
Fecondazione eterologa: mancano i donatori
Fecondazione eterologa: mancano i donatori
Fecondazione eterologa: mancano i donatori
E le coppie ricominciano ad andare all'estero
Abbattuto il divieto, restano gli ostacoli concreti: le regioni procedono in ordine sparso, le donazioni sono scarse e gli interventi pochissimi. Così alcuni ospedali si sono messi a importare gameti e, al contrario, chi vuole un figlio ha ricominciato ad espatriare
Ci sono le battaglie di principio. E poi c’è la realtà. Avevamo gioito per la sentenza della Corte costituzionale, che il 9 aprile scorso ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa in Italia. Oggi siamo impantanati: ostacoli, cavilli burocratici, caos normativo, Regioni che sulla sanità procedono in ordine sparso. E un impedimento sopra tutti: non ci sono i donatori di ovociti e spermatozoi. Risultato: dopo un iniziale rallentamento della “migrazione procreativa” verso paesi più attrezzati del nostro, ora le coppie italiane riprendono la via della Spagna, della Grecia, della Svizzera in cerca di una gravidanza.
E, visto che ora l’eterologa è legale, c’è anche chi decide di saltare il fosso: anziché aspettare le coppie italiane, i signori del business mondiale della fertilità vengono a pescare i pazienti/clienti là dove sono.
Succede a Milano, per esempio, dove ha appena aperto i battenti una filiale dell’Institut Marquès di Barcellona dove è finalmente possibile, a caro prezzo, tutto quello che dovrebbe essere possibile anche negli ospedali italiani. E non è: a quasi un anno dalla pronuncia della Consulta le coppie che sono riuscite ad ottenere questa prestazione senza volare nei centri esteri si contano sulle dita di una mano.
E le coppie ricominciano ad andare all'estero
Abbattuto il divieto, restano gli ostacoli concreti: le regioni procedono in ordine sparso, le donazioni sono scarse e gli interventi pochissimi. Così alcuni ospedali si sono messi a importare gameti e, al contrario, chi vuole un figlio ha ricominciato ad espatriare
Ci sono le battaglie di principio. E poi c’è la realtà. Avevamo gioito per la sentenza della Corte costituzionale, che il 9 aprile scorso ha cancellato il divieto di fecondazione eterologa in Italia. Oggi siamo impantanati: ostacoli, cavilli burocratici, caos normativo, Regioni che sulla sanità procedono in ordine sparso. E un impedimento sopra tutti: non ci sono i donatori di ovociti e spermatozoi. Risultato: dopo un iniziale rallentamento della “migrazione procreativa” verso paesi più attrezzati del nostro, ora le coppie italiane riprendono la via della Spagna, della Grecia, della Svizzera in cerca di una gravidanza.
E, visto che ora l’eterologa è legale, c’è anche chi decide di saltare il fosso: anziché aspettare le coppie italiane, i signori del business mondiale della fertilità vengono a pescare i pazienti/clienti là dove sono.
Succede a Milano, per esempio, dove ha appena aperto i battenti una filiale dell’Institut Marquès di Barcellona dove è finalmente possibile, a caro prezzo, tutto quello che dovrebbe essere possibile anche negli ospedali italiani. E non è: a quasi un anno dalla pronuncia della Consulta le coppie che sono riuscite ad ottenere questa prestazione senza volare nei centri esteri si contano sulle dita di una mano.
Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
È successo all’Ospedale Careggi di Firenze (che però ha una lista d’attesa di oltre 1800 coppie), in un centro romano, in uno veneto. Niente, se si dà un’occhiata alle stime del bisogno.
Le riassume Andrea Borini, presidente della Sifes (Società Italiana Fertilità e Sterilità): «Se si stima che il 15 per cento della popolazione in età fertile abbia problemi a concepire, e che di questi il 10 abbia bisogno della fecondazione eterologa, possiamo immaginare che almeno settemila coppie resteranno, per il momento, a bocca asciutta, o torneranno a bussare alle porte dei centri esteri: i quali ci confermano quanto la richiesta dal nostro paese sia tornata ai livelli di qualche anno fa». Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul Turismo procreativo, nel 2010 sarebbero stati tra i 3500 e i 4500 italiani a decidere di affrontare un viaggio alla ricerca di un figlio. È verosimile che i numeri non siano cambiati di molto.
