
Endometriosi
Endometriosi
Questa malattia, che colpisce le donne in età fertile, crea problemi al concepimento. Importante scoprirla presto
Problemi di tipo ormonale ma anche fattori ambientali: potrebbero essere queste le cause più accreditate dell’endometriosi. Un fenomeno che riguarda una percentuale di donne variabile, tra il 10 e il 15 per cento. Con una diagnosi precoce possono, però, essere tenuti sotto controllo gli effetti più indesiderati, come la difficoltà ad avere un bambino. Ecco quello che c’è da sapere e quali sono i segnali da non sottovalutare.
Endometrio fuori posto
L’endometrio è la membrana che riveste la cavità dell’utero. Nelle donne che soffrono di questo disturbo questa membrana non si trova nella sua sede naturale, ma nelle tube, nelle ovaie o nella vagina. Ogni mese la membrana cresce e i tessuti intorno si infiammano: la conseguenza più comune a questo disturbo è che possano esserci dei problemi per il concepimento. Di contro, la gravidanza (una volta avviata) è uno dei metodi più efficaci per tenere sotto controllo l’endometriosi: gli alti livelli di progesterone (ormone tipico della gravidanza) contrastano l’azione degli estrogeni che stimolano la crescita dell’endometrio.
Perché si fa fatica a restare incinta
Quasi tutte le donne che hanno l’endometriosi hanno difficoltà a restare incinta. Può dipendere dal fatto che ci siano alterazioni anatomiche: le tube non sono in corrispondenza dell’ovaio. Oppure di tipo funzionale: l’ovaio non funziona bene e la qualità del follicolo è danneggiata tanto da non essere fecondabile. Queste sono le più comuni cause di infertilità causate dall’endometriosi: in particolare il 30 per cento delle donne si accorge di avere un problema di questo tipo quando indaga le cause che rendono difficile la gravidanza. Altro segnale da non trascurare è la presenza di dolore (molto forte) durante il ciclo mestruale.
Tante le cause possibili
Alla base dell’endometriosi c’è una predisposizione genetica: è probabile che se la mamma ne ha sofferto, anche la figlia possa avere gli stessi problemi. Primi responsabili della malattia sono gli ormoni: estrogeni e progesterone fanno sì che le cellule dell’endometrio crescano e si sviluppino anche fuori dall’utero. Ci sono poi anche ipotesi di tipo immunitario: mancherebbe, cioè, la risposta immunitaria che vieta all’endometrio di impiantarsi in una zona diversa dall’utero. Le ultime possibili cause sono invece di origine ambientale: la diossina, in particolare, potrebbe avere a che fare con l’aumento dei casi di endometriosi.
Può dare conseguenze nei nove mesi
Numerosi studi sottolineano che una donna che soffre di endometriosi può avere, durante la gravidanza, problemi di ipertensione (gestosi), emorragie nel terzo trimestre e una maggior possibilità di partorire col taglio cesareo. Infatti, la complicazione più frequente è la placenta previa, ovvero l’impianto della placenta in una zona molto bassa dell’utero, davanti al feto stesso. Come conseguenza c’è la difficoltà di un parto naturale. Per il bebè possono esserci conseguenze come la prematurità e il basso peso alla nascita.
Problemi di tipo ormonale ma anche fattori ambientali: potrebbero essere queste le cause più accreditate dell’endometriosi. Un fenomeno che riguarda una percentuale di donne variabile, tra il 10 e il 15 per cento. Con una diagnosi precoce possono, però, essere tenuti sotto controllo gli effetti più indesiderati, come la difficoltà ad avere un bambino. Ecco quello che c’è da sapere e quali sono i segnali da non sottovalutare.
Endometrio fuori posto
L’endometrio è la membrana che riveste la cavità dell’utero. Nelle donne che soffrono di questo disturbo questa membrana non si trova nella sua sede naturale, ma nelle tube, nelle ovaie o nella vagina. Ogni mese la membrana cresce e i tessuti intorno si infiammano: la conseguenza più comune a questo disturbo è che possano esserci dei problemi per il concepimento. Di contro, la gravidanza (una volta avviata) è uno dei metodi più efficaci per tenere sotto controllo l’endometriosi: gli alti livelli di progesterone (ormone tipico della gravidanza) contrastano l’azione degli estrogeni che stimolano la crescita dell’endometrio.
Perché si fa fatica a restare incinta
Quasi tutte le donne che hanno l’endometriosi hanno difficoltà a restare incinta. Può dipendere dal fatto che ci siano alterazioni anatomiche: le tube non sono in corrispondenza dell’ovaio. Oppure di tipo funzionale: l’ovaio non funziona bene e la qualità del follicolo è danneggiata tanto da non essere fecondabile. Queste sono le più comuni cause di infertilità causate dall’endometriosi: in particolare il 30 per cento delle donne si accorge di avere un problema di questo tipo quando indaga le cause che rendono difficile la gravidanza. Altro segnale da non trascurare è la presenza di dolore (molto forte) durante il ciclo mestruale.
Tante le cause possibili
Alla base dell’endometriosi c’è una predisposizione genetica: è probabile che se la mamma ne ha sofferto, anche la figlia possa avere gli stessi problemi. Primi responsabili della malattia sono gli ormoni: estrogeni e progesterone fanno sì che le cellule dell’endometrio crescano e si sviluppino anche fuori dall’utero. Ci sono poi anche ipotesi di tipo immunitario: mancherebbe, cioè, la risposta immunitaria che vieta all’endometrio di impiantarsi in una zona diversa dall’utero. Le ultime possibili cause sono invece di origine ambientale: la diossina, in particolare, potrebbe avere a che fare con l’aumento dei casi di endometriosi.
Può dare conseguenze nei nove mesi
Numerosi studi sottolineano che una donna che soffre di endometriosi può avere, durante la gravidanza, problemi di ipertensione (gestosi), emorragie nel terzo trimestre e una maggior possibilità di partorire col taglio cesareo. Infatti, la complicazione più frequente è la placenta previa, ovvero l’impianto della placenta in una zona molto bassa dell’utero, davanti al feto stesso. Come conseguenza c’è la difficoltà di un parto naturale. Per il bebè possono esserci conseguenze come la prematurità e il basso peso alla nascita.
Re: Endometriosi
È importante tenerla sotto controllo
L’endometrio può generare noduli, tumori o lesioni: formazioni che possono causare dolore e sterilità. Invitabilmente l’infiammazione dei tessuti e la cronicizzazione dello stimolo infiammatorio finisce con il danneggiare anche il tessuto sano. È bene sottolineare che le tracce di endometrio non sono, in genere, maligne o cancerose: si tratta di un tessuto normale situato in una sede anomala. Per ulteriori informazioni: www.endometriosi.it, www.endoassoc.it, www.centronazionaleendometriosi.it, www.assoendometriosi.it
Attenzione a questi segnali
Difficoltà a restare incinta
Dolore particolarmente intenso durante la mestruazione e in fase pre-mestruale
Dolore durante i rapporti
Flusso mestruale molto abbondante e prolungato
Perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra
Durante il periodo mestruale, bruciore nel far pipì non correlato a infezioni urinarie
Durante il periodo mestruale, disturbi della defecazione (stipsi o diarrea, dolore alla defecazione, sangue nelle feci)
Dolore pelvico cronico
Dolore nella regione lombare o lungo un arto inferiore
Gli esami specifici
Il ginecologo può rilevare le lesioni attraverso una normale visita ginecologica e, di solito, anche la sintomatologia è indicativa per individuare l’endometriosi. Per poter curare tempestivamente l’endometriosi servono esami specifici. Per prima cosa (anche solo quando si hanno dei sospetti) è bene rivolgersi a un centro specializzato. Lo strumento idoneo per la diagnosi è l’ecografia transvaginale. Ulteriori approfondimenti possono essere svolti tramite risonanza magnetica ed esami del sangue.
