Dieta in gravidanza
Re: Dieta in gravidanza
Sovrappeso in gravidanza
rischi per il bebè
Il sovrappeso della futura mamma aumenterebbe il pericolo che il nascituro sia colpito in futuro da alcune malattie
Mantenere il giusto peso durante la gravidanza è importantissimo sia per la salute della mamma sia per il benessere (presente e futuro) del bambino. Non a caso, infatti, sono gli stessi medici a controllare l’aumento di peso delle future mamme. Una recente ricerca ha individuato il ruolo determinante del sovrappeso in gravidanza riguardo a un aumentato rischio di malattie cardiache del bambino (e non solo) che si presenterebbero in età adulta.
Lo studio sul “mangiare per due”
La ricerca che ha messo in relazione sovrappeso in gravidanza e malattie cardiache del bambino, è stato condotto, tra gli altri, anche dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Questo studio ha seguito lo stato di salute di più di 13 mila persone, sin dal momento della nascita. Il fulcro della salute futura del bambino si troverebbe nella placenta, molto diversa tra chi resta nei limiti del normopeso e chi, invece, ingrassa parecchio nei mesi di attesa.
Grassi e placenta
La donna che in gravidanza assume cibi a elevata densità calorica, ricchi di grassi e poveri di fibre e acqua, aumenterebbe, attraverso la placenta, il rischio di malattie cardiache del bambino. Ma non solo: il sovrappeso in gravidanza aumenterebbe anche la probabilità che il nascituro, da adulto, sviluppi diabete di tipo 2 e sia soggetto a ictus. La placenta delle madri che hanno seguito una dieta sbilanciata e ipercalorica sarebbe più debole e meno efficace nella protezione del feto dal cortisolo, ormone dello stress. Il cortisolo è responsabile anche di disturbi di tipo neurologico, come gli sbalzi di umore, dai quali appunto il bambino sarebbe molto meno tutelato. La placenta delle mamme in sovrappeso e con un’alimentazione ricca di grassi influenzerebbe anche la lunghezza dei telomeri, ovvero dei “cappucci” protettivi dei cromosomi, posti proprio alle loro estremità e collegati alla longevità così come alla minore o maggiore predisposizione nello sviluppare diversi tipi di malattie.
Dieta sana in gravidanza
Alla luce dei risultati di questo studio, e non solo, la dieta sana ed equilibrata durante la gravidanza è una vera e propria priorità per la salute di mamma e bambino. E, conseguentemente, anche un aumento di peso contenuto della mamma rappresenta una sorta di garanzia per una buona placenta, forte nel proteggere il nascituro da numerose future patologie.
Il sovrappeso della futura mamma aumenterebbe il pericolo che il nascituro sia colpito in futuro da alcune malattie
Mantenere il giusto peso durante la gravidanza è importantissimo sia per la salute della mamma sia per il benessere (presente e futuro) del bambino. Non a caso, infatti, sono gli stessi medici a controllare l’aumento di peso delle future mamme. Una recente ricerca ha individuato il ruolo determinante del sovrappeso in gravidanza riguardo a un aumentato rischio di malattie cardiache del bambino (e non solo) che si presenterebbero in età adulta.
Lo studio sul “mangiare per due”
La ricerca che ha messo in relazione sovrappeso in gravidanza e malattie cardiache del bambino, è stato condotto, tra gli altri, anche dall’Istituto di Fisiologia Clinica del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr). Questo studio ha seguito lo stato di salute di più di 13 mila persone, sin dal momento della nascita. Il fulcro della salute futura del bambino si troverebbe nella placenta, molto diversa tra chi resta nei limiti del normopeso e chi, invece, ingrassa parecchio nei mesi di attesa.
Grassi e placenta
La donna che in gravidanza assume cibi a elevata densità calorica, ricchi di grassi e poveri di fibre e acqua, aumenterebbe, attraverso la placenta, il rischio di malattie cardiache del bambino. Ma non solo: il sovrappeso in gravidanza aumenterebbe anche la probabilità che il nascituro, da adulto, sviluppi diabete di tipo 2 e sia soggetto a ictus. La placenta delle madri che hanno seguito una dieta sbilanciata e ipercalorica sarebbe più debole e meno efficace nella protezione del feto dal cortisolo, ormone dello stress. Il cortisolo è responsabile anche di disturbi di tipo neurologico, come gli sbalzi di umore, dai quali appunto il bambino sarebbe molto meno tutelato. La placenta delle mamme in sovrappeso e con un’alimentazione ricca di grassi influenzerebbe anche la lunghezza dei telomeri, ovvero dei “cappucci” protettivi dei cromosomi, posti proprio alle loro estremità e collegati alla longevità così come alla minore o maggiore predisposizione nello sviluppare diversi tipi di malattie.
Dieta sana in gravidanza
Alla luce dei risultati di questo studio, e non solo, la dieta sana ed equilibrata durante la gravidanza è una vera e propria priorità per la salute di mamma e bambino. E, conseguentemente, anche un aumento di peso contenuto della mamma rappresenta una sorta di garanzia per una buona placenta, forte nel proteggere il nascituro da numerose future patologie.
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barchetta99
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Re: Dieta in gravidanza
Probiotici in gravidanza: mai senza!
Le donne che consumano probiotici durante la gravidanza proteggerebbero loro stesse e il loro bebè dai danni dell’inquinamento. Ecco come
Durante la gravidanza è importante che la futura mamma adotti una serie di buone abitudini, che aiutino a proteggere non solo la sua salute, ma anche quella del bambino. Non tutti lo sanno, ma uno dei fattori a cui bisogna fare attenzione è l’inquinamento. Si tratta, infatti, di un agente molto nocivo. Per mitigare i suoi effetti dannosi potrebbe essere utile ricorrere ai probiotici. Lo suggerisce una recente ricerca, condotta da un gruppo di ricercatori canadesi, del Canadian centre for human microbioma and probiotics, in collaborazione con un team di medici della Tanzania, e pubblicata sulla rivista mBio.
Analizzate le sostanze tossiche nel sangue
Lo studio ha riguardato un gruppo di donne incinte e di bambini africani, residenti nell’area di Mwanza, nei pressi del Lago Vittoria, una zona caratterizzata da forte inquinamento da metalli pesanti e pesticidi. Metà dei partecipanti è stata invitata ad assumere quotidianamente per qualche settimana uno speciale yogurt contenente probiotici, in particolare il Lactobacillus rhamnosus, e metà no. Tutti, all’inizio, durante e al termine dello studio sono stati sottoposti ad alcune analisi per monitorare lo stato di salute e verificare il livello di sostanze tossiche nel sangue.
