Italia fanalino di coda nella fecondazione eterologa
Inviato: 18 apr 2015, 21:03
Italia fanalino di coda nella fecondazione eterologa: donare è un tabù, centri impreparati
La fecondazione eterologa doveva rappresentare un traguardo importante per l’Italia e invece, a distanza di un anno dalla sentenza della Consulta è tutto fermo e il progetto non è decollato. A quanto pare mancherebbe la “materia prima” ovvero non ci sarebbero abbastanza donatori e per questo il meccanismo si è inceppato e quindi nel labirinto di ospedali pubblici e cliniche private la ricerca diventa complicata se non impossibile. Nessuno sa dare informazioni e i centri regionali di prenotazione spesso si fanno trovare impreparati nonostante da mesi lo stallo venga attribuito alla mancanza di seme e ovociti.
Ma il problema pare non riguardi solamente la fecondazione in se ma ci siano resistenze anche sulla questione donazione e così donare agli altri – anche se si ha il potenziale e una salute di ferro e soprattutto senza chiedere nulla in cambio – diventa un’impresa disperata. Secondo un’indagine condotta da Repubblica è emerso che anche i centri che dovrebbero essere pronti perché hanno avuto il via libera ufficiale, in realtà sembrano cascare dalle nuvole: in Lombardia sia al Niguarda che al Fatebenefratelli che al Centro sterilità dell’ospedale San Carlo non se ne parla proprio, anzi a volte la richiesta è stata anche motivo di imbarazzo o di tabù. Lo stesso vale per il Mangiagalli, il centro medico Cerva, l’Humanitas, il San Raffaele e lo sportello del Comune di Milano per i diritti civili, luoghi dove a volte è apparso quasi di doversi sentire in colpa per una richiesta tanto “bizzarra”, cioè donare gameti.
Alla fine, però, l’inchiesta di Repubblica non è andata a vuoto e su venti centri milanesi contattati due risposte positive sono arrivate: al Sacco c’è un elenco di pazienti in lista di attesa e presto sarà possibile fare i primi colloqui con i medici. Al centro Matris, invece, sembrano non aspettare altro: in questo centro l’eterologa si fa da luglio, finalmente qualcuno al passo con i tempi! In altri Paesi europei ovviamente la situazione è ben diversa: i donatori si trovano senza difficoltà, soprattutto di sesso femminile. Tra le studentesse donare è diventata consuetudine, una questione di civiltà. “Da noi, invece, stanno facendo del terrorismo, la gente non sa come muoversi e allora va all’estero”, dichiara amareggiato il medico del centro Matris di Milano.
La fecondazione eterologa doveva rappresentare un traguardo importante per l’Italia e invece, a distanza di un anno dalla sentenza della Consulta è tutto fermo e il progetto non è decollato. A quanto pare mancherebbe la “materia prima” ovvero non ci sarebbero abbastanza donatori e per questo il meccanismo si è inceppato e quindi nel labirinto di ospedali pubblici e cliniche private la ricerca diventa complicata se non impossibile. Nessuno sa dare informazioni e i centri regionali di prenotazione spesso si fanno trovare impreparati nonostante da mesi lo stallo venga attribuito alla mancanza di seme e ovociti.
Ma il problema pare non riguardi solamente la fecondazione in se ma ci siano resistenze anche sulla questione donazione e così donare agli altri – anche se si ha il potenziale e una salute di ferro e soprattutto senza chiedere nulla in cambio – diventa un’impresa disperata. Secondo un’indagine condotta da Repubblica è emerso che anche i centri che dovrebbero essere pronti perché hanno avuto il via libera ufficiale, in realtà sembrano cascare dalle nuvole: in Lombardia sia al Niguarda che al Fatebenefratelli che al Centro sterilità dell’ospedale San Carlo non se ne parla proprio, anzi a volte la richiesta è stata anche motivo di imbarazzo o di tabù. Lo stesso vale per il Mangiagalli, il centro medico Cerva, l’Humanitas, il San Raffaele e lo sportello del Comune di Milano per i diritti civili, luoghi dove a volte è apparso quasi di doversi sentire in colpa per una richiesta tanto “bizzarra”, cioè donare gameti.
Alla fine, però, l’inchiesta di Repubblica non è andata a vuoto e su venti centri milanesi contattati due risposte positive sono arrivate: al Sacco c’è un elenco di pazienti in lista di attesa e presto sarà possibile fare i primi colloqui con i medici. Al centro Matris, invece, sembrano non aspettare altro: in questo centro l’eterologa si fa da luglio, finalmente qualcuno al passo con i tempi! In altri Paesi europei ovviamente la situazione è ben diversa: i donatori si trovano senza difficoltà, soprattutto di sesso femminile. Tra le studentesse donare è diventata consuetudine, una questione di civiltà. “Da noi, invece, stanno facendo del terrorismo, la gente non sa come muoversi e allora va all’estero”, dichiara amareggiato il medico del centro Matris di Milano.