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Controlli periodici in gravidanza

puffetta
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Controlli periodici in gravidanza

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Visite ostetriche

La prima visita in gravidanza consiste per lo più in un colloquio con il medico ed è consigliabile eseguirla non appena diagnosticata la gravidanza, o comunque entro il primo trimestre.
Le visite successive avranno cadenza mensile, a meno che non si riscontrino particolari condizioni di rischio. E’ preferibile eseguire gli esami prescritti di volta in volta, circa a metà fra un controllo e l’altro, in modo che non siano troppo “vecchi” o al contrario non si faccia in tempo a ritirarne il risultato.

In occasione della visita vengono rilevati:

Dati anamnestici: notizie su patologie familiari, sulle malattie di cui ha sofferto la donna in passato, eventuali interventi chirurgici, allergie, trasfusioni di sangue, storia ostetrica e ginecologica.
Pressione arteriosa (valori limite 140/90)
Altezza e peso corporeo
Condizioni dello sviluppo uterino (esame addominale)
Condizioni del collo dell’utero (esplorazione vaginale e/o visita con lo speculum, il dilatatore vaginale)
Esame clinico del seno
Battito cardiaco fetale nel 2° trimestre
Presentazione del feto (ultimi due mesi)
Ogni altro segno o sintomo (eventuali edemi, ossia le "gambe gonfie", varici, perdite, contrazioni, etc.).

Durante la prima visita ostetrica si esegue un pap-test (esame citologico cervico-vaginale, cioè lo striscio), se la donna non vi si è sottoposta nei due anni precedenti.
Si compila una scheda (diario della gravidanza) e si prescrivono esami e terapie quando necessarie.
La scheda della gravidanza va conservata ed esibita ai successivi controlli, di modo che possa essere aggiornata di volta in volta.

Esami
All’inizio della gravidanza, possibilmente entro la 13° settimana

Gruppo sanguigno e fattore Rh: rischio di isoimmunizzazione (cioè di sviluppo da parte della madre di anticorpi diretti nei confronti del gruppo Rh) per una successiva gravidanza se la donna è Rh negativo ed il bambino Rh positivo.
Test di Coombs indiretto: permette di scoprire l’eventuale presenza di anticorpi anti-eritrociti (globuli rossi), nel sangue materno. In caso di donne con fattore Rh negativo a rischio di immunizzazione il test deve essere ripetuto ogni mese.
Emocromo completo con conteggio piastrine: emoglobina (importante per verificare un’eventuale condizione di anemia), globuli rossi, globuli bianchi (un tasso elevato è indice di infezione).
Glicemia: quantità di glucosio (zucchero) nel sangue. Valore limite 95 mg/ml. Ha come scopo il riconoscimento di un’eventuale alterazione del metabolismo glucidico.
TPHA: test sierologico per la ricerca di anticorpi diretti verso il Treponema pallidum, microrganismo responsabile della sifilide, malattia sessualmente trasmessa. Se il test è negativo vuol dire che nel sangue non ci sono gli anticorpi anti-treponema e quindi il soggetto non è mai venuto a contatto con il microrganismo.
Toxotest: è un esame per accertare la presenza nell’organismo di anticorpi antitoxoplasmosi. La toxoplasmosi è una malattia infettiva in genere trasmessa all’uomo da animali (gatti, canarini, conigli, etc.). E’ pericolosa nel corso della gravidanza perché può essere trasmessa al prodotto del concepimento, danneggiandolo. Spesso asintomatica, può manifestarsi con febbre e leggero ingrossamento delle ghiandole del collo, stanchezza, mancanza di appetito. Nel caso in cui ci sia una sierologia negativa, sia per igg che per igm la donna deve prestare maggior attenzione ad alcune norme igieniche quotidiane. Inoltre il toxotest verrà ripetuto ogni 30-40 giorni fino al momento del parto.\
puffetta
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Re: Controlli periodici in gravidanza

Messaggio da puffetta »

