormonali o per cause legate all'ambiente, il tessuto endometriale riuscirebbe a crescere e a radicarsi. Fra queste ultime, potrebbero esserci sostanze interferenti endocrine quali i PCB e il bisfenolo A. [1][2][3]. oppure lo stress il troppo affaticamento fisico
Un'altra teoria propone il viraggio metaplasico dei tessuti celomatici.
Terapia
Terapia
Terapie definitive per la cura dell’endometriosi a tutt’oggi non sono ancora state trovate.
A seconda dei casi, dell’età della donna, del grado di dolore, del desiderio di maternità e della gravità delle lesioni si procede in diversi modi:
terapia del dolore (FANS)
riduzione della presenza degli estrogeni in modo da frenare lo sviluppo dell’endometriosi provocando, quindi, una menopausa artificiale tramite gli antagonisti del GnRH i quali simulano una menopausa artificiale e temporanea. Gli eventuali effetti collaterali sono i classici effetti della menopausa: vampate di calore, aumento di peso, sudorazione notturna, irritabilità, perdita di calcio. Non vanno somministrati più a lungo di 3-6 mesi.
estroprogestinici combinati (pillola anticoncezionale, anello vaginale, spirale al progesterone, progesterone I.M. depot) i quali possono dare come effetti indesiderati: nausea, cefalea, secchezza vaginale, calo del desiderio.
terapia con androgeni, per la capacità di antagonizzare l'azione degli estrogeni e del progesterone. Gli androgeni usati sono: il gestrinone e il più datato danazolo, questi farmaci sono gravati da effetti collaterali simili, meno intensi per il gestinone[1], tipici dell'effetto androgenico: irsutismo, virilizzazione, acne, seborrea, capelli e pelle untuosa e aumento di peso.
Trattamento con Dienogest
È riportato nelle linee guida del NHS (National Library for Health), che la terapia con i farmaci ormonali e gli antagonisti del GnRH sembrano essere ugualmente efficaci nell'alleviare il dolore associato all'endometriosi quando questi sono prescritti per 6 mesi, pur differendo tra loro per gli effetti clinici e il costo.
terapia chirurgica che può essere di tipo esplorativo e/o diagnostico (laparoscopia esplorativa)[2] e di tipo interventistico (laparoscopia o laparotomia).
Con la laparoscopia, si praticano 3 - 4 fori di piccole dimensioni sull’addome in cui vengono introdotti gli strumenti chirurgici, si esplora la cavità addominale ricercando eventuali isole endometriosiche, cisti o noduli. Nel caso in cui fossero presenti lesioni ben visibili, si procede all’eliminazione delle stesse e al prelievo di materiale per la biopsia. La degenza in ospedale si riduce ad un massimo di 3 giorni, la ripresa è rapida e le cicatrici sono poco visibili.
La laparotomia è intervento chirurgico che si pratica (nella maggior parte dei casi), con un incisione orizzontale all’altezza del pube ed è più invasiva della laparoscopia, i tempi di degenza si allungano e la cicatrice è sicuramente più visibile rispetto alla laparoscopia. Viene effettuata se le lesioni e le aderenze sono particolarmente estese anche se, come tecnica chirurgica applicata all’endometriosi, viene usata sporadicamente per lasciare posto alla laparoscopia.
Terapie definitive per la cura dell’endometriosi a tutt’oggi non sono ancora state trovate.
A seconda dei casi, dell’età della donna, del grado di dolore, del desiderio di maternità e della gravità delle lesioni si procede in diversi modi:
terapia del dolore (FANS)
riduzione della presenza degli estrogeni in modo da frenare lo sviluppo dell’endometriosi provocando, quindi, una menopausa artificiale tramite gli antagonisti del GnRH i quali simulano una menopausa artificiale e temporanea. Gli eventuali effetti collaterali sono i classici effetti della menopausa: vampate di calore, aumento di peso, sudorazione notturna, irritabilità, perdita di calcio. Non vanno somministrati più a lungo di 3-6 mesi.
estroprogestinici combinati (pillola anticoncezionale, anello vaginale, spirale al progesterone, progesterone I.M. depot) i quali possono dare come effetti indesiderati: nausea, cefalea, secchezza vaginale, calo del desiderio.
terapia con androgeni, per la capacità di antagonizzare l'azione degli estrogeni e del progesterone. Gli androgeni usati sono: il gestrinone e il più datato danazolo, questi farmaci sono gravati da effetti collaterali simili, meno intensi per il gestinone[1], tipici dell'effetto androgenico: irsutismo, virilizzazione, acne, seborrea, capelli e pelle untuosa e aumento di peso.