Diminuisce il livello di metalli pesanti
Dall’analisi dei risultati è emerso che l’uso dei probiotici ha un effetto protettivo nei confronti dell’inquinamento. Infatti, le gestanti e i bambini che avevano consumato lo yogurt, al termine dello studio hanno potuto beneficiare di un abbassamento significativo della quantità di sostanze tossiche rispetto all’inizio. Non solo: in questi soggetti, nelle ultime analisi, si è registrato un livello molto inferiore di elementi dannosi rispetto ai partecipanti che non avevano assunto il Lactobacillus rhamnosus. In particolare, si è notata una riduzione significativa di arsenico e mercurio.
Preziosi anche dopo la nascita
Una volta che le donne hanno partorito, gli autori hanno esaminato le condizioni dei loro figli. Ebbene, anche in questo caso è emersa una netta differenza: i bimbi delle mamme che avevano usato probiotici durante la gravidanza erano meno intossicati dai metalli pesanti rispetto agli altri.
I ricercatori hanno concluso che l’uso di probiotici durante la gravidanza aiuta a proteggere mamma e bebè dai rischi dell’inquinamento. Queste sostanze, comunque, sono utili anche se assunte in altre epoche della vita, per esempio nell’infanzia.
Le donne che consumano probiotici durante la gravidanza proteggerebbero loro stesse e il loro bebè dai danni dell’inquinamento. Ecco come
Durante la gravidanza è importante che la futura mamma adotti una serie di buone abitudini, che aiutino a proteggere non solo la sua salute, ma anche quella del bambino. Non tutti lo sanno, ma uno dei fattori a cui bisogna fare attenzione è l’inquinamento. Si tratta, infatti, di un agente molto nocivo. Per mitigare i suoi effetti dannosi potrebbe essere utile ricorrere ai probiotici. Lo suggerisce una recente ricerca, condotta da un gruppo di ricercatori canadesi, del Canadian centre for human microbioma and probiotics, in collaborazione con un team di medici della Tanzania, e pubblicata sulla rivista mBio.
Analizzate le sostanze tossiche nel sangue
Lo studio ha riguardato un gruppo di donne incinte e di bambini africani, residenti nell’area di Mwanza, nei pressi del Lago Vittoria, una zona caratterizzata da forte inquinamento da metalli pesanti e pesticidi. Metà dei partecipanti è stata invitata ad assumere quotidianamente per qualche settimana uno speciale yogurt contenente probiotici, in particolare il Lactobacillus rhamnosus, e metà no. Tutti, all’inizio, durante e al termine dello studio sono stati sottoposti ad alcune analisi per monitorare lo stato di salute e verificare il livello di sostanze tossiche nel sangue.
Diminuisce il livello di metalli pesanti
Dall’analisi dei risultati è emerso che l’uso dei probiotici ha un effetto protettivo nei confronti dell’inquinamento. Infatti, le gestanti e i bambini che avevano consumato lo yogurt, al termine dello studio hanno potuto beneficiare di un abbassamento significativo della quantità di sostanze tossiche rispetto all’inizio. Non solo: in questi soggetti, nelle ultime analisi, si è registrato un livello molto inferiore di elementi dannosi rispetto ai partecipanti che non avevano assunto il Lactobacillus rhamnosus. In particolare, si è notata una riduzione significativa di arsenico e mercurio.
Preziosi anche dopo la nascita
Una volta che le donne hanno partorito, gli autori hanno esaminato le condizioni dei loro figli. Ebbene, anche in questo caso è emersa una netta differenza: i bimbi delle mamme che avevano usato probiotici durante la gravidanza erano meno intossicati dai metalli pesanti rispetto agli altri.
I ricercatori hanno concluso che l’uso di probiotici durante la gravidanza aiuta a proteggere mamma e bebè dai rischi dell’inquinamento. Queste sostanze, comunque, sono utili anche se assunte in altre epoche della vita, per esempio nell’infanzia.
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barchetta99
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Re: Dieta in gravidanza
Dieta gravidanza: fai il pieno di cibi rossi, blu e viola per i capillari
Polifenoli e antocianine… sono loro che colorano i cibi. E hanno un ruolo importantissimo nella prevenzione dei problemi di circolazione. Ideali per la dieta in gravidanza
La dieta in gravidanza deve essere varia, equilibrata e completa. In più, ricca di alimenti colorati. Ecco perché
I cibi rossi, blu e viola
Non devono mai mancare nella dieta in gravidanza. Sono ricchi di polifenoli, potenti antiossidanti, e antocianine, i pigmenti benefici che danno la colorazione alla frutta e la verdura. Frutti di bosco, fragole, melanzane, ciliegie, uva nera, arance, prugne, cavolo rosso e tanti altri cibi colorati sono indispensabili nella dieta di tutti i giorni, ma soprattutto in gravidanza, perché ci aiutano a restare sani, in forma e fanno particolarmente bene alla circolazione sanguigna.
Effetto protettivo prolungato
Una ricerca italiana, appena pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha dimostrato l’effetto protettivo di una dieta ricca di polifenoli. Sono stati analizzati 86 adulti sovrappeso o obesi a elevato rischio cardiovascolare. Il campione è stato poi suddiviso in quattro gruppi, ciascuno dei quali ha seguito per otto settimane una dieta normocalorica diversa, in particolare:
Nel primo gruppo era ricca di polifenoli (caffè, tè verde decaffeinati, cioccolato fondente, carciofi, cipolle, spinaci, rucola olio extra vergine d’oliva erano le fonti principali)
Nel secondo gruppo era ricca di omega 3 (grassi buoni provenienti dai pesci, soprattutto salmone, dentice e alici)
Nel terzo gruppo era ricca sia di polifenoli sia di omega 3
Nel quarto gruppo (quello di controllo) era povera sia di polifenoli sia di omega 3.
Con la dieta ricca di omega 3, dopo il pasto diminuiva la produzione di “lipoproteine aterogene” (strutture costituite da grassi e proteine che veicolano i grassi nel sangue e la cui alterazione, dopo il pasto, è un fattore per l’aterosclerosi) e l’effetto era ancora più marcato nel gruppo di partecipanti allo studio che aveva seguito anche la dieta ricca in polifenoli. Inoltre questo tipo di alimentazione diminuiva anche lo stress ossidativo, che svolge un ruolo importante nell’invecchiamento cellulare e nella progressione dell’aterosclerosi.