Rubeotest: serve a verificare la presenza di anticorpi antirosolia nel sangue. La rosolia è una malattia infettiva sostenuta da un virus, tipica dell’infanzia. Se contratta in gravidanza, nelle prime 17 settimane, può provocare gravi malformazioni nel bambino. Se la madre ha già avuto la rosolia (igg positive e igm negative) non c’è alcun rischio, perché i casi di reinfezione sono estremamente rari. Nel caso di un titolo anticorpale dell’igg basso o negativo, è consigliabile ripetere il test ogni 30 giorni fino alla 20° settimana. Inoltre la donna dovrà assolutamente evitare i contatti con individui ammalati di rosolia (bimbi in età scolare ma anche adulti non vaccinati), soprattutto nei primi quattro mesi di gravidanza. La vaccinazione antirosolia va fatta almeno tre mesi prima di andare incontro ad una gravidanza.
HIV: ricerca di anticorpi anti- virus dell’immunodeficienza acquisita. L’HIV è l’agente eziologico dell’aids. Questo test può essere eseguito solo con il consenso firmato della paziente.
Esame urine: esame chimico, fisico e microscopico delle urine (per valutare l’eventuale presenza di proteine, glucosio, sedimento, etc.). Serve per diagnosticare precocemente un’eventuale infezione urinaria (che in rari casi può portare all’aborto o al parto pretermine) e per monitorizzare eventuali segni precoci di diabete o gestosi. D’altra parte, l’urinocoltura è un esame colturale delle urine per la ricerca di germi, che provocano infezioni urinarie.
Ecografia ostetrica (10° -13° settimana)

Gli anticorpi sono complessi proteici prodotti dal nostro sistema immunitario per la difesa specifica da virus, germi e batteri.
Gli anticorpi che si formano dopo un contatto con l’agente patogeno si chiamano immunoglobuline. Se ne distinguono in particolare due tipi: le immunoglobuline G (igg) e le M (igm). Le igg sono presenti in concentrazioni elevate durante la malattia e permangono poi stabilmente in circolo, a concentrazioni un po’ più basse, anche per tutta la vita. Le igm, invece, elevate nel corso della malattia, tendono a scomparire abbastanza rapidamente dopo la guarigione.

In linea di massima la ricerca degli anticorpi nei confronti di una malattia infettiva può dare questi risultati:

Anticorpi igg e igm assenti: è un segno di negatività sierologica e significa che la donna non è mai venuta in contatto con l’agente patogeno;
Tassi di igg e di igm elevati: è in corso un processo infettivo e bisogna prendere le opportune misure precauzionali;
Il tasso di igg è elevato, mentre quello di igm è negativo: c’è stata, in passato, un’infezione per cui ora la donna è immune nei confronti della malattia;
puffetta
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Re: Controlli periodici in gravidanza

Messaggio da puffetta »

Profilassi della toxoplasmosi:

Evitare di mangiare carni crude o poco cotte, eliminare gli insaccati (compreso il prosciutto crudo)
Lavare con cura le mani dopo manipolazione di carne non cotta e prima dei pasti.
Lavare con cura le mani dopo essere stati a contatto con animali, anche se domestici. Evitare i contatti con la lettiera dei gatti e con i loro escrementi.
Lavare accuratamente frutta e verdura. Preferire la verdura cotta.
Usare i guanti se si deve lavorare a contatto con la terra, in giardino, e dopo lavarsi con cura le mani.
Bere solo latte pastorizzato.


Tra la 14° e la 18° settimana

Esame urine
Toxotest, se negativo
Rubeotest, se negativo
Coombs indiretto, se la donna è Rh negativo.

Tra la 19° e la 23° settimana

Esame urine
Ecografia ostetrica lunga o morfologica (20-21 settimane)

Tra la 24° e la 27° settimana

Esame urine
Glicemia. A 24 settimane si consiglia di eseguire la curva glicemica breve, che consiste in un primo prelievo di base (con valutazione della glicemia a digiuno), l’assunzione di 50 g di glucosio diluiti in acqua e un secondo prelievo a distanza di un’ora (con valutazione della glicemia). La curva breve è alterata quando i valori sono superiori a 95 e 140 mg/dl. Questo test serve per diagnosticare precocemente uno stato di intolleranza agli zuccheri o il diabete gestazionale.

Tra la 28° e la 32° settimana

Emocromo
Esame urine
Ecografia ostetrica (30-32 settimane)

Tra la 33° e la 37° settimana

Emocromo
Hbsag: ricerca dell’antigene del virus epatite B
Anti HCV: ricerca di anticorpi virus epatite C
Inoltre si può consigliare un’altra ecografia ostetrica intorno alla 34°-36° settimana a discrezione del proprio ginecologo.
Ricerca del GBS: tampone vaginale e rettale a tutte le gravide tra la 35° e la 37° settimana per ricerca dello streptococco ß-emolitico di gruppo B (GBS). L’eventuale positività va trattata mediante una profilassi antibiotica al momento del travaglio di parto, per prevenire le infezioni neonatali da GBS. L’infezione da streptococco ß-emolitico di gruppo B rappresenta un’importante causa di morbosità e mortalità neonatale. Dal 10 al 30% delle donne in gravidanza risultano portatrici di GBS a livello vaginale o intestinale in maniera asintomatica. La trasmissione avviene prevalentemente al momento del travaglio e del parto.