Il caos normativo è la cornice, ma il vero impedimento è la mancanza di donatori. Soprattutto, donatrici. È vero, lo scorso dicembre, nel maxiemendamento alla Legge di stabilità, è stato istituito il Registro nazionale dei donatori, per garantire la tracciabilità dei gameti. Ma finora di volontari se n’è visti pochi. In primo luogo, perché non è previsto alcun rimborso per le donne che scelgono di sottoporsi alla lunga e faticosa stimolazione ormonale che serve alla produzione di ovociti.
Le riassume Andrea Borini, presidente della Sifes (Società Italiana Fertilità e Sterilità): «Se si stima che il 15 per cento della popolazione in età fertile abbia problemi a concepire, e che di questi il 10 abbia bisogno della fecondazione eterologa, possiamo immaginare che almeno settemila coppie resteranno, per il momento, a bocca asciutta, o torneranno a bussare alle porte dei centri esteri: i quali ci confermano quanto la richiesta dal nostro paese sia tornata ai livelli di qualche anno fa». Secondo l’ultimo rapporto dell’Osservatorio sul Turismo procreativo, nel 2010 sarebbero stati tra i 3500 e i 4500 italiani a decidere di affrontare un viaggio alla ricerca di un figlio. È verosimile che i numeri non siano cambiati di molto.
Il caos normativo è la cornice, ma il vero impedimento è la mancanza di donatori. Soprattutto, donatrici. È vero, lo scorso dicembre, nel maxiemendamento alla Legge di stabilità, è stato istituito il Registro nazionale dei donatori, per garantire la tracciabilità dei gameti. Ma finora di volontari se n’è visti pochi. In primo luogo, perché non è previsto alcun rimborso per le donne che scelgono di sottoporsi alla lunga e faticosa stimolazione ormonale che serve alla produzione di ovociti.
Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
La legge vieta il pagamento di organi, gameti, cellule. Ma non solo. Rispetto ad altri paesi, in Italia la selezione dei potenziali donatori è resa più difficile da alcuni criteri contenuti proprio nelle Linee guida approvate dalla Conferenza delle Regioni il 4 settembre scorso. Una serie di paletti che di fatto rallentano, se non bloccano, la ricerca di candidati.
Il primo riguarda la donazione di ovociti. Le donne non solo dovranno sottoporsi alle cure necessarie per produrre ovociti utili per il prelievo a totale titolo gratuito, ma dovranno anche fare un tampone che certifichi l’assenza di infezioni vaginali come Candida o Chlamydia.
Un percorso che nessun altro paese europeo prevede, così come non lo prevedono le tecniche di fecondazione omologa. I sanitari assicurano che non ha alcun fondamento scientifico, visto che l’eventuale presenza di infezioni non rende più rischioso il prelievo, né il trasferimento in utero degli ovociti fecondati. E a molti viene il sospetto che si vogliano disincentivare le donazioni rendendole un vero e proprio percorso a ostacoli.
Il secondo paletto riguarda invece la donazione di seme: il Documento prodotto dalle Regioni prevede che i volontari maschi debbano garantire una concentrazione di spermatozoi nell’eiaculato assai superiore a quella stabilita come normale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un seme da superman, insomma. «Una richiesta», continua Borini: «Che certamente taglierà fuori molti potenziali donatori, non ultimi i partner maschili delle coppie che giungono ai centri di Pma, e che sono certamente più sensibili alla cultura del dono».
Il primo riguarda la donazione di ovociti. Le donne non solo dovranno sottoporsi alle cure necessarie per produrre ovociti utili per il prelievo a totale titolo gratuito, ma dovranno anche fare un tampone che certifichi l’assenza di infezioni vaginali come Candida o Chlamydia.
Un percorso che nessun altro paese europeo prevede, così come non lo prevedono le tecniche di fecondazione omologa. I sanitari assicurano che non ha alcun fondamento scientifico, visto che l’eventuale presenza di infezioni non rende più rischioso il prelievo, né il trasferimento in utero degli ovociti fecondati. E a molti viene il sospetto che si vogliano disincentivare le donazioni rendendole un vero e proprio percorso a ostacoli.
