cesareo per scelta materna: una scelta giusta per me
Inviato: 25 apr 2017, 11:18
Sono rimasta incinta alla soglia dei quarant'anni con endometriosi e altri disturbi ginecologici. La mia vita è stata sempre tormentata dai dolori mestruali e per anni non sono stata creduta. L'idea di un parto naturale con dolori mestruali intensi mi ha sempre spaventata tanto e fatto rimandare per anni la ricerca della gravidanza.
Ho tentato pero' di farmi conquistare dal parto naturale. Ho letto e riletto, visto filmati e partecipato ad un corso preparto. Quest'ultimo non ha che amplificato le mie paure. Non sono riuscita ad attaccarmi all'idea del soffrire sapendo che poi il futuro era bello. Ho sempre sentito che il mio non saper affrontare il dolore avrebbe potuto mettere a rischio la mia creatura. Mi ero pero' convinta a darmi la possibilita' del naturale con l'epidurale. Avevo scelto un ospedale che la praticasse 24 ore su 24 e avevo prenotato la visita anestesiologica con grande anticipo.
Ad un mese dal parto scopro che le mie piastrine sono basse e che mi viene negata.
Vivo monenti di panico. Chiamo la mia ginecologa e le dico tra le lacrime del mio terrore, della mia paura per la bimba, del non riuscire a respirare per il panico, della paura di morire, del non riuscire a pensare piu' nemmeno alla bambina, tanto non avrei potuto averla tra le mie braccia.
Abbiamo parlato tanto ed ho avuto la grande fortuna di essere stata capita. Se per me doveva essere una sofferenza del genere mi veniva data la possibilita'. Una richiesta di cesareo per tocofobia da presentare in un ospedale che ammetta il cesareo per scelta materna. Se non fosse stato possibile nel milanese mi sarei spostata in Italia davvero senza problemi.
Sono andata al DH dell'ospedale dove avevo fatto il corso presentando la richiesta. Mi sono state fatte domande sul motivo della mia scelta ed in generale sulla gravidanza. Mi è stato detto che tante donne avevano in passato fatto quella scelta e poi si erano ritrovate pentite. Non mi sono mossa di un centimentro. Io volevo quello e a loro chiedevo di aiutarmi, se non erano disposti mi sarei rivolta altrove.
Mi hanno vista ferma e decisa ed hanno aperto l'agenda comunicandomi la data e dicendo di chiamarli se cambiavo idea. Ho avuto sollievo, ho chiamato mio marito, mia mamma, la mia ginecologa. Ho guidato verso casa senza pensare a nulla. Venivo da notti insonni dovevo liberare la mente. I giorni successivi sono stati durissimi. Pensavo di aver risolto un problema e invece no.
Mi stavo pentendo.
Leggevo storie di parti naturali, di donne orgogliose, di terrore del cesareo. In certi momenti ho quasi sperato che si avviasse il travaglio. Per destino alla fine in un qualche modo avrei partorito anche io. Ho contattato un'ostetrica amica e le ho detto che cosa avevo combinato, sicura di un forte rimprovero. Le ho detto che stavo cambiando idea.
Mi ha guardata e mi ha detto che le decisioni vanno prese e mantenute.
Ero arrivata a scrivere sull'agenda la data del cesareo, ora non dovevo guardarmi indietro. Sono rimasta di stucco, non me l'aspettavo. I giorni sono passati veloci e la data si è avvicinata. Spronata da mio marito e da mia mamma, mi sono impegnata a stare ferma nella mia decisione.
Siamo andati in ospadale presto il giorno dell'intervento. Ero andata a farmi i capelli belli, mi sono vestita bene e mi sono messa anche i tacchi per l'occasione cosi' importante. Eravamo io ed un'altra ragazza. Ci hanno fatte andare in una stanzetta. Cambiate da ospedale siamo andate in sala operatoria. Una visita con ecografia, una flebo, la fasciatura alle gambe e poi in sala operatoria attorno alle dieci ed un quarto.
Anestesia spinale che si fa in un lampo, telino davanti al seno, mio marito dietro di me che mi diceva di non aver paura. Pochi minuti ed il vagito della mia Camilla è arrivato, un bacino sulla testa tra le lacrime e le emozioni. Una mezzoretta di attesa perche' mi sistemassero e alle undici e un quarto ero in stanza con mio marito e la piccola. Nessun trauma, nessun dolore, apgar della bimba 10.
La notte è stata disturbata dalla flebo, ma con la piccola sul mio petto. Il giorno dopo in piedi, un po' di indolenzimento alla ferita, ma in piedi senza problemi, davvero senza problemi. Ora è passata una settimana: sto benissimo. In tutto questo, certo sara' mancata naturalezza, magia dell'incognito tutto quello che volete, ma non ho davvero nessun rimpianto.