Trattamento con Dienogest
È riportato nelle linee guida del NHS (National Library for Health), che la terapia con i farmaci ormonali e gli antagonisti del GnRH sembrano essere ugualmente efficaci nell'alleviare il dolore associato all'endometriosi quando questi sono prescritti per 6 mesi, pur differendo tra loro per gli effetti clinici e il costo.
terapia chirurgica che può essere di tipo esplorativo e/o diagnostico (laparoscopia esplorativa)[2] e di tipo interventistico (laparoscopia o laparotomia).
Con la laparoscopia, si praticano 3 - 4 fori di piccole dimensioni sull’addome in cui vengono introdotti gli strumenti chirurgici, si esplora la cavità addominale ricercando eventuali isole endometriosiche, cisti o noduli. Nel caso in cui fossero presenti lesioni ben visibili, si procede all’eliminazione delle stesse e al prelievo di materiale per la biopsia. La degenza in ospedale si riduce ad un massimo di 3 giorni, la ripresa è rapida e le cicatrici sono poco visibili.
La laparotomia è intervento chirurgico che si pratica (nella maggior parte dei casi), con un incisione orizzontale all’altezza del pube ed è più invasiva della laparoscopia, i tempi di degenza si allungano e la cicatrice è sicuramente più visibile rispetto alla laparoscopia. Viene effettuata se le lesioni e le aderenze sono particolarmente estese anche se, come tecnica chirurgica applicata all’endometriosi, viene usata sporadicamente per lasciare posto alla laparoscopia.
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- Iscritto il: 31 lug 2014, 15:01
Re: Endometriosi
aggiungo un articolo anch'io
L’endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale in zone diverse dalla cavità uterina.
L’endometrio è un tessuto che riveste l’interno della cavità uterina. Ad ogni ciclo, per effetto dei cambiamenti ormonali (vedi scheda sul ciclo mestruale) questa mucosa si sfalda, dando origine alla mestruazione. Nelle donne affette da endometriosi si trovano tracce di questo tessuto anche in altre zone, come le ovaie, le tube, l’intestino, l’addome, il perineo. I cambiamenti ormonali mensili creano sfaldamenti anche nelle porzioni di tessuto che sta al di fuori della cavità uterina, provocando dolori, cisti, lesioni che si cicatrizzano, che possono portare diversi problemi e addirittura sterilità. Il sanguinamento di queste porzioni di mucosa endometriale fuori sede infatti non ha modo di fuoriuscire all’esterno (come il sangue mestruale) e crea quindi un ristagno che porta a infiammazioni e lesioni. Altro problema frequente è la formazione di aderenze, dovute alla cicatrizzazione delle lesioni stesse.
Ci sono diverse ipotesi circa le cause che possono scatenare l’endometriosi.
Secondo alcuni studi, le donne parenti in primo grado di donne malate di endometriosi hanno una maggiore probabilità di avere la malattia, per cui viene ipotizzata quanto meno una predisposizione genetica.
Secondo altri studiosi invece è possibile che il sangue mestruale, attraverso le tube, possa “ritornare indietro” (si parla di mestruazione retrograda). In alcune donne, con predisposizione dovuta a difetti immunitari o ormonali questo causa l’impianto di pezzi di tessuto endometriale in zone diverse da quella consueta.
Si è ipotizzato poi che ci potesse essere addirittura un’origine embrionaria dell’endometriosi: dei residui di tessuto embrionario possono essersi trasformati in tessuto endometriale.