Come si risolve
La terapia dell’endometriosi è cambiata nel corso degli anni, ma una cura risolutiva non è stata ancora trovata. Il dolore provocato dall’endometriosi, di solito, è trattato con antidolorifici. Mentre la cura vera e propria dell’endometriosi consiste nella somministrazione di farmaci ormonali. Con la pillola contraccettiva, per esempio, si ferma l’evoluzione della malattia e si tengono sotto controllo i sintomi. Lo scopo della terapia ormonale, infatti, è di bloccare l’ovulazione il più a lungo possibile e questo può portare a una remissione dell’endometriosi durante la terapia e talvolta anche per mesi o anni dopo. Poiché la gravidanza di frequente determina una remissione temporanea dei sintomi e poiché si pensa che l’insorgenza di sterilità diventi più probabile con il perdurare della malattia, spesso si consiglia alle donne con endometriosi di “avere una gravidanza” il più presto possibile. La pillola va ovviamente sospesa nel momento in cui si decida di cercare un bambino. È possibile ricorrere anche all’intervento chirurgico in laparoscopia per ripulire la zona interessata dall’endometriosi.
L’endometrio può generare noduli, tumori o lesioni: formazioni che possono causare dolore e sterilità. Invitabilmente l’infiammazione dei tessuti e la cronicizzazione dello stimolo infiammatorio finisce con il danneggiare anche il tessuto sano. È bene sottolineare che le tracce di endometrio non sono, in genere, maligne o cancerose: si tratta di un tessuto normale situato in una sede anomala. Per ulteriori informazioni: www.endometriosi.it, www.endoassoc.it, www.centronazionaleendometriosi.it, www.assoendometriosi.it
Attenzione a questi segnali
Difficoltà a restare incinta
Dolore particolarmente intenso durante la mestruazione e in fase pre-mestruale
Dolore durante i rapporti
Flusso mestruale molto abbondante e prolungato
Perdite di sangue tra una mestruazione e l’altra
Durante il periodo mestruale, bruciore nel far pipì non correlato a infezioni urinarie
Durante il periodo mestruale, disturbi della defecazione (stipsi o diarrea, dolore alla defecazione, sangue nelle feci)
Dolore pelvico cronico
Dolore nella regione lombare o lungo un arto inferiore
Gli esami specifici
Il ginecologo può rilevare le lesioni attraverso una normale visita ginecologica e, di solito, anche la sintomatologia è indicativa per individuare l’endometriosi. Per poter curare tempestivamente l’endometriosi servono esami specifici. Per prima cosa (anche solo quando si hanno dei sospetti) è bene rivolgersi a un centro specializzato. Lo strumento idoneo per la diagnosi è l’ecografia transvaginale. Ulteriori approfondimenti possono essere svolti tramite risonanza magnetica ed esami del sangue.
Come si risolve
La terapia dell’endometriosi è cambiata nel corso degli anni, ma una cura risolutiva non è stata ancora trovata. Il dolore provocato dall’endometriosi, di solito, è trattato con antidolorifici. Mentre la cura vera e propria dell’endometriosi consiste nella somministrazione di farmaci ormonali. Con la pillola contraccettiva, per esempio, si ferma l’evoluzione della malattia e si tengono sotto controllo i sintomi. Lo scopo della terapia ormonale, infatti, è di bloccare l’ovulazione il più a lungo possibile e questo può portare a una remissione dell’endometriosi durante la terapia e talvolta anche per mesi o anni dopo. Poiché la gravidanza di frequente determina una remissione temporanea dei sintomi e poiché si pensa che l’insorgenza di sterilità diventi più probabile con il perdurare della malattia, spesso si consiglia alle donne con endometriosi di “avere una gravidanza” il più presto possibile. La pillola va ovviamente sospesa nel momento in cui si decida di cercare un bambino. È possibile ricorrere anche all’intervento chirurgico in laparoscopia per ripulire la zona interessata dall’endometriosi.
Re: Endometriosi
Endometriosi: diagnosi sempre più precoce
Un particolare mezzo di contrasto e la scoperta di un ormone “chiave” potrebbero anticipare la diagnosi di endometriosi, spesso causa di infertilità
La diagnosi di endometriosi può essere anticipata grazie alla risonanza magnetica nucleare. Lo rivela la Fondazione italiana endometriosi. I ricercatori, diretti dal professor Pietro Giulio Signorile, hanno effettuato uno studio sull’ormone anti-mulleriano (Amh), scoprendo che è distribuito in molti organi ed è presente specialmente nel tessuto endometriosico.
Che cos’è l’endometrio
L’endometrio è il tessuto che riveste la parete interna dell’utero. Nell’endometriosi, tessuto simile all’endometrio “si sposta” al di fuori dell’utero e provoca la formazione di lesioni, specialmente nell’addome, interessando le ovaie, le tube di Falloppio, i legamenti dell’utero, l’area tra vagina e retto, il peritoneo.
Il ruolo dell’Amh
L’ormone Amh è presente già nel feto, si sviluppa nelle cellule ovariche intorno alla trentaduesima settimana e i livelli aumentano in caso di policistosi ovarica o endometriosi. I ricercatori hanno dimostrato che legando l’Amh al gladolinio, un comune mezzo di contrasto diagnostico, l’immagine della malattia nella risonanza magnetica viene potenziata, evidenziando anche le lesioni più piccole nei tessuti e in tutti gli organi intaccati.
Oggi servono 7-10 anni
La notizia che la diagnosi di endometriosi può essere anticipata grazie alla risonanza magnetica nucleare è molto importante perché l’identificazione precoce della malattia è ancora oggi un problema. Dai 7 ai 10 anni è, infatti, il tempo medio di attesa per la diagnosi definitiva: un riconoscimento tardivo rallenta le cure, con effetti importanti sulla qualità di vita. Il 30-40% dei casi di infertilità femminile è causato da questa malattia.
L’iter diagnostico attuale
Per la diagnosi, è necessaria un’accurata visita ginecologica, accompagnata dall’anamnesi (la raccolta dei dati personali). L’ecografia transvaginale permette di individuare cisti alle ovaie, adenomiosi (tessuto endometriosico annidato all’interno della parete muscolare dell’utero), lesioni vescicali o rettali. In ultima istanza, si ricorre all’esame istologico effettuato per via laparoscopica: si può parlare di malattia endometriosica solo quando al risultato positivo dell’esame istologico si associano disturbi clinici rilevanti e/o infertilità. Oggi sappiamo che la diagnosi di endometriosi può essere anticipata grazie alla risonanza magnetica nucleare.