Il secondo paletto riguarda invece la donazione di seme: il Documento prodotto dalle Regioni prevede che i volontari maschi debbano garantire una concentrazione di spermatozoi nell’eiaculato assai superiore a quella stabilita come normale dall’Organizzazione Mondiale della Sanità. Un seme da superman, insomma. «Una richiesta», continua Borini: «Che certamente taglierà fuori molti potenziali donatori, non ultimi i partner maschili delle coppie che giungono ai centri di Pma, e che sono certamente più sensibili alla cultura del dono».
Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
Per non perdere nemmeno una possibile donazione è nata Aidagg, l’associazione che raccoglie in un database tutte le richieste dei volontari. «In un mese», dice la segretaria Silvia Consolo: «Abbiamo ricevuto una quarantina di richieste, quasi tutte da parte di giovani uomini che vogliono donare il seme». Due sole le donne, però.
Così succede che molti centri, anche pubblici, stringono accordi con biobanche estere per importare i gameti da quei paesi in cui la cultura della donazione è più diffusa, o che mettono meno paletti tra le ruote degli aspiranti donatori. Il Careggi di Firenze, per esempio, ha appena annunciato una collaborazione con la Cryos International e la Nordic Cryobank danesi, e le spagnole Imer e Ovobank.
A Padova, la Biotech Pma non fa mistero di far arrivare i gameti dalla Spagna. Ma non è un’operazione semplice perché l’Europa delle autorizzazioni sanitarie è una Babele. E nella vita delle coppie si insinua il burocratese: “livello autorizzativo”.
Se un centro italiano vuole importare gameti può farlo solo da un paese che ha un centro di livello autorizzativo pari al nostro, che è il Centro Nazionale dei Trapianti (Cnt). «Ma in paesi come la Grecia o la Spagna (fatta eccezione per la Catalogna) non esiste un ente di pari grado, e i centri hanno un’autorizzazione sanitaria di tipo nazionale del tutto sufficiente a garantire la sicurezza delle procedure», spiega Claudia Livi, direttore scientifico del Demetra di Firenze.
Non per l’occhiuto Cnt che ha rapidamente fatto sapere ai centri italiani che importare dalla Spagna o dalla Grecia, come da tutti gli altri paesi “non conformi” non si può fare. Nessuno ha capito bene se il Cnt sta difendendo la salute delle coppie.
Ma uno come Antonino Guglielmino, direttore del centro Umr di Catania non ci sta: «Noi non accettiamo intimidazioni: la Regione Sicilia ci ha riconosciuto la possibilità di importare gameti, e noi continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto». Se è la sicurezza che sta a cuore al Cnt, conclude da Firenze Claudia Livi, non si capisce come mai negli anni passati si siano lasciate andare le coppie all’estero, in centri non verificati. E come mai si preferisca vederle partire di nuovo per chi sa dove.
Così succede che molti centri, anche pubblici, stringono accordi con biobanche estere per importare i gameti da quei paesi in cui la cultura della donazione è più diffusa, o che mettono meno paletti tra le ruote degli aspiranti donatori. Il Careggi di Firenze, per esempio, ha appena annunciato una collaborazione con la Cryos International e la Nordic Cryobank danesi, e le spagnole Imer e Ovobank.
A Padova, la Biotech Pma non fa mistero di far arrivare i gameti dalla Spagna. Ma non è un’operazione semplice perché l’Europa delle autorizzazioni sanitarie è una Babele. E nella vita delle coppie si insinua il burocratese: “livello autorizzativo”.
Se un centro italiano vuole importare gameti può farlo solo da un paese che ha un centro di livello autorizzativo pari al nostro, che è il Centro Nazionale dei Trapianti (Cnt). «Ma in paesi come la Grecia o la Spagna (fatta eccezione per la Catalogna) non esiste un ente di pari grado, e i centri hanno un’autorizzazione sanitaria di tipo nazionale del tutto sufficiente a garantire la sicurezza delle procedure», spiega Claudia Livi, direttore scientifico del Demetra di Firenze.
Non per l’occhiuto Cnt che ha rapidamente fatto sapere ai centri italiani che importare dalla Spagna o dalla Grecia, come da tutti gli altri paesi “non conformi” non si può fare. Nessuno ha capito bene se il Cnt sta difendendo la salute delle coppie.