La dieta mediterranea: l’alleata più efficace del benessere
Prima di questo studio, la riduzione del rischio cardiovascolare tipica dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo si spiegava con il consueto consumo di olio extravergine di oliva, invece che di grassi animali, caratteristici della dieta nord-europea e americana. Questa ricerca invece afferma, invece, che la dieta mediterranea promuove la buona salute grazie a più fattori nutrizionali, tra cui i polifenoli, presenti soprattutto in frutta e verdura. Ma li troviamo anche nell’olio extra vergine, nel vino rosso, nel caffè e nel cioccolato.
Come farne il pieno
Per poter sfruttare al meglio le proprietà salutari dei polifenoli e delle antocianine (ma anche di tutti gli altri pigmenti colorati) è raccomandabile l’uso di alimenti freschi, crudi, maturi, soprattutto sotto forma di succhi centrifugati: la trasformazione in succo, infatti, rompe le membrane cellulari facilitando l’assimilazione delle sostanze.
Circolazione difficoltosa in gravidanza
In alcune donne, già durante i primi mesi di gestazione, possono farsi evidenti alcuni capillari (vasi sanguigni sottilissimi) a causa di una minore resistenza delle loro pareti. La tendenza a perdere tono ed elasticità è provocata, per lo più, dai cambiamenti ormonali tipici della gravidanza. La prevenzione di questi disturbi può cominciare già a tavola.
Polifenoli e antocianine… sono loro che colorano i cibi. E hanno un ruolo importantissimo nella prevenzione dei problemi di circolazione. Ideali per la dieta in gravidanza
La dieta in gravidanza deve essere varia, equilibrata e completa. In più, ricca di alimenti colorati. Ecco perché
I cibi rossi, blu e viola
Non devono mai mancare nella dieta in gravidanza. Sono ricchi di polifenoli, potenti antiossidanti, e antocianine, i pigmenti benefici che danno la colorazione alla frutta e la verdura. Frutti di bosco, fragole, melanzane, ciliegie, uva nera, arance, prugne, cavolo rosso e tanti altri cibi colorati sono indispensabili nella dieta di tutti i giorni, ma soprattutto in gravidanza, perché ci aiutano a restare sani, in forma e fanno particolarmente bene alla circolazione sanguigna.
Effetto protettivo prolungato
Una ricerca italiana, appena pubblicata sull’American Journal of Clinical Nutrition, ha dimostrato l’effetto protettivo di una dieta ricca di polifenoli. Sono stati analizzati 86 adulti sovrappeso o obesi a elevato rischio cardiovascolare. Il campione è stato poi suddiviso in quattro gruppi, ciascuno dei quali ha seguito per otto settimane una dieta normocalorica diversa, in particolare:
Nel primo gruppo era ricca di polifenoli (caffè, tè verde decaffeinati, cioccolato fondente, carciofi, cipolle, spinaci, rucola olio extra vergine d’oliva erano le fonti principali)
Nel secondo gruppo era ricca di omega 3 (grassi buoni provenienti dai pesci, soprattutto salmone, dentice e alici)
Nel terzo gruppo era ricca sia di polifenoli sia di omega 3
Nel quarto gruppo (quello di controllo) era povera sia di polifenoli sia di omega 3.
Con la dieta ricca di omega 3, dopo il pasto diminuiva la produzione di “lipoproteine aterogene” (strutture costituite da grassi e proteine che veicolano i grassi nel sangue e la cui alterazione, dopo il pasto, è un fattore per l’aterosclerosi) e l’effetto era ancora più marcato nel gruppo di partecipanti allo studio che aveva seguito anche la dieta ricca in polifenoli. Inoltre questo tipo di alimentazione diminuiva anche lo stress ossidativo, che svolge un ruolo importante nell’invecchiamento cellulare e nella progressione dell’aterosclerosi.
La dieta mediterranea: l’alleata più efficace del benessere
Prima di questo studio, la riduzione del rischio cardiovascolare tipica dei popoli che si affacciano sul Mediterraneo si spiegava con il consueto consumo di olio extravergine di oliva, invece che di grassi animali, caratteristici della dieta nord-europea e americana. Questa ricerca invece afferma, invece, che la dieta mediterranea promuove la buona salute grazie a più fattori nutrizionali, tra cui i polifenoli, presenti soprattutto in frutta e verdura. Ma li troviamo anche nell’olio extra vergine, nel vino rosso, nel caffè e nel cioccolato.
Come farne il pieno
Per poter sfruttare al meglio le proprietà salutari dei polifenoli e delle antocianine (ma anche di tutti gli altri pigmenti colorati) è raccomandabile l’uso di alimenti freschi, crudi, maturi, soprattutto sotto forma di succhi centrifugati: la trasformazione in succo, infatti, rompe le membrane cellulari facilitando l’assimilazione delle sostanze.
Circolazione difficoltosa in gravidanza
In alcune donne, già durante i primi mesi di gestazione, possono farsi evidenti alcuni capillari (vasi sanguigni sottilissimi) a causa di una minore resistenza delle loro pareti. La tendenza a perdere tono ed elasticità è provocata, per lo più, dai cambiamenti ormonali tipici della gravidanza. La prevenzione di questi disturbi può cominciare già a tavola.
Re: Dieta in gravidanza
Acido folico contro i neonati sottopeso
L’assunzione di acido folico durante i 9 mesi e nel periodo precedente il concepimento non solo riduce le malformazioni congenite del feto, ma anche il rischio che il neonato sia sottopeso
È da tempo ampiamente riconosciuta l’importanza dell’assunzione di acido folico in gravidanza nella prevenzione delle gravi malformazioni congenite del tubo neurale, come la spina bifida e l’anencefalia, tant’è che ogni ginecologo prescrive subito un’integrazione di acido folico a ogni donna in gravidanza. Addirittura è assai consigliato di assumerlo già nei mesi precedenti al concepimento, cioè dal momento in cui si cerca di avere un bambino.
La scoperta recente
Di recente, uno studio del Sandwell and West Birmingham Hospital pubblicato sulla rivista “An international journal of obstetrics and gynaecology”, ha dimostrato che l’acido folico sarebbe anche in grado di diminuire la probabilità di partorire neonati sottopeso, condizione associata a un aumento della mortalità neonatale e di malattie croniche in età avanzata come il diabete, l’ipertensione, l’obesità e problemi di salute. Per giungere a questa conclusione, gli studiosi hanno analizzato le abitudini alimentari di 108.000 donne inglesi. Il 42% aveva meno di 30 anni ed era al primo parto, quasi tutte non erano fumatrici e con un peso nella norma al momento del concepimento.
