Toscana e Friuli acquistano gameti dall’estero. Ferme le altre Regioni. La testimonianza: «Dono per chi sta dall’altra parte»
ROMA. Marta distoglie lo sguardo dalla dottoressa, ci pensa su e poi chiede: «Ma sentirò dolore?». «No» le risponde lei «non lo sentirai». «Ecco, mi preoccupava solo questo. Se è così, lo voglio fare». Marta ha i capelli neri e ricci, ma potrebbero essere biondi e lisci, castani e mossi. Oppure potrebbero essere, e sono, tutte queste combinazioni. Marta ha 22 anni ed è una giovane donna che ha deciso di donare i propri ovociti consentendo così ad una coppia di avere un bambino attraverso la fecondazione eterologa. Si chiama ovodonazione. Pratica in fondo non molto diversa, come concetto, dalla donazione degli organi. Salvo per il fatto che in Italia la fecondazione assistita tramite gameti esterni alla coppia, benché non più vietata dalla Legge 40, stenti ancora a partire proprio a causa dell’assenza di donatrici. E mentre i centri pubblici sono sostanzialmente ancora fermi, diversi centri privati in Italia si sono attivati acquistando gameti da banche estere. Qualcuno poi, sta anche lavorando per “reclutare” in Italia delle donatrici. Pure i donatori di spermatozoi mancano, ma è il recupero delle cellule uovo ad essere più complesso. «Perché lo voglio fare?» dice Marta alla dottoressa. «Perché domani potrei trovarmi dall’altra parte e averne bisogno io».
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«Quando le ragazze con cui parlo capiscono il valore dell’atto che intraprendono con l’ovodonazione si sentono molto motivate», spiega Roberta Poverini, del Cermer, il Reparto ricerche medicina della riproduzione di Villa Mafalda, Roma, diretto da Franco Lisi. «Pensano che tra gli anni di studio, la ricerca di un lavoro e il tempo da dedicare alla carriera potrebbero arrivare a 40 anni e avere bisogno loro di ovuli una donatrice. E poi, penso sia un diritto delle coppie italiane poter fare l’eterologa nel proprio Paese e non dover andare più all’estero».

Fecondazione eterologa, in Italia mancano gli ovociti
Re: Fecondazione eterologa, in Italia mancano gli ovociti
La biologa è un po’ una pioniera della nuova cultura dell’ovodonazione che con fatica sta cominciando a mettere radici dopo che il 9 aprile 2014 la Corte costituzione ha dichiarato illegittimo il divieto di fecondazione eterologa in Italia. Alla sentenza, dopo alcuni mesi, sono seguite delle Linee guida, stabilite dalla Conferenza delle Regioni. Tra le “regole” tracciate, ce n’è una che riguarda appunto la selezione: i donatori devono avere un’età non inferiore ai 18 anni e non superiore ai 40 per i maschi, 20-35 anni invece la forbice per le femmine. Dieci i nati per donatore, ma la coppia che ha già avuto un figlio da fecondazione eterologa potrà averne altri dallo stesso donatore. Ammessa la scelta delle principali caratteristiche fenotipiche del donatore (come colore di occhi e capelli, carnagione), vietato invece il “pagamento”, previsti al massimo dei rimborsi per i giorni di lavoro persi. «Ho iniziato a chiedere a giovani donne se volevano donare una parte del loro corpo - racconta ancora la dottoressa - e tra le ragazze di 20-25 anni ho trovato riscontri molto positivi: sono interessate a capire di che si tratta, come si fa».
Per “diventare” donatori si passa prima attraverso uno screening approfondito di esami e colloqui. Se in salute e idonee, le giovani donne si sottoporranno ad una stimolazione ormonale e poi al prelievo di ovociti, in sedazione, destinati a una coppia ricevente. Per sensibilizzare e informare sull’argomento dei possibili donatori e delle coppie con problemi di fertilità, il Cermer organizzerà ogni mese a partire da giugno delle “giornate aperte”.
Per Marta le spiegazioni ricevute sono state convincenti. E poi le piace l’idea di sentirsi una pioniera. «Stiamo facendo la storia dell’eterologa in Italia» dice sorridendo dall’alto dei suoi 22 anni.
Per “diventare” donatori si passa prima attraverso uno screening approfondito di esami e colloqui. Se in salute e idonee, le giovani donne si sottoporranno ad una stimolazione ormonale e poi al prelievo di ovociti, in sedazione, destinati a una coppia ricevente. Per sensibilizzare e informare sull’argomento dei possibili donatori e delle coppie con problemi di fertilità, il Cermer organizzerà ogni mese a partire da giugno delle “giornate aperte”.