Ma uno come Antonino Guglielmino, direttore del centro Umr di Catania non ci sta: «Noi non accettiamo intimidazioni: la Regione Sicilia ci ha riconosciuto la possibilità di importare gameti, e noi continueremo a lavorare come abbiamo sempre fatto». Se è la sicurezza che sta a cuore al Cnt, conclude da Firenze Claudia Livi, non si capisce come mai negli anni passati si siano lasciate andare le coppie all’estero, in centri non verificati. E come mai si preferisca vederle partire di nuovo per chi sa dove.
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Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
un articolo che descrive una situazione tragica
Abbattuto il divieto, restano gli ostacoli concreti: le regioni procedono in ordine sparso, le donazioni sono scarse e gli interventi pochissimi. Così alcuni ospedali si sono messi a importare gameti e, al contrario, chi vuole un figlio ha ricominciato ad espatriare
Abbattuto il divieto, restano gli ostacoli concreti: le regioni procedono in ordine sparso, le donazioni sono scarse e gli interventi pochissimi. Così alcuni ospedali si sono messi a importare gameti e, al contrario, chi vuole un figlio ha ricominciato ad espatriare
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Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
Eterologa, ecco le nuove linee guida del ministero
Totale gratuità per la donazione dei gameti e possibilità di effettuare il cosiddetto «egg sharing», ovvero la donazione da parte della donna che si sottopone a fecondazione assistita omologa di parte degli ovociti non utilizzati. Sono questi due dei punti chiave delle nuove linee guida sull’eterologa alle quali si sta lavorando al ministero della Salute. Un provvedimento «reclamato» da pazienti e medici - e che a breve dovrebbe approdare al Consiglio superiore di sanità per il previsto parere - mentre è attesa per la pronuncia della Corte Costituzionale, prevista per il 14 aprile, che dovrà decidere in merito ad un aspetto che rappresenta il «cuore» della legge 40 sulla procreazione assistita, ovvero l’accesso stesso alle tecniche.
La Consulta, spiega il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, «si appresta a decidere su un tema fondamentale, ovvero l’accesso alla fecondazione assistita di pazienti non sterili ma portatori di gravi malattie genetiche». E continua: «Ad oggi, infatti, l’accesso alle tecniche di procreazione è consentito alle sole coppie sterili». Un divieto, quello dell’accesso alle tecniche per le coppie fertili ma con malattie genetiche, che le associazioni dei pazienti contestano, in nome della parità dei diritti per tutti i cittadini.
Intanto, sarebbero quasi pronte le linee guida collegate alla Legge 40, ferme dal 2008 e che invece dovrebbero essere aggiornate ogni tre anni. Il principio della gratuità e volontarietà della donazione dei gameti è ribadito chiaramente. Un principio «contestato» però da Centri di procreazione medicalmente assistita e vari ginecologi, che chiedono invece di prevedere un «premio di solidarietà» per le donatrici come accade in altri Paesi Ue proprio per incentivare le donazioni al femminile, attualmente scarsissime in Italia.
All’esame è anche il recepimento della normativa europea relativa alla selezione dei donatori. Rispetto ai contenuti, saranno specificati i criteri medici per l’accesso all’eterologa e si prevederà la pratica dell’egg-sharing per le donazioni al femminile. Rispetto alla gratuità della donazione, inoltre, si farà riferimento alle norme nazionali già in atto per la donazione di midollo osseo o sangue in relazione al rimborso per le spese di viaggio e le giornate lavorative. Nelle linee guida sarà anche specificata la possibilità della doppia eterologa, ovvero la possibilità di accedere alla tecnica sia che risulti sterile un solo membro della coppia sia entrambi.
Sul fronte invece dei costi per le coppie che accedono all’eterologa, ieri il Consiglio di Stato ha sospeso la delibera della Lombardia che, unica regione in Italia, prevede il costo delle tecniche di eterologa a totale carico dei cittadini. Un’ordinanza, quella dei giudici amministrativi, che «non ha stupito minimamente» il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Ricordo - ha rilevato - che l’eterologa è stata introdotta in Italia dalla Corte Costituzionale che sollevava la discriminazione e disparità economica tra le coppie che potevano sostenerla all’estero piuttosto che in Italia. Non a caso - ha precisato il ministro subito dopo la pubblicazione dell’ordinanza - ho inserito l’eterologa nei livelli essenziali di assistenza, ovvero le cure garantite dal Servizio sanitario nazionale, a pari livello della fecondazione omologa”.