Confermato il legame
Confrontando il peso dei bambini alla nascita con il quantitativo di acido folico assunto durante la gestazione, è emersa una relazione causale tra l’assunzione di acido folico e le nascite di bambini sottopeso. In pratica, nelle madri che avevano assunto acido folico durante la gravidanza, il peso del neonato era nella norma. E nelle mamme che avevano iniziato l’integrazione di acido folico già prima della gravidanza, il rischio di basso peso alla nascita era ancora più esiguo.
Perché è essenziale
L’acido folico o folacina, è una vitamina del gruppo B (vitamina B9) che gioca un ruolo fondamentale nella crescita e nella differenziazione dei tessuti del feto. Svolge diverse funzioni:
contribuisce alla creazione di nuove cellule insieme alla vitamina B12,
è essenziale per la sintesi del Dna e delle proteine,
interviene nella formazione dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi del sangue,
è particolarmente importante per i tessuti che vanno incontro a processi di proliferazione e differenziazione come, appunto, i tessuti embrionali. Infatti, aiuta l’embrione a formare e poi a chiudere il tubo neurale, entro 30 giorni dal concepimento (in genere tra il 17° e il 29° giorno), quando la futura mamma spesso non sa ancora di aspettare un bambino.
L’assunzione di acido folico durante i 9 mesi e nel periodo precedente il concepimento non solo riduce le malformazioni congenite del feto, ma anche il rischio che il neonato sia sottopeso
È da tempo ampiamente riconosciuta l’importanza dell’assunzione di acido folico in gravidanza nella prevenzione delle gravi malformazioni congenite del tubo neurale, come la spina bifida e l’anencefalia, tant’è che ogni ginecologo prescrive subito un’integrazione di acido folico a ogni donna in gravidanza. Addirittura è assai consigliato di assumerlo già nei mesi precedenti al concepimento, cioè dal momento in cui si cerca di avere un bambino.
La scoperta recente
Di recente, uno studio del Sandwell and West Birmingham Hospital pubblicato sulla rivista “An international journal of obstetrics and gynaecology”, ha dimostrato che l’acido folico sarebbe anche in grado di diminuire la probabilità di partorire neonati sottopeso, condizione associata a un aumento della mortalità neonatale e di malattie croniche in età avanzata come il diabete, l’ipertensione, l’obesità e problemi di salute. Per giungere a questa conclusione, gli studiosi hanno analizzato le abitudini alimentari di 108.000 donne inglesi. Il 42% aveva meno di 30 anni ed era al primo parto, quasi tutte non erano fumatrici e con un peso nella norma al momento del concepimento.
Confermato il legame
Confrontando il peso dei bambini alla nascita con il quantitativo di acido folico assunto durante la gestazione, è emersa una relazione causale tra l’assunzione di acido folico e le nascite di bambini sottopeso. In pratica, nelle madri che avevano assunto acido folico durante la gravidanza, il peso del neonato era nella norma. E nelle mamme che avevano iniziato l’integrazione di acido folico già prima della gravidanza, il rischio di basso peso alla nascita era ancora più esiguo.
Perché è essenziale
L’acido folico o folacina, è una vitamina del gruppo B (vitamina B9) che gioca un ruolo fondamentale nella crescita e nella differenziazione dei tessuti del feto. Svolge diverse funzioni:
contribuisce alla creazione di nuove cellule insieme alla vitamina B12,
è essenziale per la sintesi del Dna e delle proteine,
interviene nella formazione dell’emoglobina contenuta nei globuli rossi del sangue,
è particolarmente importante per i tessuti che vanno incontro a processi di proliferazione e differenziazione come, appunto, i tessuti embrionali. Infatti, aiuta l’embrione a formare e poi a chiudere il tubo neurale, entro 30 giorni dal concepimento (in genere tra il 17° e il 29° giorno), quando la futura mamma spesso non sa ancora di aspettare un bambino.
Re: Dieta in gravidanza
Tonno in scatola: meglio evitarlo in gravidanza?
Con la gravidanza alcuni alimenti sono più delicati di altri, nel senso che possono celare qualche pericolo se consumati dalla futura mamma; tra questi, il tonno in scatola
È recente la notizia apparsa su Consumers Reports, la rivista della Consumer Union, una delle più importanti associazioni dei consumatori americani, che raccomanda di non mangiare il tonno in scatola alle donne in gravidanza perché conterrebbe una quantità di mercurio pericolosa.
Non tutti i pesci fanno bene in gravidanza
Pochi mesi la FDA (Food and Drug Administration) aveva realizzato un vademecum per le donne in gravidanza, spiegando che mangiare pesce fa bene al feto perché contiene omega 3, proteine e altre sostanze nutritive importanti, raccomandando però di non assumere alcuni pesci come il pesce spada, lo sgombro reale e lo squalo a causa dell’elevato quantitativo di mercurio presente in essi. Per il tonno in scatola, invece, non aveva posto divieto, così come per salmone, gamberetti e tilapia ,che sarebbero le opzioni migliori.
Opinioni contrastanti
Secondo gli esperti del Consumer Reports, invece, il tonno in scatola (che è un prodotto molto consumato negli Stati Uniti) non dovrebbe essere assunto in gravidanza perché potrebbe essere potenzialmente pericoloso, quindi da evitare almeno durante i 9 mesi. Se in eccesso, il mercurio potrebbe danneggiare il sistema nervoso centrale e il cervello del feto.
Attenzione al mercurio
I livelli di mercurio possono variare di molto da specie a specie, dall’area dove è stato pescato e dal tipo di conservazione. Lo studio è stato realizzato da un’organizzazione no-profit che quindi non ha alcun interesse a denigrare nessuno. Ciò che è certo è che i pesci contengono sostanze che possono nuocere alla salute umana, tra questi i metalli come il mercurio. A parità di peso, per esempio, il tonno contiene 15 volte più mercurio del salmone. Per concludere, il Direttore del iniziative politiche alimentari presso l’Unione dei Consumatori Jean Halloran ha spiegato che “se una scatoletta di tonno viene mangiata nel momento sbagliato dello sviluppo fetale, è un rischio. Proprio come alle donne incinte si sconsiglia di bere alcolici, durante la gravidanza è prudente evitare il tonno, soprattutto quando ci sono alternative di pesce con basse quantità di mercurio”.
