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Diagnostica strumentale: fertiloscopia

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Diagnostica strumentale: fertiloscopia

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La fertiloscopia è un’indagine mininvasiva, di recente introduzione, che consente la visione della pelvi posteriore, ossia della parte della cavità addominale che permette di visualizzare la faccia posteriore dell’utero, le ovaie, le tube, attraverso un sistema ottico che viene introdotto sotto anestesia.

Si possono distinguere 5 fasi.

La prima fase è un’isteroscopia, attraverso la quale è possibile asportare eventuali polipi, fibromi ed effettuare una biopsia endometriale.

Durante la seconda fase (idrolaparoscopia transvaginale) si introduce attraverso il fornice vaginale posteriore uno strumento che si chiama trocar e serve per inserire la strumentazione operatoria- Il tutto viene fatto previa anestesia locale.
Grazie a un liquido fisiologico si esaminano gli organi pelvici, per visualizzare eventuali anomalie. La procedura fin qui è solitamente indolore.

La terza fase consiste in una cromosalpingoscopia, ossia una prova che accerta la pervietà delle tube utilizzando un liquido colorato (blu di metilene), introdotto in utero tramite un catetere. Il passaggio del liquido blu nella cavità addominale mostra se le tube sono aperte o chiuse ed rivela eventuali tortuosità.

La quarta fase si può effettuare su circa il 50% delle pazienti e consiste in una salpingoscopia, ossia nell’introduzione nel padiglione tubarico di un sistema ottico per l’esplorazione della mucosa.

L’ultima fase è la microsalpingoscopia che consiste nell’esame della mucosa tubarica attraverso un ingrandimento ottico, dopo la prova di pervietà. Il fatto che si sia utilizzato nella cromosalpingoscopia il blu di metilene permette di valutare la capacità funzionale della tuba: più i nuclei delle cellule tubariche risultano colorati meno la mucosa sarà funzionante.

La fertiloscopia è un esame molto veloce e consente una dimissione della paziente molto rapida, con una prescrizione di una terapia antibiotica e antinfiammatoria. Si consiglia di evitare per sette giorni l’uso tamponi vaginali e di astenersi dai rapporti sessuali.

Questo esame permette un esame accurato e non traumatico che coinvolge anche le tube e la loro funzionalità.
E’ indicato in particolar modo per le pazienti con infertilità inspiegata, specie se si sospetta un problema tubarico o un’endometriosi di lieve entità. Può essere usato anche per controlli post operatori per pazienti con endometriosi. Alcuni studi recenti hanno infatti evidenziato che la fertiloscopia può essere uno strumento molto valido per la diagnosi dell’endometriosi e anzi porta alla luce un maggior numero di casi rispetto a quelli scoperti tramite laparoscopia.
staff
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Re: Diagnostica strumentale: fertiloscopia

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Per la sua semplicità di esecuzione, la sua bassa traumaticità e l’ooportunità che offre di osservare dal vivo alcuni processi importantissimi come l’ovulazione ad esempio, la fertiloscopia è un esame molto interessante e preferibile rispetto a metodiche tradizionali più traumatiche. D’altronde la tecnica ha il limite di non permettere la visualizzazione della faccia anteriorie dell’utero e della plica vescica-uterina e dà meno possibilità di eseguire delle procedure chirurgiche rispetto alla laparoscopia.

Inoltre questo tipo di metodica è controindicata per pazienti che soffrono di patologie di ostruzione del Douglas (utero retroversoflesso in modo fisso, miomi posteriori e cisti ovariche di grandi dimensioni), infiltrazione del setto rettovaginale, flogosi vulvo-vaginali (per il rischio di propagazione dell’infezione). Questo tipo di situazioni dovranno quindi essere attentamente valutate tramite una visita, una ecografia pelvica, un tampone cervicale e vaginale e un pap test.

I rischi sono sostanzialmente piuttosto bassi e sono in realtà gli stessi legati ad una isteroscopia: rischio di perforazione dell’utero, delle anse intestinali, lesioni vascolari o infiammazioni, che possono arrivare fino alla peritonite, ma le complicanze possono essere agevolmente evitate affidandosi a personale esperto.
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