La POF: è menopausa?
L’esaurimento ovarico prematuro (premature ovarian failure POF) è un difetto ovarico che si presenta con assenza del menarca (la prima mestruazione) detta anche amenorrea primaria, oppure la riduzione progressiva dei follicoli ovarici prima dei 40 anni con assenza della mestruazione (amenorrea secondaria).
Come per la menopausa, la POF si presenta spesso come infertilità accompagnata da sintomi quali palpitazioni, intolleranza al caldo, vampate, ansia e depressione, stanchezza. Le gonadotropine prodotte dall’ipofisi, la ghiandola che si trova alla base del cervello e che governa l’attività ovarica, sono molto elevate, in particolare l’FSH.
L’assenza di estrogeni normalmente prodotti dalle ovaie grazie allo stimolo delle gonadotropine sui follicoli ovarici (che in questo caso sono esauriti) può condurre a una comparsa precoce di osteoporosi, e sintomi cardiovascolari, neurologici, metabolici.
Le cause sono sconosciute tuttavia sono stati individuati alcuni geni candidati ad essere la causa della condizione. La condizione può essere associata a trattamenti di tipo chirurgico, chemioterapia e radiazioni, o a fenomeni autoimmunitari, infezioni (herpes zoster, citomegalovirus), difetti cromosomici soprattutto a carico del cromosoma X (sindrome di Turner o X-fragile), difetti genetici (geni POF1 e POF2, mutazioni dei recettori dell’FSH e dell’LH, alcune rare mutazioni), metabolici (disordini congeniti della glicosilazione, galattosemia), alcune sindromi rare.
Le forme più severe della condizione si presentano con assenza dello sviluppo puberale e amenorrea primaria, e la metà di questi casi sono dovuti a disgenesia ovarica; la causa più frequente di disgenesia ovarica è la sindrome di Turner, caratterizzata dalla assenza di un cromosoma X nelle cellule delle donne affette. La correzione dell’infertilità è impossibile, se la diagnosi viene fatta quando già tutti i follicoli sono scomparsi;
la diagnosi precoce può indicare l’opportunità di accelerare la gravidanza, o effettuare un prelievo ovocitario con criopreservazione per un uso successivo.
In caso di patrimonio follicolare completamente esaurito, l’unica soluzione è la fecondazione in vitro con ovodonazione, prendendo gli ovociti da una donatrice.

La POF: è menopausa?
Scoperti i geni che regolano la menopausa
Scoperti i geni che regolano la menopausa
Scienziati da 177 istituzioni di tutto il mondo, per ben 70.000 donne europee coinvolte. Sono questi i numeri dello studio, pubblicato su Nature Genetics, grazie al quale sono state identificate 44 regioni del genoma umano che regolano l’età in cui le donne entrano in menopausa. La scoperta mette in luce che gran parte dei geni coinvolti sono implicati nei sistemi di riparazione del Dna, ovvero quei meccanismi che aiutano il genoma a restare sano e a eliminare i danni che si accumulano nel tempo.
I risultati dello studio suggeriscono che gli ovociti che hanno un sistema di riparazione del Dna più efficiente sopravvivono più a lungo e ciò si traduce in una menopausa più tardiva. Al contrario, se tendono ad accumulare danni al genoma a causa dell’inefficienza di questi sistemi, vanno incontro ad una morte più precoce. Le 44 varianti geniche identificate determinano quindi se una donna andrà in menopausa precocemente o più tardi: “Sappiamo da tempo che l’età in cui le donne vanno in menopausa è in parte determinata dai geni. Questo studio ci dice che ci sono probabilmente centinaia di geni coinvolti, che possono alterare l’età della menopausa da alcune settimane a un anno. Colpisce il fatto che i geni coinvolti nella riparazione del Dna abbiano una tale influenza sulla menopausa e riteniamo sia dovuto al loro effetto sulla durata della vita delle cellule uovo“, afferma John Perry del Medical Research Council dell’Università di Cambridge, coautore dello studio.