Tra la 38° e la 40° settimana

Esame urine

Tra la 40° e la 41° settimana

Ecografia ostetrica con valutazione dei flussi ("flussimetria", cioè valutazione degli scambi ematici fra madre e feto)
Cardiotocografia (NST): test per monitorare il battito cardiaco del bambino e l’attività contrattile della muscolatura uterina. NST a giorni alterni fino a 42 settimane.

Se la donna non partorisce entro le 42 settimane di gestazione, prenderà appuntamento per un ricovero ordinario per un’eventuale induzione. In alcuni centri viene tuttora attuata una politica di attesa vigile e perciò non si induce il travaglio.
ovuletta
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Re: Controlli periodici in gravidanza

Messaggio da ovuletta »

Diagnosi prenatale

Con il progredire dell’età della donna aumenta il rischio di generare un figlio con trisomia del cromosoma 21 (sindrome di Down o mongolismo). Intorno al 35° anno d’età della donna, il rischio di un figlio con sindrome di Down è circa corrispondente a quello medio della popolazione generale (rischio 1:378). Pertanto, solo quando l’età della donna è al di sopra dei 35 anni viene riconosciuto un rischio "aumentato" rispetto a quello della popolazione generale.

La maggior parte delle analisi cromosomiche prenatali è rivolta a gestanti d’età superiore ai 35 anni. Ciò non significa che al di sotto di quest’età il rischio sia "nullo o trascurabile".

Tuttavia, poiché il rischio legato all’età materna è ridotto nelle gestanti d’età inferiore ai 35 anni, molti medici non consigliano di ricorrere routinariamente alla diagnosi prenatale su cellule fetali (amniocentesi o villocentesi) al di sotto di questa fascia d’età. È opportuno invece ricorrervi in casi particolari in cui esiste una familiarità per patologie cromosomiche.
ovuletta
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Re: Controlli periodici in gravidanza

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L' ecografia

L’utilizzo dell’ecografia in ostetricia è ormai da tempo diffuso, tanto che in Italia si effettuano tre o più esami ecografici a tutte le donne in gravidanza. L’ecografia è una tecnica che consente di vedere gli organi del nostro corpo con l’utilizzo di onde sonore ad alta frequenza (ultrasuoni) che attraversano i tessuti. Con questa metodica è possibile osservare in modo dettagliato il feto all’interno dell’utero.

L’uso diagnostico dell’ecografia è considerato privo di rischi e può essere ripetuto ogni volta lo si ritenga opportuno.

Le finalità dell’ecografia nel 1° trimestre sono rappresentate dalla datazione della gravidanza e dalla dimostrazione dell’impianto in utero della camera gestazionale e della vitalità dell’embrione, se presente.

Le finalità nel 2° trimestre sono rappresentate dalla valutazione delle malformazioni e dallo studio della biometria fetale (la misurazione di alcuni parametri, quali l’addome, la testa e il femore).

Le finalità nel 3° trimestre sono infine rappresentate dall’individuazione dei ritardi di crescita e la diagnosi delle malformazioni non rilevabili nel 2° trimestre. Inoltre si può vedere la posizione del feto.

Nei primi 2-3 mesi di gravidanza, con la misurazione della lunghezza del feto è possibile valutare se lo sviluppo del bambino corrisponde all’epoca di gravidanza valutata in base alla data dell’ultima mestruazione. Talvolta questa data non è ricordata esattamente oppure le mestruazioni non sono regolari: un’ecografia eseguita nei primi tre mesi di gestazione consente di datare con precisione l’epoca della gravidanza. Dalla fine del secondo mese si visualizzano l’attività pulsatile del cuore ed i movimenti fetali.