Lo sapevi che?
Tre milioni sono le donne con endometriosi in Italia, soprattutto nella fascia tra i 29 e i 39 anni. Il 70%, secondo il ministero della Salute, presenta i sintomi fin da adolescenti, ma ottiene una diagnosi in età adulta.
Un particolare mezzo di contrasto e la scoperta di un ormone “chiave” potrebbero anticipare la diagnosi di endometriosi, spesso causa di infertilità
La diagnosi di endometriosi può essere anticipata grazie alla risonanza magnetica nucleare. Lo rivela la Fondazione italiana endometriosi. I ricercatori, diretti dal professor Pietro Giulio Signorile, hanno effettuato uno studio sull’ormone anti-mulleriano (Amh), scoprendo che è distribuito in molti organi ed è presente specialmente nel tessuto endometriosico.
Che cos’è l’endometrio
L’endometrio è il tessuto che riveste la parete interna dell’utero. Nell’endometriosi, tessuto simile all’endometrio “si sposta” al di fuori dell’utero e provoca la formazione di lesioni, specialmente nell’addome, interessando le ovaie, le tube di Falloppio, i legamenti dell’utero, l’area tra vagina e retto, il peritoneo.
Il ruolo dell’Amh
L’ormone Amh è presente già nel feto, si sviluppa nelle cellule ovariche intorno alla trentaduesima settimana e i livelli aumentano in caso di policistosi ovarica o endometriosi. I ricercatori hanno dimostrato che legando l’Amh al gladolinio, un comune mezzo di contrasto diagnostico, l’immagine della malattia nella risonanza magnetica viene potenziata, evidenziando anche le lesioni più piccole nei tessuti e in tutti gli organi intaccati.
Oggi servono 7-10 anni
La notizia che la diagnosi di endometriosi può essere anticipata grazie alla risonanza magnetica nucleare è molto importante perché l’identificazione precoce della malattia è ancora oggi un problema. Dai 7 ai 10 anni è, infatti, il tempo medio di attesa per la diagnosi definitiva: un riconoscimento tardivo rallenta le cure, con effetti importanti sulla qualità di vita. Il 30-40% dei casi di infertilità femminile è causato da questa malattia.
L’iter diagnostico attuale
Per la diagnosi, è necessaria un’accurata visita ginecologica, accompagnata dall’anamnesi (la raccolta dei dati personali). L’ecografia transvaginale permette di individuare cisti alle ovaie, adenomiosi (tessuto endometriosico annidato all’interno della parete muscolare dell’utero), lesioni vescicali o rettali. In ultima istanza, si ricorre all’esame istologico effettuato per via laparoscopica: si può parlare di malattia endometriosica solo quando al risultato positivo dell’esame istologico si associano disturbi clinici rilevanti e/o infertilità. Oggi sappiamo che la diagnosi di endometriosi può essere anticipata grazie alla risonanza magnetica nucleare.
Lo sapevi che?
Tre milioni sono le donne con endometriosi in Italia, soprattutto nella fascia tra i 29 e i 39 anni. Il 70%, secondo il ministero della Salute, presenta i sintomi fin da adolescenti, ma ottiene una diagnosi in età adulta.
Re: Endometriosi
Endometriosi e gravidanza: una relazione pericolosa
Le donne che soffrono di endometriosi corrono maggiori rischi e dovrebbero essere informate e seguite con attenzione
Le donne che soffrono di endometriosi corrono un maggior rischio di gravidanza extrauterina e di aborto spontaneo, secondo i risultati di uno studio dell’Aberdeen Royal Infirmary (Regno Unito) presentati al congresso dell’European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre).
Maggiori rischi
I dati raccolti nello studio sono relativi a un totale di 14.655 donne, con e senza diagnosi di endometriosi, e sono stati raccolti nel periodo dal 1981 al 2010 negli ospedali pubblici scozzesi. Dall’analisi emerge che le donne con endometriosi hanno un rischio di aborto maggiore del 76% e circa il triplo di gravidanza extrauterina. Inoltre, fra le donne con una storia di endometriosi la cui gravidanza è progredita oltre le 24 settimane è stato evidenziato un rischio superiore alla media di complicazioni, tra cui emorragie (ante e post-partum) e parto pretermine. Secondo Lucky Saraswat, principale autore dello studio, il dato “aumentato rischio di complicanze” è in linea con studi precedenti, che già in passato avevano evidenziato che l’endometriosi è associata a un’aumentata infiammazione dei tessuti e a cambiamenti strutturali e funzionali nel rivestimento dell’utero. Tali cambiamenti nell’ambiente pelvico e uterino possono influenzare l’impianto embrionale e lo sviluppo della placenta.
Che cos’è l’endometriosi
L’endometriosi è una patologia cronica che causa la formazione di endometrio in sedi anomale, quali l’ovaio e le tube di Falloppio, ma anche in vagina e, in rari casi, nell’intestino. Rientrano nella definizione di endometriosi condizioni alquanto diverse per livello di gravità. Vi sono casi semplici, come quelli riscontrati occasionalmente durante laparoscopie diagnostiche per l’infertilità e che non necessitano di alcun trattamento; in altri casi la malattia può essere tenuta sotto controllo attraverso visite periodiche. Molte forme di endometriosi sono lievi, asintomatiche e non richiedono cure; altre, invece, sono dolorose e, se non vengono curate, gravemente invalidanti e possono inficiare concepimento e gestazione. Le donne che hanno avuto casi di endometriosi in famiglia dovrebbero pianificare una gravidanza solo dopo aver monitorato la loro condizione, in modo da evitare rischi per la loro salute e per quella del bambino.
In breve
LA SITUAZIONE IN ITALIA
Nel nostro Paese, circa il 10% delle donne in età fertile è affetta da endometriosi e spesso sono necessari anni per arrivare a una diagnosi efficace. L’endometriosi è una condizione che può rendere difficoltoso il concepimento e aumenta il ricorso alla fecondazione in vitro.
Le donne che soffrono di endometriosi corrono maggiori rischi e dovrebbero essere informate e seguite con attenzione
Le donne che soffrono di endometriosi corrono un maggior rischio di gravidanza extrauterina e di aborto spontaneo, secondo i risultati di uno studio dell’Aberdeen Royal Infirmary (Regno Unito) presentati al congresso dell’European Society of Human Reproduction and Embryology (Eshre).
Maggiori rischi
I dati raccolti nello studio sono relativi a un totale di 14.655 donne, con e senza diagnosi di endometriosi, e sono stati raccolti nel periodo dal 1981 al 2010 negli ospedali pubblici scozzesi. Dall’analisi emerge che le donne con endometriosi hanno un rischio di aborto maggiore del 76% e circa il triplo di gravidanza extrauterina. Inoltre, fra le donne con una storia di endometriosi la cui gravidanza è progredita oltre le 24 settimane è stato evidenziato un rischio superiore alla media di complicazioni, tra cui emorragie (ante e post-partum) e parto pretermine. Secondo Lucky Saraswat, principale autore dello studio, il dato “aumentato rischio di complicanze” è in linea con studi precedenti, che già in passato avevano evidenziato che l’endometriosi è associata a un’aumentata infiammazione dei tessuti e a cambiamenti strutturali e funzionali nel rivestimento dell’utero. Tali cambiamenti nell’ambiente pelvico e uterino possono influenzare l’impianto embrionale e lo sviluppo della placenta.