Con la gravidanza alcuni alimenti sono più delicati di altri, nel senso che possono celare qualche pericolo se consumati dalla futura mamma; tra questi, il tonno in scatola
È recente la notizia apparsa su Consumers Reports, la rivista della Consumer Union, una delle più importanti associazioni dei consumatori americani, che raccomanda di non mangiare il tonno in scatola alle donne in gravidanza perché conterrebbe una quantità di mercurio pericolosa.
Non tutti i pesci fanno bene in gravidanza
Pochi mesi la FDA (Food and Drug Administration) aveva realizzato un vademecum per le donne in gravidanza, spiegando che mangiare pesce fa bene al feto perché contiene omega 3, proteine e altre sostanze nutritive importanti, raccomandando però di non assumere alcuni pesci come il pesce spada, lo sgombro reale e lo squalo a causa dell’elevato quantitativo di mercurio presente in essi. Per il tonno in scatola, invece, non aveva posto divieto, così come per salmone, gamberetti e tilapia ,che sarebbero le opzioni migliori.
Opinioni contrastanti
Secondo gli esperti del Consumer Reports, invece, il tonno in scatola (che è un prodotto molto consumato negli Stati Uniti) non dovrebbe essere assunto in gravidanza perché potrebbe essere potenzialmente pericoloso, quindi da evitare almeno durante i 9 mesi. Se in eccesso, il mercurio potrebbe danneggiare il sistema nervoso centrale e il cervello del feto.
Attenzione al mercurio
I livelli di mercurio possono variare di molto da specie a specie, dall’area dove è stato pescato e dal tipo di conservazione. Lo studio è stato realizzato da un’organizzazione no-profit che quindi non ha alcun interesse a denigrare nessuno. Ciò che è certo è che i pesci contengono sostanze che possono nuocere alla salute umana, tra questi i metalli come il mercurio. A parità di peso, per esempio, il tonno contiene 15 volte più mercurio del salmone. Per concludere, il Direttore del iniziative politiche alimentari presso l’Unione dei Consumatori Jean Halloran ha spiegato che “se una scatoletta di tonno viene mangiata nel momento sbagliato dello sviluppo fetale, è un rischio. Proprio come alle donne incinte si sconsiglia di bere alcolici, durante la gravidanza è prudente evitare il tonno, soprattutto quando ci sono alternative di pesce con basse quantità di mercurio”.
Re: Dieta in gravidanza
Caffè in gravidanza: aumenta il rischio di leucemia nel bebè?
La quantità non ha importanza. Anche bere pochissimo caffè in gravidanza sarebbe pericoloso: sembra aumentare il rischio che il bimbo sviluppi leucemia
La maggior parte delle donne, non appena scopre di essere incinta – se non addirittura fin da quando inizia a cercare un bebè – evita tutti i comportamenti a rischio. In particolare, elimina tutte quelle sostanze e quegli alimenti che potrebbero nuocere in qualche modo al piccolo. Non sempre, però, rinuncia completamente al caffè in gravidanza. Spesso ne diminuisce solamente il consumo, credendo che ciò sia sufficiente per tutelare il feto. In realtà, potrebbe non essere così. Secondo una recente metanalisi, infatti, anche due sole tazzine di caffè al giorno possono aumentare le probabilità che il bimbo sviluppi leucemia.
Esaminati oltre 20 studi scientifici
Le metanalisi sono ricerche rigorose che combinano i risultati di vari studi clinici e, con appositi metodi statistici, producono risultati “riassuntivi”. Questa è stata condotta da un team di ricercatori americani della Bristol University e pubblicata sull’America Journal of Obstetrics and Gynaecology. Gli autori hanno preso in considerazione oltre 20 studi che indagavano sulle conseguenze del consumo di caffè in gravidanza.
Nocive anche due tazzine al giorno
Bastano due tazzine al giorno per mettere a rischio la salute del piccolo. Dalle analisi condotte, è emerso che l’abitudine di bere caffè in gravidanza non è poi così innocua. Nemmeno quando le quantità sono limitate. Infatti, si è visto che questa pratica si associa a un rischio aumentato di leucemia nel bebè. In particolare, gli studiosi hanno scoperto che i piccoli le cui mamme avevano consumato questa bevanda nel corso dei nove mesi avevano il 20% delle possibilità in più di sviluppare leucemia rispetto a quelli nati da donne che non avevano bevuto caffè durante la gestazione. Se poi le tazzine consumate erano molte, le conseguenze erano peggiori. Infatti, il rischio raggiungeva punte del 60% nei bambini nati da donne che nel corso della gravidanza superavano le due tazzine di caffè al giorno e del 72% se le tazzine erano quattro o più.
Le ragioni non sono ancora chiare
Lo studio non chiarisce le ragioni del legame fra consumo di caffè in gravidanza e leucemia. Tuttavia, gli esperti ipotizzano che la caffeina potrebbe essere in grado di modificare il Dna delle cellule del feto, rendendo il piccolo più vulnerabile alla comparsa dei tumori del sangue. Ora serviranno nuove ricerche per confermare quanto scoperto. “Occorrono urgentemente ulteriori studi prospettici per esplorare gli effetti negativi del consumo di caffè sulla leucemia infantile” hanno spiegato gli autori. In ogni caso, bisogna già prendere delle misure cautelative. È importante che governi e medici inizino a informare le future mamme della possibile azione nociva del caffè in gravidanza.
La quantità non ha importanza. Anche bere pochissimo caffè in gravidanza sarebbe pericoloso: sembra aumentare il rischio che il bimbo sviluppi leucemia
La maggior parte delle donne, non appena scopre di essere incinta – se non addirittura fin da quando inizia a cercare un bebè – evita tutti i comportamenti a rischio. In particolare, elimina tutte quelle sostanze e quegli alimenti che potrebbero nuocere in qualche modo al piccolo. Non sempre, però, rinuncia completamente al caffè in gravidanza. Spesso ne diminuisce solamente il consumo, credendo che ciò sia sufficiente per tutelare il feto. In realtà, potrebbe non essere così. Secondo una recente metanalisi, infatti, anche due sole tazzine di caffè al giorno possono aumentare le probabilità che il bimbo sviluppi leucemia.
Esaminati oltre 20 studi scientifici
Le metanalisi sono ricerche rigorose che combinano i risultati di vari studi clinici e, con appositi metodi statistici, producono risultati “riassuntivi”. Questa è stata condotta da un team di ricercatori americani della Bristol University e pubblicata sull’America Journal of Obstetrics and Gynaecology. Gli autori hanno preso in considerazione oltre 20 studi che indagavano sulle conseguenze del consumo di caffè in gravidanza.