Totale gratuità per la donazione dei gameti e possibilità di effettuare il cosiddetto «egg sharing», ovvero la donazione da parte della donna che si sottopone a fecondazione assistita omologa di parte degli ovociti non utilizzati. Sono questi due dei punti chiave delle nuove linee guida sull’eterologa alle quali si sta lavorando al ministero della Salute. Un provvedimento «reclamato» da pazienti e medici - e che a breve dovrebbe approdare al Consiglio superiore di sanità per il previsto parere - mentre è attesa per la pronuncia della Corte Costituzionale, prevista per il 14 aprile, che dovrà decidere in merito ad un aspetto che rappresenta il «cuore» della legge 40 sulla procreazione assistita, ovvero l’accesso stesso alle tecniche.
La Consulta, spiega il segretario dell’Associazione Luca Coscioni, Filomena Gallo, «si appresta a decidere su un tema fondamentale, ovvero l’accesso alla fecondazione assistita di pazienti non sterili ma portatori di gravi malattie genetiche». E continua: «Ad oggi, infatti, l’accesso alle tecniche di procreazione è consentito alle sole coppie sterili». Un divieto, quello dell’accesso alle tecniche per le coppie fertili ma con malattie genetiche, che le associazioni dei pazienti contestano, in nome della parità dei diritti per tutti i cittadini.
Intanto, sarebbero quasi pronte le linee guida collegate alla Legge 40, ferme dal 2008 e che invece dovrebbero essere aggiornate ogni tre anni. Il principio della gratuità e volontarietà della donazione dei gameti è ribadito chiaramente. Un principio «contestato» però da Centri di procreazione medicalmente assistita e vari ginecologi, che chiedono invece di prevedere un «premio di solidarietà» per le donatrici come accade in altri Paesi Ue proprio per incentivare le donazioni al femminile, attualmente scarsissime in Italia.
All’esame è anche il recepimento della normativa europea relativa alla selezione dei donatori. Rispetto ai contenuti, saranno specificati i criteri medici per l’accesso all’eterologa e si prevederà la pratica dell’egg-sharing per le donazioni al femminile. Rispetto alla gratuità della donazione, inoltre, si farà riferimento alle norme nazionali già in atto per la donazione di midollo osseo o sangue in relazione al rimborso per le spese di viaggio e le giornate lavorative. Nelle linee guida sarà anche specificata la possibilità della doppia eterologa, ovvero la possibilità di accedere alla tecnica sia che risulti sterile un solo membro della coppia sia entrambi.
Sul fronte invece dei costi per le coppie che accedono all’eterologa, ieri il Consiglio di Stato ha sospeso la delibera della Lombardia che, unica regione in Italia, prevede il costo delle tecniche di eterologa a totale carico dei cittadini. Un’ordinanza, quella dei giudici amministrativi, che «non ha stupito minimamente» il ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Ricordo - ha rilevato - che l’eterologa è stata introdotta in Italia dalla Corte Costituzionale che sollevava la discriminazione e disparità economica tra le coppie che potevano sostenerla all’estero piuttosto che in Italia. Non a caso - ha precisato il ministro subito dopo la pubblicazione dell’ordinanza - ho inserito l’eterologa nei livelli essenziali di assistenza, ovvero le cure garantite dal Servizio sanitario nazionale, a pari livello della fecondazione omologa”.
Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
bah, non serve a nulla, non funziona in italia 

Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
Ma è ovvio che non funziona, ospedali e strutture disorganizzate, carenza di gameti e quelli che hanno sono congelati! Non c'è nessuna tutela per le pazienti, quindi di conseguenza vanno tutte fuori.habbi ha scritto:bah, non serve a nulla, non funziona in italia
Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
Quindi non suno l'unica a pensare cosi ed aver fuggita all'estero?
Re: Fecondazione eterologa: mancano i donatori
Assolutamente no palmina, il 70, 80 % delle donne italiane che vogliono fare eterologa vanno all'estero, l'ho letto anche su internet. Molte donne addirittura vengono messe in lista e devono aspettare anche due anni, e calcola che nel pubblico il limite di età è 43 anni... fatti un po i contipalmina ha scritto:Quindi non suno l'unica a pensare cosi ed aver fuggita all'estero?