Infine si pensa al trasporto, da parte del sistema linfatico o circolatorio, di porzioni di tessuto che tendono a impiantarsi nelle varie zone.
Il sintomo principale di questa patologia è il dolore molto forte che si avverte in occasione delle mestruazioni e a volte non solo. Spesso questo dolore non è direttamente proporzionale con l’estensione della malattia, per cui donna con endometriosi a stadi molto più avanzati lamentano a volte dolori meno intensi di altre con stadiazione meno grave.
In molti casi si arriva alla diagnosi dell’endometriosi a causa di disturbi nella fertilità, che è ridotta in tantissime pazienti. (30-40%). Frequente è anche il dolore durante i rapporti sessuali.
A volte infine viene scoperta la malattia in seguito a gonfiori o alla presenza di cisti rilevate in sede ecografica (endometriomi).
La diagnosi è molto complicata e in molte donne viene raggiunta solo dopo anni.
La metodica principale rimane la laparascopia e in generale l’endoscopia, cui segue una biopsia con analisi dei reperti prelevati.
Esistono poi dei markers che possono essere dosati (ad esempio il Ca125), ma la loro utilità è tuttora allo studio.
Molto importante è la stadiazione, che va dal grado I (minima) al grado IV (grave).
Purtroppo, nonostante i numerosi studi, ad oggi non è stata ancora trovata una cura risolutiva, in grado di impedire con sicurezza l’insorgere di recidive.
La metodologia di trattamento dipende ovviamente dall’età della paziente, dal grado della malattia e dall’eventuale desiderio di avere una gravidanza in futuro.
Per quanto riguarda il dolore vengono somministrati antidolorifici in grado di contrastare la sintomatologia.
Nei casi più gravi è possibile intervenire chirurgicamente, asportando quanto più possibile i focolai impiantati e correggendo le aderenze. Questo consente di preservare la fertilità e permette a molte donne anche di ottenere naturalmente una gravidanza. La metodologia è indicata nei casi in cui siano presenti endometriomi rilevanti, aderenze e occlusioni tubariche.
Le terapie farmacologiche sono essenzialmente a base ormonale.
Lo scopo è quello di impedire l’ovulazione e quindi il proliferare del tessuto endometriale.
I più efficaci sono gli agonisti delle gonadotropine, che producono di fatto una sorta di menopausa indotta. L’effetto collaterale più importante è però la perdita di tessuto osseo, che produce alla lunga osteoporosi, ragion per cui il trattamento deve essere somministrato per periodi limitati, non superiori ai 6 mesi.
Viene poi utilizzato un farmaco denominato danazolo, che inibisce la funziona ovarica ma ha effetti di tipo androgenico, per cui ha utilità limitata.
Meno problematico si rivela l’uso dei contraccettivi orali, dopo l’impiego di uno dei due metodi sopra citati, che sembrano in parte bloccare l’aggravarsi della malattia.
Ovviamente il sistema più drastico consiste nell’asportazione dell’utero e delle ovaie, che però va riservata ai casi non trattabili e per pazienti con età avanzata che non desiderano avere una gravidanza. In questi casi va comunque affiancata una terapia sostitutiva per evitare uno stato menopausale improvviso, con conseguenze importanti sull’apparato osseo. Per questo motivo nelle pazienti più giovani è conveniente preservare comunque la funzione ovarica, anche se questo a volte determina recidive della malattia.
L’endometriosi è una patologia caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale in zone diverse dalla cavità uterina.
L’endometrio è un tessuto che riveste l’interno della cavità uterina. Ad ogni ciclo, per effetto dei cambiamenti ormonali (vedi scheda sul ciclo mestruale) questa mucosa si sfalda, dando origine alla mestruazione. Nelle donne affette da endometriosi si trovano tracce di questo tessuto anche in altre zone, come le ovaie, le tube, l’intestino, l’addome, il perineo. I cambiamenti ormonali mensili creano sfaldamenti anche nelle porzioni di tessuto che sta al di fuori della cavità uterina, provocando dolori, cisti, lesioni che si cicatrizzano, che possono portare diversi problemi e addirittura sterilità. Il sanguinamento di queste porzioni di mucosa endometriale fuori sede infatti non ha modo di fuoriuscire all’esterno (come il sangue mestruale) e crea quindi un ristagno che porta a infiammazioni e lesioni. Altro problema frequente è la formazione di aderenze, dovute alla cicatrizzazione delle lesioni stesse.