Per Marta le spiegazioni ricevute sono state convincenti. E poi le piace l’idea di sentirsi una pioniera. «Stiamo facendo la storia dell’eterologa in Italia» dice sorridendo dall’alto dei suoi 22 anni.
Re: Fecondazione eterologa, in Italia mancano gli ovociti
Sicuramente onore alle donatrici! Vi posto questo commento preso da un forum
Ciao!
Vi riporto qui sotto quanto consigliatomi dal mio medico considerato un “luminare”. A me è sembrata più che altro una risposta di buon senso… che magari può essere utile a qualcuna/o..
A suo dire “Innanzitutto, ti sconsiglio l’Italia e ti consiglio l’estero. Poi, la scelta del singolo centro è pressoché indifferente visto che oggi le tecniche di esecuzione dell’ovodonazione sono facilissime e non richiedono capacità strabilianti (a detta sua sono anche più semplici di una normale fivet).
Infatti la discriminante della scelta sta principalmente nella legislazione ed, in particolare, in un fattore: la donazione dietro compenso o meno. Mi spiego meglio: tralasciando le motivazioni etiche, nei paesi dove viene dato un compenso alto (vedi Spagna), le donanti sono SELEZIONATE positivamente. Trovi perciò che molte donne, spesso giovani e senza problemi di fertilità, donano per soldi (ripeto mi astengo da giudici etici, sto parlando solo di efficienza). Nei paesi dove non esiste un compenso (o è comunque bassissimo), le donanti sono pochissime - perché non incentivate economicamente - e non selezionate. Sono perciò spesso persone che hanno fatto precedenti trattamenti di fecondazione assistita e che magari hanno prodotto un sovrannumero di ovociti che hanno congelato e poi donato. Viene da se’ come le donne che si sottopongono a fecondazione assistita hanno spesso già dei problemi e quindi sono selezionate negativamente (cioè il seme è peggiore).
Questo è più meno quello che avviene oggi in Italia (fatte le dovute eccezioni). Non solo gli ovociti sono pochi e perlopiù congelati, ma provengono da una “popolazione” che facilmente ha problemi di fertilità e quindi con minori possibilità di successo. Se poi gli ovociti sono presi dall’estero, anche li da dove?”
Questo è quanto mi è stato suggerito e francamente mi sembra più che plausibile. Premetto che lui mi ha suggerito **** solo perche' conosce bene come funziona li, ma non ha escluso che anche in altri paesi con legislazioni simili, valga la stessa cosa… ciao
Ciao!
Vi riporto qui sotto quanto consigliatomi dal mio medico considerato un “luminare”. A me è sembrata più che altro una risposta di buon senso… che magari può essere utile a qualcuna/o..
A suo dire “Innanzitutto, ti sconsiglio l’Italia e ti consiglio l’estero. Poi, la scelta del singolo centro è pressoché indifferente visto che oggi le tecniche di esecuzione dell’ovodonazione sono facilissime e non richiedono capacità strabilianti (a detta sua sono anche più semplici di una normale fivet).
Infatti la discriminante della scelta sta principalmente nella legislazione ed, in particolare, in un fattore: la donazione dietro compenso o meno. Mi spiego meglio: tralasciando le motivazioni etiche, nei paesi dove viene dato un compenso alto (vedi Spagna), le donanti sono SELEZIONATE positivamente. Trovi perciò che molte donne, spesso giovani e senza problemi di fertilità, donano per soldi (ripeto mi astengo da giudici etici, sto parlando solo di efficienza). Nei paesi dove non esiste un compenso (o è comunque bassissimo), le donanti sono pochissime - perché non incentivate economicamente - e non selezionate. Sono perciò spesso persone che hanno fatto precedenti trattamenti di fecondazione assistita e che magari hanno prodotto un sovrannumero di ovociti che hanno congelato e poi donato. Viene da se’ come le donne che si sottopongono a fecondazione assistita hanno spesso già dei problemi e quindi sono selezionate negativamente (cioè il seme è peggiore).
Questo è più meno quello che avviene oggi in Italia (fatte le dovute eccezioni). Non solo gli ovociti sono pochi e perlopiù congelati, ma provengono da una “popolazione” che facilmente ha problemi di fertilità e quindi con minori possibilità di successo. Se poi gli ovociti sono presi dall’estero, anche li da dove?”
Questo è quanto mi è stato suggerito e francamente mi sembra più che plausibile. Premetto che lui mi ha suggerito **** solo perche' conosce bene come funziona li, ma non ha escluso che anche in altri paesi con legislazioni simili, valga la stessa cosa… ciao
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- Iscritto il: 15 apr 2014, 14:18
Re: Fecondazione eterologa, in Italia mancano gli ovociti
e ci credo che mancano, chi va a donare?