Che cos’è l’endometriosi
L’endometriosi è una patologia cronica che causa la formazione di endometrio in sedi anomale, quali l’ovaio e le tube di Falloppio, ma anche in vagina e, in rari casi, nell’intestino. Rientrano nella definizione di endometriosi condizioni alquanto diverse per livello di gravità. Vi sono casi semplici, come quelli riscontrati occasionalmente durante laparoscopie diagnostiche per l’infertilità e che non necessitano di alcun trattamento; in altri casi la malattia può essere tenuta sotto controllo attraverso visite periodiche. Molte forme di endometriosi sono lievi, asintomatiche e non richiedono cure; altre, invece, sono dolorose e, se non vengono curate, gravemente invalidanti e possono inficiare concepimento e gestazione. Le donne che hanno avuto casi di endometriosi in famiglia dovrebbero pianificare una gravidanza solo dopo aver monitorato la loro condizione, in modo da evitare rischi per la loro salute e per quella del bambino.
In breve
LA SITUAZIONE IN ITALIA
Nel nostro Paese, circa il 10% delle donne in età fertile è affetta da endometriosi e spesso sono necessari anni per arrivare a una diagnosi efficace. L’endometriosi è una condizione che può rendere difficoltoso il concepimento e aumenta il ricorso alla fecondazione in vitro.
Re: Endometriosi
Endometriosi: con un nuovo test la diagnosi è più vicina
Un esame, che rivela la presenza di una proteina nel sangue, potrebbe diagnosticare in anticipo l’endometriosi, risparmiando alle donne anni di sofferenze
La diagnosi di endometriosi potrebbe diventare più facile grazie a un nuovo esame del sangue. Oggi uno dei problemi principali, per chi soffre di endometriosi, è che spesso la diagnosi arriva tardi: in media dai 7 ai 10 anni dopo la comparsa dei primi sintomi. Un riconoscimento tardivo rallenta le cure, con effetti importanti sulla qualità di vita. L’endometriosi influenza, infatti, negativamente le relazioni sociali, il rendimento sul lavoro, la vita sessuale. Frequenti sono anche i disturbi del sonno, gli sbalzi d’umore e l’affaticamento.
I risultati dello studio
Ora però uno studio della Fondazione italiana endometriosi sta testando un nuovo metodo, non invasivo e molto sensibile, che consente la diagnosi anche quando l’endometriosi è ancora a uno stadio iniziale. Condotto su un gruppo di donne malate e un altro di donne sane, la ricerca ha permesso di individuare una proteina specifica dell’endometriosi che consentirebbe di anticipare la diagnosi.
Un problema in aumento
L’endometriosi è una malattia tanto diffusa quanto sconosciuta. Consiste nello “spostamento” di tessuto simile all’endometrio (il tessuto che riveste la parete interna dell’utero) al di fuori dell’utero: provoca la formazione di lesioni, specialmente nell’addome, interessando le ovaie, le tube di Falloppio, i legamenti dell’utero, l’area tra vagina e retto, il peritoneo (la membrana di rivestimento della cavità addominale e di parte di quella pelvica). Talvolta coinvolge anche organi esterni all’apparato riproduttivo, come intestino, vescica, reni, ureteri (i canali che collegano ciascun rene alla vescica), vagina e cervice.
Non sempre dà sintomi
Ora la diagnosi di endometriosi potrebbe diventare più facile grazie a un nuovo esame del sangue. Nel 20-25% delle donne, infatti, la malattia non dà sintomi. Negli altri casi si presenta con disturbi di tipologia e intensità variabile: il più comune è il dolore mestruale, che peggiora progressivamente. Inoltre spesso l’endometriosi si manifesta con difficoltà di concepimento. In presenza di questi sintomi si consiglia una visita ginecologica, accompagnata da ecografia transvaginale ed esame istologico, effettuato per via laparoscopica. Ma ora le cose potrebbe cambiare.
In breve
NON C'È ANCORA UNA CURA
Attualmente non esiste una cura risolutiva per l’endometriosi. Le misure possibili (farmaci, intervento chirurgico) mirano a controllare la progressione della malattia, ridurre le probabilità di recidiva e alleviare i sintomi.
Un esame, che rivela la presenza di una proteina nel sangue, potrebbe diagnosticare in anticipo l’endometriosi, risparmiando alle donne anni di sofferenze
La diagnosi di endometriosi potrebbe diventare più facile grazie a un nuovo esame del sangue. Oggi uno dei problemi principali, per chi soffre di endometriosi, è che spesso la diagnosi arriva tardi: in media dai 7 ai 10 anni dopo la comparsa dei primi sintomi. Un riconoscimento tardivo rallenta le cure, con effetti importanti sulla qualità di vita. L’endometriosi influenza, infatti, negativamente le relazioni sociali, il rendimento sul lavoro, la vita sessuale. Frequenti sono anche i disturbi del sonno, gli sbalzi d’umore e l’affaticamento.
I risultati dello studio
Ora però uno studio della Fondazione italiana endometriosi sta testando un nuovo metodo, non invasivo e molto sensibile, che consente la diagnosi anche quando l’endometriosi è ancora a uno stadio iniziale. Condotto su un gruppo di donne malate e un altro di donne sane, la ricerca ha permesso di individuare una proteina specifica dell’endometriosi che consentirebbe di anticipare la diagnosi.
Un problema in aumento
L’endometriosi è una malattia tanto diffusa quanto sconosciuta. Consiste nello “spostamento” di tessuto simile all’endometrio (il tessuto che riveste la parete interna dell’utero) al di fuori dell’utero: provoca la formazione di lesioni, specialmente nell’addome, interessando le ovaie, le tube di Falloppio, i legamenti dell’utero, l’area tra vagina e retto, il peritoneo (la membrana di rivestimento della cavità addominale e di parte di quella pelvica). Talvolta coinvolge anche organi esterni all’apparato riproduttivo, come intestino, vescica, reni, ureteri (i canali che collegano ciascun rene alla vescica), vagina e cervice.
Non sempre dà sintomi
Ora la diagnosi di endometriosi potrebbe diventare più facile grazie a un nuovo esame del sangue. Nel 20-25% delle donne, infatti, la malattia non dà sintomi. Negli altri casi si presenta con disturbi di tipologia e intensità variabile: il più comune è il dolore mestruale, che peggiora progressivamente. Inoltre spesso l’endometriosi si manifesta con difficoltà di concepimento. In presenza di questi sintomi si consiglia una visita ginecologica, accompagnata da ecografia transvaginale ed esame istologico, effettuato per via laparoscopica. Ma ora le cose potrebbe cambiare.
In breve
NON C'È ANCORA UNA CURA
Attualmente non esiste una cura risolutiva per l’endometriosi. Le misure possibili (farmaci, intervento chirurgico) mirano a controllare la progressione della malattia, ridurre le probabilità di recidiva e alleviare i sintomi.