Nocive anche due tazzine al giorno
Bastano due tazzine al giorno per mettere a rischio la salute del piccolo. Dalle analisi condotte, è emerso che l’abitudine di bere caffè in gravidanza non è poi così innocua. Nemmeno quando le quantità sono limitate. Infatti, si è visto che questa pratica si associa a un rischio aumentato di leucemia nel bebè. In particolare, gli studiosi hanno scoperto che i piccoli le cui mamme avevano consumato questa bevanda nel corso dei nove mesi avevano il 20% delle possibilità in più di sviluppare leucemia rispetto a quelli nati da donne che non avevano bevuto caffè durante la gestazione. Se poi le tazzine consumate erano molte, le conseguenze erano peggiori. Infatti, il rischio raggiungeva punte del 60% nei bambini nati da donne che nel corso della gravidanza superavano le due tazzine di caffè al giorno e del 72% se le tazzine erano quattro o più.
Le ragioni non sono ancora chiare
Lo studio non chiarisce le ragioni del legame fra consumo di caffè in gravidanza e leucemia. Tuttavia, gli esperti ipotizzano che la caffeina potrebbe essere in grado di modificare il Dna delle cellule del feto, rendendo il piccolo più vulnerabile alla comparsa dei tumori del sangue. Ora serviranno nuove ricerche per confermare quanto scoperto. “Occorrono urgentemente ulteriori studi prospettici per esplorare gli effetti negativi del consumo di caffè sulla leucemia infantile” hanno spiegato gli autori. In ogni caso, bisogna già prendere delle misure cautelative. È importante che governi e medici inizino a informare le future mamme della possibile azione nociva del caffè in gravidanza.
Re: Dieta in gravidanza
Gravidanza: via libera al pesce
Secondo gli esperti, tutte le donne incinte dovrebbero mangiare il pesce: i benefici, infatti, superano di gran lunga i rischi. Basta osservare alcune precauzioni
L’alimentazione costituisce uno dei fattori più importanti durante la gravidanza. Infatti, ciò che la donna incinta mangia non serve solo a nutrire se stessa, ma anche a permettere il corretto sviluppo del feto. Ecco perché non dovrebbe mai rinunciare al pesce: si tratta di un cibo essenziale al bimbo. Lo hanno ribadito anche gli esperti della Food and Drug Administration (Fda) e dell’Environmental Protection Agency (Epa).
Un alimento davvero prezioso
Il pesce è uno degli alimenti più ricchi di acidi grassi essenziali, in particolare gli omega 3. Si tratta di sostanze in grado di favorire lo sviluppo del cervello del bebè. Inoltre, proteggono l’apparato cardiovascolare e donano energia. Non solo, nel pesce sono presenti anche proteine nobili, vitamine, inclusa la D e sali minerali. Tutti nutrienti fondamentali per la donna incinta e il bebè.
Il problema della contaminazione da mercurio
Occorre considerare, però, che negli ultimi anni è sorto il problema delle contaminazioni da mercurio. Molti dei pesci presenti sul mercato contengono tracce di questa sostanza tossica per l’organismo. Come regolarsi, dunque, durante la gravidanza? “Gli ultimi dati scientifici indicano che nella donna incinta mangiare ogni settimana da 200 a 350 grammi circa di diversi tipi di pesce poveri di mercurio fa bene allo sviluppo e alla crescita del feto” spiegano i medici della Fda.
No a spada e sgombro
Le specie più pericolose da questo punto di vista, e quindi da evitare in gravidanza, sono quelle appartenenti alla famiglia Malacanthidae e provenienti dal Golfo del Messico: lo squalo, il pesce spada e lo sgombro reale. Inoltre, secondo la Fda e l’Epa è meglio non mangiare più di 170 grammi a settimana di tonno pinna gialla e fare attenzione al pesce pescato da amici e parenti: infatti, potrebbe provenire da acque molto inquinate.
Secondo gli esperti, tutte le donne incinte dovrebbero mangiare il pesce: i benefici, infatti, superano di gran lunga i rischi. Basta osservare alcune precauzioni
L’alimentazione costituisce uno dei fattori più importanti durante la gravidanza. Infatti, ciò che la donna incinta mangia non serve solo a nutrire se stessa, ma anche a permettere il corretto sviluppo del feto. Ecco perché non dovrebbe mai rinunciare al pesce: si tratta di un cibo essenziale al bimbo. Lo hanno ribadito anche gli esperti della Food and Drug Administration (Fda) e dell’Environmental Protection Agency (Epa).
Un alimento davvero prezioso
Il pesce è uno degli alimenti più ricchi di acidi grassi essenziali, in particolare gli omega 3. Si tratta di sostanze in grado di favorire lo sviluppo del cervello del bebè. Inoltre, proteggono l’apparato cardiovascolare e donano energia. Non solo, nel pesce sono presenti anche proteine nobili, vitamine, inclusa la D e sali minerali. Tutti nutrienti fondamentali per la donna incinta e il bebè.
Il problema della contaminazione da mercurio
Occorre considerare, però, che negli ultimi anni è sorto il problema delle contaminazioni da mercurio. Molti dei pesci presenti sul mercato contengono tracce di questa sostanza tossica per l’organismo. Come regolarsi, dunque, durante la gravidanza? “Gli ultimi dati scientifici indicano che nella donna incinta mangiare ogni settimana da 200 a 350 grammi circa di diversi tipi di pesce poveri di mercurio fa bene allo sviluppo e alla crescita del feto” spiegano i medici della Fda.
No a spada e sgombro
Le specie più pericolose da questo punto di vista, e quindi da evitare in gravidanza, sono quelle appartenenti alla famiglia Malacanthidae e provenienti dal Golfo del Messico: lo squalo, il pesce spada e lo sgombro reale. Inoltre, secondo la Fda e l’Epa è meglio non mangiare più di 170 grammi a settimana di tonno pinna gialla e fare attenzione al pesce pescato da amici e parenti: infatti, potrebbe provenire da acque molto inquinate.
Re: Dieta in gravidanza
Stanchezza? Quali alimenti se manca il ferro
Stanchezza, pallore, fiato corto sono sintomi che in gravidanza possono segnalare una leggera anemia da carenza di ferro. Con la dieta, però, è possibile contenere il disturbo
Durante i nove mesi il fabbisogno di ferro aumenta perché la crescita del nascituro ne richiede grandi quantità, impoverendo, di conseguenza, l’organismo materno di questo minerale, soprattutto se le sue riserve erano già carenti all’inizio dell’attesa e se la dieta non è ben bilanciata. Il problema può essere risolto adottando un’alimentazione più ricca di ferro e, solo se ritenuto necessario dal proprio medico, supplementandola con integratori specifici.