Ci sono diverse ipotesi circa le cause che possono scatenare l’endometriosi.
Secondo alcuni studi, le donne parenti in primo grado di donne malate di endometriosi hanno una maggiore probabilità di avere la malattia, per cui viene ipotizzata quanto meno una predisposizione genetica.
Secondo altri studiosi invece è possibile che il sangue mestruale, attraverso le tube, possa “ritornare indietro” (si parla di mestruazione retrograda). In alcune donne, con predisposizione dovuta a difetti immunitari o ormonali questo causa l’impianto di pezzi di tessuto endometriale in zone diverse da quella consueta.
Si è ipotizzato poi che ci potesse essere addirittura un’origine embrionaria dell’endometriosi: dei residui di tessuto embrionario possono essersi trasformati in tessuto endometriale.
Infine si pensa al trasporto, da parte del sistema linfatico o circolatorio, di porzioni di tessuto che tendono a impiantarsi nelle varie zone.
Il sintomo principale di questa patologia è il dolore molto forte che si avverte in occasione delle mestruazioni e a volte non solo. Spesso questo dolore non è direttamente proporzionale con l’estensione della malattia, per cui donna con endometriosi a stadi molto più avanzati lamentano a volte dolori meno intensi di altre con stadiazione meno grave.
In molti casi si arriva alla diagnosi dell’endometriosi a causa di disturbi nella fertilità, che è ridotta in tantissime pazienti. (30-40%). Frequente è anche il dolore durante i rapporti sessuali.
A volte infine viene scoperta la malattia in seguito a gonfiori o alla presenza di cisti rilevate in sede ecografica (endometriomi).
La diagnosi è molto complicata e in molte donne viene raggiunta solo dopo anni.
La metodica principale rimane la laparascopia e in generale l’endoscopia, cui segue una biopsia con analisi dei reperti prelevati.
Esistono poi dei markers che possono essere dosati (ad esempio il Ca125), ma la loro utilità è tuttora allo studio.
Molto importante è la stadiazione, che va dal grado I (minima) al grado IV (grave).
Purtroppo, nonostante i numerosi studi, ad oggi non è stata ancora trovata una cura risolutiva, in grado di impedire con sicurezza l’insorgere di recidive.
La metodologia di trattamento dipende ovviamente dall’età della paziente, dal grado della malattia e dall’eventuale desiderio di avere una gravidanza in futuro.
Per quanto riguarda il dolore vengono somministrati antidolorifici in grado di contrastare la sintomatologia.
Nei casi più gravi è possibile intervenire chirurgicamente, asportando quanto più possibile i focolai impiantati e correggendo le aderenze. Questo consente di preservare la fertilità e permette a molte donne anche di ottenere naturalmente una gravidanza. La metodologia è indicata nei casi in cui siano presenti endometriomi rilevanti, aderenze e occlusioni tubariche.
Le terapie farmacologiche sono essenzialmente a base ormonale.
Lo scopo è quello di impedire l’ovulazione e quindi il proliferare del tessuto endometriale.
I più efficaci sono gli agonisti delle gonadotropine, che producono di fatto una sorta di menopausa indotta. L’effetto collaterale più importante è però la perdita di tessuto osseo, che produce alla lunga osteoporosi, ragion per cui il trattamento deve essere somministrato per periodi limitati, non superiori ai 6 mesi.
Viene poi utilizzato un farmaco denominato danazolo, che inibisce la funziona ovarica ma ha effetti di tipo androgenico, per cui ha utilità limitata.
Meno problematico si rivela l’uso dei contraccettivi orali, dopo l’impiego di uno dei due metodi sopra citati, che sembrano in parte bloccare l’aggravarsi della malattia.
