La colposcopia (dal greco kolpos (vagina) e skopeo (osservare)) è un esame di II livello, utile ad approfondire il referto di pap test anomali.
Si effettua tramite uno strumento detto colposcopio, che permette di osservare i tessuti genitali (vulva, perineo, vagina, cervice uterina) per individuare eventuali lesioni e visionarle grazie a un forte ingrandimento e all’uso di particolari soluzioni (come ad esempio l’acido acetico). In questo modo si potranno evidenziare lesioni pre cancerose. Se occorre è possibile anche prelevare piccoli campioni di tessuto da sottoporre ad esame istologico per la ricerca di cellule anomale.
Un ulteriore uso della colposcopia è inoltre il monitoraggio dell’efficacia di terapie di normalizzazione della cervice, la valutazione delle lesioni in caso di violenza sessuale, la presenza di perdite ematiche post-coitali e la diagnostica delle malattie sessualmente trasmissibili. Per quest’ultimo scopo è possibile utilizzare il colposcopio anche per osservare l’organo genitale maschile e diagnosticare infezioni di coppia.
Il pap test (vedi scheda) è un importante esame che consente di individuare molto precocemente le pazienti con tumore della cervice uterina. Tuttavia, un referto anomalo di un pap test non è una diagnosi definitiva, ma deve essere visto come un indirizzo a esami più approfonditi. Il pap test infatti denuncia la presenza di cellule atipiche, presenza non sufficiente ad una diagnosi di tumore. Per questo motivo si deve procedere, in questi casi, a effettuare velocemente una colposcopia, al fine di scegliere, in caso di conferma della diagnosi, il trattamento più idoneo al caso in esame. A seconda della gravità delle lesioni infatti si possono utilizzare metodiche di tipo distruttivo (diatermocoagulazione, crioterapia, termocoagulazione, laser vaporizzazione) oppure di tipo escissionale (conizzazione con bisturi, conizzazione laser, conizzazione con ansa o ago a radiofrequenza). I trattamenti sono spesso eseguiti in ambulatorio, sono semplici e spesso risolutivi. L’importanza della diagnosi precoce infatti è basilare perché si possa prevenire lo sviluppo del cancro e una guarigione con più alta percentuale di successo.
La colposcopia è un esame assolutamente indolore e di breve durata (10-15 minuti al massimo).
Anche nel caso in cui si proceda a biopsia, la paziente avvertirà solo un lieve crampo al momento del prelievo. In seguito potranno esserci lievi perdite di sangue che si arrestano velocemente e senza alcun intervento e un lieve bruciore (comunque assai raro) che persiste per qualche giorno.
Per effettuare la colposcopia viene introdotto innanzi tutto lo speculum (analogamente al pap test) che consente la visualizzazione del collo dell’utero. Solitamente tale introduzione è assolutamente indolore, ma alcune donne avvertono un lieve fastidio, specie in presenza di irritazioni o di scarsa lubrificazione.
Come già detto si utilizza quindi il colposcopio, che è un particolare microscopio, che illumina cute e mucose con un fascio luminoso. La luce penetra nella cute e viene in parte assorbita e in parte riflessa. L’assorbimento dipenderà dalle caratteristiche del tessuto. Per facilitare l’osservazione vengono utilizzati anche dei particolari filtri colorati.
L’osservazione delle immagini e la valutazione dell’assorbimento della luce da parte dei tessuti consentirà al medico di effettuare una diagnosi. Il referto conterrà la descrizione delle eventuali lesioni. Quadri patologici possibili sono stati infiammatori, lesioni derivanti da virus (come l’HPV), displasia. Molto frequente è la cosiddetta “piaghetta” (scientificamente chiamata Ectropion), che può essere eliminata tramite dermocoagulazione.
Se la paziente è età fertile, l’esame va eseguito al di fuori della mestruazione, preferibilmente a metà ciclo, dopo almeno due giorni di astensione dai rapporti sessuale e dall’uso di lavande interne, ovuli, creme vaginali e tamponi.

Diagnostica strumentale: colposcopia
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