Un minerale fondamentale
Il ferro è un minerale importantissimo per l’organismo umano, tanto che risulta indispensabile in molti processi vitali. Innanzitutto è essenziale in quanto componente dell’emoglobina, una proteina presente nei globuli rossi (elementi del sangue) che trasporta l’ossigeno ai tessuti. Inoltre, il ferro è parte integrante di diversi enzimi-chiave coinvolti nella produzione di energia ed è indispensabile per la produzione della mioglobina, enzima che immagazzina ossigeno nei muscoli.
Debolezza, primo segnale
Una carenza di ferro, quindi, indebolisce subito l’organismo, ripercuotendosi in molti ambiti diversi. Le donne in età fertile necessitano di una quantità di ferro quasi doppia rispetto a quella dell’uomo, perché ne perdono molto con il ciclo mestruale: il fabbisogno giornaliero calcolato è, infatti, 18 mg per la donna contro i 10 mg per l’uomo.
Di più nei nove mesi
Il ferro rappresenta un elemento di grande utilità sia per il feto sia per la futura mamma. Da una parte, infatti, il bimbo in formazione ne assorbe in grande quantità per crescere bene e prepararsi una riserva cui attingere nei primi mesi dopo la nascita; dall’altra la donna ne ha bisogno in più anche per se stessa, in quanto nei nove mesi il suo organismo deve lavorare per due e aumenta il volume del sangue in circolo. In gravidanza, quindi, il fabbisogno di ferro giornaliero stabilito dai Larn 2012 – Livelli di assunzione raccomandati dei nutrienti sale da 18 mg a 27 mg.
Stanchezza, pallore, fiato corto sono sintomi che in gravidanza possono segnalare una leggera anemia da carenza di ferro. Con la dieta, però, è possibile contenere il disturbo
Durante i nove mesi il fabbisogno di ferro aumenta perché la crescita del nascituro ne richiede grandi quantità, impoverendo, di conseguenza, l’organismo materno di questo minerale, soprattutto se le sue riserve erano già carenti all’inizio dell’attesa e se la dieta non è ben bilanciata. Il problema può essere risolto adottando un’alimentazione più ricca di ferro e, solo se ritenuto necessario dal proprio medico, supplementandola con integratori specifici.
Un minerale fondamentale
Il ferro è un minerale importantissimo per l’organismo umano, tanto che risulta indispensabile in molti processi vitali. Innanzitutto è essenziale in quanto componente dell’emoglobina, una proteina presente nei globuli rossi (elementi del sangue) che trasporta l’ossigeno ai tessuti. Inoltre, il ferro è parte integrante di diversi enzimi-chiave coinvolti nella produzione di energia ed è indispensabile per la produzione della mioglobina, enzima che immagazzina ossigeno nei muscoli.
Debolezza, primo segnale
Una carenza di ferro, quindi, indebolisce subito l’organismo, ripercuotendosi in molti ambiti diversi. Le donne in età fertile necessitano di una quantità di ferro quasi doppia rispetto a quella dell’uomo, perché ne perdono molto con il ciclo mestruale: il fabbisogno giornaliero calcolato è, infatti, 18 mg per la donna contro i 10 mg per l’uomo.
Di più nei nove mesi
Il ferro rappresenta un elemento di grande utilità sia per il feto sia per la futura mamma. Da una parte, infatti, il bimbo in formazione ne assorbe in grande quantità per crescere bene e prepararsi una riserva cui attingere nei primi mesi dopo la nascita; dall’altra la donna ne ha bisogno in più anche per se stessa, in quanto nei nove mesi il suo organismo deve lavorare per due e aumenta il volume del sangue in circolo. In gravidanza, quindi, il fabbisogno di ferro giornaliero stabilito dai Larn 2012 – Livelli di assunzione raccomandati dei nutrienti sale da 18 mg a 27 mg.
Re: Dieta in gravidanza
Rischio anemia
Se nel primo trimestre di gravidanza il maggior fabbisogno di ferro è compensato dall’assenza di mestruazioni, nel secondo e terzo trimestre è molto frequente che la futura mamma vada incontro ad anemia (un disturbo del sangue) provocata proprio dalla carenza di ferro. È importante, invece, cercare di giungere al momento del parto senza questi problemi, perché potrebbero essere aggravati dalla perdita di sangue che avviene normalmente durante la nascita del bebè.
Gli alimenti “miniera”
Gli alimenti di origine animale ne contengono buone quantità, in una forma che l’organismo utilizza meglio. In particolare carne di cavallo, vitello, tacchino, bresaola, speck tra le carni; cozze, scorfano, spigola, acciuga, trota e gamberi tra i pesci e il tuorlo d’uovo. Dai vegetali l’assorbimento è meno facile, ma migliora mangiandoli con il pesce, la carne o i cibi fonti di vitamina C. In particolare sono buone fonti di ferro: semi di sesamo, cacao amaro, legumi secchi come fagioli e lenticchie, radicchio verde, rucola, cioccolato fondente, spinaci, frutta secca (soprattutto pistacchi, noci e mandorle) frutta essiccata (soprattutto albicocche, prugne e fichi secchi).
Se nel primo trimestre di gravidanza il maggior fabbisogno di ferro è compensato dall’assenza di mestruazioni, nel secondo e terzo trimestre è molto frequente che la futura mamma vada incontro ad anemia (un disturbo del sangue) provocata proprio dalla carenza di ferro. È importante, invece, cercare di giungere al momento del parto senza questi problemi, perché potrebbero essere aggravati dalla perdita di sangue che avviene normalmente durante la nascita del bebè.
Gli alimenti “miniera”
Gli alimenti di origine animale ne contengono buone quantità, in una forma che l’organismo utilizza meglio. In particolare carne di cavallo, vitello, tacchino, bresaola, speck tra le carni; cozze, scorfano, spigola, acciuga, trota e gamberi tra i pesci e il tuorlo d’uovo. Dai vegetali l’assorbimento è meno facile, ma migliora mangiandoli con il pesce, la carne o i cibi fonti di vitamina C. In particolare sono buone fonti di ferro: semi di sesamo, cacao amaro, legumi secchi come fagioli e lenticchie, radicchio verde, rucola, cioccolato fondente, spinaci, frutta secca (soprattutto pistacchi, noci e mandorle) frutta essiccata (soprattutto albicocche, prugne e fichi secchi).