Il sesso del bimbo è evidenziabile dal quarto mese: da questo momento la possibilità di definirlo dipende dalla posizione del feto dentro l’utero. Fondamentale in questo periodo è la valutazione di strutture fetali quali la vescica, i reni, lo stomaco, il cuore, la colonna vertebrale e le strutture intracraniche oltre che le estremità, il diametro addominale e quello cefalico (misurate routinariamente).
sempreansiosa
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Re: Controlli periodici in gravidanza

Messaggio da sempreansiosa »

Triplo-test

Per uno screening di massa sono stati ricercati dei parametri atti ad individuare, a prescindere dall’età, le gravidanze a maggior rischio per la sindrome di Down col dosaggio combinato di alcune sostanze presenti nel sangue materno (alfa-fetoproteina, estriolo non coniugato, gonadotropina corionica). Con tale metodica è possibile riconoscere oltre il 60% delle gravidanze con sindrome di Down.

Deve essere chiaro che tale percentuale dimostra in realtà una bassa efficacia del test.
Per eseguire lo screening è sufficiente un prelievo di 5 ml di sangue periferico tra la 15a e la 18a settimana di gestazione.
sempreansiosa
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Re: Controlli periodici in gravidanza

Messaggio da sempreansiosa »

La translucenza nucale

La translucenza nucale è l’immagine ecografia dell’accumulo del grasso a livello della nuca del feto (plica cutanea nucale), fisiologicamente presente in tutti i feti nel primo trimestre di gravidanza. Può essere misurata, secondo una tecnica standardizzata, tra l’11a e la 13a settimana di gestazione.

Uno spessore aumentato della plica nucale può associarsi ad una maggiore frequenza di anomalie cromosomiche (in particolare la sindrome di Down, cioè il mongolismo) o ad altri difetti strutturali del feto. La misurazione della translucenza nucale è stata pertanto proposta come test di screening delle malformazioni fetali nel primo trimestre, da sola o in associazione con i test biochimici (tri-test).
gaia
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Re: Controlli periodici in gravidanza

Messaggio da gaia »

La flussimetria

Gli ultrasuoni utilizzati con la tecnica del Doppler offrono la possibilità di valutare il flusso di sangue nei vasi fetali e uterini.

Questa metodica prende il nome di flussimetria Doppler e consente, a partire dalla 20a settimana di gravidanza, di calcolare la velocità del flusso sanguigno che va dal feto alla placenta e viceversa e il flusso di sangue materno verso l’utero. Le alterazioni di questi flussi (aumentate resistenze vascolari, che causano minor quantità di sangue alla placenta) portano ad una sofferenza fetale cronica la cui conseguenza è spesso la ritardata crescita intrauterina del prodotto del concepimento.
gaia
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Re: Controlli periodici in gravidanza

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Partoanalgesia naturale

L'esperienza del dolore in corso di travaglio è altamente soggettiva, risultato della elaborazione di stimoli di diversa intensità attraverso le emozioni, le motivazioni, la cognizione, le circostanze sociali e culturali proprie di ogni singola donna.

Il dolore durante il travaglio di parto può essere alleviato con diversi metodi naturali:

Il sostegno emotivo continuo
La cura dell’ambiente
Il massaggio
La libertà di movimento
L’utilizzo dell’acqua con impacchi caldi o freddi, possibilità di docce calde, travaglio in vasca

Sostegno emotivo

Studi descrittivi hanno riportato che le donne in travaglio valutano positivamente i consigli, le informazioni, il comfort e l'assistenza concreta offerti dalla presenza continua di una persona capace di fornire sostegno.

In alcuni degli studi le donne nel gruppo di controllo si trovavano durante il travaglio e il parto in una unica stanza con altre partorienti, non erano libere di muoversi, bere, mangiare, non erano accompagnate da alcuna persona di fiducia, mentre in altri studi le donne nel gruppo di controllo erano assistite dal proprio partner, erano libere di muoversi e il travaglio avveniva in una stanza singola. Gli studi rilevano in maniera coerente un effetto positivo del supporto continuo, indipendentemente dal setting. In particolare, la RS osserva una associazione fra supporto continuo alla donna durante il travaglio e il parto e:

ridotto uso dell'epidurale
ridotto ricorso a qualunque tipo di analgesia intraparto
ridotta frequenza di parti vaginali operativi, (18 studi, 14.004 donne)
ridotta frequenza dei tagli cesarei
ridotta incidenza di donne non soddisfatte con le cure ricevute

Fatte salve le diverse opinioni in merito, si riporta uno studio effettuato su 12.276 donne in cui è stato valutato l'effetto sugli esiti correlati al parto di un modello di assistenza a gravidanza e parto gestito dall’ostetrica (midwife), che attesta un’associazione fra modello gestito dall'ostetrica e:

ridotto uso dell'epidurale
aumento del non ricorso all'analgesia intraparto

Nel valutare gli aspetti positivi di un modello di assistenza basato su un supporto continuo durante il travaglio e il parto, si deve considerare che il supporto da parte di una persona scelta dalla donna è quello che la donna preferisce e che restituisce all'evento nascita una dimensione fisiologica e demedicalizzata.
gaia
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Re: Controlli periodici in gravidanza

Messaggio da gaia »

Partoanalgesia epidurale

Il dolore nel travaglio di parto è un fenomeno soggettivo che dipende da molteplici fattori.