La ricerca ha inoltre dimostrato che esiste un collegamento tra l’età della menopausa e il rischio di sviluppare il cancro al seno. I ricercatori hanno stimato che questo aumenta del 6% per ogni anno che la menopausa tarda ad arrivare e che questo è probabilmente dovuto alla più duratura esposizione agli estrogeni durante l’età fertile.
Anna Murray, genetista presso l’Università dell’ Exeter Medical School, ha descritto l’impatto dei risultati: “Molte donne oggi stanno scegliendo di avere bambini in età più avanzata, ma possono avere difficoltà a concepire naturalmente perché la fertilità inizia a diminuire almeno 10 anni prima della menopausa. La nostra ricerca ha aumentato considerevolmente la comprensione di come avviene l’invecchiamento riproduttivo delle donne e ci auguriamo che queste conoscenze possano portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per evitare la menopausa precoce“.
Il passo successivo sarà quello di capire nel dettaglio come le variazioni genetiche scoperte in questo studio causino un’alterazione nei tempi della menopausa, che normalmente sopravviene tra i 40 e i 50 anni. Scoprire questi meccanismi potrebbe infatti migliorare il trattamento dei disturbi legati a questa fase della vita, come infertilità, osteoporosi e malattie cardiache.
Scienziati da 177 istituzioni di tutto il mondo, per ben 70.000 donne europee coinvolte. Sono questi i numeri dello studio, pubblicato su Nature Genetics, grazie al quale sono state identificate 44 regioni del genoma umano che regolano l’età in cui le donne entrano in menopausa. La scoperta mette in luce che gran parte dei geni coinvolti sono implicati nei sistemi di riparazione del Dna, ovvero quei meccanismi che aiutano il genoma a restare sano e a eliminare i danni che si accumulano nel tempo.
I risultati dello studio suggeriscono che gli ovociti che hanno un sistema di riparazione del Dna più efficiente sopravvivono più a lungo e ciò si traduce in una menopausa più tardiva. Al contrario, se tendono ad accumulare danni al genoma a causa dell’inefficienza di questi sistemi, vanno incontro ad una morte più precoce. Le 44 varianti geniche identificate determinano quindi se una donna andrà in menopausa precocemente o più tardi: “Sappiamo da tempo che l’età in cui le donne vanno in menopausa è in parte determinata dai geni. Questo studio ci dice che ci sono probabilmente centinaia di geni coinvolti, che possono alterare l’età della menopausa da alcune settimane a un anno. Colpisce il fatto che i geni coinvolti nella riparazione del Dna abbiano una tale influenza sulla menopausa e riteniamo sia dovuto al loro effetto sulla durata della vita delle cellule uovo“, afferma John Perry del Medical Research Council dell’Università di Cambridge, coautore dello studio.
La ricerca ha inoltre dimostrato che esiste un collegamento tra l’età della menopausa e il rischio di sviluppare il cancro al seno. I ricercatori hanno stimato che questo aumenta del 6% per ogni anno che la menopausa tarda ad arrivare e che questo è probabilmente dovuto alla più duratura esposizione agli estrogeni durante l’età fertile.
Anna Murray, genetista presso l’Università dell’ Exeter Medical School, ha descritto l’impatto dei risultati: “Molte donne oggi stanno scegliendo di avere bambini in età più avanzata, ma possono avere difficoltà a concepire naturalmente perché la fertilità inizia a diminuire almeno 10 anni prima della menopausa. La nostra ricerca ha aumentato considerevolmente la comprensione di come avviene l’invecchiamento riproduttivo delle donne e ci auguriamo che queste conoscenze possano portare allo sviluppo di nuovi trattamenti per evitare la menopausa precoce“.
Il passo successivo sarà quello di capire nel dettaglio come le variazioni genetiche scoperte in questo studio causino un’alterazione nei tempi della menopausa, che normalmente sopravviene tra i 40 e i 50 anni. Scoprire questi meccanismi potrebbe infatti migliorare il trattamento dei disturbi legati a questa fase della vita, come infertilità, osteoporosi e malattie cardiache.