Re: Endometriosi
Endometriosi: la scoperta italiana per vincere il dolore
Una ricerca italiana ha dimostrato che si può sconfiggere questo grave disturbo senza ricorrere alla chirurgia
Uno studio scientifico tutto italiano coordinato dalla clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Siena e dalla Clinica Mangiagalli di Milano e condotto in 13 centri della Penisola, ha dimostrato che è possibile migliorare sensibilmente (di circa il 70%) la qualità di vita dei tre milioni di donne che in Italia sono colpite da endometriosi.
Risultati molto positivi
L’indagine è stata realizzata coinvolgendo 13 centri, strutture che in tutta Italia si occupano di endometriosi, malattia ancora troppo poco conosciuta. A 120 donne è stata somministrato una terapia a base di Dienogest (progestinico orale specifico per questa patologia). Dopo soli 3 mesi di terapia il 70% delle pazienti con endometriosi, che prima avevano una scarsa qualità di vita, sono tornate a condurre un’esistenza del tutto normale, dimenticandosi dolore e problematiche psicologiche legate all’endometriosi. È la prima volta che si dimostra scientificamente che con la sola terapia, senza il ricorso alla chirurgia, si ottengono risultati così incoraggianti, con ricadute positive anche per la società: si calcola, infatti, che i costi legati ai congedi lavorativi per le donne con endometriosi superino i 4 miliardi l’anno solo in Italia e 30 in Europa.
Una malattia tipica dei Paesi occidentali
La ricerca è stata presentata al convegno “Siepam, Il management clinico dell’endometriosi”; il professor Luigi Fedele presidente della Siepam (Società italiana endometriosi e patologia mestruale) ha ricordato che la malattia si manifesta quando cellule di endometrio, il tessuto che riveste l’utero, migrano in altre sedi del corpo. La diagnosi è spesso difficile e lunga e a volte, prima di riconoscerla, passano anche alcuni anni. Le cause dell’endometriosi non sono ancora chiare, ma si tratta di una malattia che sta diventando tipica dei Paesi occidentali, dove la natalità è ridotta e il primo figlio è cercato in età più avanzata. Un’altra possibile causa è da ricercare nella dieta. Alcuni alimenti, infatti, possono contenere sostanze ad attività ormonale sull’organismo femminile.
Riduzione degli interventi chirurgici
Il farmaco utilizzato per la ricerca, già disponibile, provoca uno stato di completa inibizione dell’ovulazione e una volta interrotta l’assunzione l’attività ovarica e mestruale femminile riprende regolarmente. A differenza di altre molecole usate per l’endometriosi non provoca effetti collaterali come peluria, dolori gastrici e insonnia. Quindi, è possibile utilizzarlo per periodi più lunghi rispetto alle terapie finora conosciute. I nuovi farmaci potranno probabilmente ridurre i casi per i quali è necessario un intervento chirurgico, molto invasivo, e che non esclude la possibilità di ricomparse della malattia nel 50% dei casi.
In breve
PIU’ FARMACI, MENO BISTURI
La ricerca italiana ha dimostrato chiaramente che è possibile curare, senza bisturi e con farmaci specifici, i sintomi dell’endometriosi, un disturbo che colpisce soprattutto dai 25 ai 35 anni e quindi donne che si trovano nel pieno dell’età riproduttiva, e restituire loro il benessere psico-fisico.
Una ricerca italiana ha dimostrato che si può sconfiggere questo grave disturbo senza ricorrere alla chirurgia
Uno studio scientifico tutto italiano coordinato dalla clinica Ostetrica e Ginecologica dell’Università di Siena e dalla Clinica Mangiagalli di Milano e condotto in 13 centri della Penisola, ha dimostrato che è possibile migliorare sensibilmente (di circa il 70%) la qualità di vita dei tre milioni di donne che in Italia sono colpite da endometriosi.
Risultati molto positivi
L’indagine è stata realizzata coinvolgendo 13 centri, strutture che in tutta Italia si occupano di endometriosi, malattia ancora troppo poco conosciuta. A 120 donne è stata somministrato una terapia a base di Dienogest (progestinico orale specifico per questa patologia). Dopo soli 3 mesi di terapia il 70% delle pazienti con endometriosi, che prima avevano una scarsa qualità di vita, sono tornate a condurre un’esistenza del tutto normale, dimenticandosi dolore e problematiche psicologiche legate all’endometriosi. È la prima volta che si dimostra scientificamente che con la sola terapia, senza il ricorso alla chirurgia, si ottengono risultati così incoraggianti, con ricadute positive anche per la società: si calcola, infatti, che i costi legati ai congedi lavorativi per le donne con endometriosi superino i 4 miliardi l’anno solo in Italia e 30 in Europa.
Una malattia tipica dei Paesi occidentali
La ricerca è stata presentata al convegno “Siepam, Il management clinico dell’endometriosi”; il professor Luigi Fedele presidente della Siepam (Società italiana endometriosi e patologia mestruale) ha ricordato che la malattia si manifesta quando cellule di endometrio, il tessuto che riveste l’utero, migrano in altre sedi del corpo. La diagnosi è spesso difficile e lunga e a volte, prima di riconoscerla, passano anche alcuni anni. Le cause dell’endometriosi non sono ancora chiare, ma si tratta di una malattia che sta diventando tipica dei Paesi occidentali, dove la natalità è ridotta e il primo figlio è cercato in età più avanzata. Un’altra possibile causa è da ricercare nella dieta. Alcuni alimenti, infatti, possono contenere sostanze ad attività ormonale sull’organismo femminile.
Riduzione degli interventi chirurgici
Il farmaco utilizzato per la ricerca, già disponibile, provoca uno stato di completa inibizione dell’ovulazione e una volta interrotta l’assunzione l’attività ovarica e mestruale femminile riprende regolarmente. A differenza di altre molecole usate per l’endometriosi non provoca effetti collaterali come peluria, dolori gastrici e insonnia. Quindi, è possibile utilizzarlo per periodi più lunghi rispetto alle terapie finora conosciute. I nuovi farmaci potranno probabilmente ridurre i casi per i quali è necessario un intervento chirurgico, molto invasivo, e che non esclude la possibilità di ricomparse della malattia nel 50% dei casi.
In breve
PIU’ FARMACI, MENO BISTURI
La ricerca italiana ha dimostrato chiaramente che è possibile curare, senza bisturi e con farmaci specifici, i sintomi dell’endometriosi, un disturbo che colpisce soprattutto dai 25 ai 35 anni e quindi donne che si trovano nel pieno dell’età riproduttiva, e restituire loro il benessere psico-fisico.
Re: Endometriosi
Endometriosi: la Puglia si schiera con le donne che ne soffrono
In Puglia è stata approvata una legge che tutela chi soffre di endometriosi. In che modo? Con campagne di prevenzione e una giornata dedicata. E non solo
Nel 2005 è stata riconosciuta come patologia di interesse sociale dal governo italiano, ma ancora oggi, a distanza di quasi 10 anni, l’endometriosi è trascurata a livello legislativo. Non ovunque, però. Recentemente la Puglia si è attivata per colmare questo gap, perlomeno a livello regionale.