Non ho invidiato le urla di dolore che ho sentito, non ho invidiato neanche le soddisfazioni di avercela fatta, ce l'ho fatta anche io!
Ho tentato pero' di farmi conquistare dal parto naturale. Ho letto e riletto, visto filmati e partecipato ad un corso preparto. Quest'ultimo non ha che amplificato le mie paure. Non sono riuscita ad attaccarmi all'idea del soffrire sapendo che poi il futuro era bello. Ho sempre sentito che il mio non saper affrontare il dolore avrebbe potuto mettere a rischio la mia creatura. Mi ero pero' convinta a darmi la possibilita' del naturale con l'epidurale. Avevo scelto un ospedale che la praticasse 24 ore su 24 e avevo prenotato la visita anestesiologica con grande anticipo.
Ad un mese dal parto scopro che le mie piastrine sono basse e che mi viene negata.
Vivo monenti di panico. Chiamo la mia ginecologa e le dico tra le lacrime del mio terrore, della mia paura per la bimba, del non riuscire a respirare per il panico, della paura di morire, del non riuscire a pensare piu' nemmeno alla bambina, tanto non avrei potuto averla tra le mie braccia.
Abbiamo parlato tanto ed ho avuto la grande fortuna di essere stata capita. Se per me doveva essere una sofferenza del genere mi veniva data la possibilita'. Una richiesta di cesareo per tocofobia da presentare in un ospedale che ammetta il cesareo per scelta materna. Se non fosse stato possibile nel milanese mi sarei spostata in Italia davvero senza problemi.
Sono andata al DH dell'ospedale dove avevo fatto il corso presentando la richiesta. Mi sono state fatte domande sul motivo della mia scelta ed in generale sulla gravidanza. Mi è stato detto che tante donne avevano in passato fatto quella scelta e poi si erano ritrovate pentite. Non mi sono mossa di un centimentro. Io volevo quello e a loro chiedevo di aiutarmi, se non erano disposti mi sarei rivolta altrove.
Mi hanno vista ferma e decisa ed hanno aperto l'agenda comunicandomi la data e dicendo di chiamarli se cambiavo idea. Ho avuto sollievo, ho chiamato mio marito, mia mamma, la mia ginecologa. Ho guidato verso casa senza pensare a nulla. Venivo da notti insonni dovevo liberare la mente. I giorni successivi sono stati durissimi. Pensavo di aver risolto un problema e invece no.
Mi stavo pentendo.
Leggevo storie di parti naturali, di donne orgogliose, di terrore del cesareo. In certi momenti ho quasi sperato che si avviasse il travaglio. Per destino alla fine in un qualche modo avrei partorito anche io. Ho contattato un'ostetrica amica e le ho detto che cosa avevo combinato, sicura di un forte rimprovero. Le ho detto che stavo cambiando idea.
Mi ha guardata e mi ha detto che le decisioni vanno prese e mantenute.
Ero arrivata a scrivere sull'agenda la data del cesareo, ora non dovevo guardarmi indietro. Sono rimasta di stucco, non me l'aspettavo. I giorni sono passati veloci e la data si è avvicinata. Spronata da mio marito e da mia mamma, mi sono impegnata a stare ferma nella mia decisione.
Siamo andati in ospadale presto il giorno dell'intervento. Ero andata a farmi i capelli belli, mi sono vestita bene e mi sono messa anche i tacchi per l'occasione cosi' importante. Eravamo io ed un'altra ragazza. Ci hanno fatte andare in una stanzetta. Cambiate da ospedale siamo andate in sala operatoria. Una visita con ecografia, una flebo, la fasciatura alle gambe e poi in sala operatoria attorno alle dieci ed un quarto.
Anestesia spinale che si fa in un lampo, telino davanti al seno, mio marito dietro di me che mi diceva di non aver paura. Pochi minuti ed il vagito della mia Camilla è arrivato, un bacino sulla testa tra le lacrime e le emozioni. Una mezzoretta di attesa perche' mi sistemassero e alle undici e un quarto ero in stanza con mio marito e la piccola. Nessun trauma, nessun dolore, apgar della bimba 10.
La notte è stata disturbata dalla flebo, ma con la piccola sul mio petto. Il giorno dopo in piedi, un po' di indolenzimento alla ferita, ma in piedi senza problemi, davvero senza problemi. Ora è passata una settimana: sto benissimo. In tutto questo, certo sara' mancata naturalezza, magia dell'incognito tutto quello che volete, ma non ho davvero nessun rimpianto.
Non ho invidiato le urla di dolore che ho sentito, non ho invidiato neanche le soddisfazioni di avercela fatta, ce l'ho fatta anche io!