Ovviamente il sistema più drastico consiste nell’asportazione dell’utero e delle ovaie, che però va riservata ai casi non trattabili e per pazienti con età avanzata che non desiderano avere una gravidanza. In questi casi va comunque affiancata una terapia sostitutiva per evitare uno stato menopausale improvviso, con conseguenze importanti sull’apparato osseo. Per questo motivo nelle pazienti più giovani è conveniente preservare comunque la funzione ovarica, anche se questo a volte determina recidive della malattia.
Re: Endometriosi
Brave ragazze, l'informazione è la base principale, avete fatto proprio bene a mettere questi articoli! Senza dire che l'endometriosi è una delle maggiori cause di infertilità e per fortuna ci sono cliniche come la biotexcom, che riescono a superare anche questo limite!
Re: Endometriosi
Ciao a tutte, ho appena letto questo post e vi ringrazio per averlo messo. L'endometriosi mi ha costretto a fare l'eterologa, ho già fatto 3 tentativi in due strutture diverse, e questa volta spero di aver trovato la clinica giusta. Anche voi avete questo tipo di problema? Avete visto risultati positivi?
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- Messaggi: 68
- Iscritto il: 26 mag 2015, 12:50
Re: Endometriosi
Salve, stavo curiosando un po su internet ed ho trovato questa clinica e questo forum. Sto curando l'endometriosi già da un paio di anni, ma ancora non riesco a rimanere incinta. Ho provato facendo diverse terapie, omologa, ma niente di niente. Mi farebbe piacere sapere se c'è qualcuna che è riuscita a rimanere incinta nonostante l'endometriosi, e con quale metodo. Forse l'eterologa è piu indicata? Il mio ginecologo non è esperto di pma, secondo lui dovrei continuare con fivet. Ma non sono d'accordo
Re: Endometriosi
ciao Angelica, e benvenuta! da cone vedo stiamo lottando per la stessa cosa, ma che analisi hai fatto finora? hai già fatto la lapoaroscopia?dolceangelica ha scritto:Salve, stavo curiosando un po su internet ed ho trovato questa clinica e questo forum. Sto curando l'endometriosi già da un paio di anni, ma ancora non riesco a rimanere incinta. Ho provato facendo diverse terapie, omologa, ma niente di niente. Mi farebbe piacere sapere se c'è qualcuna che è riuscita a rimanere incinta nonostante l'endometriosi, e con quale metodo. Forse l'eterologa è piu indicata? Il mio ginecologo non è esperto di pma, secondo lui dovrei continuare con fivet. Ma non sono d'accordo
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Re: Endometriosi
ciao Theresa, si si, fatta anche quella. inizialmente provai con la pillola, senza sospenderla, poi altri farmaci (pillole ormonali piu pesanti), associando anche una dieta , poichè il mio ginecologo consigliava un abbondante consumo di frutta e verdura, mentre dovevo ridurre il consumo di carni rosse, zuccheri e latticini , poiché incidevano su questa malattia. All'inizio sembrava stesse funzionando, poi decisi di ricorrere all'omologa, e quello fu un altro fallimento. Leggo molte esperienze su internet che grazie all'eterologa sono riuscite a rimanere incinte, ma prima ho bisogno di capire che tipo di preparazione si fa.theresa ha scritto:ciao Angelica, e benvenuta! da cone vedo stiamo lottando per la stessa cosa, ma che analisi hai fatto finora? hai già fatto la lapoaroscopia?dolceangelica ha scritto:Salve, stavo curiosando un po su internet ed ho trovato questa clinica e questo forum. Sto curando l'endometriosi già da un paio di anni, ma ancora non riesco a rimanere incinta. Ho provato facendo diverse terapie, omologa, ma niente di niente. Mi farebbe piacere sapere se c'è qualcuna che è riuscita a rimanere incinta nonostante l'endometriosi, e con quale metodo. Forse l'eterologa è piu indicata? Il mio ginecologo non è esperto di pma, secondo lui dovrei continuare con fivet. Ma non sono d'accordo