Di che cosa si tratta
L’endometriosi è una malattia che consiste nella crescita o nell’impianto di cellule simili a quelle dell’endometrio (la mucosa che riveste internamente la cavità uterina) al di fuori dell’utero. È una delle malattie di genere, colpisce cioè solo le donne, più comuni al mondo. Ha un decorso progressivo e limita o addirittura impedisce la vita professionale, sociale, familiare e affettiva di chi ne soffre. È anche una delle cause più comuni di infertilità femminile: dal 30 al 50 % delle donne con endometriosi è sterile. Secondo le stime in Italia sono oltre tre milioni le donne che ne soffrono, pari al 7-10% delle donne in età riproduttiva.
Che cosa prevede la nuova norma
La diagnosi arriva circa sette-nove anni dopo che la malattia è comparsa, causando ritardi nella cura e soprattutto disagi alla donna. Il motivo principale di questo ritardo è che l’endometriosi è una malattia ancora poco conosciuta, sottovalutata o scambiata per altre problematiche. Ecco perché la regione Puglia ha deciso di intervenire. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una legge che contiene disposizioni per la tutela delle donne affette da questa malattia. Gli obiettivi sono tre:
- migliorare la salute e le condizioni di vita delle pazienti;
- incentivare la diagnosi precoce della malattia;
- puntare al miglioramento della qualità delle cure.
Nascerà anche un Osservatorio regionale
Le iniziative in programma sono molte. Innanzitutto, è previsto l’avvio di campagne di prevenzione rivolte alle donne. Poi, si procederà all’ideazione di un Osservatorio regionale sull’endometriosi, che servirà per raccogliere dati e statistiche, e di un registro regionale, che raccoglierà dati clinici e sociali. L’amministrazione regionale ha anche deciso di riconoscere l’associazionismo e le attività di volontariato e di promuovere la conoscenza della patologia e dei suoi effetti in ambito sanitario, sociale e lavorativo. Anche a questo scopo ha istituito la giornata per la lotta all’endometriosi, che sarà celebrata in una data dal forte valore simbolico: il 9 marzo, il giorno dopo la festa della donna. Per l’attuazione della norma sono stanziati 50 mila euro.
In breve
ATTENZIONE A QUESTI SINTOMI
L’endometriosi causa sintomi dolorosi. I più comuni sono dolore alle pelvi, che può estendersi anche al retto, e dolori durante i rapporti sessuali. Possono accentuarsi anche i fastidi mestruali. Un altro segnale tipico è la stanchezza fisica costante.
In Puglia è stata approvata una legge che tutela chi soffre di endometriosi. In che modo? Con campagne di prevenzione e una giornata dedicata. E non solo
Nel 2005 è stata riconosciuta come patologia di interesse sociale dal governo italiano, ma ancora oggi, a distanza di quasi 10 anni, l’endometriosi è trascurata a livello legislativo. Non ovunque, però. Recentemente la Puglia si è attivata per colmare questo gap, perlomeno a livello regionale.
Di che cosa si tratta
L’endometriosi è una malattia che consiste nella crescita o nell’impianto di cellule simili a quelle dell’endometrio (la mucosa che riveste internamente la cavità uterina) al di fuori dell’utero. È una delle malattie di genere, colpisce cioè solo le donne, più comuni al mondo. Ha un decorso progressivo e limita o addirittura impedisce la vita professionale, sociale, familiare e affettiva di chi ne soffre. È anche una delle cause più comuni di infertilità femminile: dal 30 al 50 % delle donne con endometriosi è sterile. Secondo le stime in Italia sono oltre tre milioni le donne che ne soffrono, pari al 7-10% delle donne in età riproduttiva.
Che cosa prevede la nuova norma
La diagnosi arriva circa sette-nove anni dopo che la malattia è comparsa, causando ritardi nella cura e soprattutto disagi alla donna. Il motivo principale di questo ritardo è che l’endometriosi è una malattia ancora poco conosciuta, sottovalutata o scambiata per altre problematiche. Ecco perché la regione Puglia ha deciso di intervenire. Il Consiglio regionale ha approvato all’unanimità una legge che contiene disposizioni per la tutela delle donne affette da questa malattia. Gli obiettivi sono tre:
- migliorare la salute e le condizioni di vita delle pazienti;
- incentivare la diagnosi precoce della malattia;
- puntare al miglioramento della qualità delle cure.
Nascerà anche un Osservatorio regionale
Le iniziative in programma sono molte. Innanzitutto, è previsto l’avvio di campagne di prevenzione rivolte alle donne. Poi, si procederà all’ideazione di un Osservatorio regionale sull’endometriosi, che servirà per raccogliere dati e statistiche, e di un registro regionale, che raccoglierà dati clinici e sociali. L’amministrazione regionale ha anche deciso di riconoscere l’associazionismo e le attività di volontariato e di promuovere la conoscenza della patologia e dei suoi effetti in ambito sanitario, sociale e lavorativo. Anche a questo scopo ha istituito la giornata per la lotta all’endometriosi, che sarà celebrata in una data dal forte valore simbolico: il 9 marzo, il giorno dopo la festa della donna. Per l’attuazione della norma sono stanziati 50 mila euro.
In breve
ATTENZIONE A QUESTI SINTOMI
L’endometriosi causa sintomi dolorosi. I più comuni sono dolore alle pelvi, che può estendersi anche al retto, e dolori durante i rapporti sessuali. Possono accentuarsi anche i fastidi mestruali. Un altro segnale tipico è la stanchezza fisica costante.
Re: Endometriosi
Endometriosi: la nuova cura è la neuropelveologia
Si chiama neuropelveologia ed è una cura promettente per l’endometriosi, malattia che colpisce 3 milioni di donne nel nostro Paese
Tre milioni di italiane soffrono di endometriosi, specialmente nella fascia di età tra i 29 e i 39 anni. In Europa sono 14 milioni. Secondo statistiche americane, metà delle donne malate consultano in media 5 specialisti prima di arrivare a una diagnosi. Un riconoscimento tardivo rallenta le cure, con effetti importanti sulla qualità di vita.
Di che cosa si tratta
Nell’endometriosi, tessuto simile all’endometrio (il tessuto che riveste la parete interna dell’utero) “si sposta” al di fuori dell’utero e provoca la formazione di lesioni, specialmente nell’addome, ma talvolta anche in organi esterni all’apparato riproduttivo, come intestino, vescica, reni, ureteri, vagina e cervice.
Manca ancora una terapia efficace
Attualmente non esiste una cura risolutiva per l’endometriosi. Le misure possibili (farmaci e chirurgia) mirano a controllare la progressione della malattia, ridurre le probabilità di recidiva e alleviare i sintomi, cioè a contenere il dolore e/o a contrastare l’infertilità.
Le cure ormonali
Le donne che non desiderano figli possono affidarsi alle cure ormonali: preparati estroprogestinici o progestinici assunti continuativamente, che consentono di mantenere basso o stabile nel sangue il livello di estrogeni e, dopo un intervento chirurgico, di ridurre il rischio che l’endometriosi si ripresenti. Per chi progetta una maternità, ci sono due possibilità: l’intervento chirurgico e la fecondazione in vitro.