La reazione al dolore può essere influenzata dall’ambiente ed è dimostrato che la presenza durante il travaglio di una persona di sostegno (familiare, amica o anche operatore sanitario) che fornisca ascolto, rassicurazioni o aiuto, può ridurre le richieste di trattamento antidolorifico.

Il dolore durante il travaglio di parto può essere alleviato con diversi metodi, sia naturali che farmacologici. L’IRCCS Burlo Garofolo mette a disposizione un ampio ventaglio di opzioni tra le quali l’analgesia epidurale.
L’analgesia epidurale

L’analgesia epidurale è la tecnica più completa ed efficace nel ridurre il dolore in corso di travaglio. Può essere richiesta in qualsiasi momento del travaglio attivo (2-3 contrazioni in 10 minuti), indipendentemente dalla dilatazione cervicale.

Consiste nell’inserimento nella parte inferiore della schiena (zona lombare) di un catetere molto sottile, attraverso cui si somministra una miscela di farmaci (anestetici locali ed oppioidi) che hanno la funzione di bloccare lo stimolo doloroso proveniente dall’utero. Il catetere non crea particolari problemi e solitamente una volta posizionato ci si dimentica di averlo. Viene tolto usualmente due ore dopo il parto. Dopo 5 minuti dalla somministrazione dei farmaci si inizia a sentire meno dolore, ma è in circa 15-20 minuti che l’effetto analgesico raggiunge la sua massima efficacia.

Effetti collaterali:

Si tratta di una pratica sicura ed usata in tutto il mondo. Sono tuttavia possibili alcuni inconvenienti quali:

la comparsa di un lieve prurito generalizzato, che solitamente passa da solo dopo breve tempo
un’asimmetria dell’effetto analgesico (meno dolore da un lato del corpo rispetto all’altro) che si può risolvere ritirando leggermente il catetere

L’anestesista presente in Sala Parto va chiaramente informato della presenza di questi fenomeni.

Data la possibile ma temporanea diminuzione della pressione arteriosa materna con conseguente lieve riduzione del circolo a livello fetale, vengono somministrati alla donna preventivamente liquidi per via endovenosa. Questo effetto compare circa 30 minuti dopo la somministrazione dei farmaci per via epidurale e non ha conseguenze sul benessere fetale.

Dopo l’analgesia epidurale sono descritte in letteratura:

una durata maggiore della fase espulsiva (di circa 15-20 minuti)
un aumento di parti operativi (ventosa ostetrica, più raramente forcipe) in circa il 20% dei casi
un maggiore utilizzo di ossitocina endovenosa (per aumentare e regolarizzare la frequenza delle contrazioni che solitamente si diradano)

Raramente, in caso di puntura durale accidentale, complicanza insita nella tecnica e descritta in letteratura nel 0,1 – 3% dei casi (1 su 1000 – 3 su 100 a seconda dei centri dove la si pratica) può comparire, 24–48 ore dopo il parto, cefalea che è di tipo posizionale (la si avverte solamente quando ci si alza e non in posizione sdraiata).

Essa si risolve completamente e senza conseguenze nel giro di 2–4 giorni con terapia (riposo, antidolorifici, caffè o coca cola).

E' comunque possibile in tale periodo allattare il bambino senza problemi, rimanendo sdraiate. L’utilizzo di analgesia epidurale permette alla donna di poter assumere qualsiasi posizione le è gradita e anche di poter deambulare durante il travaglio, accompagnata da una persona di sua fiducia (marito, compagno, etc).

L’analgesia epidurale è sicura per il neonato.

Si segnala, come già per il travaglio in acqua, che potrebbe non essere possibile ricevere tempestivamente l’analgesia epidurale in situazioni di sovraccarico di lavoro ed in particolare in presenza di urgenze che richiedono l’intervento dell’anestesista.

La donna che desideri partorire in analgesia epidurale deve sottoporsi dalla 34° settimana gestazionale a consulenza anestesiologica.

Percentuale di successo: 98,8%
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