Re: Dieta in gravidanza
Gambe gonfie in gravidanza: sollievo da frutta e ortaggi blu-viola
Le gambe gonfie in gravidanza colpiscono molte future mamme, soprattutto nell’ultimo trimestre di gestazione. Ecco perché e come porre rimedio a tavola
Le gambe gonfie in gravidanza sono un disturbo frequente, che rientra in quelli legati alla circolazione sanguigna, come
pesantezza agli arti
inferiori, crampi notturni, formicolii, fragilità capillare, ritenzione idrica e vene varicose.
Dipende dal volume dell’utero
L’aumento progressivo di volume e di dimensione dell’utero determina un incremento di peso che grava sulle gambe, ostacolandone la circolazione venosa. Il pancione, infatti, comprimendo la vena cava inferiore, cioè la principale vena che va dalle gambe verso l’alto, rallenta la risalita del sangue dalla periferia al cuore. Questo significa che il sangue rimane più tempo nelle vene delle gambe (stasi venosa), provocando un ristagno di liquidi nei tessuti che favorisce in questo modo anche la comparsa di gambe gonfie in gravidanza, capillari dilatati e cellulite.
E dai cambiamenti ormonali
L’aumento degli ormoni tipici della gravidanza, in particolare estrogeni e progesterone, nel circolo sanguigno modifica anche la permeabilità dei vasi sanguigni, perché questi diventano più “rilassati”, perdendo tono ed elasticità, e facilitano la fuoriuscita di liquidi dalle pareti dei capillari, prima causa delle gambe gonfie in gravidanza. In più, gli ormoni rendono i vasi anche più dilatati, cosicché la risalita del sangue risulta ulteriormente rallentata e possono comparire capillari evidenti sulla pelle, segno esterno di una dilatazione dei capillari sottocutanei.
Una spinta alla circolazione a tavola
Un’alimentazione varia, ricca soprattutto di frutta e verdura, ha un ruolo importantissimo nella prevenzione dei problemi di circolazione. Può, infatti, aiutare a esercitare un’azione capillare–protettrice, aiutando a mantenere elastici i piccoli vasi sanguigni e a prevenire il ristagno dei liquidi nei tessuti, alleviando il senso di pesantezza alle gambe e anche contrastando la comparsa dei capillari e della cellulite.
Fondamentali i pigmenti blu-viola
Dietro ai pigmenti variopinti di frutta e verdura ci sono sostanze naturali come i “bioflavonoidi” che, pur non avendo una funzione nutritiva, svolgono numerosi effetti benefici per la salute. Agiscono spesso in associazione alla vitamina C e sono utili per la prevenzione di numerose malattie, dai reumatismi all’influenza, nonché nella prevenzione e cura della fragilità capillare e vascolare.
Le antocianine per la circolazione
In particolare le antocianine, bioflavonoidi responsabili del colore blu–viola di molti frutti e ortaggi, aiutano la circolazione, in quanto rafforzano la resistenza capillare e regolano la loro permeabilità. Il loro effetto protettivo è potenziato dalla vitamina C. È scientificamente provato, infatti, che la loro presenza continua nella dieta determina un miglioramento nella circolazione sanguigna, favorendo la prevenzione delle malattie cardiocircolatorie.
Le gambe gonfie in gravidanza colpiscono molte future mamme, soprattutto nell’ultimo trimestre di gestazione. Ecco perché e come porre rimedio a tavola
Le gambe gonfie in gravidanza sono un disturbo frequente, che rientra in quelli legati alla circolazione sanguigna, come
pesantezza agli arti
inferiori, crampi notturni, formicolii, fragilità capillare, ritenzione idrica e vene varicose.
Dipende dal volume dell’utero
L’aumento progressivo di volume e di dimensione dell’utero determina un incremento di peso che grava sulle gambe, ostacolandone la circolazione venosa. Il pancione, infatti, comprimendo la vena cava inferiore, cioè la principale vena che va dalle gambe verso l’alto, rallenta la risalita del sangue dalla periferia al cuore. Questo significa che il sangue rimane più tempo nelle vene delle gambe (stasi venosa), provocando un ristagno di liquidi nei tessuti che favorisce in questo modo anche la comparsa di gambe gonfie in gravidanza, capillari dilatati e cellulite.
E dai cambiamenti ormonali
L’aumento degli ormoni tipici della gravidanza, in particolare estrogeni e progesterone, nel circolo sanguigno modifica anche la permeabilità dei vasi sanguigni, perché questi diventano più “rilassati”, perdendo tono ed elasticità, e facilitano la fuoriuscita di liquidi dalle pareti dei capillari, prima causa delle gambe gonfie in gravidanza. In più, gli ormoni rendono i vasi anche più dilatati, cosicché la risalita del sangue risulta ulteriormente rallentata e possono comparire capillari evidenti sulla pelle, segno esterno di una dilatazione dei capillari sottocutanei.
Una spinta alla circolazione a tavola
Un’alimentazione varia, ricca soprattutto di frutta e verdura, ha un ruolo importantissimo nella prevenzione dei problemi di circolazione. Può, infatti, aiutare a esercitare un’azione capillare–protettrice, aiutando a mantenere elastici i piccoli vasi sanguigni e a prevenire il ristagno dei liquidi nei tessuti, alleviando il senso di pesantezza alle gambe e anche contrastando la comparsa dei capillari e della cellulite.
Fondamentali i pigmenti blu-viola
Dietro ai pigmenti variopinti di frutta e verdura ci sono sostanze naturali come i “bioflavonoidi” che, pur non avendo una funzione nutritiva, svolgono numerosi effetti benefici per la salute. Agiscono spesso in associazione alla vitamina C e sono utili per la prevenzione di numerose malattie, dai reumatismi all’influenza, nonché nella prevenzione e cura della fragilità capillare e vascolare.
Le antocianine per la circolazione
In particolare le antocianine, bioflavonoidi responsabili del colore blu–viola di molti frutti e ortaggi, aiutano la circolazione, in quanto rafforzano la resistenza capillare e regolano la loro permeabilità. Il loro effetto protettivo è potenziato dalla vitamina C. È scientificamente provato, infatti, che la loro presenza continua nella dieta determina un miglioramento nella circolazione sanguigna, favorendo la prevenzione delle malattie cardiocircolatorie.