La nuova frontiera
Ora in Italia è disponibile una nuova cura, “mutuata” dalla Svizzera: la neuropelveologia. Messa a punto dal professor Marc Possover, direttore medico del Neuropelveology Center di Zurigo, la neuropelveologia si prefigge come obiettivo un ripristino completo di tutte le funzioni sessuali, vescicali e intestinali, risolvendo il dolore e preservando i nervi della pelvi. A portare in Italia la neuropelveologia è stato il dottor Vito Chiantera, direttore dell’Unità operativa di ginecologia della Fondazione di ricerca e cura “Giovanni Paolo II” di Campobasso.
In breve
NUMERI PREOCCUPANTI
L’endometriosi colpisce quasi 9 milioni di giovani donne in Europa: per molte di loro la qualità della vita peggiora in modo significativo.
Si chiama neuropelveologia ed è una cura promettente per l’endometriosi, malattia che colpisce 3 milioni di donne nel nostro Paese
Tre milioni di italiane soffrono di endometriosi, specialmente nella fascia di età tra i 29 e i 39 anni. In Europa sono 14 milioni. Secondo statistiche americane, metà delle donne malate consultano in media 5 specialisti prima di arrivare a una diagnosi. Un riconoscimento tardivo rallenta le cure, con effetti importanti sulla qualità di vita.
Di che cosa si tratta
Nell’endometriosi, tessuto simile all’endometrio (il tessuto che riveste la parete interna dell’utero) “si sposta” al di fuori dell’utero e provoca la formazione di lesioni, specialmente nell’addome, ma talvolta anche in organi esterni all’apparato riproduttivo, come intestino, vescica, reni, ureteri, vagina e cervice.
Manca ancora una terapia efficace
Attualmente non esiste una cura risolutiva per l’endometriosi. Le misure possibili (farmaci e chirurgia) mirano a controllare la progressione della malattia, ridurre le probabilità di recidiva e alleviare i sintomi, cioè a contenere il dolore e/o a contrastare l’infertilità.
Le cure ormonali
Le donne che non desiderano figli possono affidarsi alle cure ormonali: preparati estroprogestinici o progestinici assunti continuativamente, che consentono di mantenere basso o stabile nel sangue il livello di estrogeni e, dopo un intervento chirurgico, di ridurre il rischio che l’endometriosi si ripresenti. Per chi progetta una maternità, ci sono due possibilità: l’intervento chirurgico e la fecondazione in vitro.
La nuova frontiera
Ora in Italia è disponibile una nuova cura, “mutuata” dalla Svizzera: la neuropelveologia. Messa a punto dal professor Marc Possover, direttore medico del Neuropelveology Center di Zurigo, la neuropelveologia si prefigge come obiettivo un ripristino completo di tutte le funzioni sessuali, vescicali e intestinali, risolvendo il dolore e preservando i nervi della pelvi. A portare in Italia la neuropelveologia è stato il dottor Vito Chiantera, direttore dell’Unità operativa di ginecologia della Fondazione di ricerca e cura “Giovanni Paolo II” di Campobasso.
In breve
NUMERI PREOCCUPANTI
L’endometriosi colpisce quasi 9 milioni di giovani donne in Europa: per molte di loro la qualità della vita peggiora in modo significativo.
Re: Endometriosi
Endometriosi: in arrivo novità per diagnosi e cure
Sono state scoperte molecole utili per diagnosticare l’endometriosi. Sarà così possibile mettere a punto terapie più efficaci e personalizzate
L’endometriosi è da sempre motivo di grande preoccupazione (e, spesso, infelicità) femminile. Di cosa si tratta? Questa patologia consiste in una sorta di migrazione del tessuto uterino verso gli organi adiacenti. Le conseguenze di tale spostamento sono dolori molto forti e, in casi gravi, comportano anche infertilità. C’è però una buona notizia, anzi due: l’endometriosi si può curare efficacemente se diagnosticata precocemente e, inoltre, le ultime ricerche hanno aperto nuovi barlumi di speranza.
Prevenzione e cure tempestive
Come accade per numerose patologie, come le neoplasie al seno, vi sono alcune particolari molecole (e pattern di molecole) che incidono fortemente sulla possibilità di sviluppare determinate malattie, più o meno gravi. Individuare l’azione di tali molecole e delle loro combinazioni, significa intervenire preventivamente (o quanto meno tempestivamente) sul manifestarsi e sull’aggravarsi di tali malattie. Tutto ciò fa sì che anche le cure possano risultare più efficaci e portare, così, alla guarigione totale e definitiva.
Lo studio americano
Lo studio sulle cause dell’endometriosi è stato portato avanti da un team di ricercatori del MIT e la ricerca pubblicata su Science Translational Medicine. L’obiettivo era, appunto, quello di dare una sorta di identikit (profilo molecolare) a questa patologia che affligge una buona percentuale della popolazione femminile.
Come è stato condotto
Per arrivare all’individuazione del pattern molecolare alla base dell’endometriosi, è stato analizzato il liquido peritoneale di un campione di 77 pazienti, con sintomi attribuibili a questa malattia. L’analisi ha riguardato soprattutto le proteine definite infiammatorie, ovvero quelle che scatenano reazioni anomale dell’organismo (per esempio, lo spostamento del tessuto uterino). Le proteine incriminate sono una cinquantina, tra queste sono comprese le citochine: si tratta di speciali proteine che reagiscono in presenza di stati infettivi batterici e virali. Ma può accadere che le citochine reagiscano in modo anomalo anche in assenza di agenti patogeni come batteri o virus, creando quindi uno stato infiammatorio che coinvolge, in questo caso, l’apparato riproduttivo. Tra le molecole regolatrici e determinanti, è stata isolata in particolare la proteina c-Jun.
In breve
NUOVE SPERANZE DALLA RICERCA
Il fatto che vi sia una correlazione tra presenza di alcuni pattern molecolari (proteine regolatrici) e infiammazione dell’organismo e dell’ambiente uterino (in grado di provocare l’endometriosi), porterà a una prevenzione più specifica e capillare. Inoltre, studiare l’attività di tali proteine sarà di grande aiuto per scoprire e programmare cure mirate e personalizzate a seconda dei differenti casi clinici.
Sono state scoperte molecole utili per diagnosticare l’endometriosi. Sarà così possibile mettere a punto terapie più efficaci e personalizzate
L’endometriosi è da sempre motivo di grande preoccupazione (e, spesso, infelicità) femminile. Di cosa si tratta? Questa patologia consiste in una sorta di migrazione del tessuto uterino verso gli organi adiacenti. Le conseguenze di tale spostamento sono dolori molto forti e, in casi gravi, comportano anche infertilità. C’è però una buona notizia, anzi due: l’endometriosi si può curare efficacemente se diagnosticata precocemente e, inoltre, le ultime ricerche hanno aperto nuovi barlumi di speranza.
Prevenzione e cure tempestive
Come accade per numerose patologie, come le neoplasie al seno, vi sono alcune particolari molecole (e pattern di molecole) che incidono fortemente sulla possibilità di sviluppare determinate malattie, più o meno gravi. Individuare l’azione di tali molecole e delle loro combinazioni, significa intervenire preventivamente (o quanto meno tempestivamente) sul manifestarsi e sull’aggravarsi di tali malattie. Tutto ciò fa sì che anche le cure possano risultare più efficaci e portare, così, alla guarigione totale e definitiva.
Lo studio americano
Lo studio sulle cause dell’endometriosi è stato portato avanti da un team di ricercatori del MIT e la ricerca pubblicata su Science Translational Medicine. L’obiettivo era, appunto, quello di dare una sorta di identikit (profilo molecolare) a questa patologia che affligge una buona percentuale della popolazione femminile.
Come è stato condotto
Per arrivare all’individuazione del pattern molecolare alla base dell’endometriosi, è stato analizzato il liquido peritoneale di un campione di 77 pazienti, con sintomi attribuibili a questa malattia. L’analisi ha riguardato soprattutto le proteine definite infiammatorie, ovvero quelle che scatenano reazioni anomale dell’organismo (per esempio, lo spostamento del tessuto uterino). Le proteine incriminate sono una cinquantina, tra queste sono comprese le citochine: si tratta di speciali proteine che reagiscono in presenza di stati infettivi batterici e virali. Ma può accadere che le citochine reagiscano in modo anomalo anche in assenza di agenti patogeni come batteri o virus, creando quindi uno stato infiammatorio che coinvolge, in questo caso, l’apparato riproduttivo. Tra le molecole regolatrici e determinanti, è stata isolata in particolare la proteina c-Jun.
In breve
NUOVE SPERANZE DALLA RICERCA
Il fatto che vi sia una correlazione tra presenza di alcuni pattern molecolari (proteine regolatrici) e infiammazione dell’organismo e dell’ambiente uterino (in grado di provocare l’endometriosi), porterà a una prevenzione più specifica e capillare. Inoltre, studiare l’attività di tali proteine sarà di grande aiuto per scoprire e programmare cure mirate e personalizzate a seconda dei differenti casi clinici.
Re: Endometriosi
Endometriosi: sotto accusa due pesticidi
Un recente studio rivela che le donne esposte a due particolari pesticidi utilizzati in agricoltura hanno un rischio aumentato di sviluppare l’endometriosi
Da tempo si sospetta che all’origine dell’endometriosi possano esserci anche gli inquinanti ambientali. Ora arriva l’ennesima conferma. Secondo un recente studio americano, infatti, la malattia potrebbe essere scatenata da due particolari pesticidi organoclorurati. Lo studio ha interessato 786 donne. 248 avevano appena ricevuto una diagnosi di endometriosi, mentre 538 erano sane. Tutte le partecipanti sono state sottoposte a un prelievo di sangue, per analizzare l’eventuale presenza di pesticidi.
Sostanze nocive
I pesticidi sono agenti in grado di eliminare i parassiti animali o vegetali, con pesanti conseguenze per l’ambiente e la salute umana. Ne esistono vari tipi, fra cui gli insetticidi organoclorurati, che hanno proprietà estrogeniche. Dall’analisi dei risultati è emerso che effettivamente in alcune donne c’erano tracce di queste sostanze. Non solo. Gli autori hanno scoperto che le donne con una forte esposizione a due pesticidi organoclorurati, il beta-esaclorocicloesano e il mirex, presentavano un rischio aumentato dal 30 al 70% di sviluppare l’endometriosi.
Conseguenze a lungo termine
Gli studiosi hanno spiegato che, negli ultimi anni, l’uso dei pesticidi organoclorurati è stato limitato e, in alcuni Paesi, anche vietato. Nonostante ciò, queste sostanze erano comunque presenti nel sangue di alcune donne, in quantità rilevanti. Ciò significa che la loro azione negativa perdura nel tempo. Per questo sono fondamentali le politiche di prevenzione.
Una malattia dall’origine incerta
L’endometriosi è una malattia caratterizzata dalla crescita di cellule simili a quelle che costituiscono l’endometrio (mucosa che riveste internamente la cavità uterina) al di fuori dell’utero. La causa di questo disturbo non è ancora del tutto nota. Gli esperti ritengono che alla base ci sia una predisposizione genetica su cui si innescano poi i fattori di crescita, come gli estrogeni e gli inquinanti ambientali. Questi ultimi svolgono una duplice azione: oltre ad amplificare l’azione degli estrogeni, “sregolano” il sistema immunitario, cosa che sembra favorire ulteriormente lo sviluppo dell’endometriosi.
In breve
METTE A RISCHIO LA FERTILITA’
L’endometriosi è una delle cause più comuni di infertilità nella donna. Se davvero all’origine ci può essere l’esposizione a pesticidi, come suggerisce questo studio, potrebbe essere ancora più pericolosa: anche gli inquinanti, infatti, hanno un ruolo negativo sul concepimento.
Un recente studio rivela che le donne esposte a due particolari pesticidi utilizzati in agricoltura hanno un rischio aumentato di sviluppare l’endometriosi
Da tempo si sospetta che all’origine dell’endometriosi possano esserci anche gli inquinanti ambientali. Ora arriva l’ennesima conferma. Secondo un recente studio americano, infatti, la malattia potrebbe essere scatenata da due particolari pesticidi organoclorurati. Lo studio ha interessato 786 donne. 248 avevano appena ricevuto una diagnosi di endometriosi, mentre 538 erano sane. Tutte le partecipanti sono state sottoposte a un prelievo di sangue, per analizzare l’eventuale presenza di pesticidi.
Sostanze nocive
I pesticidi sono agenti in grado di eliminare i parassiti animali o vegetali, con pesanti conseguenze per l’ambiente e la salute umana. Ne esistono vari tipi, fra cui gli insetticidi organoclorurati, che hanno proprietà estrogeniche. Dall’analisi dei risultati è emerso che effettivamente in alcune donne c’erano tracce di queste sostanze. Non solo. Gli autori hanno scoperto che le donne con una forte esposizione a due pesticidi organoclorurati, il beta-esaclorocicloesano e il mirex, presentavano un rischio aumentato dal 30 al 70% di sviluppare l’endometriosi.
Conseguenze a lungo termine
Gli studiosi hanno spiegato che, negli ultimi anni, l’uso dei pesticidi organoclorurati è stato limitato e, in alcuni Paesi, anche vietato. Nonostante ciò, queste sostanze erano comunque presenti nel sangue di alcune donne, in quantità rilevanti. Ciò significa che la loro azione negativa perdura nel tempo. Per questo sono fondamentali le politiche di prevenzione.
Una malattia dall’origine incerta
L’endometriosi è una malattia caratterizzata dalla crescita di cellule simili a quelle che costituiscono l’endometrio (mucosa che riveste internamente la cavità uterina) al di fuori dell’utero. La causa di questo disturbo non è ancora del tutto nota. Gli esperti ritengono che alla base ci sia una predisposizione genetica su cui si innescano poi i fattori di crescita, come gli estrogeni e gli inquinanti ambientali. Questi ultimi svolgono una duplice azione: oltre ad amplificare l’azione degli estrogeni, “sregolano” il sistema immunitario, cosa che sembra favorire ulteriormente lo sviluppo dell’endometriosi.
In breve
METTE A RISCHIO LA FERTILITA’
L’endometriosi è una delle cause più comuni di infertilità nella donna. Se davvero all’origine ci può essere l’esposizione a pesticidi, come suggerisce questo studio, potrebbe essere ancora più pericolosa: anche gli inquinanti, infatti, hanno un ruolo negativo sul concepimento.